Il duomo di Sansepolcro (o anche basilica concattedrale di San Giovanni Evangelista) è la chiesa cattolica più antica e importante della città di Sansepolcro, già cattedrale dell'omonima diocesi fino al 1986, quando divenne concattedrale della nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. È monumento nazionale italiano.
Storia
L'Abbazia L'attuale concattedrale, prima chiesa abbaziale e successivamente cattedrale (dal 1520 al 1986), sorse, insieme al primitivo monastero benedettino, nel tardo X secolo presso un ospizio di pellegrini dedicato a San Leonardo, già esistente, che custodiva le reliquie, secondo la tradizione portate dalla Terra Santa, dai due pellegrini Egidio e Arcano. Proprio la presenza delle importanti reliquie avrà indotto i benedettini, già presenti in zona nell'Abbazia di Succastelli, a fondare un nuovo monastero in una pianura che nei secoli precedenti si era quasi del tutto spopolata ma che ora cominciava ad essere nuovamente frequentata, soprattutto da pellegrini. Sappiamo che i primi documenti che menzionano l'abbazia risalgono al 1012 e che la chiesa venne consacrata nel 1049, e fu dedicata inizialmente ai Quattro Evangelisti e al Santo Sepolcro, Molto presto, già in un documento del 1017, l'abbazia gode della protezione imperiale, tanto che in alcuni documenti del periodo l'imperatore Enrico II parla di sé come del fondatore del monastero.
Già nel 1100 l'abate Rodolfo avvia lavori di ampliamento del monastero, che si allarga affiancando la chiesa nel lato meridionale. Più tardi l'abbazia, tra 1137 e 1180, entra a far parte della congregazione camaldolese, ma nel 1148 papa Eugenio III concede all'abate l'uso delle insegne pontificali, diventando così autonoma dall'autorità di qualsiasi vescovo. Nel 1163 la stessa riceve privilegi da parte di Rainaldo di Dassel e di Federico Barbarossa. L'abbazia e la chiesa furono ricostruite il tra tardo Duecento e l'inizio del Trecento secondo un disegno grandioso. In particolare, in chiesa, l'allineamento delle colonne che spartiscono le navate presenta un andamento convergente verso la parte absidale con uno scarto di circa 120 cm: in tal modo si crea un effetto visivo che esalta le proporzioni dell'edificio facendole percepire come più grandi di quanto siano realmente (al contrario, in chi guarda la chiesa dando le spalle all'altare maggiore l'effetto visivo accorcia le dimensioni).
Membri manuali e suffraganei dell'abbazia camaldolese
La presenza camaldolese nelle diocesi dell'Umbria medievale faceva capo all'abbazia di Sansepolcro, che quando entra nella congregazione era già come un centro monastico consolidato, ricco di beni e dipendenze e forte di diritti e prerogativeIl concetto è stato evidenziato da A. Czortek, La presenza camaldolese in Umbria nei secoli XII-XIII, in Camaldoli e l'ordine camaldolese dalle origini alla fine del XV secolo. Atti del convegno (Camaldoli 2012), a cura di C. Caby - P. Licciardello, Cesena, Centro Storico Benedettino Italiano, 2014, pp. 313-350, in rete all'indirizzo (PDF) La presenza camaldolese in Umbria nei secoli XII-XIII, in Camaldoli e l'ordine camaldolese dalle origini alla fine del XV secolo. Atti del convegno (Camaldoli 2012), a cura di C. Caby - P. Licciardello, Cesena, Centro Storico Benedettino Italiano, 2014, pp. 313-350. | Andrea Czortek - Academia.edu. Come altri grandi monasteri benedettini, l'abbazia è a capo di una serie di dipendenze che quindi la congregazione incorpora, come i priorati di Sant'Agnese nel castello di Sant'Enea, quello di San Severo, e la chiesa di San Donato di Castelleone presso Deruta, entrambi nel contado e diocesi di Perugia, e il priorato di Sant'Angelo di Rosciano, nel contado di Perugia e diocesi di Assisi, e nella stessa diocesi anche la chiesa di San Cristoforo «in Rusciano».
A Sansepolcro è membro manuale dell'abbazia il priorato di San Niccolò; nel distretto lo sono la chiesa di San Lorenzo dell'omonimo borghetto e le chiese rurali di Sant'Angelo di Casaprati, di Santa Fiora, di San Michele Arcangelo, di San Paterniano (o Patrignano) presso il Tevere e di Santo Stefano di Farneto, mentre a Città di Castello il priorato di San Pietro della Scatorbia; nella diocesi le chiese di Santa Croce di Valle Perello, nella provincia della Massa Trabaria, sulla quale l'abate esercita diritti di elezione del rettore, e di San Martino di Petriolo, nella curia di Citerna. Nell'Alta Valle del Tevere le proprietà abbaziali sono concentrate nelle zone della valle del torrente Afra e della pianura del Tevere a sud-ovest dell'abbazia, e in due diramazioni verso l'area Montefeltro-Massa Trabaria e verso la media valle del Tevere l'altra. Si tratta di dipendenze rurali, in genere piccoli priorati, fuorché nei casi di San Pietro della Scatorbia a Città di Castello e San Severo a Perugia.
La documentazione duecentesca mette in luce alcuni aspetti dei rapporti fra l'abate e i suffraganei e dell'esercizio della giurisdizione abbaziale attraverso l'elezione dei priori da parte dell'abate e del suo capitolo. Nei monasteri femminili l'abate esercita anche il diritto di conferma dell'elezione della badessa e la confessio delle monache. I rettori delle chiese suffraganee (o manuali) fanno parte del capitolo dell'abbazia, intervengono in alcune decisioni e possono anche essere eletti abati. A sua volta, il capitolo dell'abbazia interviene anche ad approvare atti particolarmente significativi, come quelli patrimoniali, presi dai vari priori. Di ciò siamo informati per il XIV secolo, ma il quadro d'insieme induce a ritenere tale prassi già in vigore precedentemente.A. Czortek, Chiese e monasteri dipendenti dall'abbazia di Sansepolcro (repertorio per i secoli XI-XIV), in Monastica et humanistica. Scritti in onore di Gregorio Penco O.S.B., a cura di F. G. B. Trolese, Cesena, Badia di Santa Maria del Monte, 2003, I, pp. 95-125
Vicende costruttive dell'abbazia Nei primi quattro decenni del XIV secolo la chiesa subisce un ulteriore ampliamento, fino a raggiungere sostanzialmente le forme attuali, ma che in origine avrebbe dovuto ingrandire l'edificio fino a fargli raggiungere i 67 metri di lunghezza (dietro l'attuale, rimangono i resti dell'abside pentagonale trecentesca, mai terminata). In questo secolo è già attestata la presenza di un tramezzo, piuttosto largo e "abitabile" che separava lo spazio riservato ai monaci, da quello riservato ai fedeli. Il 25 dicembre 1352 un terremoto fa crollare il campanile – poi ricostruito nelle forme attuali – e anche il successivo sisma del 1358 causa danni all'edificio.
Il 21 dicembre 1363, l'abate sottoscrive una transazione nella lotta che lo oppone al vescovo di Città di Castello per la giurisdizione sul monastero stesso e sull'intero Borgo Sansepolcro. Pur mantenendo l'abate taluni privilegi, la questione si risolve in netto favore del vescovo, che alcuni giorni dopo scrive agli abitanti di Sansepolcro esortandoli a vivere in pace e invitandoli a prestar obbedienza a lui e al suo vicario.BUCCIO in "Dizionario Biografico" URL consultato il 18-01-2015
Nel XV secolo della comunità monastica fanno parte anche i monaci Giuliano Amidei, collaboratore di Piero della Francesca nel celebre Polittico della Misericordia, e il fratello dell'artista, FrancescoCfr. J. R. Banker, The Culture of San Sepolcro during the Youth of Piero della Francesca, An Arbor, The University of Michigan Press, 2003 Altri interventi di ristrutturazione di chiesa e monastero vengono portati avanti dall'abate Simone Graziani tra 1480 e 1509 e dal successore e fratello Galeotto Graziani tra 1509 e 1520.A. Pincelli, La chiesa di San Giovanni Evangelista, da Abbazia a Cattedrale di Sansepolcro: vicende costruttive dalle origini al 1770, in Il duomo di Sansepolcro, 1012-2012: una storia millenaria di arte e fede, a cura di L. Fornasari, Sansepolcro, Aboca, 2012, pp. 37-57 Il chiostro venne ricostruito secondo una nuova impostazione a pianta rettangolare e venne poi affrescato. In facciata vennero realizzati tre nuovi portali monumentali all'inizio del nuovo secolo ed all'interno gli abati cominciarono ad adeguare la chiesa al nuovo gusto artistico rinascimentale con la commissione di due sculture e di un tabernacolo robbiani, della tavola dellAscensione di Gesù di Pietro Perugino per l'altare maggiore, e di un nuovo coro ligneo (allora al centro della chiesa) al legnaiuolo Gaspare di Pietro Bagnacavallo da Fano.
La CattedraleGaetano Greco, Sansepolcro diventa città (1515/1520), in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, II. L'età moderna, Sansepolcro, 2011, pp. 89-133. Nel 1515, con la creazione della Diocesi di Sansepolcro da parte di papa Leone X, l'abbazia divenne cattedrale di San Giovanni Evangelista, patrono della città e da allora anche della diocesi, suffraganea dell'Arcidiocesi di Firenze, anche se il primo vescovo si insediò solo cinque anni dopo, nel 1520. L'ottenimento della sede vescovile e del rango cittadino (con il titolo di città), fortemente propugnato dal gruppo dirigente locale fra '400 e '500, viene solennizzato con l'introduzione di una festa cittadina il 23 settembre, giorno in cui viene data notizia dell'erezione della diocesi; in tale circostanza si disputa un torneo con la balestra. Il territorio della nuova diocesi comprese territori già dipendenti dall'abbazia ed altri della Valtiberina che furono scorporati da quella di Città di Castello, aggiungendo anche l'abbazia di Santa Maria Assunta in Bagno di Romagna, con tutto il suo territorio nell'Appennino cesenate. Primo vescovo fu il camaldolese Galeotto Graziani, già abate in carica al quale, dopo la sua morte avvenuta nel 1522, succedette ben presto Leonardo Tornabuoni, cugino dello stesso Leone X ed esponente della famiglia fiorentina che, eccettuata una breve parentesi, resse poi la diocesi prima con il fratello Alfonso Tornabuoni e poi con Niccolò fino alla fine del secolo.
I primi quaranta anni dall'elevazione a cattedrale non presentano interventi architettonici di rilievo ma l'assetto interno della chiesa vede crescere la presenza di altari, che passano dai tredici del 1524 ai venti del 1563. Dopo il Concilio di Trento e durante il lungo episcopato di Niccolò Tornabuoni la cattedrale subisce profonde trasformazioni:A. Pincelli, La chiesa di San Giovanni Evangelista, da Abbazia a Cattedrale di Sansepolcro: vicende costruttive dalle origini al 1770, in Il duomo di Sansepolcro, 1012-2012: una storia millenaria di arte e fede, a cura di L. Fornasari, Sansepolcro, Aboca, 2012, pp. 58-66. nel 1560 il vescovo stabilisce delle direttive per l'adeguamento della chiesa alle nuove norme liturgiche: il tramezzo viene abbattuto nel 1568 e il coro viene collocato dietro l'altare maggiore, realizzato da Cosimo Alberti nel 1571, comprendente anche la Cattedra vescovile ancora oggi in uso e sul quale viene posto un Crocifisso di Romano Alberti del 1563. L'organo, inoltre, nel 1566 viene dotato di una nuova cassa e nel 1583 è spostato sopra la porta del chiostro.
Nel 1619 il vescovo Giovanni Gualtieri scrive una relazione dalla quale risulta che la chiesa cattedrale è chiusa da tre anni perché «ruinosa», essendo crollata la navata centrale con le pareti sopra le colonne di sinistra. Il vescovo inizia subito i lavori di riparazione per costruire di nuovo le pareti crollati e anche i fornici delle navate laterali, una delle quali ha sette archi, coprire il tetto di laterizi e inserire catene di ferro per edificare una struttura bella e robustissimaCittà del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Congregazione del Concilio, Relationes Diocesium, 158A, cc. 36r-39v Relazione del vescovo Giovanni Gualtieri del 13 gennaio 1619..