min|Un fotogramma di Ossessione, di Luchino Visconti min|Un fotogramma di Ladri di Biciclette, di Vittorio De Sica

La corrente cinematografica del Neorealismo è nata e si è sviluppata in Italia durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato dopoguerra; ha avuto dei riflessi molto importanti sul cinema contemporaneo, soprattutto negli anni compresi tra il 1943 e il 1955 circa, e rimane un punto di riferimento duraturo per il cinema mondiale.

Risentono dell'influenza del Neorealismo il Cinema Novo brasiliano, la Sesta generazione del cinema cinese, il cinema bengalese di Satyajit Ray, Mrinal Sen e Ritwik Ghatak, il cinema post-rivoluzionario iraniano, il cinema della Germania dell'est e quello francese di François Truffaut. Significativi sono i rapporti con la Nouvelle Vague del cinema francese e con il cinema giapponese di Yasujirō Ozu.

Esiste univocità di giudizi, o quasi, sull'anno in cui ha avuto inizio il fenomeno del Neorealismo propriamente detto, facendolo canonicamente risalire al 1943, allorquando venne presentato al pubblico italiano il capolavoro di Visconti Ossessione. Le certezze vengono però meno al momento di stabilirne la durataCorrado Maltese, Mario Verdone, in: Treccani, enciclopedia del Novecento, voce Realismo, da cui si cita: ...la cronologia ha un pilastro imprescindibile in Ossessione, che risale al 1943, e un altro in Le mani sulla città, realizzato nel 1963: appunto un ventennio.Il celebre critico francese Georges Sadoul, ad esempio, lo fa dilatare cronologicamente fino alle soglie degli anni sessanta e cita a tale proposito Rocco e i suoi fratelli che egli definisce «une grande tragédie néo-réaliste». Cfr. George Sadoul, Histoire du Cinema Mondial, des Origines à nos Jours, ottava edizione, rivista e ampliata, Parigi, Flammarion, 1966, p. 333..

Il cinema neorealista è caratterizzato dalla rappresentazione il più possibile autentica della vita quotidiana, colta anche nei suoi aspetti più duri, rifuggendo dall'idealizzazione; i fatti quotidiani, pur minimi, sono ricchi di vita, di poesia e di significatività. Le trame sono ambientate in massima parte fra le classi disagiate e lavoratrici, con lunghe riprese all'aperto, in periferia o in campagna, a volte sullo sfondo delle devastazioni belliche; si utilizzano spesso attori non professionisti per le parti secondarie e a volte anche per quelle primarie. I film trattano soprattutto la situazione economica e morale del dopoguerra italiano, e riflettono i cambiamenti nei sentimenti e le condizioni di vita: disperazione e speranza, frustrazione e senso di riscatto, desiderio di lasciarsi il passato alle spalle e di cominciare una nuova vita.

I maggiori esponenti del movimento, sorto spontaneamente e non codificato, furono, negli anni 1940 e nei primissimi anni 1950, i registi Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Aldo Vergano, Giuseppe De Santis, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Renato Castellani, Luigi Zampa, Alessandro Blasetti e gli sceneggiatori Cesare Zavattini e Sergio Amidei. Ad essi si affiancheranno, nel decennio successivo, registi nei cui film si sentono echi del Neorealismo: Luciano Emmer, Luigi Comencini, Gianni Puccini, Antonio Pietrangeli, Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Valerio Zurlini, Pier Paolo Pasolini e Francesco Rosi.

Origini e sviluppo min|Franco Interlenghi e Rinaldo Smordoni in Sciuscià, di Vittorio De Sica min|Carlo Battisti in Umberto D., di Vittorio De Sica Il movimento si sviluppò intorno a un circolo di critici cinematografici che ruotavano attorno alla rivista Cinema, fra cui Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Gianni Puccini, Giuseppe De Santis, e Pietro Ingrao. Lungi dal trattare temi politici (il direttore della rivista era Vittorio Mussolini, figlio di Benito Mussolini), i critici attaccavano i film ascrivibili al genere dei telefoni bianchi, che al tempo dominavano l'industria cinematografica italiana. In opposizione alla scarsa qualità dei film commerciali, alcuni critici ritenevano che il cinema dovesse rivolgersi agli scrittori veristi di inizio secolo.

I neorealisti furono molto influenzati dal realismo poetico francese, sebbene la definizione di "neo"-realismo in ambito cinematografico sia nata con riferimento al realismo degli anni venti di certe pellicole del muto. Di fatto, sia Luchino Visconti sia Michelangelo Antonioni lavorarono come aiuto registi in Francia, il primo nel 1939 con Jean Renoir e il secondo nel 1942 con Marcel Carné. Inoltre molti registi neorealisti erano maturati lavorando su film calligrafisti, sebbene questo breve movimento fosse notevolmente diverso dal Neorealismo. Elementi di Neorealismo sono rintracciabili anche in alcune opere di Alessandro Blasetti e nei film documentari di Francesco De Robertis. Secondo alcuni critici, i due più significativi lungometraggi che negli anni 1930 anticiparono alcuni aspetti del Neorealismo, furono Toni (Renoir, 1935) e 1860 (Blasetti, 1934) cui seguirono, all'inizio del decennio successivo, Uomini sul fondo (Francesco De Robertis, 1941), 4 passi fra le nuvole (Blasetti, 1942), I bambini ci guardano (Vittorio De Sica, 1943, primo di una serie di film realizzati in collaborazione con lo sceneggiatore Cesare Zavattini).

Il primo film che viene considerato dalla maggior parte dei critici pienamente ascrivibile al genere è tuttavia il protogiallo Ossessione (1943), di Luchino ViscontiDice Luchino Visconti in un'intervista al settimanale "L'Europeo": Con Ossessione, venti anni fa, si parlò per la prima volta di Neorealismo (L'Europeo, anno XVIII - nº 34 - 28 agosto 1962). Il Neorealismo acquistò però risonanza mondiale nel 1945, con Roma città aperta, primo importante film uscito in Italia nell'immediato dopoguerra. Il lungometraggio narra, con accenti fortemente drammatici, la resistenza della popolazione contro l'occupazione tedesca di Roma (anche i bambini, nel film, prendono parte a tale lotta con azioni di sabotaggio)

Altro film importante neorealista fu Sciuscià (1946) di Vittorio De Sica, primo di una serie di film neorealisti realizzati dal regista, fra cui spiccheranno, poi, Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951) e Umberto D. (1952).

Al culmine del Neorealismo, nel 1948, Luchino Visconti adattò I Malavoglia, il celeberrimo romanzo di Giovanni Verga scritto nel pieno del Verismo, il movimento del XIX secolo che fu per tanti aspetti la base del Neorealismo. Ne ammodernò il soggetto, apportando modifiche straordinariamente piccole alla trama o allo stile originale. Il film che ne risultò, La terra trema, fu interpretato solo da attori non professionisti e fu girato nel medesimo paese, Aci Trezza, frazione di Aci Castello (Catania), dove il romanzo era ambientato. Poiché il film venne girato in lingua siciliana, esso fu sottotitolato anche nella versione originale italiana. Per elaborare i dialoghi Visconti si servì dell'aiuto degli stessi attori, scelti tra gli abitanti di Aci Trezza: pescatori, braccianti, grossisti, cioè persone che non conoscevano altra lingua dal siciliano per esprimere dolori, ribellioni e speranze.

Il Neorealismo propriamente detto si esaurì attorno alla metà degli anni 1950, influenzando sensibilmente alcuni registi successivi, fra cui Pier Paolo Pasolini, che nei primi anni sessanta diresse alcuni film apparentemente ascrivibili al genere, anche se l'attenzione al picaresco in quel momento era evidente e apertamente dichiarata. Il contenuto neorealista fu allora nella rappresentazione, spettacolare e forse documentaria, ma comunque accessoria, di alcuni elementi della vera vita comune in Italia dopo il cosiddetto "boom" degli anni sessanta.

In una posizione a sé stante si collocano Federico Fellini (per la cui cinematografia si conierà il termine di realismo magico e, successivamente, fantarealismoDavide Abbatescianni, Scene felliniane: il circo, il teatro, la televisione, Academia.edu (licenza libera), 2013, p. 45. L'autore indica il fantarealismo come un genere all'interno del quale «il film presenta una commistione di immagini realistiche e di fantasia, presenti in rapporto paritario o tendenzialmente paritario. [..] Fellini rientra a pieno titolo in questo approccio ma non è certamente l'unico regista ad essersi servito della commistione di realtà e fantasia davanti alla macchina da presa, pur avendo egli adottato uno stile originale e riconoscibilissimo. Il fantarealismo è il piano intermedio, dove la fantasia inizia a conquistare pian piano spazi sulla realtà».) e Michelangelo Antonioni, che inizialmente aderì al Neorealismo con alcuni celebri documentari (fra cui Gente del Po del 1943/1947 e N. U. - Nettezza urbana, del 1948) e, in qualche misura, con il film Cronaca di un amore (1950), per poi prenderne le distanze nel corso degli anni cinquanta (il suo neorealismo venne inizialmente definito esistenzialismo dell'anima o anche esistenzialismo interiore).

L'eredità del Neorealismo fu raccolta, durante gli anni ottanta, anche dai registi Claudio Caligari in Amore tossico del 1983 e Nico D'Alessandria ne L'imperatore di RomaIl Morandini, voce su L'imperatore di Roma. Zanichelli, 2011 del 1987. Entrambi i registi realizzarono dei film sulla tossicodipendenza nel contesto romano avvalendosi di attori non professionisti, persone che erano tossicodipendenti durante la lavorazione dei film o che lo erano state.

Caratteristiche del Neorealismo

Ci sono vari aspetti che caratterizzano il Neorealismo: i film neorealisti sono generalmente girati con attori non professionisti; le scene sono girate quasi esclusivamente in esterno, per lo più in periferia e in campagna; il soggetto rappresenta la vita di lavoratori e di indigenti, impoveriti dalla guerra. È sempre enfatizzata l'immobilità, le trame sono costruite soprattutto su scene di gente normale impegnata in normali attività quotidiane, completamente prive di consapevolezza come normalmente accade con attori dilettanti. I bambini occupano ruoli di grande importanza ma non solo di partecipazione, perché essi riflettono ciò che "dovrebbero fare i grandi". D'altra parte, il complesso di studi cinematografici che era stato, dall'aprile del 1937, il centro della produzione cinematografica italiana, ossia Cinecittà, fu occupato nell'immediato dopoguerra dagli sfollati, risultando quindi temporaneamente indisponibile ai registi. Con il Neorealismo il mondo infantile ha assunto una centralità che non si è mai imposta in modo così incisivo nel cinema precedente. I bambini diventano protagonisti di un mondo che li ha privati della leggerezza della loro età rendendoli, per necessità, precocemente adulti. Molti registi si sono fatti interpreti delle loro difficoltà, consegnandoci film che ne denunciano la condizioneStefania Parigi, Neorealismo. Il nuovo cinema tra memoria e attualità, Marsilio, Venezia 2022,pp.24-25.

I film neorealisti proponevano storie contemporanee ispirate a eventi reali e spesso raccontavano la storia recente come Roma città aperta di Roberto Rossellini. Questo film è l'epopea della Resistenza, messa in pratica grazie all'alleanza tra comunisti e taluni cattolici a fianco della popolazione. Ben presto però l'attenzione fu rivolta ai problemi sociali contemporanei: tra i film annoverati a questo tipo emerge Ladri di biciclette di Vittorio De Sica - nel film è raccontato il dramma di un operaio e nella cui narrazione si rappresenta la durezza della vita nel dopoguerra. La denuncia del disagio sociale è ancora più forte nei film Riso amaro di Giuseppe De Santis e La terra trema di Visconti.