Il Parco archeologico nazionale di Urbs Salvia, nel comune di Urbisaglia (MC), è il parco archeologico più esteso delle Marche. Da ottobre 2021 Ufficio periferico di Palazzo Ducale di Urbino-Direzione Regionale Musei Nazionali delle Marche, DM 380 del 27/10/2021. Il parco ospita annualmente eventi museali, musicali e artistici. Il museo archeologico, ubicato nella moderna cittadina di Urbisaglia e temporaneamente chiuso per lavori (2025), conserva numerosi reperti e testimonianze archeologiche dalla città romana e dal territorio contermine.
Origine del nome Il nome della colonia di età graccana, fondata su un precedente conciliabulum, ci è noto grazie a Plinio il Vecchio che si riferisce ai suoi abitanti definendoli "Urbe Salvia Pollentini". In una fase successiva, l'antica colonia graccana di Pollentia prese il nome di Urbs Salvia, con ogni probabilità per sancire la stretta connessione con la costruzione del Santuario della Salus Augusta. Storia Nascita e sviluppo di Urbs Salvia
La città si sviluppa in corrispondenza di un importante tracciato viario che, nel suo tratto urbano, costituiva il cardo maximus della città, la Via Salaria GallicaAlfieri-Gasperini-Paci 1985, pp. 7-50., una strada a carattere intervallivo e pedemontano che, distaccandosi dalla Via Salaria all'altezza di Asculum, conduceva sino a Fossombrone (Forum Sempronii).
La prima fase dell'insediamento è legata all'arrivo di coloni spontanei provenienti dall'area etrusco-laziale tra fine III e inizi II secolo a.C. In questa fase, lungo la Salaria Gallica, si forma un conciliabulum.
Nella seconda metà del II secolo a.C., in età graccana, con un successivo arrivo di coloni, la città si organizza urbanisticamente e acquisisce una sua fisionomia e il nome di Pollentia.
In età augustea (I sec. a.C. - I sec. d.C.), altri importanti interventi di ampliamento e monumentalizzazione ad opera di nuovi coloni, veterani e reduci congedati da Ottaviano e Antonio, modificano radicalmente il volto della città che - distrutte, livellate e talora riutilizzate le strutture tardo-repubblicaneFabrini 2003, pp. 116-131. - viene dotata di tutti quegli edifici che caratterizzano la panoplia urbana delle città romane. Tra questi, il teatro e il complesso del tempio-criptoportico dedicato alla Salus Augusta. La monumentalizzazione della città ha il suo culmine in età Flavia, grazie soprattutto all'evergetismo di alcuni notabili locali che si erano arricchiti con i servizi prestati presso gli imperatoriDelplace 1995, p. 35..
La fine della città Il centro urbano di Urbs Salvia evidenzia segni di crisi già nel corso del IV secolo d.C. quando importanti edifici, pubblici e privati, subiscono evidenti danni legati anche ad eventi sismici, come nel caso del Criptoportico. Segno di una crisi generalizzata l'incapacità di intervenire nelle ricostruzioni e pertanto l'avvio di una progressiva quanto inesorabile decadenza che - accelerata dal passaggio dei Visigoti di Alarico nel 408-409 - porterà allo spopolamento graduale dell'abitato in pianura e alla formazione, sul Colle di San Biagio, del primo nucleo abitativo della attuale Urbisaglia. Nel corso del VI secolo lo storico bizantino Procopio di Cesarea, di passaggio al seguito del generale Belisario, descriverà una città ridotta ad un misero stato ma, probabilmente, ancora abitataProcopio di Cesarea, La Guerra Gotica (VI, 16).
La progressiva decadenza della città romana, già evidente in epoca medievale, è suggellata da Dante Alighieri che, nel XVI canto del Paradiso, cita Urbisaglia come esempio emblematico della fine ineluttabile delle città e delle stirpi.
«Se tu riguardi Luni e Urbisaglia come sono ite, e come se ne vanno di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, udir come le schiatte si disfanno non ti parrà nova cosa né forte, poscia che le città di termine hanno.»
Il parco archeologico e i suoi percorsi In un contesto ambientale e naturalistico straordinario, nelle vicinanze della Riserva naturale dell'Abbadia di Fiastra, la monumentalità dei resti archeologici scandisce l'ampia estensione dell'antica città racchiusa dal circuito murario di età augustea. Questa particolare fisionomia del paesaggio, nel quale l'ambiente naturale si sovrappone, integrandosi, a quello antico rende il Parco archeologico uno spazio unico, per passare una piacevole giornata visitandolo tutto o scegliere uno dei percorsi più brevi.
Tra i percorsi consigliati, il "percorso rosso" conduce i visitatori dall'anfiteatro all'area del foro romano, costeggia il tempio tardo-repubblicano fino ad arrivare alla piazza dell' "edificio a nicchioni" e al teatro (al momento chiuso al pubblico) per poi proseguire, attraverso un sentiero immerso nel verde, fino al centro storico medievale dove è possibile visitare il serbatoio romano e la Rocca medievale.
Il "percorso blu" costeggia il lato nord delle mura romane e sale al teatro. Come il "percorso rosso" permette di arrivare al centro storico di Urbisaglia.
Il "percorso verde", più breve, conduce i visitatori al complesso tempio-criptoportico all'interno del quale è visitabile la galleria meridionale interamente affrescata, ai "quartieri delle strade basolate" dove è possibile camminare sugli antichi basoli romani perfettamente conservati e, infine, alla Porta Gemina.
Accessibilità e visite Si accede all'area del parco dalla strada provinciale Picena 78, dove è presente la biglietteria, il punto informazioni ed un ampio parcheggio. Alcune aree attrezzate con panchine e tavoli in zone ombreggiate consentono piacevoli soste lungo i percorsi mentre, al momento, il percorso che collega l'area del parcheggio all'anfiteatro e alla galleria meridionale del Criptoportico è interamente accessibile su sedia a ruote con accompagnatore.
Collegamento con la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra Il Parco Archeologico di Urbs Salvia e la vicina Riserva Naturale Abbadia di Fiastra costituiscono un polo integrato di eccezionale valore storico e paesaggistico. I due siti sono collegati da una rete di percorsi immersi nel verde, ideali per chi desidera unire la scoperta dell'archeologia romana alla natura incontaminata:
A piedi: Esiste un suggestivo sentiero che permette di scendere dall'area dell'Anfiteatro romano verso la valle, attraversando boschi e campi coltivati, fino a raggiungere l'Abbazia Cistercense in circa 45-60 minuti di cammino (difficoltà turistica). In bicicletta: Il territorio è attraversato da percorsi cicloturistici segnalati che collegano il centro storico di Urbisaglia con l'area protetta della Riserva, offrendo scorci panoramici sulle colline maceratesi e sulla cinta muraria romana.
Il serbatoio Sulla sommità del Colle di San Biagio, nel punto più elevato della città antica, è collocato il serbatoioFabrini 2004, pp. 113-114., che serviva a raccogliere e far decantare l'acqua proveniente dall'acquedottoPerna 2006, pp. 94-99. prima che questa defluisse lungo il sistema di distribuzione della città. Il serbatoio, al quale si accede tramite uno stretto corridoio, è formato da due gallerie comunicanti, rivestite di cocciopesto idraulico, della capacità di 1000 m³.Sono ancora visibili le bocchette di immissione e di erogazione dell'acqua, nonché i pozzetti di ispezione (lumina), utilizzati per il controllo del livello e della qualità dell'acqua e per il ricambio d'aria.
Per visitare il serbatoio, così come per la Rocca, è necessario contattare l'Ufficio turistico di Urbisaglia.
Il teatro
Situato in posizione dominante su uno dei terrazzamenti più elevati, il teatro è una delle emergenze archeologiche più monumentali: è infatti uno dei più grandi d'Italia e l'unico che conservi consistenti tracce di intonaco dipintoPerna 2006, pp. 135-149.. Fatto costruire negli anni precedenti il 23 d.C. da Gaio Fufio GeminoGasperini 1995, pp. 1-9., è addossato al pendio collinare secondo modalità costruttive di derivazione greca. Fu realizzato in opera laterizia con nucleo cementizio, e subì dissesti già in epoca antica a causa di movimenti franosi.
Il corridoio anulare che circonda la cavea era utilizzato dagli spettatori per distribuirsi nei tre ordini di gradinate, ma aveva anche lo scopo di reggere la spinta esercitata dalla collina retrostante e di drenare le infiltrazioni d'acqua. Alla sommità delle gradinate, ripartite in sei cunei, è stata identificata la pianta di un tempietto che sovrastava il teatro.La scena del teatro, della quale rimangono le fondazioni, presenta al centro l'esedra semicircolare che inquadrava la Porta regia (cioè l'entrata in scena riservata agli attori protagonisti) e le Portae hospitales ai lati; si notano inoltre le complesse canalizzazioni e gli alloggiamenti per i macchinari di servizio. L'ampio terrazzo retrostante il palcoscenico, sostenuto su tre lati da un poderoso muraglione, ospitava un ampio porticato quadrangolare, la cosiddetta Porticus post scaenam, di cui scavi recenti, ora coperti, hanno rimesso in luce i plinti delle colonne in laterizio.Durante le campagne di scavo,nel corso del XVIII secolo e, successivamente, tra gli anni 50' e 60' del secolo scorso, il teatro restituì numerosi elementi di statuaria che ornavano, in particolare, la frons scaenae tra cui una testa di Dioniso, una testa-ritratto delll'Imperatore Tiberio, due togati e una statua femminile panneggiata di splendida fattura, ad oggi conservate presso il museo archeologico statale di Urbisaglia.
L'edificio a nicchioni L'edificio a nicchioniPerna 2006, pp. 77-82., situato tra il sovrastante pianoro del teatro ed il foro, è una struttura di contenimento che fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città.L'edificio è formato da un muro con sei ampie nicchie aventi funzione di controspinta al terreno retrostante, ed era nascosto alla vista dalla presenza di un criptoportico - forse costituito da tre gallerie su due navate, due delle quali ancora visibili e decorate da affreschi parietali oggi scarsamente leggibili - che abbracciava la piazza antistante, terrazzata ad est e affacciata verso il foro.
Resti romani di quest'area sono stati adoperati in epoca moderna per la costruzione delle vicine case coloniche, oggi utilizzate dalla Direzione Regionale Musei Nazionali delle Marche come uffici, laboratori e depositi.
Il complesso tempio-criptoportico della Salus Augusta
Del tempio, prostilo esastilo, si conservano parte del podio e tracce dei muri divisori interni che mostrano la sua suddivisione in pronao e cella dotata di parete di fondo semicircolare in cui probabilmente era ospitato il simulacro della divinità. Esso si erige al di sopra di un terrapieno realizzato grazie alla costruzione di un Criptoportico ad U che circonda ed esalta il monumento. Si tratta di una struttura semisotterranea, formata da quattro gallerie (tre di esse divise in due navate da pilastri centrali, la quarta avente funzione di corridoio di accesso) che circondano il tempio.
All'interno delle gallerie, è possibile ammirare uno dei complessi pittorici più estesi e conservati dell'Italia centrale. Le pareti sono, infatti, decorate con pannelli di Terzo stile pompeianoDelplace 1981, pp. 25-48. divise in tre fasce orizzontali: lo zoccolo di colore bruno; la fascia centrale è occupata da una serie di pannelli raffiguranti trofei militari; la fascia superiore con scene di caccia e raffigurazioni naturalistiche con animali esotici, nonché maschere lunari. I motivi iconografici scelti fanno riferimento alla propaganda augustea ed imperialeFabrini 2004, pp. 116-118;
G.M. Fabrini (a cura di), Urbs Salvia I. Scavi e ricerche nell’area del tempio della Salus Augusta, Macerata..