La storia della Bosnia-Erzegovina ha inizio con le prime popolazioni illire. Il territorio viene quindi annesso all'Impero Romano. Nell'alto Medioevo si ha l'insediamento degli slavi e la cristianizzazione dell'area. Un periodo di autonomia e indipendenza (Regno di Bosnia) nel XII secolo si frappone tra periodi di sottomissione a potenze esterne (ungheresi, bulgari). Nel XV secolo ha inizio l'occupazione ottomana, che nei suoi quattrocento anni lascerà un segno permanente sulla Bosnia ed Erzegovina, con l'islamizzazione di una parte della popolazione. La Belle Époque e l'industrializzazione arrivano in Bosnia con l'amministrazione asburgica (1878/1914). Nel '900, la Bosnia-Erzegovina fa parte della prima e della seconda Jugoslavia, fino a venire travolta dai conflitti che ne segnano la dissoluzione. La Bosnia-Erzegovina indipendente è oggi uno stato candidato potenziale all'adesione all'Unione europea.

La Bosnia-Erzegovina nella storia antica Preistoria e culture neolitiche

La Bosnia-Erzegovina ospita i più antichi ritrovamenti paleolitici dell'Europa sudorientale, con i graffiti della caverna di Badanj presso Stolac. Il più importante è il Cavallo attaccato con frecce, preservato in frammenti e datato attorno al 14-12.000 a.C.

Molteplici culture neolitiche hanno avuto luogo in Bosnia ed Erzegovina, con un interessante mix di culture mediterranee e danubiane. L'Erzegovina era sotto l'influenza della cultura della ceramica cardiale del Mediterraneo occidentale, come si può vedere nella Caverna Verde presso Mostar, a Čairi presso Stolac, Lisičići presso Konjic e Peć Mlini presso Grude. La popolazione allora viveva in caverne o semplici insediamenti sulla cima delle colline.

Nell'alta valle del fiume Bosna e nella Bosnia nord-orientale (Obra I presso Kakanj) la popolazione viveva in case di legno costruite lungo i fiumi. In questa cultura di Kakanj si nota l'influenza delle culture adriatiche dal sud, così come della cultura di Starčevo dal nord-est. Espressioni originali di questa cultura sono i vasi di ceramica a quattro gambe, detti riton, che si trovano anche presso la cultura di Danilo della costa croata. Grazie a tali oggetti, la cultura di Kakanj è considerata parte del più ampio spettro delle popolazioni neolitiche che seguivano il culto della forza vitale (Italia settentrionale, Dalmazia ed Epiro fino all'Egeo).

La cultura di Butmir presso Sarajevo si distingue per le ceramiche finemente cesellate e per le decorazioni geometriche, spesso a spirale. Le figure di Butmir sono sculture uniche, modellate a mano: le teste sono quasi come dipinti, e altre parti del corpo sono enfatizzate.

Gli insediamenti dell'età del bronzo in Erzegovina erano costruiti come cittadelle (gradina) mentre in Bosnia si trovano necropoli con tumuli di pietre. In questo periodo le armi di bronzo, i piatti decorati, i pendagli piatti e le fibule venivano decorati con stili geometrici specifici ed ornamentali

Gli illiri

La cultura del bronzo degli illiri, una popolazione con una forma d'arte distinta, inizia ad organizzarsi sulla costa orientale dell'Adriatico a partire dall'VIII secolo a.C.

A partire dal VII secolo a.C., il ferro rimpiazza il bronzo, che rimane usato solo per gioielleria e oggetti artistici. Le tribù illiriche, sotto l'influenza della cultura di Hallstatt dal nord, iniziano a formare centri regionali. Un ruolo importante nella loro vita era quello del culto dei morti, come si nota dai curati rituali funebri e dalla ricchezza dei siti funerari. Nelle regioni settentrionali della Bosnia c'era una lunga tradizione di cremazione e sepoltura in tombe poco profonde, mentre nel sud i morti erano sepolti in grandi tumuli di pietre o terra (gromile) che in Erzegovina raggiungono dimensioni monumentali, fino a 50 metri di larghezza e 5 di altezza. Le tribù iapodi avevano un'affinità alla decorazione, con grandi e pesanti pendagli di pasta di vetro gialla, blu o bianca, e larghe fibule di bronzo, così come braccialetti a spirale, diademi ed elmetti di fogli di bronzo.

Nel IV secolo a.C. iniziarono le prime invasioni di celti. I celti portarono con sé la tecnica della ruota del vasaio, nuovi tipi di fibule, e diverse cinture di bronzo e ferro. Erano solo di passaggio verso la Grecia, quindi la loro influenza sulla Bosnia ed Erzegovina restò limitata. Le migrazioni celtiche tuttavia fecero spostare diverse tribù illiriche dalle loro terre d'origine, e alcune tribù illiriche e celtiche si mischiarono. I dati storici per questo periodo sono scarsi, ma sembra che la regione fosse popolata da vari popoli che parlavano linguaggi differenti.Malcolm, Noel (1994). Bosnia A Short History. New York University Press.

Nella zona del delta della Narenta vi furono importanti influenze ellenistiche sulla tribù illirica dei daor. La loro capitale Daorson ad Ošanići presso Stolac fu il centro culturale principale in Bosnia-Erzegovina. Nel IV secolo a.C. Daorson era circondata da mura megalitiche alte 5 metri, larghe quanto quelle di Micene, e composte da grandi blocchi di pietra trapeizodali. I daor crearono sculture e monete di bronzo uniche.

Le tribù illire crearono potentati e regni, il più antico dei quali che viene ricordato fu quello di Enchele. Altri regni illirici apparvero tra il 400 e il 167 a.C., tra cui quello degli autariati (Autariatae) guidato da Pleurias (337 a.C.). Il regno degli ardiei (Ardiaei), una tribù della valle della Narenta guidati da Agron, resse dal 230 a.C. al 167 a.C. Un altro regno illirico notevole fu quello di Bardyllis dei dardani.

Nel 229 a.C. iniziò un lungo conflitto tra Illiri e Romani, descritto nelle cronache dell'epoca come uno dei più difficili e impegnativi dopo le Guerre puniche, che portò all'annessione dell'Illiria nel 9 d.C.

La Bosnia-Erzegovina nell'Impero Romano

Il conflitto tra gli illiri e i romani ebbe inizio nel 229 a.C. Nell'anno 168 a.C., la terra degli illiri divenne la provincia romana dell'Illirico. Roma completò l'annessione della regione nel 9 d.C. con l'imperatore Tiberio, sopprimendo una ribellione durata tre anni. Nell'anno 10, l'Illiria fu divisa e la parte settentrionale dell'attuale Bosnia assieme alla riva sud della Sava divenne parte della nuova provincia di Pannonia. Il resto del paese passò alla provincia di Dalmazia.

Coloni latini dal resto dell'Impero iniziarono ad insediarsi tra gli illiri, e i soldati romani vennero incoraggiati a passare la propria pensione nella regione. Molte città della Bosnia odierna vennero fondate nel periodo romano. La città di Blagaj sul fiume Buna sorge sul sito della città romana di Bona. Presso Sarajevo, a Ilidža, venne stabilita una stazione termale, Acquae S.. La Bosnia romana conobbe un grande sviluppo, con la costruzione di molti castra e strade, e un'economia basata sullo sfruttamento delle miniere di metalli, come quelle di argento presso Argentaria, attuale Srebrenica. Anche se non molto popolata, lo storico Theodor Mommsen la considerava importante per l'Impero per via delle sue miniere.

Alla fine del I secolo il cristianesimo si era già diffuso nell'area compresa tra il Danubio e la costa della Dalmazia. La sede principale di questa fase di evangelizzazione era Sirmium, l'attuale Sremska Mitrovica. Tra il 337 e il 395 d.C., durante la disgregazione dell'Impero romano, la Dalmazia e la Pannonia divennero parte dell'Impero romano d'Occidente.

Nel 475, la Dalmazia fu l'ultimo rifugio del deposto imperatore Giulio Nepote. Dopo il collasso dell'Impero d'Occidente nel 476, Nepote continuò a governare la Dalmazia fino alla sua morte del 480, quando la regione passò sotto il governo di Ovida per qualche mese prima di essere conquistata da Odoacre.

La regione venne occupata dagli unni e poi dagli ostrogoti nel 455. Il regno ostrogoto fu sconfitto da Giustiniano nella guerra gotica (535–552), e l'area passò sotto il controllo dell'Impero bizantino come thema di Dalmazia, per poi essere parzialmente conquistata dagli avari e in seguito dagli slavi.

Il toponimo Bosnia deriva dalle valli del fiume Bosante (il latino Bosanius dell'Illiria romanizzata). In quei secoli prima dell'anno mille in Bosnia ed Erzegovina rimase una consistente comunità di Illiri romanizzati, specie nei villaggi delle montagne delle Alpi Dinariche confinanti con la Dalmazia.

La Bosnia-Erzegovina nel Medioevo L'arrivo degli slavi e la cristianizzazione Le conoscenze della storia dei Balcani occidentali durante il Medioevo sono frammentarie. Dopo la caduta di Roma, tutta l'area danubiana e le valli delle Alpi Dinariche vennero occupate nel VII secolo dai popoli slavi, che le assoggettarono a seguito dell'avanzata distruttiva verso ovest dei loro capi Avari. Secondo l'imperatore Costantino VII Porfirogenito, nel “De admistrando Imperio”, fu l'imperatore Eraclio (610 - 641) a suggerire agli Slavi di abbandonare le regioni a nord dei monti Carpazi e di occupare i Balcani. Sistemandoli nel territorio dell'impero in qualità di “federati” il basileus pensava di creare un cuscinetto di protezione verso gli Avari. Eraclio, per guadagnare in autorità sugli Slavi dell'Illiria concordò con Roma l'invio di sacerdoti per la loro conversione. A quell'epoca l'area dipendeva religiosamente da Roma, ma politicamente era controllata da Bisanzio. Con la formazione delle organizzazioni statali nei secoli successivi questi Slavi meridionali si distinsero in Sloveni, Croati, Bosniaci, Serbi, ecc.

Dopo l'arrivo degli Slavi si instaurò una struttura sociale tribale. Dal VII al XII secolo le tribù autonome, o zupe, di slavi che abitavano le diverse valli della Bosnia, non furono sufficientemente coese tra di loro e per questo vennero sottomesse, in periodi diversi, a vari signori: i croati, i serbi, gli ungheresi e specialmente gli imperatori di Bisanzio. Nel frattempo, il Cristianesimo in Bosnia ed Erzegovina si sviluppò in una chiesa autonoma (la Chiesa bosniaca), in vari periodi considerata scismatica.

Oltre alla popolazione slavofona, restavano allora in Bosnia delle popolazioni romanizzate, che parlavano lingue romanze orientali. Ritiratesi nelle vallate interne, e avendo acquisito uno stile di vista pastoralista, esse vennero definite dagli slavofoni come Vlach, o valacchi. Con il tempo tali popolazioni si assimilarono e acquisirono la lingua slava, pur mantenendo propri costumi caratteristici, e il termine valacco venne ad indicare semplicemente il mestiere di pastore. Come allevatori di cavalli, i valacchi arrivarono a dominare il commercio tramite carovana tra le città mercantili della costa adriatica e i centri dell'interno, guadagnandone in prosperità ed arrivando a controllare intere province della regione medievale di Hum (l'attuale Erzegovina), integrandosi con la società feudale del basso medioevo.John Van Antwerp Fine Jr., . University of Michigan Press, 1994 p.19

Il Banato di Bosnia

I principati di Serbia e il regno di Croazia si divisero il controllo della Bosnia ed Erzegovina nel IX e nel X secolo che in quell'epoca aveva i confini differenti; per una serie di circostanze il territorio venne poi conteso tra il Regno di Ungheria e l'Impero bizantino fino al XII secolo. La prima effettiva organizzazione statuale bosniaca di rilevanza storica fu ottenuta dal bano Kulin (benché il primo governatore di cui si ha conoscenza fu circa un ventennio prima Borić), che nel 1183 affrancò la Bosnia dall’oppressione di Bisanzio. Anche se nominalmente era uno Stato vassallo del Regno d'Ungheria, in realtà il Banato di Bosnia (in serbo Бановина Босна, Banovina Bosna) fu de facto uno stato indipendente;https://web.archive.org/web/20060618040332/http://www.kakarigi.net/manu/briefhis.htm A Brief History of Bosnia-Herzegovina by Andras Riedlmayer, Harvard University esistette fino al 1377, quando fu elevato a Regno di Bosnia.