Nella sua vita, rivolta alla difesa dei diritti umani, le sue scelte, la sua azione politica, l'esercizio della professione d'ingegnere, rivolti sia alla salvaguardia sia al progresso, furono dedicati al sostegno e allo sviluppo della Sardegna.
Biografia Trascorse l'infanzia, l'adolescenza e parte della giovinezza nella città natale, Cagliari. Il padre originario del nord aveva un laboratorio di ottica e fotografia a Cagliari nella centralissima Via Manno. Viaggiò in varie parti d'Italia e all'estero. Dopo la morte del padre, fu incoraggiato dalla madre a continuare gli studi alla Regia Facoltà di Matematica di Cagliari, dov'era apprezzato dai suoi insegnanti, scienziati di fama come Domenico Lovisato paleontologo, e Antonio Fais di calcolo infinitesimale.
Continuò gli studi a Milano, al Regio Istituto Tecnico o Politecnico, laureandosi in ingegneria industriale nel 1914, il diploma in architettura e vari titoli di specializzazione nel 1915. Ideologo e fondatore, nel primo periodo del XX secolo, del Movimento per la rinascita della Sardegna, definito anche "Rinascimento sardo", sorto per favorire il superamento dello stato di povertà del popolo sardo, per combattere contro il protezionismo, fondò a Cagliari il giornale Sardegna con Attilio Deffenu.
Partecipò a Milano a movimenti per i diritti civili e umani, in particolare per il diritto di voto. In un primo momento interventista, si schierò poi per il non intervento. Dopo la prima guerra mondiale fondò a Cagliari i giornali Il Popolo Sardo nel 1917 e Il Solco nel 1919.
In Piazza dei Martiri aprì uno studio d'ingegnere in società, realizzando progetti a Cagliari e altrove. Collaborò alla risistemazione dell'Orto Botanico di Cagliari. Partecipò ad alcune iniziative della Società Ginnastica "Amsicora" di Cagliari; prima come atleta e successivamente istruttore tecnico di nuoto e atletica. Realizzò opere e strutture per la pratica sportiva. Progettò lo Stadio Amsicora di Cagliari, nei terreni dell'ex colonia penale di San Bartolomeo.
Fu progettista di allestimenti per le fiere di maggio, tra cui quella del 1921, costruì la galleria d'arte e nel luglio dello stesso anno, col pittore Felice Melis Marini, promosse la prima mostra d'arte sarda con la novità dell'apertura alla partecipazione delle artiste, tra cui ricordiamo Edina Altara. Fondatore di un'associazione "Famiglia Artistica Sarda" e di un movimento per l'autonomia, si batté per la diffusione della cultura e per la ricerca e riscoperta dell'arte in Sardegna. Si dedicò più volte all'insegnamento. Nel 1919/20 insegnò Calcolo Infinitesimale alla Facoltà di Matematica di Cagliari, più tardi insegnò nel liceo di Oristano.
Impegnato in politica, fondò a Oristano il Partito Sardo d'Azione con Emilio Lussu e Camillo Bellieni.
Nell'ottobre 1921, fu aggredito a Cagliari da squadracce fasciste; accusato ingiustamente, la sede de Il Solco fu distrutta e copie del giornale bruciate in piazza. Ferito, riuscì a fuggire e a imbarcarsi su un cargo alla Darsena di Cagliari. Si ritrovò in Tunisia. Rientrato in Italia, partì per Milano dove visse sotto falso nome, lavorando in un'officina. Fu poi assolto dalle accuse. Rientrato in Sardegna, nel 1923 partecipò a un concorso per l'incarico di ingegnere-capo dell'Ufficio tecnico del Municipio di Oristano che vinse.
A Oristano realizzò varie opere pubbliche tra cui l'acquedotto, un caseggiato scolastico, fattorie, oleifici, la Scuola d'Arte Applicata, il Monumento ai Caduti, l'Altare del Crocifisso di Nicodemo nella chiesa di San Francesco. Nel Campidano e in altre località realizzò bonifiche e trasformazioni fondiarie.
Nel 1925 Paolo Pili in qualità di federale inaugurò la Scuola d'arte applicata con l'ing. Davide Cova, lo scultore Francesco Ciusa e il pittore Carmelo Floris. Nel 1928 Davide Cova si sposò con Maria Rosa Fara, insegnante, ebbero sei figli. Per non aver ritirato la tessera del Partito Nazionale Fascista, come lui stesso disse, essendo di fede sardista, "per lealtà ", nel 1929 fu privato del posto di lavoro. La scuola d'arte fu chiusa e lui fu considerato sorvegliato Dopo la caduta del fascismo fu sindaco di Oristano lavorando incessantemente per il benessere della popolazione in quegli anni di guerra. I bombardamenti a Cagliari distrussero gran parte della città compreso il negozio di ottica dei genitori. L'attività nel Partito rimasta clandestina, riprese e organizzò il primo congresso di Oristano. Progettò altre opere pubbliche a titolo gratuito, tra cui il pontile nel Golfo di Oristano, il Museo Antiquarium Arborense, il piano regolatore, e a Cagliari partecipò alla ricostruzione della città distrutta dai bombardamenti del febbraio 1943. Partecipò alla stesura dello statuto regionale. Morì a Oristano, sul treno per Cagliari il 9 maggio 1947.
L'azione politica e sociale
Ancora giovanissimo Davide Cova si occupò della "Questione Sarda" con un gruppo di amici e studiosi riuniti a Cagliari per analizzare i grandi problemi sorti nei secoli in cui l'Isola fu luogo di pena o da depredare che continuavano irrisolti a mantenere la Regione in stato di miseria, mancanza di scuole, di strade, di industrie e leggi adeguate. La presenza dello Stato nella Sardegna, fin verso la fine dell'Ottocento, era stata soprattutto per gli avventi fiscali: anche gli studi condotti sulla società e sull'economia avevano avuto, ancora agli inizi del nuovo secolo, questo principale scopo.
Il malessere generale contribuiva ad alimentare ancor più conflitti e faide all'interno delle comunità, specialmente nello zone che restavano maggiormente isolate per la scarsa viabilità. Davide Cova desiderando una società più giusta fondò tra il 1909-1910 un movimento politico, in parte d'ispirazione mazziniana, il "Movimento Sardo" definito "rinascimento sardo" che iniziava la sua azione col promuovere nei sardi la consapevolezza dell'identità, il senso del valore della propria cultura, l'amore per la propria terra devastata anche dal disboscamento, voluto prima dal Cavour e ancora attivo per la carbonizzazione dei restanti boschi.
Nello stesso periodo, sempre a Cagliari, fondò con Attilio Deffenu il giornale "Sardegna" illustrato dal pittore Mario Delitala, che intendeva portare avanti gli ideali del Movimento Sardo, in particolare: liberare la Sardegna dal protezionismo che favoriva le fabbriche del Nord e impediva qualsiasi attività all'imprenditoria locale sarda, promuovere l'arte e l'espressione nelle sue varie forme, quali mezzi importanti per comunicare, educare, produrre, sviluppare una maggior coscienza politica tra i sardi. Davide Cova bussò alle porte di ministri e uomini di potere per far conoscere la situazione della Sardegna.
Si recò anche dal ministro Giovanni Giolitti al quale presentò una dettagliata relazione sui problemi isolani; dal Ministro ebbe in risposta la promessa del suo intervento a sostegno della Sardegna "purché s'approntassero progetti di una certa entità di cui il territorio abbisognava e per i quali sarebbero occorsi capitali pubblici e privati". Nel 1911 in Sardegna iniziarono i lavori per la costruzione delle centrali elettriche sul fiume Tirso e sul Coghinas.
Davide Cova aderì a movimenti culturali e per le conquiste dei diritti umani; collaborò al "Movimento per il suffragio universale" e per i Diritti dei Lavoratori, fu impegnato per il Mezzogiorno e diede sostegno al nascente "Movimento per la Liberazione della Donna" specialmente dopo la legge elettorale sul suffragio universale, approvata nel 1913, che escluse le donne dal diritto di voto.
In conseguenza della lentezza di risposte da parte del Ministero, si recò a Roma con altri esponenti del Movimento Sardo, tra cui Deffenu e Sanna, per protestare contro le inadempienze e la noncuranza verso l'isola. Ricevuti da rappresentanti del Ministero, i delegati ottennero alcune promesse, non mantenute negli anni successivi. A Milano erano frequenti scontri e tafferugli tra interventisti e non interventisti, comizi che sfociavano in risse e che terminavano con l'intervento della polizia.
Davide Cova non era favorevole all'intervento, ritenendo più saggia la soluzione diplomatica, pensando alle conseguenze che avrebbero portato a interrompere il nuovo discorso da portare avanti, in Sardegna e nel resto d'Italia, le nuove idee in molti campi, sia sociali sia economici. Non dello stesso avviso Deffenu il quale fu tra coloro che si lasciarono affascinare dall'idea interventista e nonostante avesse problemi di salute, dichiarò di volersi arruolare volontario e mise la sua firma in un proclama. Ai primi di luglio del 1915 i coscritti partivano per combattere: era scoppiata la prima guerra mondiale.
L'IDEA AUTONOMISTA
Verso la fine del 1918 Davide Cova fondava a Cagliari, con alcuni studiosi, Egidio Pilia, Filiberto Farci e Virgilio Caddeo il giornale Il Popolo Sardo dal carattere politico e culturale. Ci si proponeva di promuovere il progresso isolano mediante la diffusione di istruzione e cultura, il miglioramento dell'agricoltura e migliori condizioni nel campo del lavoro. Per poter risolvere i tanti problemi peculiari che non erano presi in considerazione dal governo centrale, di fondamentale importanza appariva, in particolare a Davide Cova la conquista dell'autonomia isolana. C'era stata la guerra 15-18 aveva aggiunto alla Sardegna nuovi problemi: Molti interruppero il lavoro, i loro studi, altri giovani erano morti in combattimento, molte braccia mancarono alle famiglie, inoltre ci fu una terribile epidemia che in Sardegna fece circa dodicimila morti, la Spagnola. In guerra persero la vita molti amici di Davide, tra cui dodici atleti della "Società Ginnastica Amsicora" di Cagliari che si era distinta, riportando con Loi nel 1912, l'oro alle Olimpiadi. Nel 1917 il compagno Attilio Deffenu (incrociatore ausiliario)Attilio Deffenu cadde in combattimento.
La nascita del Partito Sardo d'Azione