Operò soprattutto nella città natale., divenendo tra i protagonisti del Rinascimento all'epoca di Lorenzo il Magnifico. Verso il 1480 in particolare divenne di fatto il ritrattista ufficiale dell'alta società fiorentina, grazie al suo stile preciso, piacevole e veloce. Capo di una nutrita ed efficiente bottega, in cui mosse i primi passi nel campo dell'arte anche il tredicenne Michelangelo Buonarroti, il Ghirlandaio è ricordato soprattutto per i grandi cicli affrescati, quali alcune scene della Cappella Sistina a Roma, la Cappella Sassetti e la Cappella Tornabuoni nella sua città natale. Domenico fece parte della cosiddetta "terza generazione" del Rinascimento fiorentino, assieme a maestri quali Verrocchio, i fratelli del Pollaiolo (Antonio e Piero) e il giovane Sandro Botticelli..
I suoi fratelli David e Benedetto furono pure valenti pittori attivi nella sua bottega, così come il cognato Sebastiano Mainardi da San Gimignano. Anche il figlio Ridolfo fu un importante pittore, attivo nella Firenze tardo-rinascimentale.
Biografia
Origini La principale fonte sulla vita di Ghirlandaio è la biografia che di lui scrisse Giorgio Vasari nelle Vite. Sebbene redatta circa settant'anni dopo la morte del pittore, essa è ritenuta accurata e completa (anche se soggetta a giudizi un po' troppo elogiativi).. A questa si è aggiunto un libro di ricordanze familiari redatte dal nipote Alessandro, rinvenuto nell'Archivio segreto vaticano e pubblicato nel 2017 (su cui è stata ad esempio rinvenuta la data di nascita esatta dell'artista).
Il padre, Tommaso di Currado Bigordi, era proprietario di alcuni possedimenti a Broncigliano, presso San Martino alla Palma, oggi frazione del comune di Scandicci. I Ghirlandaio sono stati proprietari per tre generazioni, dal 1480 circa al 1560 circa, di un grande podere a Colle Ramole vicino alla Certosa di Firenze, che è stato oggetto di un attento e minuzioso restauro, terminato nel 2017, per trasformarlo in una lussuosa attività ricettiva con il nome di Dimora Ghirlandaio (Impruneta) e dove si può ammirare una cappella consacrata, affrescata da Ridolfo, figlio di Domenico.
Domenico nacque primo di cinque figli dall'orafo Tommaso di Currado Bigordi, gioielliere con bottega in via dell'Ariento (cioè via "dell'Argento", dal nome dei numerosi orefici), a cui è attribuito il fortunato soprannome "Ghirlandajo". Egli infatti, secondo la testimonianza vasariana, ebbe successo cesellando ghirlande d'argento da portare in testa come ornamento delle acconciature per le giovani damigelle fiorentine. In alcuni documenti catastali tuttavia il mestiere segnato è quello di commerciante o sensale.. In realtà, attingendo sempre al libro di ricordi familiari, la sua bottega era specializzata in ghirlande in materiali effimeri come medagliette, penne e piume, di basso costo e di notevole successo, dopo che le leggi suntuarie del Trecento avevano vietato quelle in metalli preziosi.
Sua madre invece si chiamava Antonia.
Formazione Domenico fu dapprima apprendista orafo nella bottega del padre. Vasari riporta come egli si dedicasse controvoglia alla professione del padre, preferendo piuttosto passare il tempo ritraendo i passanti. Alla fine il padre dovette rinunciare al progetto di destinare al primogenito il seguito nell'attività familiare, concedendogli di dedicarsi all'apprendimento delle tecniche artistiche, in particolare la pittura e il mosaico, mettendolo a bottega da Alesso Baldovinetti, notizia confermata nel XVI secolo anche dalle memorie di Francesco Baldovinetti, discendente del pittore che scrisse nel Cinquecento. Il Baldovinetti è un artista rivalutato nell'ultimo cinquantennio di studi storico-artistici, quale raffinato interprete del retaggio fiorentino e delle influenze fiamminghe (Rogier van der Weyden e soprattutto, in quella stagione, Hans Memling e Hugo van der Goes), capace di valorizzare il paesaggio, dandogli quella dignità da protagonista della rappresentazione, piuttosto che semplice sfondo.
Per lungo tempo si è pensato che Domenico si fosse avvicinato alla bottega del Verrocchio, una delle più attive della città, dove si andava formando una nuova generazione di artisti, con apprendisti come Sandro Botticelli, Perugino, Lorenzo di Credi e, qualche anno dopo, Leonardo da Vinci. Tuttavia, le carte di archivio hanno invece riportato come l'artista si formò alla bottega di un orafo, Bartolomeo di Stefano. Inoltre dovettero avere una certa influenza nel suo stile in via di formazione l'esempio di Benozzo Gozzoli, dal vivace gusto narrativo, e di Filippo Lippi, con la predilezione per il disegno e il colore morbido.
I primi lavori
Nel 1472 si iscrisse alla Compagnia di San Luca dei pittori, certificando il termine del suo apprendistato.
I primi lavori indipendenti di Ghirlandaio sono nelle chiese di campagna dell'entroterra fiorentino. La prima opera nota è un affresco nella pieve di Cercina (Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate), databile al 1471-1472 circa. Si tratta delle decorazioni della fascia mediana di una nicchia semicircolare, in cui il pittore dipinse una finta architettura con nicchie marmoree divise da pilastri poggianti su una cornice modanata sopra alcune specchiature in finto marmo. Nelle nicchie si trovano i santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate, caratterizzati da una linea di contorno sottile e fluida e una colorazione vivace e armonica, derivata dall'esempio di Domenico Veneziano. Nel San Girolamo soprattutto balenano ricordi dell'attenzione anatomica e della forza plastica di Andrea del Castagno, sebbene l'insieme risulti morbido e con un movimento appena accennato, privo di drammaticità. Interessante è poi la ricerca illusionistica di alcuni dettagli che "escono" dalle nicchie, come i piedi sporgenti o le mani dell'uomo sotto santa Barbara, che gettano una realistica ombra sui gradini..
Subito dopo l'artista entrò nei favori della ricca famiglia dei Vespucci, alleati dei Medici, dipingendo per loro una Madonna della Misericordia e una Pietà nella loro cappella nella chiesa di Ognissanti a Firenze. La cappella, una nicchia nella navata unica, fortemente alterata dai rimaneggiamenti successivi, era stata costruita nel 1472 e gli affreschi furono dipinti in una data immediatamente successiva, entro il 1475 quando il maestro era dedito ad altre opere. Nel gruppo di personaggi protetti sotto il manto della Vergine si trova anche il giovane Amerigo Vespucci, celebre navigatore.
In queste opere la personalità artistica di Domenico appare già ben definita, soprattutto riguardo alla sua vivace descrizione dei tratti fisiognomici, indagati con fedeltà, che rendono così diversi i personaggi l'uno dall'altro. A quegli stessi anni risale il Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano, affresco nella chiesa di Sant'Andrea a Brozzi nei pressi di Firenze.
La Cappella di Santa Fina
La prima sua importante commissione che ci sia nota, in cui si manifesta appieno un suo stile personale e maturo, è la decorazione ad affresco della Cappella di Santa Fina nel Duomo di San Gimignano. Si trattava della cappella commemorativa della santa locale, una paraplegica morta nel 1253, alla cui creazione furono chiamati alcuni artisti fiorentini di spicco, come Giuliano da Maiano per la parte architettonica, suo fratello Benedetto per quella scultorea e Ghirlandaio appunto per la decorazione pittorica dei due lunettoni laterali con storie della santa.
Nelle Esequie di santa Fina dispose nella scena una serie di ritratti molto umanizzati e verosimili, che saranno la sua caratteristica più apprezzata dai ricchi mecenati fiorentini, suoi successivi committenti. Per esempio nel gruppo di chierichetti di destra si notano varie sfumature psicologiche trattate con naturalezza: un ragazzo guarda la scena con interesse, mentre un altro è distratto dalla croce che tiene tra le mani e un terzo si guarda attorno fanciullescamente divertito. Sicuramente tra i cittadini presenti ci dovevano essere anche i ritratti dei committenti dell'opera. Si nota anche il limite del Ghirlandaio nel dipingere espressioni più marcatamente contrite: la commozione non è mai troppo evidente e sembra prevalere una certa serenità. Nelle storie di santa Fina si manifestò per la prima volta lo stile che fu alla base del successo del Ghirlandaio. Si tratta di uno stile chiaramente duplice: intimo, raccolto e disadorno nel caso dellAnnuncio della morte, grandioso e solenne nelle Esequie, come evidenzia la monumentale abside classicheggiante dello sfondo.
A San Gimignano Ghirlandaio conobbe Sebastiano Mainardi, che divenne suo collaboratore e sposò, alcuni anni dopo, la sorella di Domenico, diventandone quindi il cognato. Dopo l'impresa di Santa Fina, Ghirlandaio venne chiamato alla Badia di Passignano, dove dipinse il cenacolo (1476), che fu il primo di una serie di tre, gli altri due vennero realizzati poco dopo a Firenze.
Primo viaggio a Roma Nel 1475 il Ghirlandaio, col fratello David, si doveva trovare a Roma, al lavoro nella Biblioteca Vaticana, dove è documentato sebbene gli affreschi siano perduti.
Nei circoli romani venne accolto dai banchieri fiorentini lì residenti, tra cui spiccavano i Tornabuoni, in particolare Giovanni, capo della filiale locale del Banco Medici e tesoriere di Sisto IV. Per lui, nel 1477, affrescò due Storie di San Giovanni Battista e due Storie di Maria per la cappella funebre di sua moglie Francesca Pitti, deceduta di parto in quell'anno, in Santa Maria sopra Minerva. Gli affreschi sono andati perduti.
A Roma fece anche i due ritratti di Giovanna Tornabuoni, moglie di Lorenzo, figlio di Giovanni, pure prematuramente scomparsa.
Il San Girolamo Tornato a Firenze, nel 1480 sposò in prime nozze Costanza di Bartolomeo Nucci, dalla quale nel 1483 ebbe il figlio Ridolfo, pure apprezzato pittore nella prima metà del Cinquecento. In tutto si sposò due volte, la seconda con Antonia di ser Paolo Paoli in data imprecisata, ed ebbe nove figli.
Venne incaricato dalla famiglia Vespucci di dipingere un San Girolamo ad affresco, che facesse pendant con il Sant'Agostino di Botticelli, in genere ritenuto opera leggermente anteriore (1480 circa). Ghirlandaio creò una figura serena e convenzionale, rendendo protagonista, più che il santo, le nature morte degli oggetti ordinatamente esposti sullo scrittoio e sulle mensole. Domenico si ispirò probabilmente a modelli nordici, come forse il San Girolamo nello studio di Jan van Eyck che si trovava forse nelle raccolte di Lorenzo il Magnifico..
I cenacoli
Tipico dei monasteri fiorentini era l'abbellimento del refettorio con un grande affresco con lUltima Cena. Ghirlandaio venne più volte incaricato di tali imprese nel giro di pochi anni, a partire dal già citato Cenacolo della Badia di Passignano (1476), per proseguire con il Cenacolo di Ognissanti (1480) e il Cenacolo di San Marco (1486). Se il primo è piuttosto rigido nella scatola prospettica della stanza dell'Ultima Cena, derivata dall'esempio del Cenacolo di Sant'Apollonia di Andrea del Castagno (1450 circa), nei due successivi, di impianto molto simile, la scena è ambientata in un'ariosa loggia che ricalca la forma delle aperture, con le lunette attorno agli appoggi della volta.
Negli ultimi due cenacoli gli aspetti drammatici della scena sono molto limitati, lasciando il posto a una rappresentazione misurata, serena e piacevole. Giuda, come da tradizione, è separato dal gruppo dei dodici, trovandosi seduto sul lato opposto della tavola, di spalle a chi guarda e a destra di Gesù, mentre Giovanni è addormentato appoggiato al Maestro. Spicca l'amorevole cura per il dettaglio e un accurato studio dal vero degli oggetti posti sulla tavola e nella stanza, come nelle opere dei maestri fiamminghi presenti a Firenze, che tanto lo avevano impressionato.
La Cappella Sistina