Fu una delle figure militari di maggior rilievo dell'esercito sabaudo e successivamente del Regio Esercito, in particolare durante la campagna piemontese in Italia centrale del 1860, l'assedio di Gaeta e la repressione del brigantaggio, per la quale però fu accusato di adoperare sistemi brutali.
Durante la seconda guerra d'indipenenza fu l'artefice della vittoria piemontese di Palestro. Ma nel 1862, come Commissario straordinario in Sicilia, dovette contrastare il tentativo di Giuseppe Garibaldi di arrivare a Roma, che portò alla giornata d'Aspromonte. Durante la terza guerra d'indipendenza fu generale d'armata condividendo, di fatto, con Alfonso La Marmora la conduzione dell'esercito italiano. Le incomprensioni fra i due generali furono tra le cause che portarono alla sconfitta di Custoza.
Biografia Famiglia e gioventù (fino al 1835) Nacque da Giuseppe e da Luigia Santyan y Velasco, di origine spagnola, a Castelvetro, nel Regno d’Italia napoleonico. La famiglia si trasferì nell’agosto 1811 a Reggio Emilia dove il padre lavorava come ingegnere e dove Enrico frequentò la scuola dei Gesuiti da cui fu espulso, pare, a causa di un gesto irriguardoso nei confronti di un docente. Successivamente, Il padre lo iniziò allo studio della matematica e del disegno e il giovane Enrico mostrò grande interesse anche per la musica e la poesia. Partì per Parma e si iscrisse all’università dove studiò medicina..
Con la Restaurazione, intanto, Reggio Emilia era tornata al Ducato di Modena e Reggio e nel 1831 Cialdini si arruolò come volontario nelle file dei rivoltosi che, sull’onda della Rivoluzione di luglio scoppiata in Francia, portò in Italia ai moti del 1830-1831. Fallita la sommossa a Reggio Emilia, Cialdini decise di abbandonare il Ducato e partì con alcuni compagni per Bologna, dove seguì le orme e la figura di Carlo Zucchi. Con quest’ultimo combatté gli austriaci a Rimini, da dove riparò ad Ancona e da qui fu costretto ad imbarcarsi per Messina per poi proseguire per Marsiglia.
L’esilio in Francia lo portò a Parigi, dove tentò di continuare gli studi di medicina che aveva interrotto in Italia, conducendo tuttavia una vita "scioperatissima" per sua stessa ammissione. Altri avvenimenti in Europa dovevano però coinvolgerlo. Nel 1828, infatti, erano scoppiate in Portogallo le Guerre Liberali che, per questioni dinastiche, vedevano schierati i liberali contro gli assolutisti miguelisti. I primi erano sostenuti dalla Gran Bretagna, dalla Francia e in un secondo tempo dalla Spagna, i secondi dallo Stato pontificio e in un primo momento dalla Spagna. Diversi furono i volontari che da tutta Europa affluirono per dare manforte ai liberali. Fra costoro, nel febbraio 1833, partì dalla Francia per il Portogallo anche Cialdini.
Giunto a Oporto, Cialdini entrò come granatiere volontario nel 2° Reggimento di fanteria della Regina, iniziando così la sua carriera militare. Si distinse in battaglia e in tre mesi divenne sergente. Alla sua compagnia fu assegnata la croce dell’Ordine della Torre e della spada, ma i suoi commilitoni decisero che l’onorificenza fosse conferita a lui. Il reparto di Cialdini si distinse oltre che ad Oporto, anche a Lisbona, a Santarém e, il 16 maggio 1834, alla battaglia di Asseiceira, che vide la vittoria definitiva dei liberali. A conclusione della guerra, il reggimento di Cialdini fu sciolto e lui fu promosso sottotenente.
La prima guerra carlista (1835-1840) Nella vicina Spagna, intanto, era esplosa un'altra crisi dinastica che, nel 1833, era sfociata nella prima guerra carlista. Dopo la morte di Ferdinando VII, la Spagna si era infatti divisa in due fazioni: da una parte i cosiddetti carlisti, sostenitori di Don Carlos che si era autoproclamato re, appoggiati dai monarchici legittimisti, dai cattolici tradizionalisti e dai reazionari antiliberali. Dall'altro lato c'erano gli Isabelinos, cioè i liberali, i massoni, i cattolici costituzionalisti e le frange più progressiste della società spagnola, che speravano di ottenere dalla reggente Maria Cristina di Borbone, che regnava per la piccola figlia Isabella, alcune riforme in cambio del loro appoggio.
Il governo spagnolo di Maria Cristina, non potendo da solo sostenere lo sforzo bellico contro i carlisti, chiese al Portogallo di riformare i reparti di volontari sciolti che così vennero ricostituiti. Nel suo reparto, che fu denominato “Cacciatori di Oporto”, Cialdini incontrò e conobbe altri italiani che avrebbero combattuto con lui in Italia nelle guerre d’indipendenza: Domenico Cucchiari, Giovanni Durando e Nicola Fabrizi. Cialdini iniziò la sua nuova esperienza militare il 22 ottobre 1835 con il grado di tenente. I “Cacciatori di Oporto” si distinsero a Xerta nel giugno del 1836 e nell’assedio vittorioso di Cantavieja, che si concluse il 24 aprile 1837. Per il suo valore a Xerta, Cialdini ottenne la croce dell’Ordine di San Ferdinando e per il suo portamento a Cantavieja, la medaglia di distinzione. Il 29 gennaio 1837 era stato, intanto, promosso capitano per meriti di guerra..
Ma il conflitto in Spagna era destinato a proseguire. Nel 1838, a ChivaUna voce della battaglia, assente su es.wikpedia, è presente in quella in lingua catalana (ca:Batalla_de_Xiva_(1838))., presso Valencia, i liberali attaccarono le forze carliste il 2 aprile e, nonostante fossero la metà delle forze nemiche, riuscirono a sconfiggerle. Alla battaglia, con l’armata costituzionale comandata dal generale Marcelino Oraá Lecumberri (1788-1851), avevano partecipato anche i “Cacciatori di Oporto” e a Cialdini fu conferito il titolo di Benemerito di Spagna, nonché il grado di secondo comandante. Nel giugno seguente le forze liberali decisero di assediare la città fortificata di Morella che i carlisti avevano occupato a gennaio. I liberali praticarono una breccia che però non fu decisiva per penetrare oltre le mura. Essi decisero quindi di ritirarsi a Valencia e a Cialdini, che aveva scalato fra i primi la breccia, fu dato il compito di coprire con i suoi uomini la ritirata.
Con Ramón Narváez (1840-1847)
Cialdini continuò a combattere ancora un anno contro i carlisti, ma, nel marzo 1840 decise, assieme a Manfredo Fanti, di entrare nell’esercito regolare spagnolo. Fu costretto pertanto a convertire il suo grado di maggiore (che intanto aveva conseguito) con quello di sottotenente di fanteria. Lo stesso anno terminava la prima guerra carlista con la vittoria liberale e con la reggenza di Baldomero Espartero. L’anno dopo, nel 1841, Cialdini fu comunque confermato nel 18° Reggimento "d’Almanca” con il grado di capitano e mantenne il grado nonostante che il suo comandante, il colonnello spagnolo di origini genovesi Gaetano Borso di Carminati (1799-1841), fosse condannato a morte per aver complottato contro Espartero. Anche Cialdini fu arrestato e confinato a Barcellona. Ma ottenne di potersi stabilire presso il fratello Guido a Valenza dove conobbe Maria Martinez de León che sposerà nel 1845.
Nel 1843 accettò l’incarico di aiutante di campo del generale Ramón María Narváez, antagonista di Espartero. Intanto, il compromesso che aveva visto, alla fine della prima guerra carlista, l’instaurazione della reggenza di Baldomero Espartero, comportò anche l’esilio per la ex reggente Maria Cristina di Borbone, la cui figlia Isabella di 13 anni, acquisì la maggiore età e divenne regina di Spagna. Il generale Narváez tramò allora con Maria Cristina per liberarsi di Espartero e prendere il potere. In quest’azione, a seguito della quale Narváez, il 3 maggio 1844 fu proclamato Primo ministro spagnolo, Cialdini si distinse ancora per coraggio, tanto che già il 6 agosto 1843 fu promosso comandante di battaglione, venti giorni dopo tenente colonnello e nell’agosto 1844 colonnello.
Inviato in Francia per studiare le strutture della gendarmerie, egli fu raggiunto all'inizio del '48 dalle notizie dei primi moti italiani.
La prima guerra d’indipendenza (1848-1849)
Quando però, nel 1848, scoppiò la prima guerra d’indipendenza fra Regno di Sardegna e Impero austriaco, Cialdini diede le dimissioni e partì per Modena, dove però non riuscì a ottenere un comando. Arrivato a Milano ottenne un altro rifiuto. Il 9 giugno, raggiunse allora il generale Giovanni Durando in marcia con le truppe dell’ex esercito pontificio verso Vicenza e qui fu coinvolto nella Battaglia di Monte Berico del giorno dopo, durante la quale fu colpito all’addome. Per la grave ferita rimase convalescente fino all’ottobre 1848. Durante questo periodo, grazie all'interessamento di Manfredo Fanti, gli fu confermato il grado di colonnello ottenuto in Spagna e, rimessosi, l’11 novembre fu destinato al comando del 23° Reggimento di fanteria, inquadrato nell’Esercito piemontese e formato da volontari ed ex soldati parmensi e modenesi.. Si trattava di una truppa con poca esperienza alla quale egli seppe imporre in breve una ferrea disciplina, ricorrendo anche a sistemi di estrema durezza.
Con la ripresa della guerra, nel marzo del 1849, il suo reggimento entrò a far parte della 2ª Divisione del generale Michele Bes che il 21 si trovò impegnata nella battaglia della Sforzesca, dove il colonnello Cialdini si distinse in un contrattacco assieme alla cavalleria. e nella successiva battaglia di Novara. In quest'ultimo scontro le preponderanti forze austriache costrinsero il 23º Reggimento a retrocedere, senza che la ritirata, però, si trasformasse in rotta. La strenua resistenza di Cialdini gli fece ottenere la medaglia d’argento al valor militare, che si aggiunse a quella ottenuta a Vicenza. Terminata la guerra, il 23º Reggimento di fanteria fu sciolto e a Cialdini fu assegnato il comando del 14° di fanteria.
La guerra di Crimea e la carriera (1850-1859) Cialdini mantenne la carica di comandante del 14º Reggimento di fanteria per cinque anni. Dopo i quali, una volta che il Regno di Sardegna decise di partecipare alla guerra di Crimea al fianco di Gran Bretagna, Francia e Impero ottomano contro la Russia, gli fu assegnato il comando della 3ª Brigata. Cialdini si imbarcò con le sue truppe per il Mar Nero nel maggio del 1855 e il 1° agosto fu promosso generale maggiore: grado consono al comando che aveva ottenuto. Durante la Campagna di Crimea l’esercito piemontese fu coinvolto in un'unica battaglia, quella della Cernaia, alla quale il reparto di Cialdini non partecipò. Cialdini si distinse tuttavia nell’attività di risollevare il morale delle truppe piemontesi, falcidiate dalle malattie che mietevano migliaia di vittime in tutti gli schieramenti.
Terminata la guerra di Crimea, Cialdini tornò a Torino e fu nominato aiutante di campo di re Vittorio Emanuele II. Successivamente ebbe la carica di ispettore dei bersaglieri; di ispettore della Scuola di Fanteria di Ivrea; di direttore generale del Campo di addestramento di San Maurizio, presso Torino; e, quando la seconda guerra d’indipendenza era alle porte, fu incaricato di organizzare i Corpi di fanteria leggera dei Cacciatori delle Alpi e dei Cacciatori degli Appennini.
La seconda guerra d’indipendenza (1859)
Scoppiata la seconda guerra d’indipendenza il 27 aprile 1859, tra piemontesi e francesi da un lato e austriaci dall’altro, a Cialdini fu affidata la 4ª Divisione, costituita dalle brigate “Regina” e “Savona”. Nei primi giorni i suoi reparti si batterono con il nemico a Frassineto, e presso il ponte sul Po di Casale Monferrato l’8 maggio; entrarono a Vercelli il 29 e il giorno dopo conquistavano Palestro. Qui, Il 31 maggio, Cialdini ottenne una delle sue vittorie più significative, in una battaglia durante la quale la sua 4ª Divisione ottenne il disorientamento dell’esercito austriaco che non riuscì a contenere la manovra aggirante da nord di Napoleone III. Per questo successo Cialdini fu promosso tenente generale per meriti di guerra..