L'espressione guerra al terrorismo (in inglese, war on terror o global war on terrorism) è uno slogan politico usato dall'amministrazione statunitense Bush e dai media occidentali per riferirsi a una serie di operazioni militari internazionali iniziate dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti guidarono una coalizione di Paesi NATO e non-NATO in un'operazione militare diretta contro "le nazioni, organizzazioni o persone" accusate di aver "pianificato, autorizzato, commesso o aiutato" gli attentati dell'11 settembre.
Il presidente degli USA George W. Bush usò l'espressione "guerra al terrore" per la prima volta il 20 settembre 2001. Da allora, l'amministrazione Bush e i media occidentali hanno usato il termine per identificare una lotta globale di natura militare, politica, legale ed ideologica nei confronti sia di organizzazioni classificate come terroriste, sia di alcuni Stati accusati di sostenerle o percepiti come una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e dei loro alleati, in particolare con riferimento al contrasto dei terroristi islamisti di al-Qāʿida e dei governi talebano in Afghanistan e baathista in Iraq.
L'espressione è stata abbandonata nel 2009 dall'amministrazione Obama, che ha preferito riferirsi all'insieme delle operazioni, anche militari, di antiterrorismo con espressioni come "operazioni d'oltremare" (in inglese, overseas contingency operations) e "contrasto all'estremismo violento" (in inglese, countering violent extremism).
Storia
Varie organizzazioni di militanti, effettuarono attacchi contro gli Stati Uniti e, seppur dapprima in misura minore, contro i loro alleati a partire dagli ultimi anni del XX secolo; tra i primi ricordiamo l'attentato alla discoteca di Berlino del 1986, seguito dall'attentato al World Trade Center del 1993. Negli attacchi successivi vennero colpiti altri obiettivi: nel 1996 ad esempio toccò alle Khobar Towers in Arabia Saudita.
Nell'insieme delle varie organizzazioni terroristiche un ruolo di primo piano lo assunse al-Qāʿida guidata da Osama bin Laden, un fondamentalista islamico, che formò in Afghanistan, che era governato dal regime islamico estremista dei Talebani fin dal 1996, una fitta rete terroristica. A seguito degli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 in Kenya e Tanzania, il Presidente Bill Clinton promosse l'Operazione Infinite Reach, una campagna in Sudan e in Afghanistan contro bersagli che erano stati identificati dagli Stati Uniti come alleati di al-Qāʿida. L'operazione tuttavia non riuscì ad eliminare i leader di al-Qāʿida o gli alleati Talebani, ed il 23 febbraio dello stesso anno il Fronte Islamico Mondiale diffuse un documento intitolato "Jihad contro i Giudei e i Crociati" dove venivano descritte le azioni americane come contrarie all"ordine di Allah". Nel 2000 venne tentato un attacco all'aeroporto internazionale di Los Angeles, me nell'ottobre dello stesso anno avvenne l'attentato allo USS Cole, un cacciatorpediniere in servizio nello Yemen.
La svolta però avvenne con gli attentati dell'11 settembre. L'entità delle conseguenze degli attentati dell'11 settembre 2001 negli USA, le diverse migliaia di morti e la distruzione completa delle due Torri Gemelle e di alcuni edifici minori appartenenti al complesso del World Trade Center, hanno spinto Bush a considerare quella contro il terrorismo come una vera e propria guerra: nel suo discorso tenuto sul luogo dell'attentato, pochi giorni dopo la tragedia, lo stesso Presidente statunitense annunciava una lunga e difficile "guerra" al terrorismo internazionale che si sarebbe dovuta combattere a lungo. L'enorme portata degli attacchi, al Pentagono e al Volo United Airlines 93) provocò la risposta statunitense, con l'invasione dell'Afghanistan nell'Operazione Enduring Freedom e il rovesciamento del regime Talebano in quel paese.
Nel 2001 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottò la risoluzione 1373, che obbligava tutti gli stati a criminalizzare l'assistenza alle attività terroristiche, negare il supporto finanziario e la protezione ai terroristi. Inoltre veniva imposta la condivisione delle informazioni sui gruppi organizzati terroristici. Nel 2005 il Consiglio di Sicurezza approvò la risoluzione 1624, che riguardava l'istigazione al terrorismo e l'obbligo di aderire alle leggi internazionali sui diritti umani. Anche se le due risoluzioni richiedono obbligatoriamente alle nazioni un rapporto annuale sulle attività antiterroristiche, gli Stati Uniti e Israele si sono rifiutati di inviare questi rapporti.
Il 20 settembre 2001, durante una sessione congiunta del Congresso, il Presidente George W. Bush lanciò il concetto di guerra al terrorismo affermando:President Bush's Address on Terrorism Before a Joint Meeting of Congress.
Bush non disse quando lo scopo della guerra al terrorismo sarebbe stato raggiunto (in precedenza, dopo essere sceso dall'elicottero presidenziale domenica 16 settembre 2001, Bush commentò: "Questa crociata, questa guerra al terrorismo durerà molto". Successivamente l'ex presidente si scusò per queste parole a causa della connotazione negativa della parola "crociata" nelle persone di fede islamica).
Il Presidente Barack Obama, nel suo discorso inaugurale tenuto il 20 gennaio 2009 affermò:
Con il cambiamento di strategia dell'amministrazione Obama, la frase-slogan di "Guerra al terrore" è caduta in disuso, anche perché legata ai fallimenti del predecessore. A partire dal 2009, l'espressione è stata abbandonata dall'amministrazione Obama, che ha preferito riferirsi all'insieme delle operazioni, anche militari, di antiterrorismo con espressioni come "operazioni d'oltremare" (in inglese, overseas contingency operations) e "contrasto all'estremismo violento" (in inglese, countering violent extremism). Nel 2013, Obama ha criticato l'espressione, affermando:Obama's Speech on Drone Policy.
Caratteristiche generali Sebbene la locuzione non sia stata usata ufficialmente dall'amministrazione del presidente Barack Obama, che gli preferisce "operazione di contingenza all'estero", è ancora comunemente in uso da parte di politici, dei media e in particolari contesti, come nel caso della Medaglia di Servizio nella Guerra Globale al Terrore Statunitense.
Primo esito della nuova politica, le due invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq, hanno avuto scenari diversi, in quanto l'Afghanistan era noto quale paese ospitante le basi di al-Qāʿida, considerata responsabile degli attacchi suicidi sul suolo americano.
Del tutto diverso invece lo scenario per l'attacco all'Iraq. L'Amministrazione americana all'epoca espresse su basi dottrinali la possibilità di perseguire i suoi nemici armati anche attraverso una guerra preventiva. Secondo le teorie della nuova destra americana, il terrorismo troverebbe riparo e finanziatori occulti soprattutto nei paesi ove manca una democrazia compiuta. Alcuni Stati vicino e medio-orientali avrebbero tollerato non solo la presenza di noti terroristi sul loro suolo ma spesso ne avrebbero appoggiato più o meno apertamente le rivendicazioni.
Tale approccio risulta comprovato per quanto riguarda l'Afghanistan, ma non per quanto invece concerne l'Iraq che, nel settembre 2006, gli stessi USA hanno dovuto riconoscere essere stato completamente estraneo al terrorismo internazionale nel corso della pur sanguinosa presidenza di Saddam Hussein. La scelta di attaccare l'Iraq piuttosto che l'Iran o la Siria, altri "paesi canaglia", indicati quali contigui se non proprio sostenitori del terrorismo, è stata operata quindi su supposizioni e informazioni della CIA, dimostratesi poi infondate e relative alla presenza in Iraq di armi di distruzione di massa.
Definizione operativa nella politica estera USA
La definizione di terrorismo degli Stati Uniti è contenuta nel Federal Criminal Code. Nel Titolo 19, Parte I, Capitolo 113B del Codice viene definito il terrorismo e i crimini associati ad esso Nella sezione 2331 del Capitolo 113b, il terrorismo è definito come:
Il presidente Bush affermò che:
Obiettivi statunitensi
L'amministrazione Bush ha definito i seguenti obiettivi nella Guerra al Terrorismo:NATIONAL STRATEGY FOR COMBATING TERRORISM
Sconfiggere i terroristi e distruggere le loro organizzazioni Identificare, localizzare e distruggere i terroristi assieme alle loro organizzazioni Negare la sponsorizzazione, il supporto e l'asilo ai terroristi Terminare la sponsorizzazione degli stati al terrorismo Stabilire e mantenere uno standard internazionale di responsabilità nella lotta al terrorismo Rafforzare e sostenere gli sforzi internazionali antiterroristici Cooperare con gli stati volenterosi Rafforzare gli stati deboli Persuadere gli stati riluttanti Convincere gli stati avversi Interdire e disgregare il supporto materiale ai terroristi Eliminare i rifugi e le protezioni ai terroristi Diminuire le condizioni che sono utilizzate dai terroristi Collaborare con la comunità internazionale per rafforzare gli stati deboli e prevenire l'insorgenza del terrorismo Vincere la guerra degli ideali Difendere i cittadini statunitensi e i loro interessi sia internamente che all'estero Implementare la Strategia Nazionale per la Sicurezza Interna (Nation Strategy for Homeland Security) Raggiungere il "Domain Awareness" Migliorare le misure per l'integrità, l'affidabilità e la disponibilità delle infrastrutture critiche sia fisiche che basate sull'informazione all'interno del paese e all'estero Integrare le misure per proteggere i cittadini statunitensi all'estero Assicurare la capacità di gestione integrata degli incidenti
Combattenti nemici illegali Il 7 febbraio 2002 il Presidente Bush dichiara che Al Qaeda e i talebani saranno da ora ritenuti con lo status di Combattenti nemici illegali, una formula nuova non contemplata nel lessico del diritto internazionale umanitario. Preoccupazioni per il nuovo status vengono sollevate dalle associazioni dei diritti umani che temono l'aggiramento delle Convenzioni di Ginevra, anche l'organismo dei legali dell'esercito USA Judge Advocate General contesta che ciò possa causare enormi rischi per i militari americani dispiegati nel mondoAhmed Rashid, Caos Asia, Feltrinelli, 2008, p. 525, ISBN 978-88-07-17157-4. Cap. 14, pag. 345.
Cronologia delle operazioni più importanti
Africa Corno d'Africa
In questa regione è stata estesa l'Operazione Enduring Freedom, con il nome di "OEF-HOA" (Operation Enduring Freedom - Horn Of Africa). A differenza delle altre operazioni, la OEF-HOA non ha come obiettivo un'organizzazione specifica.
La OEF-HOA focalizza gli sforzi per neutralizzare e rilevare le attività dei militanti nella regione e per collaborare con i governi volenterosi per prevenire l'insorgenza di celle militanti e relative attività.
Nell'ottobre 2002, la "Combined Joint Task Force - Horn of Africa" (CJTF-HOA) venne stabilita nel Gibuti e contiene circa 2 000 effettivi, tra cui militari statunitensi, forze speciali e membri della forza di coalizione "Combined Task Force 150".
La Task Force 150 è costituita da navi appartenenti a varie nazioni, tra cui Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Pakistan, Nuova Zelanda, Spagna, Regno Unito. L'obiettivo primario consiste nel monitorare, ispezionare, abbordare e fermare convogli sospetti in ingresso al Corno d'Africa.
In questa operazione sono state addestrate unità selezionate proveniente dalle forze armate del Gibuti, del Kenya e dell'Etiopia per apprendere tattiche di anti-terrorismo e anti-insurrezione. Tra le attività umanitarie condotte dalla CJTF-HOA sono comprese la ricostruzione di scuole e di cliniche mediche, oltre alla somministrazione di servizi sanitari alle nazioni da cui provengono le forze militari addestrate.