Con il termine pólis (; plurale πόλεις, póleis) si indica la città-Stato dell'antica Grecia, ma anche il modello politico tipico in quel periodo in Grecia.
La polis Greca La polis era un modello di città-Stato tipicamente greca che prevedeva l'attiva e continua partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica. In contrapposizione alle altre città-Stato antiche, la particolarità delle poleis non era tanto la forma di governo democratica o oligarchica, ma l'isonomia: il fatto che tutti i cittadini liberi fossero sottoposti alle stesse norme di diritto, secondo una concezione che identificava l'ordine naturale dell'universo con le leggi della città. Queste erano concepite come un riflesso della legge universale preposta al governo del mondo.«C'è una profonda analogia di struttura fra lo spazio istituzionale in cui si esprime il kosmos umano e lo spazio fisico in cui i milesi proiettano il kosmos naturale. [...] Di queste corrispondenze tra la struttura del cosmo naturale e l'organizzazione del cosmo sociale, Platone si mostra ancora pienamente consapevole nel IV secolo» (Jean Pierre Vernant, in Le origini del pensiero greco, VII, La nuova immagine del mondo).
L'armonia esistente fra la polis e gli individui che la componevano era assimilata così a quella esistente in natura fra il tutto e le sue singole parti. In virtù di una tale corrispondenza, l'uomo greco era portato a sentirsi organicamente inserito nella sua comunità. Ognuno trovava la propria realizzazione nella partecipazione alla vita collettiva e nella costruzione del bene comune.«Il Greco dell'età classica aveva sempre considerato la polis come l'orizzonte della vita morale, al di là del quale l'uomo non poteva concepire la propria esistenza né in rapporto con gli altri, né in rapporto con sé, avendo identificato quasi per intero l'uomo e il cittadino» (G. Reale, Il pensiero antico , pag. 252, Vita e Pensiero, Milano 2001 ISBN 88-343-0700-3).
Questo modello di armonia tra poleis sarebbe poi iniziato ad entrare in crisi con l'avvento della sofistica, i cui esponenti erano soliti mettere in dubbio l'esistenza di fondamenti universali insiti nella natura, sulla base di un soggettivismo e un individualismo sempre più accentuati, che avrebbero progressivamente intaccato lo spirito di cittadinanza della polis.
Storia delle poleis Le Poleis erano in origine piccole comunità autosufficienti, rette da governi autonomi: una sorta di piccoli Stati indipendenti l'uno dall'altro. Il carattere autonomo delle poleis deriverebbe dalla conformazione geografica del territorio greco, che impediva facili scambi tra le varie realtà urbane poiché prevalentemente montuoso. Spesso, le varie poleis erano in lotta tra loro per l'egemonia del territorio greco: ne è un esempio la celebre rivalità fra Sparta ed Atene.
Apparsa intorno all'VIII secolo a.C., la polis divenne il vero e proprio centro politico, economico e militare del mondo greco. Ogni polis era organizzata autonomamente, secondo le proprie leggi e le proprie tradizioni. Vi furono esempi di poleis dal regime politico democratico, come Atene, e oligarchico, come Sparta.
L'indipendenza e la mancata unità delle poleis furono le cause principali della loro caduta. Il re macedone Filippo II e suo figlio Alessandro Magno infatti sfruttarono a loro vantaggio le lotte interne fra le varie città-Stato per dominarle e sottometterle. Anche in Italia meridionale, nella Magna Grecia, le poleis caddero sotto il dominio di Roma tra il IV secolo a.C. e il III secolo a.C. proprio per le lotte intestine e la loro disunione.
Nascita e struttura urbana della polis Nel 1050 a.C. in Grecia si conobbe un aumento dell'uso del ferro, da cui nacque un miglioramento della sua lavorazione e che permise, grazie a un'efficace coltivazione della terra, un aumento demografico. Quindi i popoli non potevano più vivere in villaggi di difficile accesso, sperduti e in mezzo alle montagne, ma dovevano organizzarsi per difendersi dagli attacchi esterni e bisognava accumulare provviste per le carestie. Così avvenne un cambiamento della struttura urbana. L'incremento demografico è testimoniato da registrazioni archeologiche di necropoli. Tuttavia, l'archeologo americano Ian Morris, criticando la prospettiva archeologica, sostiene che le tombe ritrovate sono l'attestazione di un nuovo modo di seppellire che valorizza di più i morti, ciò dal momento che si diffonde una cultura funeraria che valorizza la morte. Di conseguenza, secondo lo studioso, nell'VIII secolo a.C. non vi fu alcun incremento demografico.
La polis comprendeva sia il centro urbano, cinto da mura e costituito dall'acropoli e dalle abitazioni, sia il territorio circostante, ossia la chora ("regione"). La parte bassa della città era chiamata asty ed era la parte delle abitazioni più povere, dove vivevano contadini e artigiani che, però, talvolta diventavano ricchi grazie al commercio. L'acropoli, la parte alta della città, era il fulcro della vita religiosa (vi si trovavano templi e santuari), mentre l'agorà, cioè la piazza, di solito si trovava più in basso e rivolta verso l'esterno (i porti erano una parte molto importante della città). I centri politici, economici e sociali erano svolti in edifici situati nell'agorà: erano edifici con funzioni politiche, ma anche strutture dedicate allo svolgimento delle attività commerciali e finanziarie (botteghe e cambiavalute). La chora era la parte fuori dalle mura, era il luogo dove i contadini coltivavano i campi e si dedicavano all'agricoltura. Anche se era fuori dalle mura, la chora non era meno importante dell'acropoli, infatti i greci avevano uno stretto rapporto con la terra e non davano meno importanza al lavoro dei contadini, specialmente perché l'agricoltura era la base economica, tramite cui si garantiva la sussistenza all'intera popolazione.
Le strade principali, che univano l'agorà, i santuari, le porte della città, avevano un aspetto monumentale ed erano costruite con grande cura. Per il resto, la rete stradale era fatta di stradine piccole che consentivano a malapena il transito dei pedoni e degli animali. Questo perché le attività economiche (artigianato e commercio) e quelle residenziali erano concentrate in aree specifiche. Questo edificio urbanistico riduceva il traffico dei quartieri residenziali.
Oltre all'unità territoriale, però, le poleis erano caratterizzate da un'unità sociale e una strettamente politica: si trattava di un gruppo di cittadini che si dotava di leggi che si impegnava a rispettare. I cittadini non erano più sudditi, come nelle società precedenti, ma esercitavano il proprio potere eleggendo i rappresentanti (magistrature) e intervenendo durante le assemblee.
La polis dal Medioevo ellenico all'età classica Il suo processo di formazione come modello di insediamento e di forma di governo risale al secolo compreso tra l'850 e il 750 a.C. durante la colonizzazione greca micenea, per poi estendersi modificandosi al suo interno per un lungo arco di tempo fino a quello che alcuni studiosi hanno identificato come VI secolo. Certamente alla seconda metà del VII secolo risale un'iscrizione cretese proveniente da Drero (ML2), in cui si accenna a decisioni prese dalla polis e ci offre la prima attestazione sicura della città intesa come comunità politica. Tuttavia secondo alcuni studi dello storico Oswyn Murray la polis già intorno al 700 veniva considerata la tipologia più comune di organizzazione sociale; infatti lui stesso ha riscontrato che già in Omero la città assunse precise caratteristiche fisiche associate al concetto di polis greca: insediamento urbano provvisto di magazzini e di mura, che ha un luogo preposto agli incontri pubblici contornato da templi pubblici, come ci dimostra il seguente brano di Omero che descrive l'aspetto della terra ideale dei Feaci (Odissea, 6, 262-67):
«Ma appena prossimi alla città, con intorno alte mura, ecco ai due lati di essa un bel porto e, stretta, un'entrata: navi veloci a virare son tratte lungo la via perché tutti han lì il loro posto. Lì, intorno al bel Posideio, c'è la piazza [agora] serrata da massi trascinati e conflitti al suolo.»
Fattori che contribuirono all'avvento della polis La nascita della polis presuppone alcuni fattori che portarono la Grecia al superamento delle condizioni caratteristiche del Medioevo ellenico e alla scoperta della città intesa come comunità politica: la stabilità delle comunità sul territorio, lo sviluppo dell'economia agricola, la dispersione della proprietà terriera, la crescita demografica, il miglioramento del livello di vita.
Il punto di partenza fu l'esperienza coloniale nel periodo compreso tra il 750 e 650 a.C.; in questo periodo i Greci diffusero i loro insediamenti nell'area mediterranea, espandendosi dai territori egei della Grecia e dal litorale turco fino al Mar Nero, alla Sicilia e al sud dell'Italia, che prese il nome di Magna Grecia. Si pensa che le persone trasferite in tali zone fossero in numero almeno uguale a quello di quanti erano rimasti in patria.
L'emigrazione interna portò inoltre alla scomparsa degli insediamenti più piccoli nelle isole, per essere sostituiti da un unico insediamento urbano, e l'avvento di nuovi assetti urbanistici nelle città antiche, come successe a Smirne e ad Atene. Un altro fenomeno di tale rilevanza fu l'esplosione urbanistica che contribuì alla nascita di società nuove in un contesto privo di aristocrazia, del concetto di proprietà privata e di associazioni di culto, nel quale c'era tutto da inventare e da far funzionare, per far fronte alle innovazioni e alle difficoltà che si intravedevano all'orizzonte.
Durante questo periodo, alcuni riformatori che miravano a cambiare la società sembrarono riuscirci; Solone creò infatti un nuovo codice di leggi basato sulla sua personale idea di giustizia, senza appellarsi a una divinità o alla comunità. Nacquero nuovi criteri di cittadinanza, si imposero nuovi regolamenti alla struttura della famiglia, comparvero confraternite di sacerdoti che ebbero il sostegno delle famiglie più potenti.
Ma il vero punto chiave fu il passaggio dal potere politico dalla mani della aristocrazia a quella di uomini nuovi e di gruppi chiamati "soci" oppure gli "uguali", e la caduta di centri di potere rappresentati dai palazzi; in questo periodo di cambiamenti le comunità locali guidati dai "basileis" divengono nuovi poli di aggregazione di carattere prevalentemente religioso-culturale. Si costituì così intorno ai santuari e ai centri di culto, la polis.
Alcuni studiosi hanno cercato di collocare la sua nascita in contesti geopolitici particolari enfatizzando un contesto geografico come la città della Ionia, sede di un precoce sviluppo politico e culturale. Tuttavia oggi si pensa che la formazione delle poleis interessò l'intera Grecia e ebbe un carattere non soltanto urbanistico, ma anche sociale così che non è possibile scindere da esso fenomeni come la progressiva affermazione delle classi medie e la riforma oplitica, molto importante per capire il processo di formazione della città intesa come realtà sociale.
L'ascesa della tirannide La prima tirannide fu instaurata a Corinto per opera di Cipselo nel 676 a.C., dopo la cacciata dell'aristocrazia di Corinto. Il fenomeno della tirannide si diffuse in gran parte delle città evolute nella zona dell'Istmo, Megara, Sicione e Atene, mentre dall'altra parte dell'Egeo interessò Mitilene (Lesbo), Mileto e Samo. Per più di un secolo la tirannide fu una delle principali forme di governo, e, fra le più importanti città greche, pare solo che Sparta ed Egina la evitassero.