Nella storia del Regno d'Italia, il termine interventismo indica le posizioni assunte da alcune correnti politiche e di pensiero favorevoli all'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale.

Storia Lo scoppio del conflitto Nel 1914, all'inizio della prima guerra mondiale, l'Italia era legata alle potenze della Triplice alleanza, Germania e Austria-Ungheria, ma il patto di natura difensiva non prevedeva la necessità di un intervento al fianco dei due alleati. Del resto, il governo di Vienna non aveva neanche consultato quello di Roma in vista dell'ultimatum alla Serbia. L'Italia, in una prima fase, optò dunque per la neutralità, anche considerando la propria scarsa preparazione militare e presumendo che gli alleati, in caso di vittoria, non avrebbero offerto importanti contropartite per l'intervento di uno stato di minore importanza militare e politica. In Italia erano inoltre forti i sentimenti irredentisti nei confronti dei territori del Trentino (non ancora alto Adige) e della Venezia Giulia ancora sotto il dominio asburgico. A questi si aggiungevano diffusi sentimenti di simpatia per la Triplice intesa ed un patto segreto con la Francia, che di fatto invalidava gli accordi con gli Imperi centrali.

L'inizialmente più ristretto fronte interventista aveva però una linea di comunicazione più decisa, basata sul diffuso sentimento anti-austriaco e sull'idea che l'egemonia della Germania in Europa avrebbe frustrato le aspirazioni nazionali italiane. Ne facevano parte forze politiche di natura profondamente diversa: oltre al punto di forza dello schieramento, i nazionalisti (organizzati nell'Associazione Nazionalista Italiana di Enrico Corradini, Luigi Federzoni, Alfredo Rocco, Arturo Rocco, Francesco Coppola; che, in un primo tempo, considerarono anche l'ipotesi di intervenire in funzione antifrancese, per ottenere Nizza, la Corsica e la Tunisia), vi era una componente neo-risorgimentale e irredentista (che aveva importanti riferimenti nel generale Vittorio Italico Zupelli, irredento giuliano, veterano della Guerra italo-turca e Vicecapo di Stato Maggiore dell'Esercito, nonché Ministro della Guerra nel Governo Salandra; in Cesare Battisti, irredento trentino e già parlamentare socialista a Vienna e a Innsbruck; nonché negli esponenti Luigi Ziliotto, Antonio Grossich, Roberto Ghiglianovich e altri, rimasti nella Venezia Giulia e in Dalmazia) che vedeva la Grande Guerra come una quarta guerra di indipendenza italiana, necessario punto di arrivo delle lotte di riscatto nazionale; e una componente più democratica, che invece pensava alla guerra come un'opportunità per consolidare l'unità nazionale, intervenendo sulla frattura fra Stato e classi sociali medio-basse (derivato dal processo di unificazione nazionale); ma anche sfumature liberal-nazionali rappresentate da Antonio Salandra, Sidney Sonnino e dai Gruppi Nazionali Liberali.

Vi era inoltre il fronte dell'interventismo di sinistra, costituito dal sindacalismo rivoluzionario, nato dalle espulsioni operate all'interno dell'Unione Sindacale Italiana (USI) e guidato da Filippo Corridoni, Alceste de Ambris e Arturo Labriola (questi ultimi speravano che la guerra avrebbe portato al crollo dei regimi borghesi); da Benito Mussolini, espulso appositamente dal partito socialista e dalla direzione dellAvanti!, con il suo nuovo Popolo d'Italia; e dai futuristi, capeggiati da Filippo Tommaso Marinetti ed Umberto Boccioni (che si arruoleranno volontari), e fedeli al loro manifesto in cui la guerra era definita "sola igiene del mondo":

A questo schieramento composito si aggiunse in un secondo tempo il fronte degli interventisti democratici, da Leonida Bissolati a Gaetano Salvemini, dai repubblicani al Corriere della Sera diretto da Luigi Albertini.

Inoltre un altro interventista fu Gabriele D'Annunzio, poeta appartenente alla corrente letteraria del Decadentismo, così come furono attivi, non soltanto nella propaganda interventista, ma anche nella partecipazione come volontari di guerra, Giovanni Papini (che fu però riformato per i gravi problemi alla vista), Giuseppe Prezzolini, Ardengo Soffici.

L'intervento in guerra

Nel 1915 il fronte interventista aveva assunto posizioni molto meno marginali nel Paese: i vertici del governo, convinti allora che l'intervento militare avrebbe potuto riportare l'Italia allo slancio patriottico e all'unità nazionale, ma soprattutto che si sarebbero allentate così le tensioni sociali che avevano avuto uno sfogo nella settimana rossa, valutarono con consistenza la possibilità di schierarsi con l'Intesa.

Dopo aver trattato sia con gli altri associati della Triplice Alleanza (riscontrando l'indisponibilità austro-ungarica alla cessione delle terre irredente della Venezia Giulia e del Trentino), sia con la Triplice intesa (pronta, invece, a impegnarsi per la restituzione quasi integrale all'Italia delle regioni ancora soggette al dominio austro-ungarico), il 26 aprile 1915 il governo Salandra si decise a firmare il Patto di Londra, che in cambio di un'entrata in guerra entro un mese accordava all'Italia in caso di vittoria il Trentino, l'Alto Adige fino al Brennero, la quasi totalità della Venezia Giulia (escluse Fiume e le isole orientali del golfo quarnarino), la Dalmazia settentrionale, diverse isole dell'Adriatico, l'arcipelago del Dodecaneso, la base di Valona in Albania e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia.

L'opposizione insorse, chiedendo le dimissioni del governo Salandra, ma fu di fatto sconfessata dalla casa regnante che affidò nuovamente l'incarico di governo allo stesso Salandra, approvando così il Patto di Londra e l'intervento militare. L'interventismo così scelse la via della piazza, mentre il fronte neutralista arretrava ed il Parlamento si trovò di fronte ad una guerra già dichiarata nei fatti.

La definitiva vittoria dell'interventismo sì consumò il 20 maggio 1915: la Camera dei Deputati, a larga maggioranza (407 sì, 74 no e 1 astenuto), attribuì al Governo i poteri straordinari richiesti da Salandra, seguita il giorno dopo dal Senato del Regno, dove l'approvazione fu quasi unanime (262 sì e 2 no).

Posizioni politiche

Interventismo di sinistra

Interventismo democratico Gli irredentisti, i repubblicani e la maggioranza dei radicali, vedevano la guerra come una prosecuzione del Risorgimento e delle imprese garibaldine e mazziniane, un'occasione per liberare le terre italiane irredente, rimaste in mano austriaca (con la cosiddetta "quarta guerra d'indipendenza italiana") ed eliminare per sempre lo scomodo vicino e nemico risorgimentale.Antonio Londrillo, Viaggio nella storia 3, pp. 252-253 Allo stesso modo La massoneria, che aveva al suo interno molti irredentisti e personaggi ostili agli Imperi Centrali e in particolar modo all'Austria (dove la Libera Muratoria aveva meno libertà e potere).Fulvio Conti (a cura di), La massoneria italiana da Giolitti a Mussolini, Viella, 2014, ISBN 978-88-6728-213-5

Interventismo rivoluzionario Gli esponenti dellinterventismo di sinistra che comprendeva i sindacalisti rivoluzionari, speravano che la guerra avrebbe accelerato il compimento della rivoluzione socialista, e tra cui vi era Benito Mussolini, futuro capo del fascismo. I "futuristi" con Filippo Tommaso Marinetti, che nel programma della sua corrente di pensiero aveva scritto: "La guerra, sola igiene del mondo", considerandola un atto rivoluzionario, ardito e rigeneratore della società, eliminando i più deboli e le vecchie istituzioni.

Interventismo di destra

Interventismo liberale I liberali di destra speravano in un rafforzamento delle istituzioni in senso autoritario, tra cui Antonio Salandra e Sidney Sonnino, Albertini e il Corriere della Sera. Allo stesso modo la monarchia e gli ambienti militari, speravano in una crescita del prestigio del Regno d'Italia e dell'esercito, mentre per gli industriali dellindustria pesante, che avrebbero fatto ingenti guadagni attraverso la produzione bellica.

Interventismo nazionalista I nazionalisti, che esaltavano la guerra come strumento di imperialismo, per dare potenza e prestigio alla Nazione. Tra di essi, intellettuali come Corradini, D'Annunzio, Giovanni Verga. Alcuni cattolici tradizionalisti, che volevano scendere in campo al fianco dell'Impero austro-ungarico, la monarchia cattolica per eccellenza.Italia: interventisti e neutralisti

Note

Bibliografia Procacci, Giuliano, Storia degli italiani, Laterza. ISBN 88-420-5454-2 Stefano Fabei, Guerra e proletariato, Introduzione di Enrico Galmozzi, Milano, 1996.

Voci correlate Prima guerra mondiale Neutralismo Interventismo di sinistra

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Fascismo (movimento) Categoria:Dannunzianesimo Categoria:Relazioni internazionali Categoria:Italia nella prima guerra mondiale