Il castello di Felino è un maniero medievale situato in posizione collinare in strada Al Castello 1 a Felino, in provincia di Parma; l'edificio è sede di un ristorante.

Storia Dalle origini al XIII secolo Benché il borgo di Felino fosse stato fondato prima del 948, anno in cui il re d'Italia Lotario II d'Italia concesse al conte di Parma Manfredo di Ugo i diritti sulla curtis Filinum e su altre quindici nel territorio, le prime notizie certe dell'esistenza di un castrum a Felino risalgono al 1140, quando la badessa Agnese di Sant'Alessandro di Parma riuscì a far riconoscere da papa Innocenzo II i diritti del monastero sulle cappelle di San Pietro e di San Cristoforo, poste l'una all'interno e l'altra all'esterno del fortilizio."que sunt posite in Felino una est posita in castro et alia de foris"...

Nel 1186, al termine della lotta tra Federico Barbarossa e i Comuni italiani, il feudo di Felino, insieme alle terre di San Michele de' Gatti, Barbiano, Carignano e Paderno, fu assegnato dall'Imperatore al parmigiano Guido de' Ruggeri e ai suoi eredi, in segno di riconoscenza per la lealtà dimostrata..

Dal XIV al XV secolo Nel 1325 le truppe del signore di Milano Azzone Visconti, alleate dei Pallavicino, attaccarono il Parmense, saccheggiando numerosi borghi, tra cui Felino, che fu dato alle fiamme; si salvò il castello, difeso strenuamente da Bonaccorso de' Ruggeri..

Il 17 agosto 1345, in seguito alla vendita di Parma al marchese di Ferrara Obizzo III d'Este da parte dei da Correggio, il maniero di Felino fu assaltato e conquistato dalle milizie guidate dal governatore di Parma Francesco d'Este, al termine di un'aspra battaglia contro le truppe del signore di Milano Luchino Visconti.. L'anno seguente il Visconti riconquistò la città di Parma, allontanando gli Este e consentendo ad Agnese de' Ruggeri di rientrare in possesso di Felino.

Grazie a un'abile politica matrimoniale portata avanti dai Rossi, che per due generazioni sposarono le tre discendenti della famiglia de' Ruggeri, nel 1346 il feudo e il castello di Felino, con le terre di San Michele de' Gatti, Barbiano, Carignano e Paderno, furono lasciati in eredità da Bonaccorso de' Ruggeri ai due generi Giacomo de' Rossi, conte di San Secondo, e Ugolino de' Rossi, cugino di questi...

Negli anni seguenti, le due figlie di Ugolino de' Rossi sposarono i cugini Rolando e Bertrando, rispettivamente figlio e nipote di Giacomo, il cui ramo riuscì così ad accentrare tutte le proprietà della famiglia sparse nel Parmense; Felino, in particolare, divenne pertinenza di Bertrando, al quale nel 1368 Rodolfo Visconti concedette ampie esenzioni sul feudo e sulle sue pertinenze,. riconfermate nel 1387 da Gian Galeazzo Visconti.. A partire dal quel periodo Felino, grazie alla presenza di un fiorente mercato, accrebbe la sua importanza, tanto da divenire il centro più popoloso di tutti i possedimenti rossiani,. nonché, grazie alla sua collocazione al centro dei domini della casata, per oltre un secolo la sede della cancelleria signorile..

Rolando morì nel 1389 senza figli maschi, perciò tutti i suoi beni passarono a Bertrando; questi a sua volta scomparve forse nel 1396. e tutte le sue proprietà furono ereditate dai tre figli legittimi Giacomo, vescovo di Verona, che scelse il castello di Felino come sua residenza sino alla morte avvenuta nel 1418, Giovanni, che scomparve probabilmente già nel 1402, e Pietro Maria I, che risiedette prevalentemente a San Secondo costruendo la rocca dei Rossi.

Agli inizi del XV secolo il Parmense fu teatro di aspre lotte, che coinvolsero, ad alleanze talvolta alterne, tutte le principali famiglie del territorio. In vista di possibili scontri, nel 1403 Giacomo e Pietro iniziarono a fortificare tutti i loro castelli e in modo particolare quelli di San Secondo e di Felino, il cui borgo, dopo un primo saccheggio per mano di Giacomo dalla Croce e Bartolomeo Gonzaga, alleati dei Terzi,. fu depredato e dato alle fiamme dagli uomini del Gonzaga, di Guido Torelli e di Bonifacio da Valle.. Nel maggio 1404, in seguito all'ingresso a Parma di Ottobuono de' Terzi, Pietro de' Rossi scappò nel castello di Felino;. in risposta, dopo breve tempo Ottobuono saccheggiò il centro felinese e altre terre rossiane, per poi tornare all'attacco del maniero nell'agosto dello stesso anno, ma senza successo.. Felino e altre terre furono nuovamente saccheggiati dagli uomini del Terzi nel 1405.. Nel 1408, nel tentativo di difendere il castello di Grondola nel Pontremolese, Pietro fu imprigionato dalle truppe del cardinale Ludovico Fieschi; non appena ne fu informato, Ottobuono ne approfittò per depredare ancora Felino e altre terre rossiane.. Anche l'anno seguente il castello felinese, difeso da Giacomo, fu assaltato dalle milizie del Terzi e del Fieschi, che devastarono il borgo:. la guarnigione di 4000 uomini posta a presidio e comandata da Michele Attendolo respinse l'assalto di Ottobuono, che fu colpito a un piede e costretto ad allontanarsi in fretta. Le sorti del conflitto si modificarono presto a vantaggio della fazione rossiana: il 27 marzo di quell'anno Ottobuono fu ucciso in un agguato a Rubiera, mentre nei mesi seguenti la vedova e i fratelli, dopo gli ultimi tentativi di difendere i loro possedimenti, furono costretti alla resa;. inoltre, i Fieschi liberarono Pietro Maria,. mentre il marchese di Ferrara Niccolò III d'Este, alleato dei Rossi, divenne il nuovo Signore di Parma..

Nel 1420 Guido Torelli, per conto del duca di Milano Filippo Maria Visconti, con l'aiuto dei Pallavicino conquistò Cavriago, depredò Parma e numerosi borghi del Parmense e mosse verso Reggio, costringendo l'Estense a rinunciare a Parma pur di mantenere Reggio;. il Duca restituì a Niccolò de' Terzi, il Guerriero le terre di famiglia perdute e, per evitare altri scontri, inviò alcuni armigeri a occupare temporaneamente Felino..

Alla morte di Pietro nel 1438, tutte le sue proprietà passarono al figlio Pier Maria II,. che nei decenni seguenti fortificò notevolmente molti dei suoi castelli, tra cui quello di Felino,. di fondamentale importanza per la sua centralità nei domini rossiani; il maniero assunse probabilmente allora la sua definitiva configurazione, con un cortile centrale rettangolare, quattro massicci torrioni negli angoli e un fossato perimetrale circondato da mura.. Il maniero subì un nuovo attacco nel 1449: i Reggitori di Parma, dichiarata l'indipendenza da Milano, inviarono le proprie truppe, guidate da Jacopo Piccinino, a Felino, ove si erano radunate le milizie rossiane e sforzesche tra loro alleate; l'assalto si rivelò un fallimento e la città di Parma perse l'autonomia..

Tra il 1482 e il 1483, dopo la presa del potere a Milano da parte di Ludovico il Moro, il Parmense fu sconvolto dalla guerra dei Rossi, che contrappose lo Sforza, i Pallavicino, i Sanvitale e i Fieschi da una parte e i Rossi e i Torelli, finanziati dalla Repubblica di Venezia, dall'altra.. Nel maggio 1482, in risposta a una scorribanda rossiana nei sobborghi di Porta San Michele di Parma, un manipolo di parmigiani guidato da Zanone della Vella assaltò e depredò il centro di Felino.. Il mese seguente, in reazione a una nuova incursione in città da parte degli uomini di Amuratte Torelli e Guido de' Rossi, figlio di Pier Maria, il borgo felinese fu devastato dalle truppe sforzesche, che razziarono e arsero numerosi edifici, ma dopo quattro giorni furono respinte con una sortita dal castello..

Il 1º settembre Pier Maria morì e il feudo di Felino, insieme a quelli di San Secondo, di Bardone, di Berceto, di Neviano de' Rossi e di Noceto, come da testamento del 1464 passarono a Guido.. Dopo poco tempo il fratello Giovanni il "Diseredato" tentò di impadronirsi della fortificazione felinese, ma fu catturato e incarcerato nelle prigioni del castello, da cui fuggì durante la notte. Prese quindi il comando della guarnigione il fratello Giacomo, mentre Guido si spostò a San Secondo.. Nelle settimane seguenti numerosi castelli caddero nelle mani nemiche, tanto da indurre il 12 ottobre Guido alla sottoscrizione della pace con Ludovico il Moro, che gli avrebbe consentito di mantenere parte delle sue terre, perdendo però San Secondo, Felino e Torrechiara;. tuttavia, da un lato Giacomo si rifiutò di abbandonare il castello e dall'altro la guerra proseguì coi Pallavicino, perciò anche la fragile tregua tra Guido e Ludovico il Moro si ruppe nell'anno seguente... Il 7 maggio lo Sforza si spinse a Felino con quaranta squadre di armigeri e si accampò ai piedi del maniero; dopo alcuni giorni di bombardamenti, due dei tre capitani a presidio si arresero e aprirono le porte al Moro, che fece immediatamente demolire tutte le fortificazioni e la cinta muraria esterna del castello, prima di spostarsi a Torrechiara... Guido fuggì dapprima a Genova. e successivamente a Venezia; mentre la gran parte dei possedimenti rossiani fu suddivisa tra la Camera ducale, i Sanvitale, Gianfrancesco I Pallavicino e Pietro Francesco Visconti di Saliceto, gli importanti feudi di Felino, Torrechiara e San Secondo furono assegnati a Leone Sforza, figlio minore di Ludovico il Moro, che ne divenne amministratore.. Alla morte del giovane, avvenuta nel 1496, le rendite dei tre feudi passarono, per qualche tempo, alla duchessa Beatrice d'Este, sempre per donazione del marito Ludovico..

Dal XVI al XVIII secolo In seguito alla conquista del ducato di Milano da parte dei francesi nel 1499, il re Luigi XII investì Troilo I de' Rossi, figlio di Giovanni il "Diseredato", dei manieri di San Secondo, Felino e Torrechiara, ma il conte poté prendere possesso solo del primo;. infatti, alcuni abitanti dei due feudi, fedeli a Filippo Maria de' Rossi, figlio di Guido, si opposero all'ingresso di Troilo e fu necessario l'intervento di Gian Giacomo Trivulzio, che in settembre si recò a Felino e Torrechiara in veste di luogotenente regio intimando ai castellani di consegnare le rocche al legittimo proprietario. Tuttavia, in ottobre, nonostante le proteste di Troilo, il re assegnò Felino e Torrechiara al maresciallo Pietro di Rohan, signore di Giè.. L'anno seguente Filippo Maria, alleato dei veneziani e di Ludovico il Moro, quando quest'ultimo riuscì a rimpossessarsi di Milano, occupò con facilità i due manieri,. approfittando dell'assenza del maresciallo.. Tuttavia, dopo breve tempo i francesi rientrarono a Milano e Filippo Maria fuggì a Mantova; Luigi XII riassegnò i castelli di Felino e Torrechiara a Pietro di Rohan,.. che nel 1502 li alienò per 15 000 scudi al marchese Galeazzo I Pallavicino di Busseto..

Nel 1512 Filippo Maria pianificò di riconquistare i feudi di Felino, Torrechiara e Basilicanova, ma fu costretto a desistere;. l'anno seguente attaccò ed espugnò il castello felinese, ma dopo soli quattro giorni il Pallavicino riuscì a rimpossessarsene.. Fu probabilmente in quegli anni che il mastio del maniero fu ricostruito..

I feudi di Felino e Torrechiara, unitamente a vari altri, passarono per divisione ereditaria a Pallavicino II Pallavicini, che, alla sua morte nel 1522, li lasciò all'unica figlia Luisa. Nel 1545 quest'ultima sposò in seconde nozze il conte Sforza I Sforza, figlio di Costanza Farnese, portandogli in dote le sue proprietà..

Nel 1551, durante la guerra di Parma che oppose il duca di Parma Ottavio Farnese, appoggiato dal re di Francia Enrico II, e il papa Giulio III, aizzato dal governatore di Milano Ferrante I Gonzaga, alleato dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo, il Gonzaga conquistò temporaneamente i due manieri sforzeschi..

Nel 1600 il cardinale Francesco Sforza alienò il feudo di Felino al conte Cosimo Masi; tuttavia, nel 1612 il figlio Giovan Battista fu arrestato e giustiziato, insieme a numerosi altri nobili del Parmense, con l'accusa di aver partecipato alla presunta congiura dei feudatari ai danni del duca di Parma Ranuccio I Farnese, che confiscò tutti i loro beni...