Un cantautore (sincrasi di «cantante» e «autore») è un cantante di musica leggera che interpreta brani scritti e/o musicati da sé.
In Italia Storia La nascita dei cantautori
La prima apparizione della parola cantautore è controversa: secondo le ricerche effettuate in merito da Jacopo Tomatis apparve per la prima volta in un listino pubblicitario dell'RCA Italiana nel 1959, ed è stata inventata da Maria Monti durante una riunione con Ennio Melis e Vincenzo Micocci per il lancio di Gianni Meccia, per poi diventare popolare sul finire dell'anno successivo.
Nell'articolo I “cantautori” promettono canzoni “mica stupide” pubblicato sul Corriere d’Informazione del 1-2 ottobre 1960, (testo che segue di pochi giorni il primo articolo in assoluto a utilizzare il termine),Il primo articolo giornalistico in cui è documentata la parola è, allo stato attuale delle ricerche, Chi sono i cantautori?, non firmato, pubblicato su Il Musichiere nº 90 del 17 settembre 1960 si citano intenti, stile e nomi dei primi cantautori.
Già vi erano stati dei personaggi che cantavano canzoni scritte da loro stessi, come Fred Buscaglione, Renato Carosone, Domenico Modugno, Odoardo Spadaro, Ettore Petrolini, Rodolfo De Angelis, Carlo Buti e - andando ancora più indietro nel tempo - Armando Gill (1877-1945), uno dei primi a firmare sia i testi sia le musiche delle sue canzoni (come spiegava nella celebre presentazione che faceva precedere ai suoi spettacoli: Versi di Armando, musica di Gill, cantati da Armando Gill) e il napoletano Berardo Cantalamessa, il primo a incidere una sua canzone su disco 78 giri, la celeberrima 'a risata, nel 1895.
Modugno è il primo che scrive canzoni partendo dalla cronaca: nel 1955 scrive Vecchio frack dopo aver appreso la notizia della vicenda del principe Raimondo Lanza di Trabia (marito dell'attrice Olga Villi) che, all'età di 39 anni, nel novembre del 1954, era morto cadendo da una finestra di un albergo di via Ludovisi a Roma (il gesto venne generalmente ritenuto un suicidio ma non fu mai chiarito del tutto);Maurizio Ternavasio, La leggenda di mister volare. Domenico Modugno, editore Giunti, 2004, pag. 35 anche Lu pisce spada nasce da una storia vera."Il dizionario della canzone italiana - Le canzoni", di Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), ed. Curcio, 1990; alla voce U pisci spada, pag. 479Maurizio Ternavasio, "La leggenda di mister Volare", ed. Giunti, 2004, pagg. 31-32
Non bisogna infine dimenticare l'esperienza torinese di Cantacronache, con esponenti quali Fausto Amodei., Sergio Liberovici, Michele Straniero e Margot., che da un lato recuperano tutta la tradizione della musica popolare italiana, dall'altro producono nuove canzoni, spesso in collaborazione con intellettuali come Italo Calvino e Umberto Eco, inserendo nei testi delle canzoni nuove tematiche come le morti sul lavoro (La zolfara, del 1958) l'opposizione alla guerra (Dove vola l'avvoltoio?, 1958) le lotte operaie (Per i morti di Reggio Emilia, 1960).
Il gruppo di Cantacronache viene considerato tra i precursori diretti della prima generazione di cantautori italiani di un certo spessore; così si è espresso in proposito Umberto Eco:
Gli anni '60
Tra i principali cantautori italiani degli anni sessanta (spesso influenzati dalla canzone d'autore francese) troviamo Umberto Bindi (solo autore delle musiche, mentre per i testi si appoggiava ad altri, primo fra tutti Giorgio Calabrese), Luigi Tenco, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci (il primo che nelle sue canzoni fa diventare protagonisti gli ultimi, dai barboni ai malati di mente, dalle prostitute ai poveri), Piero Ciampi (in realtà solo paroliere, mentre per le musiche si affidava a vari compositori come Gian Piero Reverberi o Gianni Marchetti), Fabrizio De André (il quale, in realtà, ha scritto quasi tutto il suo repertorio insieme ad altri artistiLe canzoni di cui De Andrè è autore sia del testo che della musica sono otto in quasi quarant'anni di carriera (fonte: Archivio della SIAE, dopo una scrematura delle 14 che lì risultano, vedi discussione di questa pagina), ma in realtà alcune di queste derivano da musiche di cui i diritti sono scaduti (La canzone dell'amore perduto), o sono di autori non iscritti alla SIAE, come Vittorio Centanaro per La guerra di Piero e Si chiamava Gesù), Nino Tristano, Silverio Pisu, Memo Remigi, Vittorio Paltrinieri, Duilio Del Prete, i quali hanno saputo riprendere le suggestioni della canzone francese e trasformarle secondo la sensibilità italiana.
Questa prima generazione è influenzata principalmente dalla canzone francese e dalla canzone popolare italiana; a metà del decennio a essi si affiancano altri cantautori come Lucio Dalla, Gian Pieretti, Luciano Beretta, Claudio Cavallaro, Alberto Testa, Fred Bongusto, Mino Reitano, Francesco Guccini, Mauro Lusini, Roby Crispiano, Jonathan del duo Jonathan & Michelle, Emilio Insolvibile e Tony Cucchiara, che sono invece influenzati dal beat (con il passare del tempo e il proseguimento della carriera alcuni di loro come Guccini e Dalla svilupperanno delle caratteristiche musicali e tematiche proprie, mentre Cucchiara si dedicherà al teatro canzone).
Infine appartengono alla categoria anche alcuni come Gipo Farassino o Nanni Svampa che si sono dedicati per lo più alla canzone dialettale: Svampa forma poi nel 1964 un gruppo, I Gufi, con cui spesso incide canzoni di propria composizione in italiano, e anche Farassino, alla fine degli anni '60, abbandona spesso il dialetto per scrivere canzoni come l'antimilitarista Ballata per un eroe («Andrò a ingrossare la nutrita schiera/di quelli che aggrappati a una bandiera/son morti bestemmiando di paura/ad occhi chiusi in una notte scura»), Remo la barca, La mia città, Il bar del mio rione, Avere un amico.
Altri, come Paolo Pietrangeli, Gualtiero Bertelli e Ivan Della Mea, sono stati più legati a una canzone strettamente politica.
Alla fine del decennio emerge un altro cantautore, Ugolino, che si distacca dal genere per avvicinarsi a un tipo di canzone d'autore, basata su tematiche sociali che vengono espresse in maniera ironica e satirica.
Per quel che riguarda le donne, una delle prime cantautrici è Paola Orlandi, che già nel 1959 scrive il testo e la musica di una canzone che incide, Voglio l'amore; nello stesso periodo iniziano la carriera la sorella Nora Orlandi, Marisa Terzi e Maria Monti (all'epoca fidanzata di Gaber), mentre Margot scrive e canta le sue prime canzoni all'interno dell'esperienza dei Cantacronache di cui fa parte e Giovanna Marini debutta a metà degli anni sessanta.
Nella seconda metà del decennio emerge Nives, (al secolo Nives Gazziero), cantautrice a metà tra il folk e il beat, scoperta da Nanni Ricordi, che oltre a brani propri traduce alcune canzoni americane, come Where Have All the Flowers Gone? di Pete Seeger (che diventa Dove sono finiti i fiori?).
Proprio in questo decennio iniziano le collaborazioni tra canzone d'autore e poesia: l'antesignano, in questo senso, è ancora una volta Domenico Modugno che mette in musica due poesie di Salvatore Quasimodo con l'autorizzazione dell'autore, Ora che sale il giorno e Le morte chitarre; così racconta l'esperienza il cantautore pugliese: Un altro intellettuale che ha frequenti collaborazioni con la canzone d'autore è Pier Paolo Pasolini, che nel 1963 autorizza Sergio Endrigo a utilizzare alcuni versi tratti dalla raccolta La meglio gioventù; la canzone che nasce è Il soldato di Napoleone, contenuta nel primo 33 giri del cantautore istriano.
Sempre Pasolini collabora anche con Domenico Modugno, scrivendo il testo di Che cosa sono le nuvole:
Endrigo invece collabora con Giuseppe Ungaretti e il poeta brasiliano Vinícius de Moraes incidendo nel 1969 l'album La vita, amico, è l'arte dell'incontro, e in seguito mette in musica alcune poesie per bambini scritte da Gianni Rodari in Ci vuole un fiore, album del 1974.
Gli anni settanta
Negli anni settanta, in concomitanza coi movimenti politici e culturali del periodo, si diffonde ancora di più l'utilizzo della canzone da parte di alcuni cantautori per uno scopo politico e sociale; musicalmente le influenze si spostano dalla musica francese a quella d'oltremanica e oltreoceano e i principali modelli sono Bob Dylan, Paul Simon e Leonard Cohen, anche se non manca chi, come Claudio Rocchi, Walter Valdi o Alberto Anelli, si rifà a nomi meno conosciuti in Italia come Nick Drake o Roy Harper.
Tra i più importanti esponenti di questo periodo, oltre ai già citati Guccini, De André e Dalla, Nino Tristano (con l'album "Suonate Suonatori" (Fonit-Cetra) che Renzo Arbore nella sua Enciclopedia della Canzone definisce "il primo esempio di contaminazione tra musica popolare italiana e musica rock") ci sono Umberto Tozzi, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Rino Gaetano, Edoardo De Angelis, Giorgio Lo Cascio, Ernesto Bassignano, Renzo Zenobi, Corrado Sannucci, Mario Bonura, Stefano Rosso legati all'esperienza del Folkstudio, locale romano che promuove la canzone d'autore; poi Roberto Vecchioni, Mario Barbaja., Renato Pareti, Claudio Lolli, Mario Panseri, Oscar Prudente, Luigi Grechi, Pierangelo Bertoli, Giorgio Laneve, Edoardo Bennato, Tito Schipa Jr., Franco Califano, Corrado Castellari, Claudio Fucci, Gianni Bella, Franco Battiato, Franco Simone (definito "il poeta con la chitarra"), Ivano Fossati (che inizia con il gruppo progressive dei Delirium), Eugenio Finardi, Alberto Camerini, Gianfranco Manfredi (questi ultimi tre vicini all'esperienza del Movimento Studentesco milanese), Ricky Gianco (già attivo nel decennio precedente, negli anni '70 si avvicina alla canzone politica), Enzo Maolucci e Carlo Credi, musicalmente più vicini al rock.
In questo periodo troviamo anche cantautori che non vollero fare della lotta politica e sociale la tematica delle loro canzoni ma al contrario si dedicarono a temi come l’amore e il sentimento, tra i quali Claudio Baglioni. (che fino al 1975 scrive insieme a Antonio Coggio le musiche, mentre scriveva da solo i testi), Riccardo Cocciante. (i cui testi sono scritti da Paolo Amerigo Cassella e Marco Luberti, poi dal solo Luberti e infine da Mogol) e Renato Zero (che componeva con vari collaboratori, da Franca Evangelisti a Piero Pintucci, da Roberto Conrado a Dario Baldan Bembo).
Identico è il caso di Lucio Battisti., che in realtà aveva iniziato l'attività nel decennio precedente: Battisti è autore solo delle musiche delle canzoni da lui cantate, le quali, dopo essere state composte, vengono completate con i testi scritti da Mogol.
Anomalo il caso di Paolo Conte, la cui produzione coincide a livello temporale con quella degli artisti citati, ma i cui riferimenti musicali sono il jazz e le grandi orchestre swing degli anni trenta e quaranta. I suoi testi spesso descrivono situazioni dell'epoca (ad esempio nei brani Topolino amaranto, Bartali, Diavolo rosso) oppure ricreano un'atmosfera poetica più generale (I giardini pensili hanno fatto il loro tempo, Per quel che vale, Chi siamo noi?). Oltre a cantare i suoi testi, Conte prende generalmente parte all'esecuzione come pianista.
Nella seconda metà del decennio raggiungono il successo cantautori come Pino Daniele, Alan Sorrenti, Angelo Branduardi, Ivan Graziani, Ron, Leano Morelli, Massimo Bubola e Goran Kuzminac che, seppure in maniera diversa, danno molto risalto all'aspetto musicale delle loro composizioni.
Le cantautrici, al contrario dei colleghi uomini, non riscontrano un grande successo in questo periodo: nomi come quelli di Donatella Bardi., Antonella Bottazzi, Maria Teresa Grossman, Roberta D'Angelo, Jamima, Chiara Grillo, Teresa Gatta, Nicoletta Bauce., Dania Colombo, Graziella Caly, Elena Rinaldi restano conosciuti solo da una ristretta cerchia di appassionati.
Gli anni ottanta Negli anni ottanta si affermano interpreti che, seguendo le tendenze dell'epoca, adattano la canzone d'autore a stili quali punk, ska, rap e rock.