Il papiro (dal latino: papyrus, a sua volta , di etimologia sconosciutaR. S. P. Beekes, Etymological Dictionary of Greek, Brill, 2009, p. 1151.) è la superficie di scrittura ricavata da una pianta acquatica, molto comune nel delta del Nilo e in alcune parti del Mediterraneo, un'erba palustre della famiglia delle Cyperaceae, il Cyperus papyrus.

La carta di papiro rappresentò una vera e propria rivoluzione nel campo della scrittura, poiché risultava facilmente pieghevole, leggera e di colore chiaro, tutte qualità utili per gli scritti. Il primo produttore del prezioso materiale fu l'Egitto.

La pianta del papiro

Il papiro è una specie erbacea perenne, con peduncoli fogliari alti da due a cinque metri che emergono da un fusto rizomatoso legnoso molto grosso. I peduncoli fogliari sono trigoni, con diametro di 3-4 centimetri, lisci, di colore verde molto scuro.

All'apice di ogni peduncolo compaiono brattee lanceolate, arcuate, disposte ad ombrello. Le infiorescenze sono ombrelliformi con raggi lunghi da 10 a 30 centimetri, si formano all'estremità superiore dei fusti e portano delle spighe di colore paglierino che contengono acheni allungati.

La fioritura avviene da luglio a settembre. In Europa oggi cresce spontaneamente solo in alcune zone umide della Sicilia orientale, in particolare nel territorio di Siracusa, lungo il corso dei fiumi Anapo e Ciane, e alle sorgenti del Fiumefreddo nel catanese. In passato cresceva spontaneamente anche lungo il corso del fiume Papireto a Palermo, poi interrato, da cui il fiume prende il nome. È una specie amante della luce, che cresce lungo le rive dei corsi d'acqua a corrente lenta, con le radici sommerse.

Oggi il papiro viene coltivato soprattutto a scopo ornamentale, ma nell'Antico Egitto aveva molteplici usi tecnici: il midollo era usato come alimento e fonte di fibre tessili, i fiori per farne ghirlande, il rizoma come combustibile e le parti più robuste (radici e fusto) per pentole, utensili, calzature, sartiame se non addirittura imbarcazioni.

Invenzione, utilizzo e commercio della carta di papiro

Mentre le tavolette di argilla furono utilizzate quasi solo in Mesopotamia, il papiro fu il principale materiale di supporto alla scrittura per quasi quattro millenni e fu utilizzato su un'area molto più ampia del territorio in cui aveva avuto origine e dove continuò a essere localizzata la quasi totalità della produzione, l'Egitto. Il suo utilizzo scomparve solo quando si diffuse la produzione della carta, ottenuta dagli stracci e perciò molto più economica. Il papiro era una sorta di carta.

La sua importanza storica è ancora oggi testimoniata da molte lingue europee, in cui la carta è indicata con un vocabolo derivato da "papiro": in inglese "paper", in francese e in tedesco "papier", in spagnolo "papel". Fa eccezione l'italiano, in cui la parola papiro è usata solo per indicare un qualche documento. La parola "carta" deriva dal latino charta, che indicava un singolo foglio, che poteva equivalentemente essere stato ricavato dal papiro o dalla pergamena. A sua volta charta deriva dal greco chartes, parola di origine forse egiziana utilizzata per indicare i fogli di papiro.Rocci, Vocabolario greco-italiano, ad vocem. Il primo produttore del prezioso materiale era l'Egitto. In particolare Alessandria, la città sul delta, ne controllava il commercio internazionale. Le vaste paludi deltizie, infatti, erano particolarmente adatte alla coltivazione delle canne da cui si ricavava la fibra dalla qualità migliore..

La produzione del papiro fu per l'Egitto una grande fonte di reddito, poiché gli egizi lo esportavano nei loro commerci su tutto il bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente. A partire dal III millennio a.C. vi fu un forte scambio commerciale per il papiro attraverso i porti della Fenicia, e dal X secolo a.C. il commercio aumentò notevolmente. Dopo che i popoli del Mediterraneo appresero l'arte della scrittura, la richiesta di "carta di papiro" aumentò enormemente: divenne preziosa e comune in tutta l'area geografica mediterranea. Gli arabi lavorarono il papiro dal VII secolo a.C. e dal VI secolo a.C. anche i greci.

L'importanza del papiro come supporto nella trasmissione della cultura è stato fondamentale. Durante tutta l'antichità, dall'epoca di Gaio Giulio Cesare a quella dei sovrani franchi, il papiro alessandrino fu il supporto più utilizzato in Europa per la stesura di ogni tipo di documento (ufficiale, mercantile, letterario, eccetera). Nelle case dei romani vi erano spesso delle biblioteche domestiche. I rotoli venivano muniti di indici, etichettati (con una linguetta sporgente che in greco si chiamava sillybos) e impilati in scaffali.

I più antichi papiri ritrovati dagli archeologi risalgono al terzo millennio a.C. grazie al clima secco dell'Egitto. I ritrovamenti, avvenuti anche in altre aree con clima arido come Dura-Europo in Siria, l'area del mar Morto in Palestina o la Nubia, sono comunque rari e perciò sono molto famose alcune raccolte di frammenti, come quella rinvenuta nell'antica città egiziana di Ossirinco e quella più recentemente scoperta a Nag Hammadi. Anche una parte dei celebri manoscritti del Mar Morto (databili tra il 150 a.C. e il 70 d.C.) fu scritta su papiro. Molti papiri sono importanti per l'originalità del loro contenuto.

Dal momento che nel clima europeo un papiro poteva conservarsi in buono stato per circa trecento anni, non sono sopravvissuti in Europa molti papiri originali di età greca o romana. Le uniche eccezioni sono i papiri carbonizzati rinvenuti nel sito archeologico di ErcolanoBenché carbonizzati i papiri di Ercolano (Villa dei Papiri) sono agevolmente leggibili, con scrittura nero-lucida su supporto nero-opaco (Ugo Enrico Paoli, Vita romana, Firenze, Le Monnier, 1962). La diversa modalità eruttiva ha invece completamente distrutto i papiri conservati a Pompei.

Il papiro nella cultura e nella religione egiziana La pianta di papiro era il simbolo del Basso Egitto, dove cresceva rigoglioso, mentre il loto era il simbolo dell'Alto Egitto. I capitelli delle sale ipostile avevano spesso la forma di fiori aperti di papiro perché si credeva che il cielo fosse separato dalla terra da quattro pilastri di papiro. I capitelli della Grande sala ipostila del tempio di Karnak avevano un diametro di 5,4 metri. L'altezza complessiva delle colonne centrali (comprendendo quindi anche la rappresentazione dello stelo del papiro) è di 21 metri.

Il papiro era simbolo di fertilità, fecondità e rigenerazione e in particolare della rinascita del defunto nell'aldilà. Esso, perciò, compare in testi religiosi, soprattutto quelli relativi all'oltretomba come il Libro dei morti.

La fine del commercio del papiro Nel VII secolo si verificò l'avanzata dell'islam nell'Africa settentrionale. L'Egitto venne conquistato nel 640-41. Le conseguenze per il commercio del papiro furono esiziali. Gli arabi decisero di commerciare solo con genti di fede musulmanaHenri Pirenne, Maometto e Carlomagno , Laterza, Roma-Bari 1984, pag. 164.. Tutta l'Europa rimase quindi tagliata fuori dal commercio del papiro. La carta di papiro fu utilizzata fino all'VIII secolo, probabilmente attingendola dagli ultimi depositi. A Roma durò di più: la cancelleria pontificia redasse l'ultimo documento su papiro nel 1057Henri Pirenne, op.cit., pag. 160..

Le vie del mare attraverso il Mediterraneo rimasero interrotte fino al XII secolo. Ma ancora prima della loro riapertura, in Egitto la produzione di papiro ebbe un brusco rallentamento, fino a scomparire temporaneamente, nell'XI secolo, dopo 4200 anni di produzione, . In Europa il papiro fu sostituito dapprima dalla pergamena, poi dalla cartaAlessandro Giraudo, Storie straordinarie delle materie prime, 2019, pag. 53, ADD Editore, Torino 2019, ISBN 978 88 6783 236 1.

La produzione antica

L'Egitto, come detto sopra, ebbe nell'antichità l'esclusiva della produzione di carta di papiro grazie alla coltivazione della pianta lungo le rive del fiume Nilo. Il più famoso centro commerciale per l'esportazione del papiro fu la città di Biblo in Siria e da ciò probabilmente derivano due parole greche che ebbero molta fortuna: βύβλος (bublos,βύβλος Henry George Liddell, Robert Scott, A Greek-English Lexicon, on Perseus) e βίβλος (biblos). La prima indica la pianta del papiro e le merci da essa derivate (carta, ma anche cordami, ceste, stuoie, calzari, ecc.). Teofrasto nel IV secolo a.C. limitava, perciò l'uso della parola papuros agli usi alimentari della pianta, ma in generale bublos è un sinonimo di papuros. Il secondo termine, biblos, indica con precisione la corteccia interna del papiro utilizzata per la produzione della carta e di conseguenza anche gli scritti su papiro.

La produzione della carta si distribuiva in più fasi: la raccolta della pianta, la divisione del suo fusto in lamine, la realizzazione del foglio, la rifinitura e l'assemblaggio del rotolo. I fogli ricavati dal papiro venivano poi destinati ad usi diversi in base alla loro qualità e alla loro dimensione. Gli egiziani non hanno tramandato notizie sull'antica arte della produzione del papiro; qualcosa, però, è riscontrabile in Plinio e in Isidoro di Siviglia o è stato dedotto dall'esame dei papiri superstiti.

La produzione dei singoli fogli Il papiro veniva prodotto strappando dal fusto triangolare della pianta delle strisce (lunghe anche circa 40 cm), che venivano affiancate su una superficie umida, dura e liscia. Sopra di esse veniva disposto, ad angolo retto, un altro strato. Per amalgamare i due strati essi venivano battuti con un martelletto di legno (oppure venivano compressi tra due pietre); successivamente venivano essiccati restando collegati dai loro succhi naturali (liberati a seguito della percussione) senza l'aggiunta di colla. La superficie, infine, veniva lisciata con pietre arrotondate. In questo modo si ottenevano dei fogli rettangolari (detti in egiziano shefedu e in greco kòllema, plurale: kollemata).

Questi fogli erano piuttosto delicati e rischiavano di sfilacciarsi a partire dai bordi, perciò perlopiù si preferì collegarli fra loro costruendo dei rotoli e lasciare liberi da scrittura ampi margini sopra e sotto. L'altezza massima dei rotoli era quella dei fogli, ma spesso era molto inferiore (10–20 cm), forse perché i fogli erano più piccoli o perché erano stati tagliati orizzontalmente in due o tre parti per produrre rotoli più bassi e maneggevoli. Alternativamente i fogli furono anche utilizzati per comporre dei codici papiracei, una tecnica che si diffuse nel mondo greco-romano dopo la nascita dei codici di pergamena.

Sui fogli di papiro si scriveva secondo righe orizzontali larghe 10–20 cm, usando sia un pennello che uno strumento appuntito e intinto nell'inchiostro.

Il rotolo

I fogli di papiro venivano accostati e incollati con una colla di acqua e farina, sovrapponendo alcuni centimetri del bordo laterale (1–5 cm), in modo da produrre una striscia lunga molti metri, che veniva arrotolata. Il papiro più lungo della Villa dei papiri di Ercolano misura 25 metri. Quello più lungo del British Museum, il papiro Harris, ben 41. In questa operazione si aveva cura che tutti i fogli presentassero il lato con le fibre orizzontali sulla stessa faccia del rotolo, che diventava la superficie interna, quella di scrittura preferenziale. Ciò comportava alcuni vantaggi. Anzitutto durante l'arrotolamento le fibre orizzontali risultavano compresse e ciò riduceva il pericolo di lacerazioni, aumentando la durabilità del papiro. La scrittura, poi, era facilitata dal fatto che la punta dello strumento scorreva parallelamente alle fibre.