Tense Nervous Headache è il secondo album solista del cantante britannico Boy George, pubblicato nel 1988, su etichetta Virgin. La realizzazione del lavoro viene descritta dallo stesso Boy George nella sua autobiografia del 1995, Take It Like a Man.Boy George con Spencer Bright (1995), Take It Like a Man, Sidgwick & Jackson, pp. 444-449. L'album è stato un clamoroso flop nel Regno Unito, dove fu messo da parte subito dopo la pubblicazione, e dopo che il primo ed unico singolo estratto, la traccia di apertura, Don't Cry, «morì di morte solitaria», nelle parole dell'autore. Il lavoro ha ottenuto buoni risultati in Italia ed è andato ancora meglio in Francia e in Germania. Non è però mai uscito negli USA a causa dello scandalo legato alla tossicodipendenza scoppiato nel 1986 in seguito al quale gli fu revocato il visto per entrare negli Stati Uniti. Soltanto nel 1989, risolti già da tempo i problemi con la tossicodipendenza, gli fu nuovamente permesso di tornare; di conseguenza la Virgin Records America realizzò appositamente per gli Stati Uniti una raccolta intitolata "High Hat" che comprendeva alcuni brani dell'album del 1988 "Tense Nervous Hedache" e altri dell'album successivo del 1989 "Boyfriend". Dopo il flop del primo singolo in UK, infine, nonostante fosse già stato girato e messo in rotazione il videoclip per un secondo estratto, Whisper, la casa discografica decise di non far uscire il relativo 45 giri.

Genesi dell'album

Il titolo ("mal di testa di origine nervosa") diventa definitivo dopo aver scartato una serie di ben più tragiche alternative, tra cui la tenace Tense Nervous Breakdown («collasso di origine nervosa»), cronologicamente l'ultima delle opzioni provvisorie, che resse quasi fino al momento dell'uscita del disco sul mercato, prima di decidere definitivamente per il titolo con cui l'album è stato poi pubblicato.

Come sempre per l'artista, le registrazioni ebbero inizio prematuramente, utilizzando il nucleo dei musicisti che erano accidentalmente diventati la sua band dall'epoca delle sessions per il primo album solista, Sold (1987): Glen Nightingale, Ian Maidman, Amanda Vincent e Ritchie Stevens. Visto il successo parziale ottenuto dal ritorno del produttore storico dei Culture Club, Steve Levine, a ricoprire stavolta il ruolo di produttore e coautore, viene invece arruolato Bobby Z, ex batterista di Prince. Boy George fece i salti di gioia alla possibilità di lavorare con Bobby, sperando che «riuscisse a cospargere sul tutto un po' di quella magia tipica di Prince». Il concept, l'idea generale del disco, era la disperazione. Il cantante non sapeva se desiderava essere Prince, David Bowie o Roy Orbison, quest'ultimo da lui impersonato, in modo piuttosto convincente, su Don't Cry, roboante ballata basata sugli archi, pezzo posto in apertura dell'album ed estratto come primo ed unico singolo.

Ad aumentare la confusione, concorse la nuova passione di Boy, già orientato verso i nuovi suoni garage underground, coi quali era entrato in contatto tramite locali quali lo Spectrum e il Future, dove ballava sulla musica di Todd Terry e Marshall Jefferson. Le classifiche pullulavano della disco-pop di Stock, Aitken & Waterman. Così puntualizza George:

Un contingente della Virgin America, la sua nuova agente per la stampa Audrey Strahl, e Sharon Heyward, capo della Black Music, fecero irruzione nello studio. I loro commenti, tipo È piuttosto rock e Ma le voci restano così?, non fecero che provocargli ulteriore panico. Heyward aveva i suoi bei piani: voleva trasformare l'ex leader dei Culture Club nel nuovo Jack Swing Kid On The Block e suggerì una collaborazione con il giovane produttore nero Teddy Riley. Boy George pensava che lui e Teddy avrebbero scritto insieme, ma quest'ultimo arrivò a Londra con tre canzoni, già piuttosto vecchiotte, che non era riuscito a rifilare a Bobby Brown. I testi vertevano tutti «sull'abbracciare la mia ragazza e sul non riuscire a tollerarlo», così li descrive il cantante, il quale, anche e soprattutto autore di testi, fu d'accordo a cantarle, a patto però di poter lavorare sulle parole, cosa che riuscì a fare con non molto successo.

La session di registrazione si rivelò piuttosto ardua. George definisce Teddy come una persona abbastanza simpatica con cui conversare, mentre non sembra avere commenti gentili per il suo «invadente partner di mezza età e figura paterna», Gene Griffin, che a detta dell'artista «rubava continuamente la scena. Gene appariva come un sosia tarchiato di Shaft, con la montatura degli occhiali in diamante e pantaloni di pelle svasati». A quanto pare, continuava a dire: «Noi ti amiamo, Boy», e, assumendo la voce di qualcun altro, si prodigava nel dare consigli indesiderati al cantante: «Cantala esattamente in quel modo». Danny dovette implorare il solista di non lasciare lo studio, che si convinse del fatto che tutti quei ritmi, tutti quegli extra beats e un'over-produzione avrebbero compensato per la totale mancanza di sostanza. Ma si sbagliava. Quando ricevette i missaggi finali, cadde in una profonda depressione. Disse alla Virgin che non voleva le tracce di Riley sul suo album. Per tutta risposta, i responsabili della major sottolinearono di aver investito ben 75.000 dollari (secondo George una somma ridicola e tutta recuperabile) e che non gliene importava nulla dell'integrità dell'artista.

Un agguerrito O'Dowd iniziò in ogni caso a scriversi i suoi pezzi dance personalmente, insieme a Vlad Naslas, creatore di uno dei primi brani house, The Jack That House Built, ma affrontava la questione nel modo sbagliato, cercando di trovare delle parole che si adattassero al groove. Boy apparteneva alla scuola strofa-ritornello-strofa di Tin Pan Alley, da cui proveniva, e gli riusciva difficile scrivere qualunque cosa avesse un significato su 120 beats al minuto. I testi dance erano virtualmente inesistenti, un vacuo richiamo ad alzarsi, abbassarsi e scatenare il corpo, baby. Le canzoni che scriveva lui facevano sembrare Stock, Aitken & Waterman Bob Dylan.

«Quando Bobby Z fece ritorno nella terra promessa color porpora, avevo soltanto metà disco», rivela George. Continuò con un altro produttore ancora, Mike Pela, che aveva lavorato con Sade. Registrò tre nuovi brani, che avrebbero costituito le punte di diamante di un album tanto ispirato a tratti quanto scialbo e piatto in altri momenti: Something Strange Called Love, Mama Never Knew e Kipsy, quest'ultima in collaborazione con la rapper reggae bianca M.C. Kinky (la quale firmerà anche il rap giamaicano inserito in uno dei brani in séguito pubblicati da Boy, sotto il nuovo pseudonimo di Angela Dust, con i Jesus Loves You). Kipsy è un dramma tratto dalla vita reale, che racconta la storia vera di una modella di fama, giudicata e assolta per questioni legate al commercio di ecstasy. Il testo e il parlato in stile toastin' di MC Kinky diedero vita alla canzone. Alla fine, e troppo tardi, George incominciava ad avere il feeling, a sentire l'ispirazione. Lavorare con la toaster fu per lui come tornare ai primi tempi coi Culture Club, in un clima, nelle sue parole, «traboccante coraggio e spontaneità».

George racconta nel suo libro l'incontro con la rapper nei minimi dettagli:

Per quanto lo si tentasse di metterlo insieme, con una toppa qua e una là, Tense Nervous Headache era« auto-indulgente, sparpagliato e dolorosamente fuori dal mondo». Il sound e l'atteggiamento attorno al cantante erano drasticamente mutati. L'acid house era ormai il nuovo punk in città. Le star della musica erano DJ senza volto e techno-cultori. Tutti quanti si spogliavano per sconvolgersi. Non aveva senso andare vestiti in ghingheri in locali come lo Shoom, per poi calarsi un'ecstasy e fare dell'aerobica acida.

Così, l'appariscente Boy George incominciò a vestirsi come il più normale dei Mario, ad andare ai rave illegali nell'East End e a fare richieste sulle stazioni radio pirata. «E adesso un urlo gigantesco per George di Hampstead». Era saturo e sentiva di avere di nuovo sedici anni. Il suo ventisettesimo compleanno coincise con il più bel rave di quell'anno, con Danny Rampling e Jeremy Healey come DJ. Gli inviti erano costituiti da T-shirts con lo smile e il messaggio «If you're not screaming you must be dreaming» («se non stai gridando, allora mi sa che stai sognando»).

George descrive divertito il clima di quella festa:

Il festeggiato andò a vedere il concerto di Prince per il tour di Lovesexy sotto l'effetto di un trip, e sotto un altro trip, lui, l'amico Fat Tony ed MC Kinky finirono sotto l'appartamento di Ben dei Curiosity Killed The Cat, gridando: «Vogliamo i Bros!».

«Erano giorni sciocchi e liberatori», confessa oggi un pentito Boy George. «Kinky mi soprannominò Chanting Pig («Maiale Canterino») ed io la chiamavo Pat Geary,La parola gear, che significa normalmente «marce, cambio di automobile», è utilizzata in gergo come sinonimo di stuff, nel senso di «droga, roba allucinogena». perché quello era l'aspetto che aveva quando era sotto acido». Come tutte le amicizie più belle dell'artista anglo-irlandese, la loro fu istantanea e, spesso, psicotica. Litigavano così tanto che gli amici lo sfottevano: «Vedo che c'è tua moglie con te [..] » Michael Dunne, il secondo importante boyfriend del cantante, dopo l'ex batterista dei Culture Club, Jon Moss, non riusciva a capire perché il suo amante trascorresse così tanto tempo con Kinky. George inserisce nel suo racconto una frecciatina diretta a Dunne: «'Lei' divenne un'altra scusa, ma anche noi avevamo i nostri problemi personali».

All'inizio del 1988, naturale conseguenza di una serie di liti furiose, Michael se n'era andato da Hampstead, e si era ritrasferito a Soho, dove abitavano i suoi ex co-inquilini. La loro relazione aveva seguìto un prevedibile schema fatto di pugni e silenzi estesi. Nessuno dei due sapeva come comunicare, senza lanciare un insulto o un piatto, e George avevo la crudele abitudine di ricordare a Michael: «Questa è casa mia». Specifica però il padrone di casa, vittima di un'infanzia burrascosa, dominata dal rapporto conflittuale con la figura paterna: «Lo spettro di mio padre entrava di nuovo in gioco ».

Quanto al boyfriend, bisogna dare atto a George che Michael non era certo un campione di stabilità. «Non tentava nemmeno di affermare le sue ragioni», accusa Boy, «preferendo lamentarsi o raggomitolarsi in un angolo come un gatto pigro». Fumava fin troppo hashish, viveva col sussidio di disoccupazione e non portava altro che i suoi jeans strappati. Il cantante lo odiava perché Dunne non faceva nulla di nulla, ma allo stesso tempo aveva il terrore che potesse avere più di tanto una vita tutta sua e non avesse più bisogno di lui.

L'artista britannico appare comunque molto comprensivo, quando analizza la storia dell'ex ragazzo più in profondità:

Come descrive uno dei ritornelli di I Love You, traccia #7 di Tense Nervous Headache, una delle tante canzoni ispirate da Michael o espressamente composte per lui:

Tense Nervous Headache non conquistò mai il mercato. Nel Regno Unito, fu messo da parte dopo che il primo singolo, Don't Cry, morì di morte solitaria. L'album andò bene in Francia e in Germania, e abbastanza bene in Italia, ma, confessa un Boy George in piena crisi: Ero pronto per ritirarmi ed andarmene in pensione. Non volevo essere più una curiosa stranezza del pop. I tassisti londinesi avevano la cura: «Ti serve un'altra "Karma Chameleon". Canta qualcun'altra di quelle ballate. Anche Tony Gordon, il mio manager, diceva che facevo il tipo sbagliato di musica. Le parole Culture Club apparivano fin troppo spesso nei suoi discorsi».