Badia Prataglia è una frazione di 785 abitanti del comune italiano di Poppi nella Provincia di Arezzo, il paese si trova all'interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi.
Geografia fisica Descrizione generale Il paese è costituito di piccoli gruppi di abitazioni chiamati Castelletti, sparsi a poca distanza l'uno dall'altro, nascosti tra castagneti ed abetine, ognuno con il proprio nome: Fiume d'Isola, Sassopiano, Case Venti, La Casina, La Casa, Casa Celino, L'Aia, Storca, Andria, La Maestà, Casa Damiano, Casa Balena, Casa l'Orso, La Capannina, La Vetriceta (Bassa, Alta), Poggio al Vento, La Nociarina, Casa alla Ghierina, I Campi, Case d'Arno, Casa Giangio, Praticino, Case rossi, Le docce.
Storia L’origine di Badia Prataglia risale all’anno 986 con la fondazione dell’Abbazia di S. Maria e S. Benedetto di Prataglia da parte di monaci benedettini provenienti da Montecassino, sotto la potestà del Vescovo di Arezzo, Elemperto, nella regione sottostante il Monte Acuto o Monte Cucco (m. 1332), ricoperta di prati (da cui Pratalia). L'abbazia è già nota nel 1002, come si legge in un diploma di Ottone III Imperatore, precedente quindi alla fondazione di Monastero di Camaldoli. In pochi anni i monaci aumentarono di numero e nel settembre 1008 fu consacrata la nuova chiesa da parte del vescovo, che aveva anche fatto ingrandire il monastero, assegnandogli selve, vigne e campi lungo l'Archiano, nei pivieri di Partina e Bibbiena.
Dalla fondazione fino alla metà del XII secolo l'abbazia a Prataglia aumentò il proprio potere ed i propri possessi, grazie soprattutto ad una serie di donazioni da parte dei vescovi aretini, ed arrivò ad avere possedimenti a Partina, Marciano, Salutio, Gello. Nel 1031 il vescovo Teodaldo assoggettò la chiesa di San Clemente, fuori da Arezzo, alla Badia di Prataglia; fino al 1073 Soci era detto "casale del monastero di Prataglia". Nel 1084 un altro vescovo di Arezzo, Costantino, donò Marciano agli abati di Prataglia.
L'espansione dell'abbazia si scontrò con quella di Camaldoli, nel frattempo salita a più grande potere e fama, che pian piano prese il sopravvento. Dato che nell'Abbazia di Prataglia diminuiva sempre più il numero dei monaci e il potere a favore del monastero concorrente, il 15 giugno 1157, Girolamo, vescovo d'Arezzo, la assoggettò a Rodolfo, Priore Generale camaldolese, insieme a tutti i possedimenti, e tutto ciò a causa soprattutto delle liti e delle lotte sorte fra i due potentati religiosi e temporali; la decisione fu poi approvata dal Papa. L'unione comportava l'osservanza da parte dei Monaci di Prataglia della regola romualdina, tuttavia conservando il titolo abbaziale; i monaci prataliensi non accettarono di buon grado questa decisione superiore, e solo nel 1183 l'abate prataliense Guglielmo acconsentì di unirsi alla congregazione camaldolese, ma solo nel colore bianco degli abiti e nella recita degli uffizi divini.
Nel 1314 la chiesa di Prataglia venne rifatta, ma l'abbazia sopravvisse solo fino al 1391, quando papa Bonifacio IX la soppresse, incorporandone definitivamente i beni nel patrimonio camaldolese; così il Rettore della Parrocchia doveva essere eletto dal Maggiore di Camaldoli.
Nel 1876 il Granduca Pietro Leopoldo I soppresse tutti i feudi civili ed ecclesiastici e il territorio di Camaldoli entrò a far parte del comune di Poppi.
Monumenti e luoghi d'interesse Antica abbazia La chiesa parrocchiale, dedicata alla santissima Assunta e a san Bartolomeo, sorge proprio al centro del paese, in posizione un po' più bassa rispetto al piano stradale attuale. Unico resto dell'antica abbazia, ha una facciata molto semplice con un portale con arco a tutto sesto, sormontato da una piccola finestra e sopra la porta una terracotta moderna con la Glorificazione di Maria. L'interno è a navata unica, coperta a capriate, con abside semicircolare. Interessante la cripta, posta sotto il coro rialzato, a tre navate e due campate, con archi a tutto sesto e volte a crociera, e con capitelli di diversa foggia, dei quali due, ornati di palmette e foglie d'acanto. La cripta è stata restaurata nel 1910. Un'apertura rettangolare nella parete di fondo serviva a contenere le reliquie dei martiri. Da notare una figura umana, scolpita a bassorilievo, con le mani alzate, figura simile a quella che si ritrova sulla facciata della Pieve di Montemignaio e che rappresenta l'antico orante.
I due altari laterali e il fonte battesimale della chiesa sono del 1630 e probabilmente i restauri del 1929 che, secondo i canoni dell'epoca, cercavano di riportare all'aspetto originale le chiese romaniche, hanno distrutto delle decorazioni barocche e rinascimentali stratificatesi nel corso del tempo. Durante i restauri, nel 1930, venne costruito anche il campanile. Un ulteriore restauro venne compiuto tra il 1969 e il 1974 da parte della Sovrintendenza di Arezzo, durante il quale furono tolte le finte bozze di pietra ad intonaco poste all'interno nel 1929, riscoprendo così l'antica muratura in pietra.
Grotta della Madonna di Lourdes In località La Casina, lungo la strada che da Badia Prataglia porta a Corezzo e a Rimbocchi e di lì al Santuario della Verna, si trova una cappella dedicata alla Madonna di Lourdes, comunemente chiamata la Grotta. Fu fatta costruire nel 1939 dal sacerdote Lorenzo Mondanelli, come ringraziamento per essere stato protetto dalla Madonna in due diverse occasioni. La prima fu durante un terremoto in Cile, dov'era missionario, quando si salvò pur essendo stato travolto da una trave e avendo riportato ferite alla testa. La seconda fu su quando sulla nave che lo riportava in Cile un incendio fece centinaia di vittime, ma lui e la giovane nipote si salvarono.
Nel 1944 durante la guerra, alcuni giovani all'interno della piccola cappella trovarono rifugio, salvandosi così la vita, quando furono fatti oggetto di una serie di attacchi aerei mentre venivano costretti a camminane in colonna dai tedeschi.
Società Tradizioni e folclore Cenavecchia - Si svolge la notte della vigilia dell'Epifania. I bambini del paese (cittini) riuniti a gruppi, castelletto per castelletto, si mascherano e si travestono da "befani" e "befane" e poi girano per tutto il paese, circa all'ora di cena, casa per casa, cantano, ballano, accompagnandosi con strumenti improvvisati, e da ogni famiglia ricevono un modesto compenso, che poi dividono tra di loro. Cantar Maggio - La notte tra il 30 aprile ed il 1º maggio i giovanotti del paese, a gruppi, girano di casa in casa e, sotto le finestre, cantano "Ecco Maggio" spesso accompagnati con la chitarra. È un canto d'augurio, per la stagione del raccolto, per l'amore, ma è anche di maledizione se le famiglie non danno alcun compenso (uova, formaggio, denaro, vino). Contrariamente alla tradizione di "Cenavecchia", che rimane ancora viva, quella del "Cantar maggio" rischia di esaurirsi, o almeno di perdere le sue caratteristiche originali. Festa dei Fochi - Le origini di questa celebrazione risalgono all’8 settembre del 1008, giorno in cui Elemperto, vescovo di Arezzo, consacrò a Santa Maria Assunta la chiesa della Badia di Prataglia. Negli anni passati, la sera del 7 settembre in ogni castelletto si accendeva un gran fuoco o foco (in badiano), prevalentemente con legna raccolta nel bosco dai ragazzi. Il desiderio di ogni castelletto era quello di realizzare il foco più grande, più bello e più duraturo e così si creava una divertente competizione tra i vari castelletti. Intorno al foco si raccoglievano gli abitanti del castelletto che cantavano laudi alla Madonna. Dagli anni Cinquanta, la festa dei fochi è diventata anche occasione di saluto e dimostrazione d’affetto verso quelle persone che, per un lungo periodo, si recavano a lavorare in posti lontani. Dagli anni anni 1980, l’usanza dei fuochi allestiti nei castelletti è scomparsa, poiché ritenuta pericolosa ma è stato deciso di realizzare un unico grande fuoco nella piazza centrale.
Cultura Cucina Primi piatti Nelle occasioni importanti i pranzi iniziano con i crostini neri, di fegatini e funghi, che si possono bagnare nel vin santo o nel brodo di gallina. Per riutilizzare il pane indurito si prepara l'acquacotta alla tagliatora, con cipolla, pomodoro, aglio, pane raffermo e verdure.
La pulenda dorce (polenta dolce), è preparata con farina di castagne (la varietà tradizionale del posto era la "pistolese"), sola o accompagnata con ricotta o con l'aringa. Meno antica è la polenta gialla di farina di mais, che nelle campagne del Casentino cominciò ad essere coltivato nell'Ottocento, condita con il sugo di carne, ma anche con formaggio, funghi o fritta. La pasta alla carbonara si prepara con spaghetti, rigatino, pepe, zenzero e pecorino fresco.
Secondi piatti Tipici la rosticciana, fatta con le costole del suino e i fegatelli con l'alloro o conservati nel lardo.
Ultimi piatti Con la farina di castagne si prepara il bardino, meglio conosciuto come castagnaccio. Fra i latticini è caratteristico il raviggiolo. Fra i dolci ci sono i cenci che si fanno per Carnevale e le crostate di marmellata di more. Altri piatti caratteristici: Lo scottino, a base di ricotta, latte e pane (ma originariamente siero di latte, ricotta e pane), le mondine, zuppa di castagne secche.
Sport
Badia Prataglia è il paese del Trail Sacred Forests, gara di Trail running che si svolge annualmente e che nel 2017 ha ospitato i campionati mondiali di tale disciplina.
Tre distanze di gara:
14km 800D+ 24 km 2500 D+ 50 km 3000 D+
Economia Artigianato Fino dai tempi più antichi i montanari dell'Alto Casentino, disponendo di materia prima e, nel periodo invernale, di tempo libero dai lavori all'aperto, si dedicavano alla fabbricazione di oggetti in legno. Anche se la lavorazione del faggio a Badia Prataglia risaliva a tempi remoti (1286) solo con l'inizio dell'Ottocento si ebbe un ammodernamento delle tecniche di lavorazione, grazie soprattutto all'insegnamento di artigiani fatti venire dalle grandi città come Fiesole. In particolare fu introdotto l'uso del tornio che permise un incremento di produzione qualità.
Con l'Unità d'Italia lo sviluppo delle comunicazioni e l'incremento delle attività commerciali portarono a una maggior varietà degli articoli artigianali. Nell'Ottocento Badia Prataglia fu famosa anche per la sua industria della paglia, in particolare per la produzione di trecce per cappelli, sporte e ventole per attizzare il fuoco. Nel 1887 gli artigiani di locali vinsero il primo premio del Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio per la varietà degli oggetti (234). In seguito la lavorazione del legno si è dovuta perfezionare tecnicamente e stilisticamente la concorrenza dei lavori in ferro e l'aumento del costo della materia prima, e per la domanda di oggetti meno rustici.
Tra gli articoli: la produzione in castagno di utensili domestici, soprammobili, lampadari, cassapanche, oggetti per arredamento e altre suppellettili, e la lavorazione del faggio, quercia e cerro per la produzione manici per zappe e vanghe, taglieri e utensili domestici come mattarello, uova da rammendo, mortai.
Turismo La vocazione turistica del paese, già presente dalla fine del 1800, si è gradualmente evoluta e modernizzata, offrendo escursioni di carattere naturalistico (Parco, Riserva di Sassofratino), storico (Castello dei Conti Guidi in Poppi, Pievi romaniche casentinesi), religioso (Monastero di Camaldoli, Santuario della Verna) e sportivo (campo da golf nel vicino capoluogo di Poppi ecc.). La località offre alberghi, appartamenti e camere, un camping ed impianti sportivi.
L'Arboreto