È considerato uno dei maggiori cantautori italiani,«[...] Forse, l'artista musicale più celebre di sempre in Italia, quello più conosciuto, popolare, con canzoni che sono ancora parte integrante del tessuto connettivo della cultura italiana.» Ernesto Assante ().«[...] Di lui resterà, soprattutto, una discografia straordinaria, che lo colloca di diritto nell'olimpo del Novecento musicale italiano.» Francesco Buffoli. Ondarock nonché tra i massimi innovatori nella storia della musica leggera e del pop italiano, generi che contaminò con molte tendenze del panorama anglo-americano tra cui il rock, il funk, la disco music e il pop elettronico, adottando dei propri stilemi musicali e vocali. L'espressività ed emotività della sua voce così come la modulazione contribuirono a determinare il suo successo; di contro, l'insolita timbrica e la tecnica, non riflettendo i tradizionali canoni vocali, lo esposero a diverse critiche. Battisti stesso sostenne di privilegiare l'emozione alla tecnica vocale.
Musicista polistrumentista autodidatta, apprezzato anche in qualità di chitarrista e di arrangiatore,«Da un punto di vista di musica leggera, andare avanti non significa solo fare canzoni più belle. Chi fa dei grandi arrangiamenti oggi, per esempio, è Battisti.» Rino Gaetano a Ciao 2001, luglio 1976. Riportato in Rino Gaetano Live, Emanuele Di Marco, 2001, p. 72.«Poi c’è la musica, un caleidoscopio di suoni che, come coriandoli impazziti, appaiono, scompaiono e sfuggono in ogni parte. La cura certosina nella scelta di questi frammenti, che messi assieme vanno a costruire l'arrangiamento, è un'opera di genio, da Leonardo Da Vinci della musica.» per i testi si affidò quasi sempre ai parolieri, con alcune eccezioni.Prima di iniziare la collaborazione con Mogol, Lucio Battisti era autore sia di musica sia di testi, e si ritiene che nell'album E già (1982) ne sia coautore Ebbe il suo periodo di maggior successo collaborando con Mogol, che ne costruì l'immagine di interprete della vita e dei sentimenti comuni; questa, che ha segnato in Italia un'epoca musicale e di costume, è rimasta la principale immagine dell'artista. Già dalla prima metà degli anni settanta, Battisti, tendenzialmente schivo nel rapporto con il pubblico e i media, iniziò gradualmente ad allontanarsi dalla scena e dalla visibilità pubblica, fintantoché all'inizio degli anni ottanta il suo ritiro non divenne totale.L'apparizione, alla televisione svizzera tedesca, sarebbe avvenuta nel luglio del 1980: Tuttavia, altre fonti la collocano nel 1982: Dopo una transitoria collaborazione con la moglie Velezia, si rivolse a Pasquale Panella, ritenendolo un paroliere più adatto alle sue esigenze di sperimentazione, dando così vita a una nuova stagione sonora maggiormente libera da dogmi e convenzioni, e che rese i suoi testi criptici fino al nonsenso.
Nel corso della sua carriera, che varcò i trent'anni di attività, compose e suonò per molti altri artisti, sia italiani che internazionali, tra cui Mina, Bruno Lauzi, gli Equipe 84, i Dik Dik, i Formula 3, Gene Pitney, gli Hollies e Paul Anka. Nonostante un suo tentativo, rivelatosi infruttuoso, di lanciarsi sul mercato statunitense negli anni settanta, oggi la sua opera è in fase di riscoperta oltreoceano.
Incise 20 album in studio e vendette complessivamente 25 milioni di dischi.
Biografia Nacque a Poggio Bustone, in provincia di Rieti. I genitori portavano entrambi il cognome Battisti: il padre Alfiero (1913-2008) era impiegato al dazio, la madre Dea (1917-1983Tomba di Dea Battisti, inquadrata in ) era casalinga. Il nome di battesimo gli venne dato in ricordo di suo fratello Lucio, morto in tenera età.
Esordi 1947-1962: infanzia e adolescenza
Nel 1947 la sua famiglia si trasferì nella frazione Vasche del comune di Castel Sant'Angelo, Consultabile anche su , la prima parte anche su madrepennuta.it . sempre in provincia di Rieti, e nel 1950 a Roma in Piazzale Prenestino 35. A seguito della promozione in terza media, Battisti chiese in regalo ai genitori una chitarra, che cominciò a suonare da autodidatta, aiutato sporadicamente da un elettricista amico di famiglia.
L'interesse per la chitarra crebbe in lui fin quando nel 1961 iniziò a dedicarcisi, suonandola giorno e notte. Questa passione lo portò, di conseguenza, a trascurare gli studi, suscitando l'irritazione del padre Alfiero, il quale minacciò di non firmargli l'esenzione dal servizio militare (a cui aveva diritto in quanto figlio di un invalido di guerra) se non si fosse diplomato; il giovane Battisti obbedì ottenendo in cambio di potersi dedicare solo alla musica nei due anni successivi e nel 1962 si diplomò regolarmente perito elettrotecnico.. Nel tempo, Battisti si costruì e coltivò una vasta cultura musicale, traendo soprattutto ispirazione da artisti come Ray Charles, Otis Redding (e la musica afroamericana in generale), i Beatles, Donovan e Bob Dylan.
1962-1966: i primi passi e l'incontro con Mogol Il periodo di gavetta di Battisti ebbe inizio quando entrò a far parte come chitarrista nel gruppo Gli Svitati, il cui leader era il pianista e cantante Leo Sanfelice. Successivamente, nell'autunno del 1962, all'età di 19 anni, cominciò a suonare a Napoli con I Mattatori; la mancanza di soldi, sullo spirare dell'anno, lo portò tuttavia alla decisione di tornare a casa. In seguito fece parte de I Satiri, gruppo romano che accompagnava Enrico Pianori, e che spesso suonava a Roma nel night Cabala. Nello stesso locale si esibivano I Campioni che, dopo l'abbandono di Bruno De Filippi, erano alla ricerca di un chitarrista. Una prima offerta era stata avanzata ad Alberto Radius, che però rifiutò, così il leader della band Roby Matano decise di offrire il ruolo a Battisti, il quale accettò. Si trasferì quindi a Milano, principale zona di attività della band, e gravitò nell'ambiente che ruotava attorno al club Santa Tecla.
Fu proprio Matano, che ha più volte rivendicato una sorta di "primogenitura" nella scoperta del talento di Battisti, a spronarlo a scrivere canzoni. Nacquero alcuni pezzi, alcuni con testi e musica di Battisti e altri con testi scritti da Matano (ma depositati a nome di Battisti, perché l'amico non era iscritto alla SIAE). Molti dei brani rimasero perlopiù sconosciuti o addirittura mai pubblicati (alcuni di questi furono successivamente rimaneggiati da Battisti sulla base di nuovi testi di Mogol, come Non chiederò la carità, poi divenuto Mi ritorni in mente).
Dopo aver sostenuto varie audizioni, i cui esiti furono in maggior parte negativi,«A nessuno interessava ciò che facevo [...] Arrivavo con i miei motivi, li facevo ascoltare e mi accorgevo che nessuno li seguiva. Una cosa davvero umiliante.» Lucio Battisti intervistato da Novella. il 14 febbraio 1965 ottenne un appuntamento con il discografico Franco Crepax: durante il provino, fu notato da Christine Leroux, un'editrice musicale di origine francese giunta a Milano negli anni sessanta, contitolare con Elio Borroni delle Edizioni musicali El' & Chris. Leroux rimase colpita dalle vocalità di Battisti e fu lei a procurargli un appuntamento con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. Quest'ultimo era inizialmente scettico, tuttavia rimase colpito dall'umiltà del cantante. e gli garantì che avrebbero qualche volta lavorato assieme «non per scrivere canzoni ma per fare degli esperimenti». Superati i dubbi iniziali, i due iniziarono a collaborare e nello stesso anno scrissero insieme il primo brano, Hey ragazzo (inciso poi nel 1968 dall'Equipe 84). Il sodalizio, ormai formato, continuò con la scrittura di alcuni brani che Battisti, scettico egli stesso delle proprie doti vocali, si limitava ad affidare ad altri interpreti, che seguiva comunque puntigliosamente quando li affiancava in studio di registrazione. Nonostante si fosse sentito ripetere spesso che se avesse cantato in prima persona le sue composizioni queste sarebbero state più incisive, nel 1966 fu convinto proprio da Mogol: «I tuoi provini sono sempre più belli delle versioni degli altri» gli ripeteva. Il paroliere dovette superare non poche resistenze presso la Ricordi, la loro casa discografica (i cui esponenti sostenevano che Battisti avesse una brutta voce), ma alla fine, minacciando di dare le dimissioni, l'ebbe vinta..
Battisti esordì come solista nel febbraio 1966 con il brano Adesso sì, composto e presentato al Festival di Sanremo 1966 dall'esordiente Sergio Endrigo e la cui versione è contenuta nella raccolta Sanremo '66 della Dischi Ricordi. Seguì il primo 45 giri Dolce di giorno/Per una lira, con modestissimi risultati di vendite. Le due canzoni vennero poi portate al successo rispettivamente dai Dik Dik e dai Ribelli di Demetrio Stratos.
Nello stesso anno, durante una permanenza di una settimana a Londra con Mogol (che nell'occasione si incontrò con Bob Dylan), Battisti fu avvicinato dai produttori dei Beatles attraverso Paul McCartney (che successivamente si sarebbe rivelato un estimatore della musica di Battisti): erano pronti a investire su di lui per lanciarlo nel mercato americano, ma Battisti rinunciò perché gli pareva eccessivo che i produttori si tenessero il 25%.
1967-1968: il successo di 29 settembre e Balla Linda
Nel 1967 Mogol e Battisti composero 29 settembre, il loro primo brano importante, nel quale si distinguevano già sonorità tendenti alla psichedelica. Interpretato dall'Equipe 84 e più volte trasmesso nel programma radiofonico Bandiera gialla, il brano si classificò al primo posto nella hit parade, diventando quello che è per molti un classico della musica leggera.
Sempre nel 1967 scrissero Non prego per me per Mino Reitano e Nel cuore, nell'anima, un altro pezzo interpretato e portato al successo dall'Equipe 84; per Riki Maiocchi (ex de I Camaleonti) scrissero Uno in più, considerata una canzone-manifesto della cosiddetta linea verde, con cui Mogol, lavorando con giovani cantanti e autori, come Battisti, intendeva perseguire un rinnovamento della tradizione musicale italiana. Per quanto riguarda la carriera da solista, Battisti produsse il suo secondo singolo, Luisa Rossi/Era, che conteneva un rhythm and blues e una canzone dalle atmosfere quasi medievali, ma non riscosse grande successo. Ancora nel 1967 suonò la chitarra, accompagnato dal canto di Gigi Proietti, in La ballata di Pickwick, sigla iniziale e finale dello sceneggiato Il Circolo Pickwick (la canzone non fu mai pubblicata su disco); quando l'attore romano gli propose un'ulteriore collaborazione, bisognoso di un arrangiatore per dei brani da lui composti, Battisti declinò rispondendo di essere impegnato con altro.«Lucio era un fenomeno della chitarra elettrica. Come si dice a Roma: smanicava. Aveva tecnica. Era in gamba. Ai tempi de Il Circolo Pickwick di Ugo Gregoretti, nella mia ignominia, composi qualche canzone. Avevamo bisogno di un arrangiatore e chiesi a Battisti: «Ho altro da fare», mi disse. «Che presuntuoso, ma chi se crede d’esse?», pensai. Era il 1967. Di lì a poco uscì il primo dei suoi capolavori.»
A gennaio del 1968 fu invitato da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni a Bandiera gialla, la sua prima apparizione radiofonica: cantò Il vento, canzone scritta per i Dik Dik. La registrazione dell'esibizione è tuttora inedita.
In seguito pubblicò il singolo Prigioniero del mondo/Balla Linda. Prigioniero del mondo, canzone scritta da Carlo Donida con testo di Mogol, che doveva essere originariamente interpretata da Gianni Morandi, fu presentata con scarso successo alla manifestazione Un disco per l'estate 1968. Di questa canzone esiste anche un videoclip, che rappresenta tra l'altro il primo filmato in cui compare il cantante, girato su pellicola in bianco e nero, a Tonezza del Cimone. Di maggiore successo si rivelò il retro, Balla Linda, una canzone sia ritmica che melodica, anch'essa già "sperimentale" e strutturalmente innovativa per i canoni musicali dell'epoca, nel cui testo Battisti e Mogol rifiutarono la convenzione delle rime baciate. e dell'introduzione con la strofa.