Il concilio di Trento o concilio Tridentino fu il XIX concilio ecumenico della Chiesa cattolica, convocato per reagire alla diffusione della riforma protestante in Europa. L'opera svolta dalla Chiesa per porre argine al dilagare della diffusione della dottrina di Martin Lutero produsse la controriforma.CONTRORIFORMA, su Enciclopedia Italiana.
Il concilio di Trento si svolse in tre momenti separati dal 1545 al 1563 e, durante le sue sessioni, a Roma si succedettero cinque papi (Paolo III, Giulio III, Marcello II, Paolo IV e Pio IV). Produsse una serie di affermazioni a sostegno della dottrina cattolica che Lutero contestava. Con questo concilio la Chiesa cattolica rispose alle dottrine del calvinismo e del luteranesimo.
L'aggettivo tridentino viene ancora usato per definire alcuni aspetti caratteristici del cattolicesimo ereditati da questo concilio e mantenuti nei secoli successivi sino al concilio Vaticano I e II.
Storia Necessità di un concilio Esisteva l'esigenza di una riforma cattolica. e tra i primi a richiedere un concilio che risolvesse le questioni aperte con il papa fu lo stesso Martin Lutero, già nel 1520. La sua richiesta incontrò subito il sostegno di numerosi tedeschi, soprattutto di Carlo V d'Asburgo, che vi vedeva un formidabile strumento non solo per la riforma della Chiesa, ma anche per accrescere il potere imperiale. Tra i primi fautori bisogna ricordare anche il vescovo di Trento Bernardo Clesio e il cardinale agostiniano Egidio da Viterbo.
A tale idea si oppose invece fermamente papa Clemente VII, che, oltre a perseguire una politica filo-francese e ostile a Carlo V, da un lato vi vedeva i rischi di una ripresa delle dottrine conciliariste, dall'altro temeva di poter essere deposto (in quanto figlio illegittimo). L'idea di un Concilio riprese quota sotto il pontificato del successore di Clemente VII, papa Paolo III.
Egli in primo luogo allargò il collegio cardinalizio, con l'inserimento di figure che, in modo diverso, erano favorevoli a una riforma cattolica (come Reginald Pole, Giovanni Gerolamo Morone o i più moderati Gasparo Contarini e Giovanni Pietro Carafa); nel 1537 convocò quindi prima a Mantova e poi l'anno successivo, nel 1538, a Vicenza un'assemblea di tutti i vescovi, abati e di numerosi principi dell'Impero, ma senza ottenere alcun effetto (a causa del conflitto tra Francesco I e Carlo V). Vi erano inoltre differenze di vedute riguardo alle motivazioni e agli scopi del concilio: se Carlo V auspicava la ricomposizione dello scisma protestante, per il papato l'obiettivo era un chiarimento in materia di dogmi e di dottrina, mentre per i riformati era l'attacco dell'autorità del papa stessoCronaca universale della città di Mantova. Volume II..
Il fallimento dei colloqui di Ratisbona (1541) segnò un ulteriore passo per la rottura con i protestanti e la convocazione di un concilio fu giudicata improrogabile, per cui con la bolla Initio nostri del 22 maggio 1542, Paolo III indisse il concilio per il 1º ottobre dello stesso anno (Kalendas octobris) a Trento, sede poi confermata nella bolla Etsi cunctis del 6 luglio 1543, con cui si prorogava l'inizio del concilio a dopo la cessazione delle ostilità ancora in atto. Trento era stata scelta poiché, pur essendo una città italiana, era entro i confini dell'Impero ed era retta da un principe-vescovo; fu con la pace di Crepy che Paolo III poté finalmente emanare la bolla di convocazione, la Laetare Jerusalem (novembre 1544) e il Concilio si aprì solennemente a Trento il 13 dicembre 1545, III domenica di Avvento, nella cattedrale di San Vigilio, a fare gli onori di casa il principe-vescovo Cristoforo Madruzzo.
Prima fase del concilio
Prima di scegliere Trento per i motivi già detti fu proposta la città di Mantova come sede, dove in effetti vi era già stato convocato una prima volta nel 1536 con la Bolla pontificia di Paolo III Ad Dominici gregis curamLa «Scuola Grande» di Eleonora Gonzaga. L'educazione femminile a Mantova nel '500, di Federica Nicoli.. Si pensò anche a Vicenza e Ferrara, poi queste proposte vennero superate. Così il concilio iniziò a Trento (dal 1545 al 1547), dove si tennero le prime otto sessioni. Dal 1º maggio 1551 al 28 aprile 1552 due sessioni si tennero a Bologna nella Basilica di San Petronio per via di alcuni casi di tifo petecchiale che si temeva fosse peste.Il Concilio di trento e il cardinale Ercole Gonzaga, da Biblioteca Maldotti di Guastalla.
Nelle prime fasi furono presenti pochi prelati, quasi tutti italiani, con l'eccezione di personalità legate all'evangelismo, come il cardinale Reginald Pole, ed il controllo sui lavori fu esercitato dai delegati pontifici. Vennero inizialmente approvati i regolamenti e l'ordine di discussione degli argomenti. Si venne ad un compromesso fra le istanze imperiali e quelle papali, e i decreti di natura dogmatica vennero trattati con pari dignità di quelli riguardanti questioni disciplinari. Si riaffermò il simbolo niceno-costantinopolitano, si confermarono i canoni della Sacra Scrittura e si ribadì la loro ispirazione biblica. La Vulgata divenne testo ufficiale senza accettare la dottrina del libero esame delle Scritture (la loro interpretazione spetta solo alla Chiesa).
Si affrontò la dottrina riguardante il peccato originale (decreto del 17 giugno 1546), poi si trattò della giustificazione teologica (decreto del 13 gennaio 1547). Si affermò che il battesimo lava dal peccato ma che nel battezzato rimane una concupiscenza (causa, tentazione del peccato). Si discusse dello stato di grazia inteso come una qualità che, quando ricevuta, diviene propria dell'uomo. La persona che riceve la grazia quindi cambia realmente, sia in sé sia in un nuovo comportamento, con atti meritori che a loro volta confermano e incrementano la grazia. Gli atti sono una conseguenza della grazia, ma sono necessari, perché è comunque necessaria la volontà di abbracciare la fede.Istoria del Concilio di Trento, di Sforza Pallavicino p. 24.
Vennero condannate le tesi luterane sulla giustificazione: sia per quanto riguarda ciò che è necessario a conseguirla (Lutero affermava che bastava la sola fede) sia per quanto riguarda le conseguenze sul giustificato (secondo Lutero i peccati rimangono e la persona non muta ma la fede fa sì che non vengano più imputati).
Venne inoltre condannata la teoria calvinista della predestinazione degli Eletti e venne evidenziato il ruolo della libertà umana nella propria salvezza. Non venne trattata in modo esteso la questione dell'Immacolata concezione: il concilio si limitò a dire che le affermazioni sul peccato originale espresse negli stessi documenti non riguardavano la «beata ed immacolata vergine Maria» e che venivano soltanto riprese le indicazioni di Sisto IV (già istitutore della festa dell'Immacolata) in merito alla questione, secondo le quali non era possibile indicare come eretica né l'affermazione contraria né quella favorevole dell'Immacolata concezione di Maria, in quanto la Chiesa non aveva ancora espresso un parere definitivo.
Si stabilirono alcuni decreti di riforma, tra i quali il divieto di predicazione ai questuanti, il dovere di residenza come condizione per la rendita dei benefici ecclesiastici e l'obbligo di residenza dei vescovi nelle loro diocesi. Avveniva infatti che i benefici ecclesiastici e i vescovati venissero assegnati generalmente ai nobili, senza che a ciò corrispondesse effettivamente l'obbligo di residenza e lo svolgimento dell'incarico.
Nella VII sessione venne infine ribadita la dottrina generale dei sette sacramenti, ritenuti istituiti da Gesù Cristo ed efficaci indipendentemente dalla loro esecuzione (ex opere operato). Vennero quindi esaminati nel dettaglio i sacramenti del battesimo e della confermazione. Di rilievo la figura di Luigi Bardone, teologo pavese, che presentò i nuovi dogmi a Carlo V. I lavori vennero quindi interrotti per via dei contrasti tra Paolo III e l'imperatore Carlo V.
Seconda fase del concilio
La morte di Paolo III e l'elezione, dopo tre mesi di conclave, di Giulio III a papa portarono nel maggio 1551 a una riapertura del concilio che vide una maggioranza di vescovi imperiali e l'astensione della FranciaIl pontefice aveva inviato il nipote Gian Battista Del Monte a combattere nel Ducato di Parma contro i francesi. Per tale decisione i prelati francesi non si presentarono al concilio. (i contrasti tra impero e papato non erano diminuiti).Il regio economato: il controllo statale sul clero nella Lombardia asburgica e nei domini sabaudi, di Giorgio Dell'Oro. Erano presenti, per la Germania, gli arcivescovi elettori di Magonza, Treviri e Colonia. Su richiesta dell'imperatore Carlo V, dall'ottobre 1551 al marzo 1552 si presentarono anche tredici rappresentanti dei protestanti tedeschi, inviati dal principe elettore Gioacchino II di Brandeburgo, dal duca Cristoforo di Württemberg, da sei importanti città imperiali della Germania Superiore e dal principe elettore Maurizio di Sassonia.
Le trattative con loro non approdarono a nulla, perché furono poste condizioni inaccettabili, quali la sospensione e la ridiscussione di tutti i decreti già approvati, il rinnovamento dei decreti di Costanza e Basilea sulla superiorità del concilio sul Papa, e lo scioglimento dei membri del concilio dal giuramento di obbedienza al Papa.
Vennero quindi riprese le discussioni sui sacramenti: nella XIII sessione venne ribadita la presenza reale di Cristo nell'eucaristiaIstoria del Concilio di Trento, di Sforza Pallavicino, p. 156., la sua istituzione nell'Ultima cena e la dottrina della transustanziazione; si affermò quindi l'importanza del sacramento e vennero confermate le pratiche di culto e di adorazione ad esso collegate (come l'adorazione eucaristica e la festa del Corpus Domini). Nelle sessioni successive si riaffermò l'importanza dei sacramenti della penitenza (o confessione) e dell'unzione degli infermi, rifiutati da Lutero ma considerati dalla Chiesa cattolica istituiti direttamente da Cristo. Nell'aprile del 1552 il concilio venne di nuovo sospeso a causa delle guerre che vedevano coinvolte le truppe imperiali e i principi protestanti.
Terza e ultima fase del concilio
Alla morte di Giulio III nel 1555 si susseguirono i pontefici Marcello II (al soglio pontificio per soli 23 giorni) e Paolo IV il quale, riponendo poca fiducia nell'assise conciliare, tentò di effettuare una riforma con altri metodi, potenziando il Sant'Uffizio e pubblicando nel 1559 l'Indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum), un elenco di testi la cui lettura veniva proibita ai fedeli per via di contenuti eretici o moralmente sconsigliabili.
Nel 1559 divenne quindi papa Pio IV, il quale con l'aiuto del nipote cardinale Carlo Borromeo, futuro arcivescovo di Milano, riaprì, nel 1562, i lavori conciliari. Venne affrontata la questione del sacrificio della Messa, considerato memoriale e "ripresentazione" in maniera reale dell'unico sacrificio di Gesù sulla croce, sacerdote e vittima perfetta, condannando con ciò le idee luterane e calviniste della Messa come semplice "ricordo" dell'ultima cena e del sacrificio di Cristo.
Nella XXIII sessione si riaffermò il valore del sacramento dell'ordine, considerato istituito da Gesù, e la legittimità della struttura gerarchica della Chiesa, costituita in primo luogo dal pontefice romano, successore di Pietro, e dai vescovi, successori degli apostoli. Vennero quindi approvati i decreti di riforma sulla necessaria istituzione di un seminario in ogni diocesi e sull'ammissione dei candidati al sacerdozio.