Fu attivo a cavallo tra il periodo del manierismo e il barocco. Formatosi a Firenze, sotto la guida di Alessandro Allori e Bernardo Buontalenti, operò a Firenze e negli ultimi anni della sua vita a Roma, durante il pontificato di papa Paolo V Borghese. Fu compagno di studi e grande amico di Galileo Galilei. Durante la sua vita artistica si occupò di pittura, arti plastiche, anatomia pittorica, scenografia, letteratura e musica. Ebbe il merito di aver portato il manierismo a Firenze e di essere accolto tra i primi all'Accademia della Crusca. Negli ultimi anni della sua vita fu nominato cavaliere di Malta.

Il suo lontano discendente è stato l'attore e doppiatore Emilio Cigoli (1909-1980).

Biografia Origini e formazione

Figlio di Giovan Batista Cardi e Ginevra del Mazzi (Mazza o Mazzi)Anna Matteoli, Lodovico Cardi-Cigoli pittore e architetto, Giardini editori e stampatori - Pisa, 1980, p.449 albero genealogico della famiglia Cardi da Cigoli, nacque il 21 settembre 1559 in un'abitazione presso l'odierna Villa Sonnino, nel castello di Cigoli, oggi borgo medioevale posto su un colle nel comune di San Miniato, in Toscana, dal quale il Cardi acquisì lo pseudonimo de "Il Cigoli".

Iniziò il suo percorso seguendo studi umanistici a Empoli sotto la guida del prelato Bastiano MorelloneAnna Matteoli, Lodovico Cardi-Cigoli pittore e architetto, Giardini editori e stampatori - Pisa, 1980, p.56 nota 39, fino all'età di 13 anni. Nello stesso periodo la famiglia Cardi si trasferì a Firenze, e Lodovico, seguendo il consiglio del senatore Jacopo Salviati, si presentò presso la bottega di Alessandro Allori, allievo ed erede di Agnolo Bronzino, che teneva studi di anatomia pittorica nei chiostri di San Lorenzo.

Sotto la guida dell'Allori, fervente michelangiolista, compositore freddo ma disegnatore estremamente preciso e minuto, iniziò un periodo quadriennale di apprendistato artistico, dal 1574 al 1578, trascorrendo "i giorni e talora l'intere notti fra quelle malinconiche operazioni"Anna Matteoli, Lodovico Cardi-Cigoli pittore e architetto, Giardini editori e stampatori, Pisa, 1980, p. 57 in citazione da Filippo Baldinucci, Vita di Lodovico Cardi-Cigoli, 1702. Nello stesso anno partecipò al concorso per l'ingresso all'Accademia. Il quadro che egli dipinse per l'ammissione, Caino e Abele (andato perduto), venne giudicato il migliore tra quelli presentati. Nel 1581 collaborò con l'Allori nelle decorazioni della Galleria degli Uffizi; negli anni successivi dipinse la Vestizione di s. Vincenzo Ferreri e Cristo al Limbo per il chiostro grande della Basilica di Santa Maria Novella, e la Nascita della Vergine per la Chiesa della Santissima Concezione.

Fu forse lo stretto contatto con i cadaveri, sicuramente l'aria insalubre della città, che fece ammalare di "mal caduco" il Cigoli e lo costrinse a un ritorno alle campagne del suo borgo natio negli anni compresi tra il 1581 e il 1584Franco Faranda, Ludovico Cardi detto il Cigoli, De Luca Editore, Roma, 1986. A tale periodo si attesta il ciclo delle opere giovanili del Cigoli, costituito dal Noli me tangere della chiesa del conservatorio di Santa Chiara a San Miniato e lAnnunciazione della cappella dell'ospedale Serristori di Figline Valdarno.

Esordi come architetto e scenografo

A richiamarlo a Firenze fu Bernardo Buontalenti, illustre architetto della corte medicea, dal quale il Cigoli aveva preso delle lezioni di architettura e di prospettiva durante il suo primo periodo fiorentino. Sotto di lui progettò un modellino della facciata di Santa Maria del Fiore e nel 1596, ispirandosi alle colonne dell'atrio della Cappella dei Pazzi del Brunelleschi, il cortile del Palazzo Nonfinito, nonché la loggetta di Palazzo Corsi-Tornabuoni, in via dei Tornabuoni. Come architetto il Cigoli si mise in evidenza per la sua originalità, frutto di un compromesso fra la tendenza classicista e lo stile manieristico fiorentinoLe muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol. III, p. 290. Inoltre sempre sotto il Buontalenti lavorò alla decorazione della tribuna degli Uffizi e ai disegni scenografici per le feste della corte medicea.

Dalle lezioni del Buontalenti e dai consigli di Galileo Galilei, illustre amico al quale sarà legato per tutta la vita, come attesta l'ampio carteggio intercorso tra i due, nacque il Trattato di prospettiva, opera emblematica del Cigoli conservato oggi nel Gabinetto dei disegni e delle stampe della Galleria degli Uffizi.

Progressi artistici Contemporaneamente, oltre agli studi di architettura e disegno, il Cigoli coltivò molto anche la pittura: fu proprio in questo periodo che fu influenzato dalla "contro-maniera" di Santi di Tito, che a Firenze promuoveva la tradizione pittorica di Andrea Del Sarto, dipingendo in uno stile ispirato a Correggio e Tiziano, riscontrabile nelle due opere della Madonnina di Budapest e della Trinità del refettorio di Santa Croce. Con Gregorio Pagani, suo grande amico, fondò anche un'accademia indipendente nello studio di Girolamo Macchietti, nella quale insegnava a disegnare "dal naturale"Filippo Baldinucci, Vita di Lodovico Cardi-Cigoli, 1702, citazione in Anna Matteoli, Lodovico Cardi-Cigoli pittore e architetto, Giardini editori e stampatori, Pisa, 1980, p. 62 e si ricercava una coloritura più naturalistica.

Nello stesso periodo gli vennero commissionati i due affreschi raffiguranti il Salvatore nel Limbo e la Vestizione di san Vincenzo Ferreri del chiostro Grande di Santa Maria Novella e la tavola della Resurrezione del Signore, opera dai connotati manieristi, destinata alla cappella del Palazzo Ducale e oggi conservata ad Arezzo.

Primo periodo alla corte dei Medici

Grazie al Buontalenti, e come dimostrano le notule di pagamento e le missive presenti all'archivio di Stato di Firenze, il giovane Lodovico fece il suo ingresso alla corte medicea. Conobbe il granduca Francesco I de' Medici, don Giovanni e Ostilio Ricci maestro di corte, il quale fu l'insigne maestro di matematica e prospettiva di Galileo e del Cardi. Le prime opere commissionategli furono sette ritratti, eseguiti nel 1588 e inviati a Mantova, e l'anno successivo alcune pitture riguardanti i suoi più importanti committenti, il granduca Ferdinando e la moglie Cristina di Lorena, che avevano come tema le loro nozze. Per qualche anno più tardi dipingerà una tela della Resurrezione per una cappella di palazzo Pitti e un affresco nella villa Petraia. Il 26 luglio 1588, il Cigoli, insieme ai suoi fratelli, prenderà definitivamente la cittadinanza fiorentina affermando di vivere in città da "circa 20 anni" e di dedicarsi ad "arti et esercizi honorati"Miles Chappell, "Cardi Lodovico, Detto Il Cigoli (Civoli)", in Dizionario Biografico degli Italiani, G. Treccani, Roma, 2010 (Arch. di Stato di Firenze, Duegento, ms. 143, p. 71)

Viaggio in Umbria e in Lombardia: gli incontri con Barocci e Correggio Un viaggio, databile nella prima metà degli anni novanta del Cinquecento, ad Arezzo e in Umbria, a Perugia, insieme al PassignanoFilippo Baldinucci, Vita di Lodovico Cardi-Cigoli, 1702, citazione in Anna Matteoli, Lodovico Cardi-Cigoli pittore e architetto, Giardini editori e stampatori, Pisa, 1980, p. 62., segnò ufficialmente l'inizio del ciclo manierista del Cardi. In queste due città infatti poterono ammirare due opere di Federico Barocci, quali la Madonna del popolo e la Deposizione di Croce, le quali sicuramente colpirono indelebilmente il Cigoli, tanto che "nel veder che fecero opera sì bella, furono per isbalordire; e Lodovico, che fino a quel giorno s'era tal volta lasciato intendere che, per quanto aveva fino allora veduto d'opere de' viventi maestri, non s'era presa di loro molta paura, nel vedere questa seconda opera del Barroccio, si diede per vinto". Da questa esperienza, una volta tornato a Firenze, iniziò il filone pittorico ispirato al Correggio. Un altro viaggio, citato dal Baglione, questa volta in Lombardia, ha come scopo quello di studiare le opere dei pittori dell'Italia settentrionale e in particolare del Correggio, dal quale apprese l'uso dei colori caldi.

Maturità pittorica

A questo periodo sono riconducibili le opere commissionate al Cigoli dalle conterranee cittadine del Valdarno, Fucecchio, Empoli, Montopoli, Pontedera, Pontorme e da altre importanti città della Toscana come Cortona, Pistoia. Ebbe inoltre importanti committenti italiani, come il filosofo e medico Girolamo Mercuriale da ForlìFilippo Baldinucci, Vita di Lodovico Cardi-Cigoli, 1702, citazione in Anna Matteoli, Lodovico Cardi-Cigoli pittore e architetto, Giardini editori e stampatori, Pisa, 1980, p. 64, il quale ordinò la Cena in casa del fariseo, conservata oggi alla Galleria Doria a Roma.

Fu sicuramente il decennio compreso tra il 1591 e il 1601, quello più prolifico del Cigoli, nel quale, oltre che ad affermare e consolidare "la sua Maniera" pittorica, egli inizia a rivestire le sue opere di una certa profondità psicologica. A questo periodo appartengono quadri come la Maddalena Penitente, San Francesco in orazione, il San Pietro Martire e il San Francesco riceve le stimmate e l'emblematica pala d'altare per la chiesa di Montedomini che ritrae il Martirio di santo Stefano del 1597, che Pietro da Cortona definì "la più bella di quante egregie pitture possiede la nostra città, che in ogni tempo fu madre di singularissimi professori"Filippo Baldinucci, Vita di Lodovico Cardi-Cigoli, 1702, citazione in Anna Matteoli, Lodovico Cardi-Cigoli pittore e architetto, Giardini editori e stampatori, Pisa, 1980, p. 68, in riferimento alle altre opere già presenti a Firenze.

Alla fine del Cinquecento il Cigoli riprese anche gli studi di anatomia sotto il celebre anatomista fiammingo Teodoro Majern, che impartiva lezioni presso l'ospedale di Santa Maria Nuova. E a questi anni è riconducibile la modellazione dello "scorticato", statuetta "intera di circa un braccio"Filippo Baldinucci, Vita di Lodovico Cardi-Cigoli, 1702, citazione in Anna Matteoli, Lodovico Cardi-Cigoli pittore e architetto, Giardini editori e stampatori, Pisa, 1980, p. 70 in cera riproducente le fasce muscolari di un corpo umano, oggi al Museo del Bargello. Era prassi di quelle scuole utilizzare dei modellini riproducenti parti anatomiche, sui quali gli allievi potessero effettuare i loro studi. In quegli anni il Cardi era sicuramente tra i massimi pittori attivi a Firenze. Possedeva una grande bottega personale nella quale lavoravano molti suoi compagni e allievi, tra i quali Andrea Commodi, i Parigi, Clemente Porcellini, il Cili, e i giovani Giovanni Bilivert e Cristofano Allori. Il talento del Cardi era riconosciuto non solo nell'ambito artistico, ma anche negli ambienti intellettuali; divenne membro nel 1597 dell'Accademia Fiorentina e fu tra i primi, nel 1603, a far parte dell'Accademia della Crusca, inoltre ed era stimato come musicista, oratore e poeta. Certamente la sua arte lirica e molto colta ebbe notevoli influssi dalla frequentazione di questi ambienti intellettuali e di particolari amicizie, quali il Davanzati, il Mercuriale e il poeta Michelangelo Buonarroti il Giovane.