La XªIl ridondante ordinale "ª" apposto al numero romano (già di per sé ordinale nell'uso militare italiano), pur essendo un errore, era nondimeno ufficialmente parte del nome del reparto fin dalla sua costituzione. Flottiglia MAS (dal 1º maggio 1944 la parte di fanteria marina venne rinominata in Divisione fanteria di marina Xª,Cfr. a p. 67 in Antonio Pietra, Guerriglia e contro guerriglia: un bilancio militare della Resistenza, 1943-1945. Valdagno, G. Rossato, 1997. anche nota come Xª MAS) è stato un corpo militare indipendente di matrice fascista, istituito nel settembre 1943 dal capitano di fregata Junio Valerio Borghese e membri del precedente reparto ufficiale della 10ª Flottiglia MAS appartenente alla Regia Marina, che dopo l’armistizio di Cassibile, decisero di disubbidire all’ordine proclamato da Pietro Badoglio di cessare “ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane“; decisero altresì di aderire alla RSI per continuare la guerra contro gli Alleati a fianco della Germania nazista, assieme ai marinai disposti a seguirli nel loro intento. Parte della Marina Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale (RSI), strinse accordi con il capitano di vascello Berninghaus della Marina da guerra del Terzo Reich.
Nei suoi due anni di attività operò in coordinazione coi reparti tedeschi, sia per contrastare l'avanzata alleata dopo lo sbarco di Anzio e sulla Linea Gotica e nel Polesine, sia in operazioni contro la Resistenza italiana - attività durante la quale l'unità si macchiò di numerosi crimini di guerra. - e infine nel tentativo di difendere i confini nordorientali dalla controffensiva iugoslava, cercando anche di affermare l'italianità di quelle regioni di fronte alle politiche annessionistiche dell'occupante tedescoGuido Bonvicini, Decima Marinai! Decima Comandante!, Mursia, Milano.Giorgio Pisanò, Gli ultimi in grigioverde, CED, 1967.Giorgio Pisanò, Storia della guerra civile in Italia, CED, 1964 et. al. sostenuto da elementi collaborazionisti serbi, croati e sloveni. Peraltro questi tentativi, ostacolati dai tedeschi, non ottennero risultati, e i reparti inviati in Venezia Giulia furono presto trasferiti a ovest del Piave e del Brenta, a Thiene, dal Gauleiter Rainer, deciso a mantenere il controllo totale della regione..
La Xª Divisione MAS si arrese il 26 aprile 1945 ai rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) nella caserma di piazzale Fiume (l'attuale piazza della Repubblica) a Milano dopo la cerimonia dell'ammaina bandiera..
Storia L'armistizio
Nei giorni successivi all'armistizio dell'8 settembre la 10ª Flottiglia MAS della Regia Marina italiana rimase scissa in due porzioni, schierate su fronti opposti: una nel territorio occupato dagli Alleati e l'altra - guidata da Junio Valerio Borghese - nel territorio occupato dal Terzo Reich.
La parte della 10ª rimasta fedele al Regno del Sud, non più sotto la direzione di Borghese, costituì un'unità denominata Mariassalto, che effettuò numerose missioni di sbarco e di recupero di sabotatori e informatori in territorio nemico oltre che di rimpatrio dai Balcani di militari nazionali sbandati. Partecipò inoltre a due azioni: per mantenere aperto il porto della Spezia e per impedire ai tedeschi l'uso del porto di Genova.. Alla prima di tali azioni prese parte Luigi Durand de la Penne rimpatriato dalla prigionia.
La sera dell'8 settembre 1943 Junio Valerio Borghese (che da maggio era comandante della 10ª Flottiglia MAS della Regia Marina), ascoltato per radio alla caserma del Muggiano a La Spezia il proclama dell'armistizio, ordinò l'assemblea degli ufficiali, rafforzò la difesa della caserma e si recò dal suo diretto superiore, l'ammiraglio Aimone d'Aosta; i due cercarono di contattare telefonicamente Roma per avere conferma dell'armistizio e ricevere ordini; verso le 22 riuscirono a parlare con l'ammiraglio Umberto Rouselle il quale si limitò a confermare lo stato d'armistizio.. Borghese tornò alla caserma e invitò tutto il personale a rimanere ai propri posti; congedò invece i circa quindici militari tedeschi che stavano seguendo corsi d'addestramento e consegnò al loro ufficiale una lettera da consegnare al generale Friedrich-Wilhelm Hauck, che in quel momento stava procedendo a occupare con le sue truppe le zone nevralgiche della città; nella lettera era scritto:
Secondo lo storico Massimiliano Capra Casadio, questo contatto «costituisce il primo passo di Borghese verso l'accordo con le autorità germaniche». Nelle parole di Borghese si nota che già quella notte stava maturando la decisione di rifiutare l'armistizio e di cercare un'intesa con i tedeschi per salvaguardare la sua formazione. Questa iniziativa «derivò anche dall'impossibilità di ricevere indicazioni o direttive da qualsiasi autorità italiana»..
Secondo alcune testimonianze del dopoguerra, la 10ª MAS avrebbe continuato a rimanere priva di ordiniSole De Felice, La Decima Flottiglia Mas e la Venezia Giulia 1943-1945, Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2003, p. 53, Relazione giurata del capitano di vascello Agostino Calosi, responsabile dell´Ufficio Informazioni della Regia Marina del Sud, nel corso del processo tenuto contro Borghese il 24 novembre 1948: «nel caso specifico della X Flottiglia Mas debbo dire che a questo comando non arrivarono mai ordini precisi, benché dallo stesso sollecitati anche telefonicamente». Sempre nell'ambito del processo contro Borghese l'avvocato Ozzo, di parte civile, asserì invece che Borghese fosse stato «certamente informato» di un memorandum consegnato agli ammiragli dal capo di stato maggiore della Marina già il 7 settembre, contenente l'ordine «di raggiungere i porti della Sardegna, della Corsica e dell'Elba e, ove ciò non fosse possibile, di autoaffondarsi», e che dunque lo stesso Borghese «mentì quando più tardi, per attenuare le proprie responsabilità, sostenne di essere stato all'oscuro di tutto»: cfr. .. Secondo una versione, la Decima avrebbe respinto numerosi tentativi tedeschi di penetrare nella caserma: "I tedeschi fecero numerosi tentativi di penetrare nella caserma della Xª Mas, ma, come scrisse Borghese, Li respingemmo tutti malgrado l'enorme sproporzione di forze. Nessuno ne ha mai dubitato e, anzi la fermezza dimostrata dalla flottiglia nella circostanza è stata spesso presa ad esempio di ciò che sarebbe stato possibile fare in quei giorni difficili se si fosse potuto contare su unità altrettanto motivate".. Scrive Capra Casadio che in quei giorni «furono diversi i reparti germanici che chiesero di entrare al Muggiano, alcuni per fare riposare gli uomini, altri intenzionati a occupare la caserma. A tutti Borghese rispose con un netto rifiuto, mantenendo la difesa e l'inviolabilità della sua sede. Non mancarono momenti di tensione nei quali i marò dovettero puntare le mitragliatrici contro le truppe tedesche che, sotto la minaccia delle armi, abbandonarono le loro pretese».. Lo storico Ricciotti Lazzero scrive invece che i primi soldati tedeschi entrarono a La Spezia la mattina del 9 settembre, catturarono il generale Carlo Rossi con tutti i suoi ufficiali, occuparono «gli impianti portuali, gli arsenali e gli altri punti strategici»., ma «una sola caserma non [venne] attaccata: quella della Decima Mas».
La Decima mantenne l'attività nella caserma immutata e per tutto il tempo la bandiera italiana rimase sul pennoneSilvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, Rizzoli, Milano 2005, p. 156.; ma «il Tricolore difeso dalla Flottiglia non era più uguale a quello che aveva preceduto l'armistizio. All'adunata del 9 settembre, infatti, i marinai avevano tagliato dalla striscia bianca centrale della bandiera italiana, lo stemma di Casa Savoia, un gesto che simboleggiava il rifiuto della monarchia da parte della Decima. Si era definitivamente spezzato, così, il legame più importante per degli uomini di Marina, quello con la Casa Regnante»..
Alla riunione degli ufficiali del 9 settembre Borghese ribadì l'intenzione di continuare la guerra contro gli Alleati, rimanendo con la Germania. L'11 settembre radunò i marinai di stanza a La Spezia spiegando la situazione e permettendo di congedarsi a coloro che non se la fossero sentita di continuare la guerra.. La maggioranza preferì tornare a casa e fu messa in licenza illimitata salvo eventuali richiami. Poco più di un centinaio di uomini (in gran parte ufficiali) decisero di rimanere con Borghese per combattere contro gli anglo-americani.
Lazzero scrive che nella notte fra l'8 e il 9 settembre, mentre Borghese decide «di non accettare la resa agli Alleati, tutte le unità efficienti della Regia Marina [...] si trasferiscono, obbedendo agli ordini e in osservanza delle clausole dell'armistizio, nei porti designati al Sud».. In particolare, più di dieci unità navali della Marina militare italiana erano salpate da La Spezia, unendosi ad altre al largo del golfo per proseguire verso Malta.. Altri storici, però, in contrapposizione alla storiografia tradizionale secondo la quale i comandanti obbedirono con disciplina agli ordini, sottolineano che in molti ambienti della Marina militare italiana l'armistizio fu vissuto «come una sconfitta umiliante e lesiva dell'onore militare e delle tradizioni dell'arma, tanto da suscitare in alcuni una vera rivolta spirituale». Capra Casadio cita al riguardo Elena Aga Rossi, Una nazione allo sbando. L'armistizio italiano del settembre 1943, Il Mulino, Bologna 1993, pp. 122, 127., e considerano «ancora incerto il numero delle navi autoaffondate e degli ufficiali che si rifiutarono di eseguire gli ordini ricevuti durante l'armistizio»..
La ricostituzione Dopo l'armistizio «Borghese contatta subito i tedeschi, e i tedeschi, comprendendo che quel comandante italiano non li abbandonerà, dispongono per i primi incontri secondo disposizioni ricevute da Berlino»..
Il 12 settembre 1943 arrivò a La Spezia il tenente di vascello Max Berninghaus della Kriegsmarine, la Marina da guerra germanica, per assumere il comando del litorale ligure; in diversi colloqui con lui Borghese dichiarò che la Decima non accettava l'armistizio con gli Alleati ma non intendeva cedere ai tedeschi i suoi impianti e le armi; prospettò un accordo che permettesse alla Decima, mantenendo la propria divisa, di continuare a combattere a fianco dei tedeschi e contro gli anglo-americani.
Borghese strinse dunque il 14 settembre direttamente con Berninghaus (previa approvazione da parte dei superiori di quest'ultimo). un trattato che permetteva la continuazione dell'attività della 10ª con il Terzo Reich, cambiando nella denominazione il numero arabo "10" (10ª MAS) nel numero romano "X" lasciando la ridondante "ª" (Xª MAS), conservando bandiera (senza l'emblema dei Savoia) e divisa italiane, seppur sotto il controllo operativo tedesco.
È probabile che ai fini della stipulazione del trattato abbia giocato «un ruolo decisivo anche il Grossadmiral Karl Dönitz, dal gennaio 1943 capo di Stato Maggiore della Kriegsmarine, legato a Borghese da un rapporto personale di profonda stima».. Un autore prospetta anche l'ipotesi che Borghese e Dönitz si siano accordati prima dell'8 settembre, vista la stranezza del comportamento dei militari tedeschi nei confronti della Decima poco dopo l'armistizio, che potrebbe essere indice dell'esistenza di un ordine ben preciso «di non toccare quel reparto della Marina Italiana»Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d'assalto della Marina Italiana, Mondadori, Milano 2007, p. 304, citato in ..