Biografia Discendente da una colta famiglia borghese genovese, era nipote del Giovanni Ansaldo, fondatore della società industriale di famiglia.
Esordì sulla carta stampata nel 1913 sulla «Rivista ligure di scienze lettere e arti», periodico ufficiale della Società di letture e conversazioni scientifiche, un cenacolo di intellettuali genovesi. Nello stesso periodo incominciò a collaborare con la rivista «L'Unità», fondata da Gaetano Salvemini, verso il quale nutrì sempre un'incondizionata ammirazione. Nel 1915, all'età di vent'anni, partecipò al "maggio radioso" e al noto episodio dell'inaugurazione del monumento di Quarto da parte di Gabriele D'Annunzio. Quindi partì per la prima guerra mondiale come ufficiale. Combatté nelle trincee sul fiume Isonzo, in Francia e poi in Renania.
Tornato in patria, decise in un primo momento di tentare la carriera accademica. Parallelamente avviò una collaborazione giornalistica con il quotidiano della sua città. Lo chiamò il direttore de «Il Lavoro», Giuseppe Canepa (deputato del Partito socialista), che aveva letto i suoi articoli sulla rivista di Salvemini. Il primo pezzo firmato da Ansaldo sul «Lavoro» uscì il 29 ottobre 1919S'intitolava Lettera aperta di un radicale genovese. In esso Ansaldo dichiarava di appoggiare la lista del Partito del Lavoro alle imminenti elezioni politiche.. Abbandonò i propositi accademici e si concentrò sull'attività giornalistica. Nel 1922 venne nominato redattore capo dallo stesso Canepa. Ansaldo nutrì sempre un'incondizionata stima per il suo direttore, il quale guidò il quotidiano genovese fino al 1938, prima di ritirarsi a vita privata. Nella primavera del 1922, in occasione della Conferenza internazionale di Genova, Ansaldo conobbe Giuseppe Ungaretti. Nacque da lì una lunga amicizia fra i due personaggiAnsaldo, pur non essendo un critico letterario, fu fra i primi giornalisti ad occuparsi della vita e delle opere di Ungaretti, scrivendo nell'estate del 1933 tre lunghi articoli apparsi sul «Lavoro» di Genova (). Nel novembre del 1923 intervistò per La Stampa Sua Maestà Maria Sofia di Baviera, all'epoca ottantaduenne, moglie di Francesco II di Borbone, l'ultimo re di Napoli.
Amico di Piero Gobetti, nonché dotato di una vasta cultura, Ansaldo fu anche l'articolista principe della sua rivista «La Rivoluzione liberale» (1922-1925). Come caporedattore del «Lavoro», nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Politicamente socialista riformista, si batté a duello due volte: con Piero Parini, giornalista del «Popolo d'Italia» e con Telesio Interlandi, direttore del «Tevere».
Avverso agli estremismi, non accettò i metodi violenti del fascismo, cui si oppose recisamente. Dal 1920 Ansaldo svolse attività antifascistaGiovanni Sedita, Gli intellettuali di Mussolini, Firenze, Le Lettere, 2010, p. 136. Il 28 novembre 1926, quando aveva poco più di trent'anni, lasciò Genova per tentare di entrare clandestinamente in Francia, dove avrebbe vissuto da rifugiato politico. Ma a Como fu arrestato (insieme con Carlo Silvestri) in una retata di antifascisti.Il 31 ottobre era stato compiuto a Bologna un fallito attentato a Benito Mussolini, da parte del sedicenne Anteo Zamboni. Fu condannato al confino nell'isola di Lipari (30 maggio 1927). Decise di chiedere la grazia, che gli fu concessa ai primi di settembre. Raccontò queste vicende nell'opera L'antifascista riluttante.
Tornato in libertà (8 settembre 1927), si vide interdetta la firma come giornalista, ma continuò a pubblicare sul «Lavoro» attraverso lo pseudonimo Stella Nera. Nei primi anni Trenta incominciò a collaborare con Leo Longanesi, sostituendo Camillo Pellizzi come ideologo del periodico «L'Italiano». Il suo primo contributo, non firmato, risale all'aprile 1931. Anche sul celebre mensile culturale di Longanesi firmò i propri articoli come Stella Nera. I due giornali avevano un pubblico diverso, cui Ansaldo adattava il proprio stile: «Il Lavoro» seguiva la tendenza imperante di "andare verso il popolo" (in ogni numero erano pubblicati fino a tre feuilleton, che piacevano molto ai lettori). Per «L'Italiano», invece, scriveva pezzi di stampo più elitario.
Sposatosi con Maria Luigia Boscoscuro, ebbe quattro figli. Negli anni trenta il fascismo, da movimento rivoluzionario, era diventato regime, fondendosi con lo Stato. Ansaldo accettò il dato di fatto:
Con l'aiuto dell'amico Leo Longanesi Ansaldo si riavvicinò al regime e ottenne la riabilitazione. Nel febbraio 1935 fu nominato vicedirettore del «Lavoro». Da allora poté scrivere anche articoli sulla politica estera del regime: in estate si recò infatti nella regione della Saar. In novembre lasciò il quotidiano genovese e partì volontario in Africa (fu destinato a Bengasi), poi ritornò a Genova. Nel 1936 fu di nuovo in Libia e rientrò in Italia alla proclamazione dell'Impero.
Ottenuta la fiducia del Ministro degli affari esteri Galeazzo Ciano, Ansaldo divenne editorialista del «Telegrafo» di Livorno, giornale di proprietà della famiglia Ciano. L'anno seguente arrivò la promozione a direttore (15 settembre 1937). Ansaldo sommò la carica di direttore con quella di consigliere di Galeazzo Ciano. Durante questi anni non cessò di scrivere su «L'Italiano» di Longanesi. Ansaldo collaborò assiduamente anche al settimanale a rotocalco «Omnibus» (1937-39), diretto sempre da Longanesi. Dal maggio 1940 al marzo 1943 commentò i fatti del giorno alla radio.
Mussolini disse di lui (verosimilmente nel 1938 o 1939):
Dopo la caduta del regime fascista (25 luglio 1943), Giovanni Ansaldo si dimise da direttore del «Telegrafo» e si arruolò volontario nel nuovo esercito di Badoglio (27 luglio). Fu assegnato, con il grado di tenente colonnello, al Comando del VI Corpo d'armata a Ragusa, in Dalmazia. Il 12 settembre fu catturato dai tedeschi e rinchiuso in campo di prigionia, prima in Polonia (a Tarnopol, oggi in Ucraina e successivamente a Częstochowa), poi in Germania. Non aderì alla Repubblica sociale e rimase internato per quasi due anni nel campo di Gross Hesepe. Fu liberato dalle truppe corazzate canadesi.
Finita la guerra, Ansaldo riprese la via dell'Italia nel settembre 1945, quattro mesi dopo la fine del conflitto. Durante il viaggio fu però riconosciuto da un ferroviere e arrestato. Processato a Livorno, fu condannato per i tre anni trascorsi nella radio del regime (era stato una delle voci più popolari del fascismo). Trascorse la prigionia dapprima nel campo di Coltano, poi a Firenze e quindi nell'isola di Procida. Nel 1946 beneficiò dell'amnistia e il 27 giugno fu liberatoPierluigi Allotti, Giornalisti di regime. La stampa italiana tra fascismo e antifascismo (1922-1948), Roma, Carocci, 2012, p. 204..
Si ritirò, formalmente "a vita privata", nella villa della Marsalla presso Pescia (PT), di fatto diresse «L'Illustrazione Italiana», grazie soprattutto alla mediazione di Orio Vergani presso l'editore Garzanti. Riallacciò i rapporti con Leo Longanesi, che lo chiamò a collaborare alla sua nuova rivista, «Il Libraio», mensile d'informazione della sua nuova casa editrice, la Longanesi editore (1946-1949). Ansaldo, che riscuoteva la piena fiducia di Longanesi, divenne in breve tempo il suo alter ego e pubblicò tutti i propri libri con la sua casa editrice. Nel 1950 seguì Leo Longanesi nella sua nuova avventura: il settimanale «Il Borghese»Durante la direzione di Longanesi (1950-1955), Ansaldo fu una delle tre colonne portanti del Borghese, con Longanesi e Indro Montanelli.. Nello stesso anno arrivò una nuova nomina: Ansaldo fu chiamato a dirigere il maggiore quotidiano napoletano, «Il Mattino». Il giornale ricompariva nelle edicole dopo sette anni di assenza (dovuti all'epurazione della precedente gestione, espressione del vecchio regime). Furono Alcide De Gasperi (capo del governo) e Silvio Gava (politico DC napoletano) a volere un giornalista conservatore come Ansaldo alla direzione de Il Mattino, di proprietà del Banco di Napoli e quindi nell'orbita democristiana, in grado di fare concorrenza a un altro quotidiano napoletano, Il Roma, di cui era proprietario Achille Lauro.Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p. 122.
Ansaldo, prima di accettare la nomina, scrisse una lettera aperta alla proprietà del «Mattino»:
L'articolo di fondo di saluto ai lettori del Mattino fu firmato il 9 aprile 1950. Ansaldo resse la direzione del giornale per quindici anni, fino al 1965, quando concluse la sua carriera a causa di una malattia. Durante questo periodo continuò a collaborare al «Borghese» e al settimanale «Tempo».
Onorificenze
Dissero di lui Membro dell'Assemblea Costituente, Sandro Pertini dichiarò in Aula quanto segue:
Opere Saggi e raccolte di articoli Che cos'è l'Inghilterra, Torino, Piero Gobetti editore, 1924. Confronto fra due guerre, Roma, Editoriale Italiano, 1942. Il vero signore. Guida di belle maniere, (a firma Willy Farnese), Milano, Longanesi, 1947; nuova ed., prefazione di Indro Montanelli e postfazione di Marcello Staglieno, Longanesi, 1983. Latinorum. Guida pratica per i genitori dei ragazzi che studiano il latino (a firma Michele Fornaciari), Milano, Longanesi, 1947. Il ministro della buona vita. Giovanni Giolitti e i suoi tempi, Collana Il Cammeo, Milano, Longanesi, 1949; presentazione di Giovanni Spadolini, Longanesi, 1983; nuova ed. a cura di Francesco Perfetti, Biblioteca di Nuova Storia contemporanea, Firenze, Le Lettere, 2002, ISBN 978-88-716-6585-6. Dizionario degli italiani illustri e meschini dal 1870 a oggi, a cura di Marcello Staglieno, Milano, Longanesi, 1980 Vecchie zie e altri mostri, a cura di Giuseppe Marcenaro, Genova, De Ferrari Editore, 1990.
L'antifascista riluttante. Memorie del carcere e del confino 1926-1927, Introduzione e note di Marcello Staglieno, Collezione Storia/memoria, Bologna, Il Mulino, 1992, ISBN 978-88-150-3687-2. Diario di prigionia 1944-1945, a cura di Renzo De Felice, Collezione Storia/memoria, Bologna, Il Mulino, 1993, ISBN 978-88-150-4181-4
Sovrani e Generali, Collana Prismi n.8, Edizione de Il Mattino, 1996. Ore napoletane, Fausto Napoletano, 1996, ISBN 978-88-853-4638-3.
Il giornalista di Ciano. Diari 1932-1943, a cura di Giuseppe Marcenaro, Collezione Storia/memoria, Bologna, Il Mulino, 2000, ISBN 978-88-150-7347-1. - Milano, Henry Beyle, 2011, ISBN 978-88-904-8875-7. Anni freddi. Diari 1946-1950, Collezione Storia/memoria, Bologna, Il Mulino, 2003, ISBN 978-88-150-9554-1.
Altro
Note
Bibliografia Francesco Maria Biscione - Giovanni Russo, Ansaldo, Giovanni, «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 34, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 1988. Lorenzo Del Piano, Giovanni Ansaldo tra carcere e confino, "Archivio Storico Sardo", vol. 38, 1995. Andrea Viani, "Il Telegrafo" di Giovanni Ansaldo, 1936-1943, Livorno , Belforte editore, 1998. Raffaele Mazza, Giovanni Ansaldo, il giornalista di Napoli, Introduzione di Ermanno Corsi, San Giuseppe Vesuviano, 2005. Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo. I grandi giornalisti raccontano la Prima Repubblica, Bologna, Minerva, 2017, ISBN 978-88-738-1849-6.
Voci correlate Dizionario degli italiani illustri e meschini dal 1870 a oggi
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