Loratorio della Madonna dei Terremoti si trova nel comune di Scarperia, in provincia di Firenze.
Storia e descrizione
Fuori dalle mura del castello, presso la porta fiorentina di Scarperia, oggi scomparsa, esisteva fino dal 1320 un ospedale detto di "Santa Maria" o "di sotto", il più antico dei due ospizi per pellegrini nella terra nuova di Scarperia, lungo la strada che conduceva a Bologna. Nel 1448 la "Compagnia della Madonna di Piazza" commissionò un tabernacolo con un affresco raffigurante la Madonna col Bambino in trono nei pressi di questo antico ospedale per pellegrini posto fuori della Porta Fiorentina.
La tradizione vuole che durante il terremoto del 1542 la Madonna, da allora detta Madonna dei Terremoti, abbia appoggiato sulle ginocchia il Bambino e abbia congiunto le mani per pregare. In seguito l'immagine divenne oggetto di venerazione e meta di solenni processioni come quella proveniente dalla Pieve di Fagna svolta nel giorno dell'Ascensione, tanto che nello stesso 1542 si decise di costruire attorno un oratorio. Più tardi, verosimilmente all'inizio del Seicento, l'affresco miracoloso trova collocazione all'interno di un altare lapideo.
Nel 1894 il piccolo precedente oratorio fu abbattuto per allargare la strada su cui si affacciava e fu ricostruito nelle vicinanze nel 1896, in stile neogotico.
La facciata a capanna, intonacata in bianco, presenta un portale con alto frontone e al di sopra un piccolo rosone con grata in ferro. Sul fianco destro si aprono due monofore trilobate. Sul retro è un campaniletto a vela in mattoni. L'interno ad aula è coperto da una volta a botte ribassata. Il piccolo presbiterio, rialzato di un gradino, manca oggi della balaustra che lo chiudeva. In fondo è l'altare lapideo del primo Seicento che racchiude l'immagine della Madonna dei terremoti.
L'affresco, di cui è evidente l'alta qualità nonostante le condizioni anche dopo il restauro del 2017, rivela la mano di un artista legato alla cultura figurativa fiorentina degli anni Quaranta del Quattrocento. In passato tradizionalmente attribuito a Filippo Lippi, a Fra Diamante e più tardi a Francesco d'Antonio, la critica recente tende a ricondurre l'opera probabilmente all'ambito del pittore fiorentino noto col nome convenzionale di Maestro di Pratovecchio, un artista oggi senza nome che operò tra il 1440 eil 1460, talvolta identificato con Giovanni di Francesco da Rovezzano.Cristina Acidini Luchinat, "Sulle tracce dell’arte rinascimentale in Mugello", in Barbara Tosti (a cura di), Giotto, Beato Angelico, Donatello e i Medici. Mugello culla del Rinascimento, catalogo di mostra, Firenze, 2008, pp. 53-54. Comunque sia, l'affresco, nella solida costruzione prospettica, nell'attenzione agli effetti di luce e nel risalto plastico delle figure, presenta un'interpretazione molto originale dei moduli lippeschi alla luce dell'insegnamento di Domenico Veneziano e Andrea del CastagnoG. Cherubini, Scarperia 700 anni. Tracce e memoria di una "terra nuova", Firenze, Edifir, 2006, p. 142..
Note
Bibliografia Lino Chini, Storia antica e moderna del Mugello, Firenze, 1875-76. G. Cherubini,Tracce e memoria di una "terra nuova", Firenze, Edifir, 2006, p. 142. Chiese, cappelle, oratori di Scarperia e San Piero a Sieve e del suo territorio, Città di Castello, 2021.
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