Magenta (AFI: ; Magenta in dialetto milanese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Milano in Lombardia. È capoluogo del territorio chiamato Magentino.

Nota per essere stata il primo tassello della storia dell'unificazione nazionale, ancora oggi Magenta è ricordata soprattutto per la famosa battaglia qui combattuta il 4 giugno 1859. Alla città di Magenta è inoltre legato il nome dell'omonimo colore primario.

Magenta ha antiche origini. Durante alcuni lavori agricoli nel 1884 venne scoperta casualmente un'antica necropoli celtica, da cui arrivano reperti quali tre frammenti di spade lateniane.

Geografia fisica Territorio Il territorio di Magenta confina a nord con Marcallo, a sud con il comune di Robecco sul Naviglio, ad ovest con il Piemonte attraverso la propria frazione di Ponte Vecchio. Fa inoltre parte del territorio del Parco del Ticino in Lombardia, confinante ad ovest col Piemonte, dal quale è separato dal fiume Ticino. Le formazioni boschive, particolarmente rigogliose nella fascia fluviale del territorio comunale, presentano una vegetazione sub-mediterranea, costituita da alberi d'alto fusto, cedui e cespugliati. La pianta più diffusa è indubbiamente la robinia, affiancata dalla quercia, nelle varietà del cerro e della farnia, oltre ad ontani, olmi, carpini, aceri e salici; il cespugliato ospita salici, pruni selvatici, biancospini e soprattutto sambuchi.

Il comune di Magenta comprende due frazioni, Ponte Nuovo e Ponte Vecchio, e parte della località di Preloreto.

Magenta dista circa 30 chilometri ad ovest dal capoluogo lombardo.

Geologia e idrografia

Il territorio del comune di Magenta è situato a 138 m s.l.m., mentre degrada di parecchi metri presso la vallata della frazione di Pontevecchio, ove il comune giunge a lambire le rive del fiume Ticino. Morfologicamente, il territorio magentino è caratterizzato da un ambiente pianeggiante tipico della pianura padana, prevalentemente adatto a boschi o coltivazioni tipiche delle colture asciutte.

A livello geologico, Magenta si trova posta all'interno di una pianura terrazzata formatasi dalla morfogenesi post-glaciale, con linee di paesaggio regolare, costituita prevalentemente da campi coltivati tipici della coltura asciutta. Il territorio è denominato scientificamente Diluvium recente ed è costituito da depositi alluvionali post-glaciali con le formazioni più diffuse costituite essenzialmente da alluvioni antiche che hanno sedimentato ghiaia o sabbia e che costituiscono il sistema di terrazzi sottostanti il livello medio della pianura. Gli strati alluvionali più recenti hanno invece sedimentato ghiaia, sabbia e limi; questi ultimi costituiscono nello specifico gli alvei abbandonati o attivi del corso del fiume Ticino. Essi si presentano dunque argillosi per un metro di spessore e di colore brunastro. Da un punto di vista agronomico, i terreni definiti argillosi e limosi sul territorio si presentano come poveri di scheletro, poco profondi, di difficile lavorazione ed a bassa fertilità naturale e pertanto solo la costante azione dell'uomo nei secoli attraverso bonifiche idrauliche e abbondanti concimazioni organiche hanno permesso di migliorare le capacità agronomiche di questi terreni. Generalmente i terreni del comune presentano caratteristiche omogenee nelle loro componenti.

Il territorio comunale è lambito dal Ticino ed è attraversato dal Naviglio Grande in località Pontevecchio e Pontenuovo. In tutto il comune di Magenta sono presenti 15 fontanili attivi.F. Sgarella, Pontevecchio e l'impronta dei monaci celestini nel magentino, Zeisciu, Magenta, 2006

È parte del Parco Agricolo Sud Milano.

Sismologia Dal punto di vista sismico Magenta presenta un rischio molto basso ed è stata classificata nella zona 4Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it . (sismicità molto bassa) dalla protezione civile nazionale. Nella sua storia l'abitato ha percepito o ha risentito di tre terremoti di entità superiore a 5,5 ML: quello del 1117 (6,5 ML), quello del 1222 (6 ML) e quello del 1887 (6,3 ML).

Clima Il clima di Magenta è quello continentale, tipico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi con diverse giornate di gelo, col fenomeno della nebbia; le estati, che risentono di elevate temperature che possono superare i 30 °C, presentano una umidità che può raggiungere l'80% causando quel fenomeno di caldo umido comunemente chiamato "afa". L'umidità non è comunque presente solo d'estate, ma è molto elevata tutto l'anno. I dati provenienti dalla vicina stazione meteorologica di Milano Malpensa, ad ogni modo, indicavano, in base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attestava attorno a -4 °C; quella del mese più caldo, luglio, era appena sopra i +28 °C.

Il comune appartiene alla zona climatica E, 2532 GR/G. Magenta, come del resto gran parte dei comuni della Pianura Padana, soffre di scarsa ventilazione.

La piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera con un minimo relativo invernale e con una media annua superiore ai 1000 mm, con un minimo relativo invernale.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno Temperatura max. media (°C) 5 8 13 17 21 26 28 28 24 18 11 6 16.25 Temperatura min. media (°C) -3 -2 2 5 10 13 15 15 12 7 2 -2 6.16 Piogge (mm) 59 73 95 104 127 82 55 85 72 110 83 50 82.91 Umidità relativa (%) 83 80 73 76 75 74 75 75 76 81 84 84 78 Eliofania assoluta (ore) 2 3 5 6 7 8 9 8 6 4 2 2 5 Venti (dir.-nodi) SW 4 SW 4 SW 4 SW 4 S 4 SW 4 SW 4 SW 4 SW 4 SW 4 N 4 SW 4 4

Origini del nome Il toponimo Magenta è attestato fin dal XIII secolo nella forma Mazenta. Il Salvioni lo associò a maggenga, con cambio di suffisso, in riferimento alla produzione di fieno. L'Olivieri la mise invece in relazione al toscano Magento (nei dintorni di Montemurlo), da un nome di persona Maggente o Magentus (latino Magius), oppure al piemontese mazènt, da masentè, "fare il massaio di casa", derivato dal latino mānsum, "dimora" (cfr. magione e francese maison) o anche "luogo di sosta" prima di attraversare il confine naturale del Ticino. Secondo altre fonti il nome avrebbe radice celtica nella parola Mag che significava "plaga paludosa" e quindi questo potrebbe ricondurre il toponimo al periodo gallo-insubre. L'ipotesi tradizionale che il nome derivi dall'imperatore Massenzio è considerata paretimologica.Secondo alcune fonti tale ipotesi sarebbe da riferirsi al dato riportato in Storia dei comuni della Provincia di Milano, pubblicazione realizzata a Milano nel 1934 a cura dell'amministrazione provinciale, nella quale inoltre si fa riferimento all'anno 297 d.C., tesi però non supportata da alcuna evidenza storico-documentale precisata

Storia Dalle origini al Medioevo

Le origini di un insediamento nel territorio di Magenta sono state confermate da ritrovamenti archeologici nell'area della Cascina Bergamasca, con il ritrovamento di fittili che risalgono al neolitico o all'inizio dell'età del bronzo (2500 a.C.).

Da Magenta, in epoca romana, passava la via delle Gallie, strada romana consolare fatta costruire da Augusto per collegare la Pianura Padana con la Gallia. L'origine dei primi insediamenti stabili in paese va probabilmente collocata attorno al V secolo a.C. quando alcune tribù di Galli Insubri stabilì un proprio villaggio nei pressi di un punto strategico non distante dal Ticino, nell'attuale frazione di Pontevecchio. Quando i Romani conquistarono il territorio nel 222 a.C., l'accampamento fortificato si trovava ad essere l'ultimo centro abitato prima del valico del fiume, in prossimità dell'allora vadum Tercantinum (Trecate). L'origine romana del primo centro abitato stabile di Magenta sembrerebbe essere comprovata da oggetti rinvenuti durante i lavori di scavo e dissodamento eseguiti nel 1896 in località Cascina Bovisa (frazione Ponte Vecchio) con anfore, urne cinerarie e monete coniate sotto Tiberio, con la presenza quindi anche di una necropoli.AA.VV. Città di Magenta - l'Amministrazione Comunale ai suoi piccoli Cittadini, Comune di Magenta, 1982 La tipologia di oggetti ritrovati e la presenza di metalli non lavorati lasciano presupporre che nell'area potesse avere sede anche una fucina per la produzione di armi in loco.

Dopo la parentesi delle invasioni barbariche, Magenta si trovò sotto il dominio longobardo e nel 569 subì come altri borghi nella zona il sacco di re Alboino, divenendo quindi dipendente dalla vicina Corbetta che svolgeva allora da centro essenziale per i vicini villaggi. Della signoria degli arcivescovi milanesi affermatasi nel X secolo dovette probabilmente risentire anche Magenta, anche se non ci è giunta alcuna traccia muraria della presenza di un castello, e solo studi successivi hanno fatto ritenere che una qualche fortificazione potesse situarsi presso l'area dell'attuale piazza Liberazione.

Nel 1162 la città venne saccheggiata da Federico Barbarossa e rasa al suolo come rappresaglia contro i ribelli comuni lombardi. Uno scenario analogo si ripropose nel 1356 quando le armate avverse ai Visconti, saccheggiarono il villaggio.AA.VV. Storia dei comuni della Provincia di Milano, amministrazione provinciale, Milano, 1934

Da segnalare nel 1310 la presenza dell'imperatore Arrigo VII (personaggio citato anche da Dante Alighieri nella sua Divina CommediaD. Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, XXX, vv. 133-148) sul suolo magentino, bloccato con la moglie Margherita secondo la leggenda popolare da una tremenda nevicata mentre si recava a Milano; a seguito della grande ospitalità accordata all'imperatore dagli abitanti del luogo, egli innalzò il luogo alla dignità di borgo coi privilegi di godere di una guardia armata e di istituire un mercato che, dal 1787, si svolge puntualmente ogni lunedì.F. Sgarella, Magenta: il borgo di Arrigo VII di Lussemburgo: 1310-2010, Città di Magenta, 2010AA.VV. Storia dei comuni della Provincia di Milano, amministrazione provinciale, Milano, 1934. Il decreto di istituzione del mercato cittadino il lunedì è riportato nella medesima pubblicazione come datato al 5 settembre 1787 e controfirmato da Giuseppe II del Sacro Romano Impero, ma già in precedenza uno datato al 1411 lo confermava il giorno di giovedì

Dai Visconti alla dominazione spagnola

Entrata Magenta nell'orbita del ducato visconteo di Milano, nel 1356

Nel 1396 numerosi possedimenti terrieri della città furono donati da Gian Galeazzo Visconti ai monaci della Certosa di Pavia i quali si preoccuparono subito di migliorarne il rendimento agricolo e lo sfruttamento.A. Colombo, Il tempo dell'uomo e della terra: cronache di vita magentina nei secoli XVII-XVIII, Delta ed., 1990 Anche Filippo Maria Visconti beneficò il borgo dichiarandolo "comune privilegiato per l'esonero del pagamento della gabella del sale".

All'estinzione della casata dei Visconti, il borgo passò col resto del ducato di Milano dapprima agli Sforza e poi a Carlo V d'Asburgo: Magenta, nel 1619, divenne feudo del conte Luigi MelziF. Guasco, Dizionario feudale degli antichi Stati Sardi e della Lombardia, ed. Forni, rist. an. 1911 (già nel 1572 si ricorda un tentativo di concessione al giureconsulto milanese Guido Cusani, che però rifiutò infine la carica).www.magentanostra.it art. del 1996 Il Cusani offrì 6150 lire milanesi in aggiunta alle 27.800 lire che costituivano la base d'asta e si aggiudicò il feudo di Magenta il 27 giugno 1572, salvo poi rifiutare la concessione del feudo. Le cause possibili furono probabilmente da imputare al notevole scarto esistente tra autorità teorica del feudatario ed effettivo potere esercitabile nelle sue prerogative. Il territorio comunale era all'epoca stimato in 32.333 pertiche milanesi con una popolazione di 1400 "anime da comunione" e 300 focolari (famiglie).