Biografia

Il peso della colpa Luigi Castellazzo, detto comunemente Bigio dagli amici, dalla metà dell'Ottocento fino alla sua morte avvenuta nel 1890 fu uno dei personaggi più discussi del Risorgimento nazionale, in quanto veniva considerato da molti il responsabile del tradimento dei congiurati nei moti mazziniani di Mantova del 1851-52, tra i quali don Enrico Tazzoli e Tito Speri, che trovarono poi la morte a Belfiore, mentre altri, tra i quali Giuseppe Garibaldi, lo ritenevano un sincero e disinteressato patriota.

Arrestato dalla polizia austriaca, confessò le proprie colpe e, secondo alcuni, fece i nomi dei congiurati. Inoltre Castellazzo mise i panni dell'agente provocatore e si fece pure mettere in carcere assieme al giovane trentino Iginio Sartena, riuscendo a carpirgli con l'inganno che era giunto da Parigi con l'incarico di uccidere il generale Radetzky. Dopo le rivelazioni di Castellazzo e quelle di un altro delatore, l'avvocato Giulio Faccioli di Verona, gli arresti salirono a 110, dei quali uno, Pezzetto, si uccise in una cella del castello di Milano.

A seguito del processo, il 13 novembre, fu emanata la sentenza di morte per alto tradimento per Tazzoli, Carlo Poma e tre rivoluzionari che operavano a Venezia: Angelo Scarsellini, Bernardo Canal e Giovanni Zambelli; per gli altri imputati, fra cui Giuseppe Finzi, condannato a 18 anni di carcere duro, la pena fu commutata in quella dei ferri e da diciotto a dodici anni di galera. Il 7 dicembre i cinque condannati furono condotti nella valletta di Belfiore, fuori porta Pradella, e qui appesi alle forche. Il processo di Mantova venne riaperto e il 3 marzo 1853 vennero giustiziati, sempre a Belfiore, altri tre congiurati: Carlo Montanari, Tito Speri e don Bartolomeo Grazioli, arciprete di Revere. Solamente trentatré accusati riuscirono a fuggire ai rigori della giustizia e fra questi Giovanni Acerbi, grande amico di Castellazzo, Benedetto Cairoli, Achille Sacchi, Attilio De Luigi e Giovanni Chiassi. Il 19 marzo, compleanno dell'imperatore, Radetzky elargì l'amnistia a tutti gli inquisiti in attesa di sentenza; ne beneficiò anche Castellazzo, uno degli imputati più compromessi ma, prima che fosse notificata, venne impiccato lo sfortunato Pietro Frattini.

Il 4 luglio 1855 fu giustiziato l'ultimo patriota, Pier Fortunato Calvi. Perseguitato dal rimorso per tutta la vita, Castellazzo cercò di riscattarsi dalle “colpe che non han perdono”, come sostiene impietosamente lo storico Alessandro Luzio, autore di un approfondito studio sui moti mantovani e principale inquisitore, buttandosi a capofitto alla ricerca della morte in combattimento in tutte le imprese di Garibaldi, dalla campagna con i “Cacciatori delle Alpi” del 1859, alla spedizione nell'Italia meridionale del 1860 e a quella francese di Digione del 1870-1871.

Nella guerra del 1866 fu instancabile: liberò Magasa, la Val Vestino e comandò esplorazioni pericolose oltre le linee austriache. Per il suo comportamento giovanile divise l'opinione dei patrioti in innocentisti e colpevolisti e, quando nel 1884 fu eletto deputato al parlamento italiano nel collegio di Grosseto, la sua nomina diede luogo a incidenti e a roventi polemiche che segnarono profondamente la vita politica di quel tempo.

Fu iniziato alla Massoneria il 17 giugno 1867, alla Loggia "Concordia" di Firenze; ricoprì l'incarico di Gran Segretario del Grande Oriente d'Italia, fu direttore della Rivista della Massoneria Italiana e raggiunse il 33º ed ultimo grado del Rito Scozzese Antico e AccettatoRosario F. Esposito, La Massoneria e l'Italia, Roma, 1979, pagg. 170-73.Anna Maria Isastia, Uomini e idee della Massoneria. la Massoneria nella storia d'Italia., Roma, Atanòr, 2002, p. 98.

Morì a Pistoia il 16 dicembre 1890. Cremato, le sue ceneri sono conservate nel cimitero del Verano a Roma.

Dissero di lui

Da una biografia di Telesforo Sarti di fine Ottocento apprendiamo che costui:

Il Cavallotti Nella citata seduta parlamentare dell'11 dicembre 1884, il deputato Felice Cavallotti difese il Castellazzo con queste accorate parole:

L'avvocato Ernesto Pozzi Ernesto Pozzi, avvocato e ufficiale garibaldino che con il Castellazzo divise i rischi della guerra del 1866 e della campagna francese dei Vosgi del 1870-'71, ce lo descrive così in uno scritto del 30 agosto 1874:

Il congiurato don Enrico Tazzoli Le accuse al Castellazzo non si affievolirono neanche con la sua morte. Ogni qualvolta si parlava dei martiri di Belfiore, il suo nome ricompariva prontamente additato come il loro traditore. Nel 1905 lo storico Alessandro Luzio, nel suo citato studio, pubblicò per la prima volta i documenti raccolti negli archivi che comprovavano, almeno in parte, le insinuazioni rivolte al Castellazzo. Da questo studio riportiamo un brano di una lettera che don Enrico Tazzoli inviò segretamente dal carcere all'amico Giovanni Acerbi il 24 novembre 1852:

Le parole taglienti di un ex congiurato Anche un'interessante lettera conservata al Museo del Risorgimento di Roma del 1903 consistente in una bozza, spedita da un non meglio identificato congiurato del 1852, al direttore del giornale «La Provincia» di Cremona, riprende il solito filone accusatorio, il 9 dicembre 1903:

Scritti Lombardia 1848, edito nel 1862. Corso di conferenze: prolusione di Luigi Castellazzo, Roma, Capaccini & Ripamonti, 1879. Tito Vezio, Stab. Tip. di Edoardo Perno, Roma, 1883. La Battaglia di Armagedon – Notti Vaticane, A. Sommaruca & C., Roma, 1884.

Onorificenze

Note

Bibliografia 1848-1897. Indice generale degli atti parlamentari. Storia dei collegi elettorali, Roma, 1898, p. 308. Alessandro Luzio, I martiri di Belfiore e il loro processo, Tipografia Editrice L. F. Cogliati, Milano 1908. Gianpaolo Zeni, Il maggiore Luigi Castellazzo e la campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, in "Passato Presente", Storo, 2008. Gianpaolo Zeni, La guerra delle Sette Settimane. La campagna garibaldina del 1866 sul fronte di Magasa e Val Vestino, Comune e Biblioteca di Magasa, 2006. Simonetta Bono, Luigi Castellazzo e i processi di Mantova del 1852-53 alla luce di alcuni documenti, in Rassegna Storica del Risorgimento, 43, 1956, nº 1, gennaio-marzo. Giuseppe Solitro, Dopo Belfiore e la laurea di Luigi Castellazzo, Rassegna Storica del Risorgimento, 1936. Biblioteca della Camera dei Deputati di Roma, Atti parlamentari, tornata dell'11 dicembre 1884, pp. 10089 e 10090. Museo Centrale del Risorgimento di Roma, Fondo Archivio Cadolini, 455, F. 000003. Costantino Cipolla, Belfiore, Franco Angeli editore, Milano 2006. Giovanni Cadolini, Memorie, Milano 1911. Corpo dei Volontari Italiani (Garibaldi), Fatti d'armi di Valsabbia e Tirolo, 1867. Angelo De Gubernatis, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, diretto da Angelo De Gubernatis, Firenze, Successori Le Monnier, 1879, e successive edizioni.

Voci correlate Martiri di Belfiore

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