La città di Terni è oggi il centro abitato principale dell'omonima conca, nonché una delle città più importanti e popolose dell'Italia Centrale e dell'area appenninica. Si sviluppa su un piano alla destra del fiume Nera, in un territorio alla confluenza della valle del Velino e della Valnerina, dove i fondovalle intersecano gli importanti corridoi naturali appenninici come la valle del Naia, il medio Tevere e la valle del Clitunno, storicamente attraversati dalle principali vie di comunicazione dell'Italia centrale.

I primi reperti archeologici, che testimoniano la stabile presenza umana nel territorio, sono emersi da alcuni scavi periferici e risalgono all'Età del rame e all'Età del ferro. Dopo la prima metà del III secolo a.C., i Romani fondarono una colonia in territorio nequinate, presso Narni, col nome di Interamna. La colonia fu poi inserita in età augustea nella Regio VI. Interamna divenne sede di una diocesi cristiana dal II secolo e, dopo aver subito le devastazioni delle invasioni barbariche, nel Medioevo vide dapprima la dominazione dei Longobardi di Spoleto, poi la libertà come libero Comune ribelle allo Stato Pontificio, con sempre a capo il partito ghibellino cittadino, fino alla definitiva annessione allo Stato Pontificio, avvenuta sotto papa Pio IV nel 1563.

Per tutta l'età antica Terni fu una fiorente città di medie dimensioni nella campagna umbra fino a quando, nel XIX secolo, lo sviluppo industriale e ferroviario prima, e l'istituzione dell'omonima provincia poi, portarono la città, in un periodo di tempo relativamente breve, ad un radicale cambiamento della sua economia e dei suoi equilibri sociali.Maria Rosaria Porcaro, Dalla città preunitaria a quella industriale, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria, a cura di Raffaele Rossi, Terni, a cura di Michele Giorgini, Elio Sellino Editore, Milano 1993, pp. 297-307

Preistoria

La città, posta in una pianura alluvionale tra il fiume Nera e il torrente Serra, vide il suo territorio abitato in modo stanziale non prima dell'Età del rame, a cui risalgono un fondo di capanna e materiale ceramico con le caratteristiche tipologiche della cultura di Conelle-Ortucchio, scoperti al di sotto di alcune sepolture della più tarda necropoli delle Acciaierie. Anche durante la media Età del bronzo gruppi umani, portatori della cosiddetta Cultura Appenninica, hanno abitato questa zona, anche se le testimonianze archeologiche più significative sono state rinvenute intorno al Lago di Piediluco, poco distante da Terni.Laura Bonomi Ponzi, L'Età Protostorica, in Storia Illustrata delle città dell'Umbria, op. cit., pp. 37-46

Fase «Terni I»

La presenza umana più significativa, però, è datata al X secolo a.C., cioè all'inizio dell'Età del Ferro: nel 1884, durante i lavori di costruzione dell'acciaieria, fu ritrovata una vasta necropoli, utilizzata fino al VI secolo a.C., appartenente alla cosiddetta Cultura di Terni. In base alla tipologia dei corredi funerari è possibile distinguere tre fasi: Terni I, Terni II e Terni III.Seppur criticabile, la classificazione rimane quella formulata da Hermann Müller-Karpe, Beiträge zur Chronologie der Urnenfelderzeit nördlich und südlich der Alpen, Berlin 1959. Per una rivisitazione più recente del materiale si veda Valentina Leonelli, La necropoli delle Acciaierie, in Valentina Leonelli, Paolo Renzi, Claudia Andreani, Cristina Ranucci, Interamna Nahartium, Materiali per il Museo Archeologico di Terni, a cura di Vincenzo Pirro, Edizioni Thyrus, Arrone (TR) 1997, pp. 17-58

Alla prima fase, la più antica, appartengono le tombe a incinerazione, formate da un pozzetto per lo più cilindrico, all'interno del quale erano deposti un'olla ed un corredo di fibule ed anelli nelle sepolture femminili, rasoi di bronzo nelle sepolture maschili; in alcune tombe l'urna cineraria era ricoperta da una o due lastre di pietra a cappuccina e tutto il pozzetto era stato riempito con terra e ciottoli, poi delimitato da un circolo di pietre. Le analogie culturali sono con l'area laziale, soprattutto Roma-Colli Albani e Allumiere. L'abitato corrispondente alla necropoli di questo periodo era probabilmente situato sul Colle di Pentima, lungo il margine orientale della conca ternana, al di sopra del deposito alluvionale fra il Nera e il Serra, in cui fu dedotta la necropoli.

Fase «Terni II»

La seconda fase, databile al IX secolo a.C., è caratterizzata dalla sostituzione del rito funerario dell'incinerazione con quello dell'inumazione, anche se il primo risulta ancora praticato in una piccola minoranza delle deposizioni. Le sepolture ad inumazione erano costituite da fosse rettangolari, riempite con terra e pietrame oltre il livello del suolo, a volte delimitate, in superficie, da un circolo di pietre. Ai piedi dell'inumato furono collocate olle ed orciuoli, di produzione locale, ad impasto parzialmente depurato e con scarsa decorazione.

In questo periodo le tombe maschili sono dominate dalla presenza delle armi, generalmente di bronzo, fra cui spade corte con lama ed impugnatura fuse insieme, punte di lancia, alcune in ferro, poste ai lati della testa, di forma triangolare. Numerosi sono anche i rasoi, in genere semilunati, con incisioni geometriche. Le sepolture femminili sono caratterizzate dalla presenza di armille, orecchini, collane e spirali in Età del bronzo ornati con ambra, pasta vitrea o osso. Le fibule sono numerose e di varia foggia. All'atto della scoperta risultavano deposte un po' dappertutto: dalla più semplice posizione all'altezza del petto, fino ad una lunga serie che dallo sterno giungeva ai piedi lungo il fianco sinistro.

Le evidenze culturali di questa fase ricollegano la necropoli ternana all'area umbra, sabina e picena, ma con apporti dalla fase laziale di Roma-Colli Albani II, soprattutto nella ceramica. I gruppi che hanno dedotto la necropoli sembrano organizzati secondo una gerarchica, forse, guerriera, capaci di produrre eccedenze alimentari dalle attività agricole e di allevamento e in una minoranza di casi in grado di accumulare ricchezza, scambiando manufatti anche a lunga distanza, da Fratta Polesine, in piena cultura veneta all'Etruria settentrionale e meridionale.

Fase «Terni III»

Alla terza fase, databile fra l'VIII e il VI secolo a.C., appartengono le tombe di S. Pietro in Campo, poco più ad occidente della necropoli delle Acciaierie. Le sepolture sono tutte ad inumazione, particolarmente ricche: quelle maschili di armi in ferro, fra cui lance a foglia, giavellotti, spade e pugnali; quelle femminili di lebeti, bacili, attingitoi, anfore, oltre alle fibule. Il materiale ceramico, molto più fine e lavorato rispetto a quello della fase precedente, è rappresentato in genere da un grosso vaso, e da uno o più piccoli vasi ed altri oggetti, come coppette ed ollette, tutti deposti in un'unica tomba. Gli oggetti di metallo e ceramici sono sia di origine straniera, soprattutto fenicia, etrusca, falisca e picena, sia locale, ma sempre con richiami tipicamente orientalizzanti in quelli databili al VII e VI secolo a.C.

Il gruppo sociale che ha utilizzato questa necropoli sembra connotato da una maggiore differenziazione dei suoi componenti, alcuni dei quali dominano per ricchezze e capacità militari di controllo del territorio; la produzione agro-alimentare va ben oltre una semplice economia di sussistenza, con l'accumulo di derrate anche di prestigio; infine, l'ambiente culturale è più incline ad accettare nuovi schemi. L'abitato non sembra più localizzato sul colle di Pentima ma sulla piccola altura, corrispondente all'attuale piazza Clai, dove sorgerà la città romana e la Terni dei secoli successivi, come risultato di un'opera di urbanizzazione che ha visto lo spopolamento di alcune alture circostanti la conca ternana e la concentrazione della popolazione intorno ad un'area cultuale, in prossimità di un guado del Nera, alla confluenza col Serra; questa caratteristica geografica giustificherà il toponimo latino.Paolo Renzi, Terni dalla Prima Età del Ferro alla conquista romana (VIII-III secolo a.C.), ibidem, pp.61-135

Le Tavole eugubine menzionano nel III secolo a.C. la presenza nell'area del popolo dei Naharti (Naharkum..Numen), una popolazione umbra oppure, se diversi dagli Umbri, un gruppo appartenente ad un substrato indoeuropeo più antico.Massimo Pallottino, Storia della prima Italia, Rusconi, Milano 1984, pp. 37-55 È probabile che i Naharti abitassero proprio lungo il corso del fiume Nera, la cui radice idronimica Nahar- è in comune con l'appellativo Naharkum. I Naharti confinavano con altre popolazioni come i Piceni e gli Etruschi ed erano considerati nemici dell'arce umbra di Gubbio, al pari degli Etruschi e degli Jabusci. Nel complesso era una popolazione di ceppo misto, data la diversificata quantità di sepolture rinvenute a Terni. L'identità umbra dei Naharti rimase forte e conservatrice anche dopo l'annessione a Roma, riuscirono ad avere peso e diventare una provincia Romana. I guerrieri Naharki componevano un elemento essenziale delle guarnigioni militari Umbro-RomaneAndrea Agnetti, Terni celtica e la stirpe del drago, 2016. Fondarono la città nel 672 a.C., come si evince da un'iscrizione latina di età tiberiana. Il nome Interamna Nahars ha fatto pensare che il Nera e il Serra e i loro affluenti circondassero la città, costituendo una difesa naturale. Infatti in italiano: Inter (fra) Amne (corsi d'acqua, fiumi) e Nahars (Naharti-ki, abitanti del fiume Nera, in latino Nar o Nahar).

Alcune sommità che circondano la piana di Terni continuarono ad essere abitate, come le propaggini meridionali dei Monti Martani, disseminate di piccoli insediamenti, posti fra i 700 e i 1000 metri di altezza, non tutti a scopo abitativo. Il più importante di questi è il sito fortificato di S. Erasmo di Cesi, databile almeno al V secolo a.C., provvisto di due piccole necropoli che vanno dal IX al VI secolo a.C., sorto poco più in basso del complesso cultuale di Torre Maggiore, risalente al VI secolo a.C., ma probabilmente frequentato da molto prima, in cui sono stati rinvenuti una serie di bronzetti votivi, soprattutto a carattere guerriero; cosa che indica la natura militare dei gruppi preminenti localizzati su queste alture.Laura Bonomi Ponzi, Il territorio di Cesi in età protostorica, in Cesi. Società e cultura di una terra antica, Todi 1989, pp. 9-30 La notizia non provata che al di sopra di Rocca San Zenone si trovasse l'oppidum umbro di Vindena si riferisce probabilmente alla memoria di questi insediamenti di altura.una popolazione proto-celtica proveniente dal medio bacino del fiume Danubio e dal centro-sud dell'attuale Germania.

La conquista romana