Fu docente di diritto civile a Napoli dal 1288 al 1316. Fu autore dei Commentaria in usus feudorum e dei Riti della Magna Curia dei Maestri Razionali.
Biografia
Nato nel 1230 circa, fu maestro di diritto civile presso lo Studio napoletano, dove si era formato dal 1288 all'anno della sua morte:
A Isernia, sua città natale, è stata dedicata nei primi del Novecento l'ex piazza Mercato, presso la cattedrale, e una scuola.
A Campobasso è a lui intitolata una piazza.
A lui è dedicato uno dei medaglioni che ornano la facciata del Palazzo di Giustizia che si affaccia sul Tevere a RomaFotografia di Sandro Vallocchia, Andrea d'Isernia, Palazzo di Giustizia (Corte di Cassazione), Roma.
Origini Esistono notizie contrastanti riguardo alla data e al luogo di nascita del Grande Andrea d'IserniaL'aggettivo Grande è attribuito ad Andrea d'Isernia per distinguerlo da suo nipote, omonimo del nonno e figlio di Roberto d'Isernia. Per maggiori dettagli si consiglia di vedere i "Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli del signor Carlo De Lellis", Volume 3, "Della Famiglia D'Isernia e Corvo" che: secondo Camillo Salerno nella sua prefazione alle "Consuetudines Neapolitanæ" (del 1588) sarebbe nato ad Isernia dalla nobile famiglia de' Rampini; mentre secondo quanto riportato dal Dottor Fabrizio Pinto nel libro "Salerno assediato da Francesi" (basato sul diario dell'assedio del 1648, circa l'assedio da parte dei Enrico II di Guisa al Regno di Napoli) Andrea sarebbe nato a Salerno."Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli del signor Carlo De Lellis", Parte Terza, "Della Famiglia D'Isernia e Corvo" da pagina 115 a pagina 120, Napoli 1671.
I dati biografici su Andrea d'Isernia risultano scarsi.
Simili considerazioni si possono fare con riferimento al casato del giurista: secondo alcuni appartenente alla famiglia de Rampinis, sulla scorta delle affermazioni di Camillo Salerno; in realtà il nome di Andrea è sempre accompagnato, nella documentazione pervenutaci, dall'indicazione della città del Sannio, Isernia appunto, che gli diede i natali. Il francescano Angelus Clarenus (Angelo Clareno), nella "Historia septem tribulationum Ordinis minorum" parla di Andrea da Isernia chiamandolo «dominus Andreas de Sernio». Oppure, sempre in altri scritti successivi viene chiamato messere Andrea da Sergni, cioè Isernia (Sèrnia in dialetto isernino, Æsernia in latino o Aisernio in osco). Non è un caso se l'albero genealogico della famiglia Corvo comincia con un membro chiamato Sernicola de Corvo (dove per qualche modifica o errore dovuto alle trascrizioni antiche, secondo le quali nomi e cognomi venivano scritti e trascritti per assonanza rispetto alla lingua o al dialetto parlato), proprio a metà del XIV secolo quando l'11 Ottobre 1353 Andrea d'Isernia il Giovane fu ucciso da Corrado de Gottis Tedesco ed è facile che si trattasse proprio del padre di Nicola: il cognome Sernio si tramutò in Sernicola (talvolta trascritto Seniola, con la perdita di alcune lettere), per una unione di Sernio con Nicola o con l'abbreviazione del nome Nicola in ColaPer esempio, a Napoli l'avvocato, giurista, poeta e drammaturgo Nicola Corvo (che visse tra la fine del 1600 e la prima metà del 1700) veniva proprio chiamato Cola Corvo. Spesso confuso con l'amico e collega Cola Capasso (Nicolò Capasso). Quindi questi sono esempi di abbreviazioni dei nomi Nicola e Nicolò in Cola., forse dovuta a un errore di pronuncia e sovrapposizione di Sernio, Sergni (scritto anche Serñi coi caratteri di stampa del passato o per un adattamento al castellano/spagnolo che pure si parlava nel Regno di Napoli). La trasformazione del precedente cognome fu facilitata dal fatto che Ser è l'abbreviazione di Messer (Signore) e posto davanti al nome Nicola camuffava il precedente cognome Sernio (d'Isernia). Quindi a causa di una cacofonia (ripetizione di sillabe uguali) nel pronunciare Ser Nicola Sernio de Corvo, oppure Ser Nicola de Serñi (pronunciato Sergni) e altre varianti dovute appunto alle varie pronunce locali e alle svariate trascrizioni, l'indicazione della provenienza dal Sannio oltre che a essere diventata anacronistica si perse. Sappiamo che i Corvi si stabilirono, o ristabilirono, a Sulmona intorno la metà del XIV secolo con un certo Sernicola de Corvo, dove il nome Sernicola può essere scomposto in Serni-cola, dove la prima parte fa riferimento a Isernia, mentre -cola sta in maniera ambivalente sia per Nicola che col significato di «colui che abita», secondo il modello di sostantivi latini come silvicŏla e agricŏla (composti col tema del verbo colĕre «abitare, coltivare»): Sernicola quindi avrebbe il significato ambivalente di «Messer Nicola de Corvo» (Ser Nicola de Corvo) che quello aggettivante di «abitante di Isernia» (Serni-cola).
Infatti, nella genealogia dei "Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli del signor Carlo De Lellis" (Parte Terza, pagina 115), del XVII secolo, ci viene svelato che Andrea d'Isernia apparteneva alla famiglia Corvo di Napoli: infatti Carlo De Lellis gli assegna lo stesso stemma dei Corvo con lo stesso cimiero di alcuni esempi rinvenuti a Sulmona (corvo nero in campo d'oro; cimiero di drago uscente), oltre a darne una descrizione come un'unica famiglia. Inoltre, su un palazzo nobiliare di via Duomo a Napoli, di fronte al lato della Chiesa di San Francesco d'Assisi progettata dall'architetto Filippo Botta, si può ammirare il blasone della famiglia Corvo di Napoli (simile proprio all'arma araldica rinvenuta e usata in Molise dalla famiglia, regione dove appunto c'è Isernia) con l'arricchimento di tre gigli sotto una trangla o fascia ridotta su cui è posato il Corvo (probabile riconoscimento angioino per i servizi resi dalla famiglia alla Corona D'Angiò, nonché per l'appartenenza di alcuni figli di Andrea da Isernia alla famiglia della Corte Reale): lo stemma risulta troncato da una trangla o fascia ridotta (ricurva a mo' di monte) passante sulla partizione: nel primo al corvo sulla partizione, accompagnato in capo da tre stelle (6 punte); nel secondo a tre gigli ordinati.
L'accurato studio del 1886 di Luigi Palumbo, corredato da una ricca appendice documentaria costruita sui registri della cancelleria angioina, non risolveva alcuni problemi relativi alla data di nascita e al casato del giurista. È certo però che l'attestazione dell'incarico conferito di cui parla Palumbo (anno 1886, p. 275), nel settembre del 1289, ad Andrea e a Landolfo Aiossa, quali giudici della Magna Curia, ha reso inaccettabili le indicazioni suggerite di scrittori più antichi riguardo la sua data di nascita."Andrea d'Isernia: studio storico-giuridico", Palumbo Luigi, Tipografia e stereotipia della Regia Universita, 1886 Napoli
Nel 1886, anche se Luigi Palumbo non dà indicazioni sul casato di Andrea da Isernia (Monarca Feudistarum), nello stesso anno Giovanni Battista di Crollalanza pubblica il "Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti (Volume 1)", dove ribadisce che la famiglia D'Isernia di Napoli era anche chiamata Corvo.
Purtroppo la distruzione dell'Archivio Storico di Napoli durante la seconda guerra mondiale ha reso ancora più arduo il rinvenimento di ulteriori documenti.
Opere
Note
Voci correlate D'Isernia (famiglia)
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