Le mura venete di Bergamo sono un'imponente costruzione architettonica risalente al XVI secolo, ben conservate non avendo subito, nei secoli, nessun evento bellico. Tale cinta è costituita da 14 baluardi, 2 piani, 32 garitte (di cui solo una a rimasta a testimonianza), 100 aperture per bocche da fuoco, due polveriere, 4 porte:. Sant'Agostino, San Giacomo, indubbiamente la più bella e panoramica, Sant'Alessandro e San Lorenzo, quest'ultima conosciuta anche come porta Garibaldi. A tutto questo vi è da aggiungere una miriade di sortite e passaggi militari di cui, in parte, si è persa la memoria, come la Porta del Pantano inferiore, risalente al XIII secolo che era un collegamento con via Borgo Canale, mentre la porta del Pantano superiore che era l'accesso alla parte superiore della Cittadella viscontea è scomparsa. I bastioni, esternamente, danno alla città un aspetto di fortezza inespugnabile, ma poiché furono realizzati nella seconda metà del Cinquecento, l'affermarsi del cannone a tiro parabolico bombarda ne rende di fatto il canto del cigno di tale tipologia di costruzioni militari.

Dal 9 luglio 2017 le mura veneziane sono entrate a far parte dell'UNESCO, come patrimonio dell'umanità, nel sito seriale transnazionale "Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra-Stato da Mar occidentale".

Le origini delle fortificazioni dei colli di Bergamo

I colli su cui si sviluppò Bergamo alta rivestivano, fin dall'antichità, una notevole importanza strategico-militare per la propria conformazione orografica ma specialmente perché crocevia tra la parte orientale della pianura padana, particolarmente il Friuli, e l'Europa centrale.

Centro cenomane, alleato dei Romani, poi importante caposaldo militare di questi ultimi si trovava sul tracciato dell'importante strada militare che collegava il Friuli alla Rezia e quindi al resto dell'Europa.

La città di Bergamo risulta fortificata già nell'epoca romana, anche se poche ne sono le tracce, e sicuramente occupavano un territorio di misura inferiore a quello odierno, rimangono maggiori testimonianze delle mura medioevali del X secolo che si sovrappongono alle mura romane..

Dal VI secolo Bergamo fu centro di uno dei più importanti ducati longobardi assieme a Brescia, Trento e Forum Iulii (Cividale del Friuli): il primo duca longobardo fu Wallari. Dopo il cosiddetto periodo di anarchia longobarda e la restaurazione della monarchia con l'elezione a re di Autari, 584, il duca Wallari, al pari degli altri duchi, cedette al nuovo re metà del Ducato di Bergamo ossia la parte a occidente del Brembo comprendente il territorio di Lemine.

Dopo la conquista carolingia, 774, Bergamo divenne centro di una contea franca, il primo conte franco fu Auteramo (? - 816 circa), continuando a mantenere il ruolo strategico-militare che la sua posizione geografica le conferiva.

A tal periodo risale anche la costruzione del castello di San Vigilio che, posto in posizione dominante sul colle omonimo, ricopriva un ruolo strategico nella gestione militare della città.

Durante l'ultima fase della tumultuosa epoca comunale, con le lotte fratricide tra guelfi e ghibellini, Bergamo si diede nel 1331 a Giovanni del Lussemburgo, re di Boemia. Sotto la dominazione del Re di Boemia iniziò la costruzione della Rocca il cui completamento fu, successivamente, portato a termine da Azzone Visconti prima e dalla Serenissima Repubblica Veneta poi sotto il cui dominio fu eretto il possente torrione circolare.

La Rocca, la Cittadella e le Muraine

La costruzione della rocca iniziò nel 1331, sul colle di Sant'Eufemia, sotto gli ordini di Guglielmo da Castelbarco vicario di Giovanni del Lussemburgo, fu proseguita e ultimata dai Visconti allorché gli succedettero nel dominio su Bergamo.

I Visconti fortificarono ulteriormente la Rocca consapevoli della sua importanza strategica nello scacchiere militare che li vedeva contrapposti a Venezia. Per aumentarne la funzione difensiva costruirono sul colle San Giovanni un nuovo complesso militare, la Cittadella, secondo un progetto difensivo che vedeva le due opere integrate nella stessa funzione e racchiudeva la città vecchia in un recinto fortificato. La Cittadella era un'opera imponente e molto vasta, comprendeva oltre la parte costruita sul colle San Giovanni, ancora agibile, anche l'area più a ovest poi occupata dal nuovo seminario vescovile.

Il sistema difensivo della città di Bergamo era completato delle cosiddette Muraine, la cinta costruite per volere dei Visconti, signori di Milano, portate a termine negli anni intorno al 1350 e ampliate già entro il 1375, che scendendo dai colli dove si trova la città vecchia con ampio percorso difendevano i borghi che si erano sviluppati nel corso dei secoli lungo le direttrici che collegavano Bergamo ai paesi e alle città vicine. Queste svolgevano anche la funzione di confine daziario e seguivano gran parte del percorso cittadino della Roggia Serio Grande (l'antico Fossatum Comunis Pergami) che fungeva quindi da fossato lungo le vie Camozzi, Tiraboschi e Zambonate. Solo l'ampliamento a protezione del borgo di San Lorenzo è opera dei Veneziani realizzata negli anni 1460-1461. Le Muraine furono completamente abbattute nel 1901 in seguito alla soppressione del dazio: di esse rimangono poche tracce come il tratto di mura con merlature e feritoie originali in via Lapacano e la torre circolare detta del Galgario.

Il progetto di una nuova cinta muraria

Venezia nel 1428 succedette ai Visconti nel dominio su Bergamo e procedette ad ampliare il sistema difensivo di cui era dotata la città, che era stata attaccata tantissime volte sia da parte dei Visconti che non accettavano la sconfitta, dei francesi che degli spagnoli, si consideri che nei primi anni del XVI secolo in soli sette anni, Bergamo subì ben dodici invasioni, fino al 1516. Potenziò la Rocca aggiungendovi il torrione, tuttora esistente, e ne completò la funzione difensiva con la costruzione di una cintura di bastioni, comunemente noti come mura veneziane, lunga 6200 metri, che circondava la città alta trasformandola in una fortezza.

Le mura vennero costruite dalla Repubblica di Venezia nella città di Bergamo a partire dal 1561 e ultimate nel 1588, epoca in cui la città orobica rappresentava l'estremità occidentale dei domini veneti sulla terraferma.

Erano tempi in cui, con la recente scoperta delle Americhe, la Serenissima stava iniziando il suo inesorabile declino nel dominio dei commerci marittimi e, a causa di ciò, rivolse una sempre maggiore attenzione ai commerci che avvenivano verso il centro d'Europa. A tal riguardo la terra bergamasca cominciò a rivestire un ruolo strategico di primissimo piano, accresciuto dal progetto di costruire la via Priula, una strada che avrebbe collegato, tramite la Val Brembana, la città di Bergamo (e quindi tutti i territori della repubblica veneta) con il Canton Grigioni, considerato alleato e fino ad allora raggiungibile soltanto passando attraverso territori dominati dagli Spagnoli, e quindi soggetti a fortissimi dazi commerciali, e senza attraversare il territorio allora ostile di Milano.

Questi interessi della repubblica veneta vennero sovente attaccati e messi in discussione dal vicino Ducato di Milano, gestito dal ramo spagnolo della potente famiglia degli Asburgo, ma anche dalle truppe francesi. Le cronache riportano di numerose battaglie nella città bergamasca nei primi due decenni del XVI secolo, la più cruenta delle quali si verificò tra il 1515 ed il 1516, con un grande utilizzo di cannoni e colubrine da parte di entrambi i contendenti.

Dopo la pace di Cateau-Cambrésis, che aveva visto i veneziani vincitori, non avendo perso nessuna parte dei propri territori, decisero allora di adottare provvedimenti volti a proteggere la città, che in quel tempo rivestiva appunto una notevole importanza strategica..

Molti progetti furono esaminati, ma quello finale e definitivo prevedeva la costruzione di un'imponente cinta muraria che avrebbe interessato la parte collinare della città stessa, trasformandola in una vera e propria fortezza.

Tuttavia la decisione di dotare Bergamo di una così ardita opera aveva una valenza politica piuttosto che militare: difatti le dimensioni della cinta muraria erano si imponenti, ma non sufficientemente da comprendere tutta la città bassa che, rimanendo quindi esclusa, la rendeva di fatto un'opera utilizzabile soltanto per fini difensivi, e non per organizzarvi un attacco ai vicini domini spagnoli. Era quindi una tacita ammissione di rinuncia da parte della Serenissima di ampliare i propri domini in Lombardia, anche a causa dei sempre maggiori impegni bellici profusi contro l'esercito turco: le dimensioni ridotte difatti non potevano permettere l'ammassamento di grandi contingenti militari al punto di farne una testa di ponte per attaccare la città di Milano ed i territori limitrofi.

La costruzione

La decisione definitiva sul progetto venne ratificata dal senato veneto nel 1561, tanto che già il 31 luglio il marchese Sforza Pallavicino entrò in città al fine di avviarne il cantiere. Con lui vi erano i condottieri Gerolamo Martinengo, Agostino Clusone e Giulio Savergnano che comandavano 550 soldati, gli ingegneri militari pronti ad avviare i lavori in Borgo Canale. Alcuni studi ipotizzano che il progetto possa essere ricondotto alla mano di Bonaiuto Lorini, ingegnere militare fiorentino al servizio di Venezia, notizia tuttavia non sufficientemente documentata e incompatibile con i tempi. I primi progettisti del cantiere furono il marchese Sforza Pallavicino e gli ingegneri Francesco Horologi che era tra gli ingegneri militari più importanti nel Cinquecento, ma che lasciò il lavoro quando vide che necessitavano non di tre mesi preventivati ma parecchi anni.. Intervennero Francesco Malacreda e Genesio Bersani e a loro si deve la progettazione e realizzazione dell'opera. Dopo la morte di Sforza Pallavicino avvenuta nel 1585, la direzione dei lavori passò a Giulio Savorgnan, già attivo per Venezia a Candia e Nicosia e successivamente impegnato nella costruzione della Fortezza di Palmanova.

Per la realizzazione date le grandiose proporzioni, vennero mobilitate grandi quantità di operai, di architetti lagunari e bergamaschi (tra i quali spiccano l'ingegner Zenese ed il capomastro Paolo Berlendis, ma anche di soldati. Difatti bisognava anche demolire una grande quantità di edifici, quantificati nell'ordine di duecentocinquanta. La demolizione, secondo lo storico Giovanni Antonio Guarnieri nella sua relazione del 1627, portò a un grave dissesto del territorio con indebolimento delle ripe con la distruzione di parte edificate presenti.

Vennero quindi demolite numerose cascine, abitazioni, laboratori, ma anche luoghi di culto tra cui la cattedrale di Sant'Alessandro, la quale custodiva le reliquie del santo patrono della città, ma anche il convento domenicano di Santo Stefano, contenente le spoglie di Pinamonte da Brembate. Il totale di otto edifici religiosi demolitiIl libro di Claudio Pigna Luci e scorci di Bergamo Alta indicherebbe in 24 gli edifici religiosi demoliti portò altrettante scomuniche, lanciate dal clero locale, al conte Sforza Pallavicino, il quale dovette faticare non poco (nonché elargire una lauta somma) al fine di vedersele revocare negli anni successivi, e proteggere gli operai impegnati nei lavori di demolizione da 550 soldati..

L'imponente sforzo organizzativo portò un notevole sviluppo all'economia della città, grazie ad un'elevata richiesta di manodopera ed all'indotto che la costruzione comportò, il capitano Venerio relaziona che vi fossero impiegati 3760 guastatori, 265 tagliapietre, 146 muratori, 46 falegnami, 80 capi, 35 soprastanti e 9 frati..