La chiesa di San Cassiano di Controne (o di Controni) è un edificio sacro situato a San Cassiano, nel comune di Bagni di Lucca, nella provincia di Lucca, in Toscana.

Storia e descrizione La chiesa è la prima chiesa storicamente documentata della Val di Lima poiché un documento del 722 ne attesta l'esistenza. Il documento, redatto sotto il regno di Desiderio, ultimo re longobardo, è una charta promissionis con cui Ursiperto chierico, essendo nominato rettore della Chiesa di San Cassiano, promette tra l'altro obbedienza al re.Chiesa di San Cassiano di Controne - Testo a cura di Paola Mucci Colò - Edizione maggi 2002

La datazione dell'edificio attuale risulta ancora oggi difficile, anche a causa dei restauri effettuati tra la fine dell'Ottocento e l'inizio di quello successivo. Tuttavia il restauro del 2000 ha restituito piena leggibilità all'apparato murario, contraddistinto da conci di calcare bianco accuratamente disposti, secondo una modalità tipica dell'epoca del primo romanico lucchese austero e classicheggiante, della seconda metà dell'XI secolo. Il bacino ceramico di provenienza islamica, inserito a fini ornamentali nel paramento al culmine della facciata, è databile entro la metà dell'XI secolo ed è quindi da considerarsi solo un elemento post quem per la datazione dell'edificioMarco Frati, Scrigni di pietra. Edifici religiosi nella valle del Serchio tra XI e XIV secolo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 38 - 40..

Esterno L'attuale chiesa è sicuramente un ampliamento di un precedente edificio religioso. La facciata di discussa cronologia, oscillante fra il IX e il XII secolo, ma datata più verosimilmente alla fine dell'XI secolo, mostra un'accentuata ricchezza decorativa nella scelta del materiale, due tipi di calcare che creano una bicromia ornamentale come nel Sant'Alessandro di Lucca, e nella composizione architettonica a loggette cieche spartite da semicolonne disposte su più registri. Anche il tipo di decorazioni zoomorfe, comprendenti i leoni degli stipiti del portale centrale, i quadrupedi nell'archivolto e la protome leonina che sporge dalla bifora, confermano la datazione succitata. Di particolare importanza è il rilievo della lunetta sopra il portale, in cui sono rappresentate tre figure umane in posizione di prospetto: la centrale, più grande delle altre, ha le braccia alzate in segno di preghiera, le altre, a fianco, hanno le braccia sollevate e ciascuna appoggia una mano sul braccio della prima. Secondo una recente interpretazione questi bassorilievi potrebbero raffigurare Mosè che prega durante la battaglia contro gli Amaleciti, iconografia molto rara anche nel medioevoEsodo 17,8-16 - Quando Mosè sollevava le braccia verso il cielo, Israele prevaleva, quando, vinto dalla fatica, le abbassava, Israele perdeva. Allora Aronne ed Hur gli sorressero le braccia sino alla vittoria finale..

Il campanile a lato, datato 1030 in un'iscrizione trascritta in antico ma perduta, è l'architettura più antica della Controneria e presenta cinque ordini di leggere, eleganti e varie decorazioni, particolarmente avanzate per l'epoca in cui vennero realizzate e contenute entro lesene angolari: nei tre ordini inferiori sono allungate arcate cieche su semicolonne completate da motivi ornamentali appena incisi, e nel terzo appare, precoce, il motivo della losanga ricassata nella lunetta. Nei piani superiori sono invece doppi ordini di arcatelle cieche, anch'esse con decorazioni incise.

Il fianco sinistro presenta due monofore ed è concluso in alto da archetti pensili monolitici. In posizione asimmetrica è un piccolo portale con architrave modanata e una lunetta decorata con una ghiera ornata di anelli intrecciati e il motivo della ruota di carro completato dalla presenza di rosette, tra gli elementi più antichi dell'edificio e probabile prototipo in zona di questo tipo di ornamento. L'abside a forma di scarsella rettangolare è un rifacimento settecentesco di quella originale che era invece semicircolare.

Interno L'interno, con copertura a capriate, conserva l'originario pavimento della fine del XII secolo a tarsia marmorea, realizzato a liste di marmo bianco e grigio scuro, ornato nella parte centrale da motivi geometrici e da inserimenti di lastre scolpite a bassorilievo. Le tre navate sono divise da pilastri circolari con capitelli schiacciati recanti decorazioni a motivi geometrizzanti di origine antica quali funi disposte su più registri (derivazione dall'opus spicatum romano), dentelli ed astragali sintetizzati, databili anch'essi tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del successivo. Di particolare interesse è il capitello della prima colonna destra, cubico, massiccio, un nodo strutturale che segna il passaggio dalla colonna all'arcata. Le facce di esso presentano raffigurazioni di oranti con grandi mani, quadrupedi allungati, forse cavalli, sono ricoperte da raffigurazioni umane.

La terza colonna destra presenta un affresco datato 1524 raffigurante santa Lucia, attribuibile a Giovan battista Volponi detto lo ScalabrinoAlessandro Nesi, Documenti inutilizzati dell'Archivio di Stato di Lucca - 2: lo Scalabrino e altri pittori pistoiesi del Cinquecento, Quaderni di Maniera, Firenze/Siena 2024, pag. 2..

A destra della porta di ingresso c'è il fonte battesimale del XVII secolo, scolpito in pietra serena, sopra il quale è collocata una scultura con un'aquila con una preda, già reggileggio di un pulpito, scolpita con una grande accuratezza esecutiva alla fine del XII secolo dalla taglia di GuidettoAnnamaria Ducci, La scultura del medioevo, in Arte nella Valle del Serchio..., cit., 2018, pag. 66..

Nel pavimento della navata destra è murato un rilievo con pesci e nell'area adiacente all'ingresso della sacrestia è un'altra lastra con tre personaggi con le braccia levate (forse I tre Ebrei nella fornace), entrambi databili probabilmente alla fine dell'XI secolo. Nella navata destra l'altare dedicato alla Madonna del Rosario, è dell'inizio del secolo XVII. Alla fine della navata si trova un altare dedicato al SS. Crocifisso, del 1874, che custodisce una delle importanti sculture lignee conservate in chiesa, un Crocifisso verosimilmente attribuito a Francesco di Valdambrino seppur con un certo intervento della bottega e databile ai primi anni del QuattrocentoStefano Martinelli, La scultura dal Duecento alla metà del Quattrocento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 126 - 127.. A lato è un tabernacolo in marmo bianco, opera dai più assegnata a Matteo Civitali o alla sua scuola.

L'altare maggiore, realizzato in marmo di Carrara, è stato collocato in situ nel 1842. L'altare a sinistra di quello maggiore è intitolato al SS. Nome di Gesù.Nella navata sinistra è l'altare della navata sinistra, dedicato a Sant'Ansano, che conserva un'altra scultura lignea, una statua di Sant'Ansano, di alta qualità nella resa del panneggio della tunica ma un po' stereotipata nella testa, attribuita a Francesco di Valdambrino o, forse meglio, ad Antonio Pardini. Nella stessa navata, in una nicchia, è un'altra statua lignea: un Sant'Antonio abate della fine del Trecento.

Museo d'Arte Sacra Annesso alla chiesa è un piccolo museo di arte sacra, inaugurato nel 2012, dove sono conservate poche, ma importanti opere: le due statue lignee dellAngelo Annunciante e della Madonna Annunciata sono databili alla fine del Trecento e mostrano un'alta qualità che li pongono tra le opere più importanti di quel periodo in Lucchesia: variamente attribuite e datate, esse mostrano un naturalismo gotico memore dei modelli d'oltralpe, come nel sorriso dell'angelo, e un riferimento più puntuale all'opera del bolognese Tommasino da Baìso, in contatto con Jacopo della Quercia e con l’ambiente lucchese del primo QuattrocentoStefano Martinelli, La scultura dal Duecento..., cit., Lucca, 2018, pag. 123..

Un bacino ceramico dalla facciata della chiesa, raffigurante un falconiere a cavallo, è di provenienza islamica ed è invece databile al X-XI secolo.

L'opera più importante, il gruppo ligneo in parte mutilo del cosiddetto cavaliere, è oggi concordemente attribuito a Jacopo della Quercia e datato ai primissimi anni del XV secolo. Il gruppo, ritrovato nella legnaia della chiesa nel 1909 e proveniente forse dalla Cattedrale di Lucca, dedicata a San Martino, si è mostrato dopo il restauro quale assoluto vertrice della scultura lignea lucchese del primo Quattrocento. Nonostante lo stato di conservazione non buono, a cui si aggiunge la perdita di alcune parti come tre delle quattro zampe del cavallo, il gruppo mostra ancora un finissimo modellato e mantiene buona parte della sua forza espressiva nel naturalismo del lento e assorto incedere del cavaliere. L'identificazione del soggetto rimane aperta: è stato riconosciuto come un San Martino (ma manca del povero), come San Cassiano, ma le due figure potrebbero essere parte di un monumento equestre oppure potrebbe essere qualcosa di analogo a quelle figure di cavalieri scolpite sulle facciate delle chiese lungo i percorsi di pellegrinaggio tra Francia e Spagna, un simbolo dei pellegrinaggi medievaliStefano Martinelli 2018, cit., pagg. 127 - 132..

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