Biografia Crebbe coi nonni, che la sottrassero alla madre, da loro considerata di origini troppo umili.Marco Belpoliti, Lea Vergine, bellezza inquieta, su doppiozero.com, 21 ottobre 2020. Ricevette una prima formazione scolastica da un'insegnante privataLea Vergine, L’arte non è faccenda di persone perbene, conversazione con Chiara Gatti, Rizzoli, Milano, 2016, p. 60.; frequentò poi il Liceo Umberto I dove intrecciò una stretta relazione fondata sulla stima reciproca con la sua professoressa di italiano, Teresa Benevento; si iscrisse poi alla Facoltà di Filosofia che lasciò poco dopo, all'età di 19 anni, per iniziare a scrivere su testate locali.Lea Vergine, su artdirectory-marussi.it, 20 ottobre 2020. URL consultato il 23 ottobre 2020 (archiviato dall'url originale il 27 ottobre 2020) Si sposò giovanissima nello stesso anno con Adamo Vergine, di cui mantenne il cognome anche dopo la separazione.

Il suo primo articolo di critica d'arte fu pubblicato nel 1959 su I 4 Soli, una rivista d'avanguardia, bilingue, fondata nel 1954 e diretta dal pittore Adriano Parisot.I 4 soli: pagine d’avanguardia degli anni ‘50, in «La Repubblica», 28 ottobre, 1989 La collaborazione durò fino al 1960 e le fece conoscere intellettuali e giovani critici interessati alla creazione di una “rassegna d'arte attuale” (come recita la copertina della rivista stessa), che stabilisse un collegamento decisivo tra l'arte contemporanea italiana e francese.

Spinta dall'interesse per l'attualità e dal “voler stare in mezzo a quel che accade”Lea Vergine, L’arte non è faccenda di persone perbene, conversazione con Chiara Gatti, Rizzoli, Milano, 2016, p. 70.; attenta alle nuove tendenze nel panorama dell'arte della sua città, nel 1963 scrisse Undici pittori napoletani di oggiLea Vergine, Undici pittori napoletani di oggi, Arte tipografica, Napoli, 1963, un testo che raccoglie il lavoro di artisti come Emilio Notte, Vincenzo Ciardo, Giovanni Brancaccio, Domenico Spinosa, Corrado Russo, Raffaele Lippi, Armando De Stefano, Renato Barisani, Carlo Alfano, Carmine Di Ruggiero, Gianni Pisani, con la prefazione del critico d'arte Giulio Carlo Argan che scrisse: “Il saggio [...] respinge sin da principio la tesi di una “scuola napoletana moderna” e, descrivendo il loro sviluppo individuale, mostra come, per liberarsi da una tradizione spenta, l'impegno studioso valga più di un colpo di testa”.Lea Vergine, Undici Pittori Napoletani di oggi, prefazione di Giulio Carlo Argan, Arte tipografica, Napoli, 1963

Negli stessi anni iniziò a frequentare la galleria privata Il Centro(fondata nel 1960 da Renato Bacarelli e i fratelli Arturo e Armando Caròla), con la quale collaborò all'organizzazione di alcune mostre, come la personale del 1963 di Lucio Fontana, presente con diciassette Concetti spaziali tra il 1952 e il 1962.Lea Vergine, Parole sull’arte, Il Saggiatore, Milano, 2008, p.11 Erano gli anni in cui Fontana lavorava al «ciclo dei buchi» (1949-1968) e al «ciclo dei tagli» (1958-1968). Le reazioni alla mostra rivelarono un'impostazione ancora profondamente maschilista della società e del mondo dell'arte; il critico Luigi Compagnone, infatti, la accusò in un articolo su Il Tempo di perversione sessuale per aver parlato di "buchi" riferendosi all'opera dell'artista.Marco Belpoliti, Lea Vergine, bellezza inquieta, su doppiozero.com, 21 ottobre 2020

La collaborazione con Il Centro la rese protagonista di cicli di conferenze e dibattiti culturali, al fianco del già citato Giulio Carlo Argan, dello scrittore Umberto Eco, del musicologo Luigi Rognoni e del critico e accademico Gillo Dorfles. Tra gli artisti coinvolti: Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Emilio Vedova, Mario Sironi, Massimo Campigli, Ottone Rosai, Umberto Mastroianni, e autori stranieri come Henri Matisse, Georges Braque, René Magritte, Hans Hartung, Toshimitsu Imai, Francis Bacon e Graham Sutherland. Sempre in questo ambito, nacque la rivista di critica d'arte contemporanea Op.cit., diretta da Renato De Fusco, il cui primo numero uscì nel settembre del 1964 e alla cui redazione prese parte anche lei.

Nel 1965 presentò presso Il Centro la mostra sul MIDAntonio Barrese, Autenticità e datazione delle opere. Parla il gruppo MID, in Artribune, 1 Agosto 2015 (Mutamento, Immagine, Dimensione), un gruppo di sperimentatori visivi che in quell'occasione presentarono la loro dichiarazione poetica e programmatica.Lea Vergine, Parole sull’arte, Il Saggiatore, Milano, 2008, pag. 12 Antonio Barrese, membro del MIDMID: Gruppo fondato nel 1964, composto da Antonio Barrese, Alfonso Grassi, Gianfranco Laminarca, Alberto Marangoni., ricorda: “Lea Vergine (...) è stata in qualche modo la nostra vestale”.F. Agrifoglio, Il gruppo MID raccontato da Antonio Barrese, in collezionedatiffany.com, 07/01/2016 L'ultima mostra curata da lei presso Il Centro, nella nuova sede di via Carducci, fu Napoli '25/'33, nel 1971 (la collettiva nasceva con l'intento di riportare alla luce artisti attivi a Napoli durante il Fascismo, emarginati a causa della loro opposizione politica al regime e alle loro ricerche controcorrente).Tra gli artisti: Emilio Notte, Edgardo Curcio, Francesco Cangiullo, Luigi Crisconio, Mario Vittorio, Eugenio Viti, Edoardo Giordano, Saverio Gatto, Paolo Ricci, Giovanni Tizzano, Luigi De Angelis, Pepe Diaz, Carlo cocchia, Mario Lepore, Antonio d’Ambrosio, Guglielmo Peirce, Luigi Cosenza Ricostruì una storiografia critica che per molti decenni «rimarrà un manifesto contro l'emarginazione culturale di questa città, capitale rimossa e auto-rimossa nella più ampia narrazione della storia dell'arte italiana del XX secolo».Andrea Viliani, Racconti di una cultura operante: Napoli, la capitale sempre contemporanea di Lea Vergine, in Lea Vergine, Napoli '25/'33, CLEAN Edizioni, Napoli, 2018, p. 7 In occasione della mostra venne pubblicato un catalogo da Il Centro Edizioni con fotografie di Mimmo Jodice e Rocco Pedicini e il progetto grafico di Bruno Di Bello.Lea Vergine, Napoli '25/'33, CLEAN Edizioni, Napoli, 2018, p. 95

A metà anni Sessanta iniziò a fare la spola tra Napoli e Roma, dove prese in affitto un appartamento nei pressi di Piazza Navona; qui poté approfondire il suo rapporto con Giulio Carlo Argan e fare la conoscenza di Palma Bucarelli, direttrice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, di Rossana Rossanda, di Bruno Zevi e Fabio Mauri. Iniziò una collaborazione con Radio3 intervistando autori e raccontando le mostre in corso; a Roma frequentò inoltre diversi artisti, tra i quali il gruppo di Piazza del Popolo, ma anche numerose gallerie come La Tartaruga, L'Attico o Galleria PoglianiChiara Gatti, Lea Vergine, L’arte non è faccenda di persone perbene, Rizzoli, 2016, p.48..

Nel 1964 Argan la invitò a progettare e dirigere la rivista d'avanguardia Lineastruttura;Lineastruttura, rassegna trimestrale di architettura, arti visive e design, Diaframma, Napoli, 1966-1967 in questa occasione conobbe Enzo Mari, coinvolto da Argan per curarne la grafica; la rivista ebbe vita breve: vennero pubblicati solo due numeri tra il 1966 e il 1967.

Nel 1966 si trasferì a Milano. Silvana Mauri, editrice della Bompiani, la ingaggiò per presentare un libro di Harold Rosenberg insieme a Umberto Eco e al collezionista Giuseppe Panza di Biumo. A partire da questi anni, l'attività di critica si consolidò tramite collaborazioni più assidue con testate di settore come Marcatré, Domus e Data Arte. Curò la sezione artistica dellAlmanacco Bompiani per le edizioni 1968 e 1969. Continuò la sua collaborazione con Radio3 e iniziò a firmare articoli per periodici e quotidiani come Il tempo illustrato, Paese Sera e per la rivista internazionale d'arte d'avanguardia Metro, su invito dell'amico Gillo Dorfles. Scrisse recensioni di mostre e libri per le riviste La Fiera Letteraria e linus. Negli anni successivi intraprese collaborazioni durature con testate giornalistiche nazionali come il manifesto e il Corriere della Sera.

A Milano, curò alcune mostre per la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, per il Naviglio di Renato Cardazzo e la Galleria Milano di Carla Pellegrini, dove nel 1969 inaugurò Irritarte. Appunti per un'analisi delle comunicazioni irritanti Vi erano esposte le opere di Ay-O, Gianfranco Baruchello, Gerardo Di Fiore, Bernard Höke, Tetsumi Kudo, Otto Muehl, Gianni Pisani, Alina Szapocznikow e Curt Stenvert, «oggetti dissacratori e irritanti (nel profondo)» accomunati dalla sfida alle convenzioni sociali.Il titolo della mostra nasceva dalla scelta di esporre opere che suscitassero nello spettatore un senso di smarrimento, generando orrore e riflessioni sulla morte. La sera dell'inaugurazione Otto Muehl eseguì di fronte al pubblico una performance (documentata dalle fotografie di Ugo Mulas), ricoprendo di liquidi e sostanze alimentari l'assistente della galleria. La mostra scatenò forti critiche per la crudezza delle opere esposte, come testimoniano le parole del giornalista Cesare Garboli su Il Mondo: «Quando esci […] finita la visita, in cerca di un tassì, non sai che cosa ti abbia depresso di più, se il raccapriccio delle novità rivoltanti, scandalose, o una pietà decrepita, al contrario, domestica e volgare».Cesare Garboli, Ha senso scatenare traumi con pupazzi?, «Il Mondo», 6 novembre 1969, in Bianca Trevisan “Una storia, molte storie. La Galleria Milano negli anni Sessanta e Settanta attraverso il suo archivio”, 2020

Nel 1974, Vergine curò insieme al critico Pierre Restany la mostra Eros come linguaggio alla Galleria Eros di Milano, invitando numerosi artisti italiani a fare il punto sulla situazione amorosa-erotica del tempo. Vi parteciparono: Giuseppe Desiato, Hidalgo, M. Orensanz, Ketty La Rocca, G.E. Simonetti, Fabio Mauri, Gianni Pisani, Giannetto Bravi, Adriano Altamira, Hidetoshi Nagasawa, Emilio Isgrò, Giuseppe Trotta, Fernando Tonello, Baratella, Duccio Berti, Mimmo Rotella, Franco Ravedone, Neiman.

Nel 1975 scrisse il testo introduttivo per una cartella di opere grafiche realizzate da nove artiste italiane: Carla Accardi, Mirella Bentivoglio, Valentina Berardinone, Nilde Carabba, Tomaso Binga, Dadamaino, Amalia Del Ponte, Grazia Varisco e Nanda Vigo. La vendita di questo portfolio serviva a raccogliere fondi per la Libreria delle Donne che aveva appena aperto a Milano.Marta Equi, «Un gesto trasformativo e trasgressivo». In ricordo di Lea Vergine, su 23 ottobre 2020 Vergine ne sottolineava il valore politico: “che la guerra sia ancora aperta, che la rivolta continui, che una strategia rivoluzionaria femminista sia ancora oggi un obiettivo da mettere a punto, lo prova anche questa cartella che vede un gruppo di artiste compiere un gesto politico di solidarietà nei riguardi del movimento”.Cartella di litografia per la Libreria delle Donne, in amaliadelponte.org, URL consultato il 21 febbraio 2022

Nel 1976, pubblicò il volume Attraverso l'arte. Pratica politica. Pagare il '68 (Arcana Editrice), documentazione degli anni a cavallo del ‘68 dove raccolse scritti editi e inediti di: Gianni-Emilio Simonetti, Manfredo Massironi, Julio Le Parc, Piero Gilardi, Gabriele Devecchi, Daniel Buren, Davide Boriani e del compagno Enzo Mari.Lea Vergine, Attraverso l’arte. Pratica politica. Pagare il ’68, Arcana Editrice, 1976

Nello stesso anno pubblicò anche Dall'informale alla Body art. Dieci voci dell'arte contemporanea 1960/1970. Il volume propone, attraverso le voci di artisti e le loro opere, un excursus tra varie correnti come Informale, Body art, Arte Programmata, Poesia Visiva e Land art.

Nel 1976 partecipò con Renato Barilli a una performance di Luca Patella, presso la Galleria Palazzoli di Milano, dal titolo Presentazione & presente azione di una performance proiettiva di Luca, associata alla presentazione del suo libro Io sono qui/Avventura & culturaN.D., Mart, Archivio del ´900, fondo ANS, Marzo, 1976, p.26.