Biografia

Giovinezza Marta nacque a Stoccolma il 28 marzo 1901, secondogenita del principe Carlo, duca di Västergötland, e della principessa Ingeborg di Danimarca. Per parte paterna era nipote del re Oscar II di Svezia e Norvegia e per parte materna del re Federico VIII di Danimarca. Aveva due sorelle maggiori, Margherita e Astrid, futura regina dei Belgi, e un fratello minore, Carlo.

Alla nascita ricevette il titolo di principessa di Svezia e di Norvegia. In seguito alla dissoluzione dell'unione tra i due regni nel 1905, rimase principessa di Svezia. Durante la crisi dinastica che accompagnò la separazione, in Norvegia fu presa in considerazione la possibilità che la corona fosse affidata a un membro della casa di Bernadotte; re Oscar II respinse tuttavia la proposta dello Storting di consentire a uno dei principi della propria dinastia di assumere il trono norvegese. La scelta cadde quindi sul principe Carlo di Danimarca, fratello della madre di Marta, che il 18 novembre 1905 fu eletto re con il nome di Haakon VII.

Marta ricevette l'istruzione in casa da precettori privati, secondo una formazione comune alle principesse dell'epoca, e seguì inoltre corsi approfonditi di assistenza all'infanzia e di primo soccorso.

Matrimonio Durante i Giochi olimpici di Amsterdam del 1928 Marta si fidanzò segretamente con il cugino materno, il principe ereditario Olav di Norvegia, unico figlio di Haakon VII e della regina Maud. Il fidanzamento fu annunciato pubblicamente il 14 gennaio 1929 e fu accolto favorevolmente sia in Norvegia sia in Svezia, dove l'unione venne interpretata anche come simbolo del superamento delle tensioni seguite alla dissoluzione dell'unione del 1905. Secondo la Casa reale norvegese, pur presentando evidenti vantaggi dinastici, il matrimonio ebbe origine da un legame personale fra i due principi.

Il matrimonio fu celebrato il 21 marzo 1929 nella chiesa del Nostro Salvatore, oggi cattedrale di Oslo. Con le nozze Marta assunse il titolo di principessa ereditaria di Norvegia. Fu il primo matrimonio di un erede al trono celebrato nella capitale norvegese in oltre tre secoli. La coppia ebbe tre figli: Ragnhild Alexandra (1930-2012); Astrid Maud Ingeborg (1932-2026); Harald (1937-2026).

Principessa ereditaria di Norvegia Dopo il matrimonio Marta assunse un ruolo crescente nella rappresentanza della monarchia norvegese. La Casa reale la descrive come dotata di una notevole capacità di lavoro e di un carattere aperto; svolse numerosi incarichi pubblici e pronunciò diversi discorsi, attività ancora poco consueta per le donne della famiglia reale norvegese dell'epoca.

La coppia si stabilì nella tenuta di Skaugum, ad Asker, ricevuta come dono di nozze nel 1929. Quando la residenza fu distrutta da un incendio nel 1930, Marta partecipò personalmente alla progettazione dell'edificio ricostruito. Dopo la morte della regina Maud nel 1938, la principessa ereditaria assunse di fatto il ruolo di prima dama del paese, con un conseguente aumento degli impegni di rappresentanza.

Nel 1935 Marta fu colpita dalla morte della sorella Astrid, regina dei Belgi, deceduta in un incidente automobilistico in Svizzera. Nel 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, accompagnò Olav in un lungo viaggio negli Stati Uniti, durante il quale i principi visitarono numerose comunità di origine norvegese e conobbero il presidente Franklin Delano Roosevelt e la first lady Eleanor Roosevelt. I rapporti stabiliti in quell'occasione avrebbero assunto particolare importanza durante gli anni dell'esilio.

Seconda guerra mondiale All'inizio del 1940 Marta partecipò alle iniziative di mobilitazione civile connesse alla crescente minaccia di guerra e, il 26 gennaio, pronunciò un appello radiofonico rivolto alle donne norvegesi.Krigens Dagbok (The diary of the war) (in Norwegian) 1984

Dopo l'attacco tedesco alla Norvegia del 9 aprile 1940, Marta lasciò il paese insieme ai figli Ragnhild, Astrid e Harald e attraversò il confine con la Svezia nella notte tra il 9 e il 10 aprile. Olav rimase invece con il padre Haakon VII e con il governo norvegese, seguendoli successivamente nel Regno Unito, dove continuarono la guerra dall'esilio.

Marta e i bambini rimasero per alcuni mesi presso i parenti svedesi. Su invito personale del presidente Roosevelt lasciarono la Svezia nell'agosto del 1940, raggiungendo il porto finlandese di Petsamo, dove si imbarcarono sulla nave statunitense American Legion diretta negli Stati Uniti. Dopo un breve soggiorno alla Casa Bianca, la principessa e i figli si stabilirono a Pook's Hill, nei pressi di Washington, dove trascorsero gran parte del conflitto.

Durante l'esilio Marta svolse un'intensa attività pubblica a favore della causa norvegese. Partecipò a conferenze e manifestazioni, sostenne iniziative assistenziali e per i rifugiati e contribuì alle attività di propaganda e raccolta di aiuti destinate alla Norvegia occupata. L'amicizia instaurata con Franklin ed Eleanor Roosevelt le consentì inoltre un accesso diretto agli ambienti politici statunitensi. Nell'agosto 1941 partecipò con Roosevelt a una crociera sullo yacht presidenziale USS Potomac.

Nel settembre 1942 fu presente alla consegna alla marina norvegese del pattugliatore statunitense King Haakon VII, durante una cerimonia nella quale Roosevelt pronunciò il discorso passato alla storia come Look to Norway, dedicato alla resistenza norvegese all'occupazione tedesca.

Il rapporto personale tra Marta e Roosevelt è stato successivamente oggetto di interpretazioni e ricostruzioni biografiche. Lo scrittore Gore Vidal sostenne nelle proprie memorie che il presidente fosse sentimentalmente legato alla principessa, ma la natura della loro relazione non è documentata in termini tali da consentire conclusioni definitive.

Marta continuò a risiedere negli Stati Uniti fino alla fine della guerra, effettuando anche alcuni viaggi nel Regno Unito. Tornò in Norvegia il 7 giugno 1945 insieme a Haakon VII e ai tre figli, cinque anni esatti dopo la partenza del re e del principe ereditario per l'esilio. Il loro ritorno a Oslo fu accompagnato da grandi manifestazioni popolari; secondo la Casa reale, l'attività svolta da Marta durante il conflitto contribuì ulteriormente alla sua popolarità nel paese.

Dopoguerra e morte

Nel dopoguerra Marta riprese pienamente gli impegni di rappresentanza. Il progressivo peggioramento delle condizioni di salute di Haakon VII portò il principe ereditario e la moglie ad assumere un numero crescente di funzioni pubbliche; Marta pronunciò, fra l'altro, i discorsi radiofonici di Capodanno del 1946 e del 1950.

Anche la salute della principessa, tuttavia, andò progressivamente deteriorandosi. Morì al Rikshospitalet di Oslo il 5 aprile 1954, all'età di 53 anni, dopo una lunga malattia, identificata dalle fonti biografiche come cancro. Fu sepolta il 21 aprile nel Mausoleo reale della Fortezza di Akershus.

La sua morte precedette di tre anni l'ascesa al trono del marito: alla morte di Haakon VII, il 21 settembre 1957, Olav divenne re con il nome di Olav V. Non si risposò e rimase vedovo fino alla propria morte nel 1991. Dopo la scomparsa di Marta, la figlia Astrid, allora ventiduenne, assunse il ruolo di prima dama della Norvegia, che mantenne fino al matrimonio del principe ereditario Harald con Sonja Haraldsen nel 1968.

Memoria La memoria della principessa Marta è legata anche alla Kronprinsesse Märthas Minnefond (Fondazione commemorativa della principessa ereditaria Marta), istituita il 1º aprile 1929. La fondazione concede contributi a iniziative sociali e umanitarie promosse da organizzazioni e associazioni e ha come presidente la figlia di Marta, la principessa Astrid.

Il suo nome è stato attribuito anche alla Costa della principessa Marta (Prinsesse Märtha Kyst), settore costiero della Terra della Regina Maud, nell'Antartide orientale. La denominazione fu assegnata dagli esploratori norvegesi in suo onore, inserendosi nella più ampia toponomastica norvegese dell'Antartide legata alla famiglia reale.

Il ricordo della principessa è particolarmente presente anche negli Stati Uniti, in relazione all'attività da lei svolta durante la Seconda guerra mondiale. Il 18 settembre 2005 una statua bronzea che la raffigura, opera della scultrice norvegese Kirsten Kokkin, fu inaugurata presso la residenza dell'ambasciatore norvegese a Washington, alla presenza del re Harald V, della regina Sonja, della principessa Astrid e del presidente statunitense George H. W. Bush. L'opera commemora in particolare i rapporti sviluppati dalla principessa con gli Stati Uniti durante gli anni dell'occupazione tedesca della Norvegia.

Una replica della statua fu successivamente collocata nei giardini del Palazzo reale di Oslo e inaugurata il 21 febbraio 2007, nel giorno del settantesimo compleanno di re Harald V. Una terza versione del monumento si trova a Stoccolma, città natale della principessa.

Albero genealogico

Titoli e trattamento 28 marzo 1901 - 26 ottobre 1905; Sua Altezza reale, la principessa Marta di Svezia e Norvegia; 26 ottobre 1905 - 21 marzo 1929; Sua Altezza reale, la principessa Marta di Svezia; 21 marzo 1929 - 5 aprile 1954; Sua Altezza reale, la principessa ereditaria di Norvegia.

Araldica L'araldica personale di Marta rifletteva la sua appartenenza per nascita alla casa reale di Svezia e, dopo il matrimonio del 1929, il suo ingresso nella famiglia reale norvegese. Come principessa svedese utilizzò le armi proprie della dinastia Bernadotte: lo scudo riprendeva le armi del Regno di Svezia, con gli emblemi dinastici della casa di Vasa e della casa di Bernadotte, ed era differenziato mediante le armi del Västergötland, ducato del quale il padre Carlo era titolare. Dopo le nozze con il principe ereditario Olav vennero inoltre rappresentate per Marta armi d'alleanza che riunivano le insegne dei due coniugi: alla destra araldica figuravano le armi norvegesi, con il leone coronato d'oro recante l'ascia di sant'Olav, mentre alla sinistra erano poste le sue armi svedesi; lo scudo era sormontato dalla corona propria del principe ereditario norvegese. Tale composizione esprimeva araldicamente l'unione fra la principessa della casa Bernadotte e l'erede della monarchia norvegese. Marta disponeva inoltre di un proprio monogramma, formato dall'iniziale «M» sormontata dalla corona principesca, utilizzato come insegna personale durante gli anni in cui fu principessa ereditaria.

Onorificenze Onorificenze norvegesi

Onorificenze svedesi

Note

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Collegamenti esterni

Marta di Svezia Categoria:Coniugi dei re di Norvegia