L‘Amidah, plur. Amidot (, Tefilat HaAmidah "Preghiera in piedi" o "Preghiera in posizione eretta"), è una preghiera pluriquotidiana della religione ebraica. Detta anche Shemonè esrè (שמנה עשרה, Shmoneh Esreh "Le Diciotto", con riferimento al numero originale di benedizioni costitutive), dal numero delle benedizioni che venivano recitate nel corso della preghiera in tempi antichi, numero aumentato in seguito a diciannove.In Meghillah 17b del Talmud viene riportato che 120 Anziani le composero e tra essi vi furono anche profeti.
Preghiera centrale della liturgia ebraica, ha composizione variabile: le diciannove benedizioni sono presenti nella forma recitata nei giorni della settimana; nel sabato e nelle festività viene usata una forma diversa dipendente dalla natura delle festività. L'Amidah è una preghiera che si trova nel Siddur tradizionale, libro di preghiere ebraico, ed è designata semplicemente come tefillah (תפילה, "preghiera") nella letteratura rabbinica.Zev Leff, Shemoneh Esrei: The Depth and Beauty of Our Daily Prayer, Targum Press, Gerusalemme, 2008, passim.
Gli ebrei osservanti recitano l'Amidah durante ciascuno dei tre servizi di preghiera in un normale giorno settimanale: mattino, pomeriggio e sera. Un'Amidah speciale abbreviata è anche il centro del servizio Mussaf ("Addizionale") che si recita durante lo Shabbat (il sabato ebraico), Rosh Chodesh (il nuovo mese o giorno della luna nuova) e nelle festività ebraiche, dopo la lettura mattutina della Tōrāh, con varie forme di Amidah che dipendono dall'occasione. L'Amidah quotidiana tipica consiste di diciannove benedizioni, sebbene originariamente fossero state diciotto; quando l'Amidah viene modificata per preghiere specifiche o occasioni, le prime tre benedizioni e le ultime tre rimangono costanti, inquadrando l'Amidah usata in ogni servizio, mentre le tredici mediane sono sostituite da benedizioni specifiche dell'occasione.
Il linguaggio dell'Amidah quasi certamente risale al periodo mishnahico, sia prima che dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 e.v.) quando era considerato inutile prescrivere il suo testo e contenuto.Maimonide su Men. iv. 1b, citato in Elbogen, "Gesch. des Achtzehngebetes." Il Talmud indica che, quando Rabbi Gamaliel II si incaricò di stabilire definitivamente il servizio liturgico pubblico e organizzare le devozioni private, ordinò al Tanna Samuel ha-Katan di scrivere un altro paragrafo, rimproverando informatori ed eretici, che fu inserito come dodicesima preghiera nella sequenza moderna, portando a diciannove il numero di benedizioni.Ber. iv. 3; cfr. Heinrich Graetz, Gesch. 3ª ed., iv. 30 et seq. Altre fonti, anche nel Talmud, indicano però che questa preghiera faceva parte delle 18 originali;Rabbi Hayim Halevy Donin, To Pray as a Jew, p. 92, che cita Yer. Berakhot 2:4 e Eliezer Levy, Yesodot Hatefilah. e che le 19 preghiere si consolidarono quando la 15ª per la restaurazione di Gerusalemme e del trono di Davide (venuta del Messia) fu divisa in due.Donin cit., pp. 95–96.
La preghiera viene recitata stando in piedi in maniera fermamente eretta e preferibilmente rivolti verso Gerusalemme. Nel culto pubblico ortodosso, Shemoneh Esrei è prima detta silenziosamente dalla congregazione e poi ripetuta ad alta voce dallo chazzan (lettore); lo scopo originale della ripetizione era quello di dare la possibilità ai membri analfabeti della congregazione di partecipare nella preghiera collettiva rispondendo "Amen." Le congregazioni dell'Ebraismo conservatore e dell'Ebraismo riformato a volte abbreviano la recitazione pubblica dell'Amidah secondo le rispettive tradizioni. Le regole dell'Halakhah che ordinano la composizione e recitazione dell'Amidah vengono discusse principalmente nel Talmud, nei capitoli 4–5 del Berakhot; nella Mishneh Torah di Maimonide, nei capitoli 4–5 di Hilkhot Tefilah; nello Shulchan Aruch, alle Leggi 89–127.
Origini
Il linguaggio dell'Amidah quasi certamente proviene dal periodo mishnahico,Secondo la Jewish Encyclopedia, 1906. sia prima che dopo la distruzione del Tempio (70 e.v.) quale probabile tempo della sua composizione e compilazione. Nell'era della Mishnah, si considerava superfluo mettere per iscritto il suo testo e contenuto. Ciò poteva essere semplicemente perché il linguaggio era ben noto agli autori della Mishnah.Maimonide in Men. iv. 1b, citato da Elbogen, Gesch. des Achtzehngebetes. La Mishnah potrebbe inoltre non aver registrato un testo specifico per un'avversione al rendere la preghiera una forma di rigore e una formula fissa, avversione che continuò in parte almeno per tutto il periodo talmudico, come comprovato dalle opinioni di Rabbi Eleazar ben Azariah (Talmud Ber. 29b) e rabbi Shimon bar Yohai (Ab. ii. 13). Rabbi Jose ben Halafta riteneva che si dovesse includere qualcosa di nuovo nelle proprie preghiere ogni giorno (Talmud Yerushalmi Ber. 8b), un principio si dice sia stato seguito in pratica da Rabbi Eleazar e rabbi Abbahu (ibid.). La preghiera non doveva esser letta come se uno leggesse una lettera (ibid.).
Tuttavia, anche le fonti talmudiche riflettono opinioni diverse, tra cui quella che attribuisce la formulazione dell'Amidah agli "uomini della Grande Sinagoga"La Grande Assemblea () o Anshei Knesset HaGedolah (אַנְשֵׁי כְּנֶסֶת הַגְּדוֹלָה, "Gli Uomini della Grande Assemblea"), nota anche come la Grande Sinagoga, era secondo la tradizione ebraica, un'assemblea di 120 scribi, saggi e profeti, nel periodo dalla fine dei profeti biblici fino al primo periodo ellenistico. (Ber.33a, Meg 17b), cioè al primo periodo del Secondo Tempio, in opposizione a quella che attribuisce esplicitamente la disposizione della preghiera all'attività di Rabban Gamliel nell'era dopo la distruzione del tempio, a Yavne (Ber. 28b).Uri Ehrlich e Hanoch Avenary, "Amidah" su Encyclopaedia Judaica, cur. Michael Berenbaum & Fred Skolnik. Vol. 2, 2ª ed., Detroit: Macmillan Reference USA, 2007, pp. 72–76. Gale Virtual Reference Library, 17/11/2009, p. 73.
Il Talmud cita Simeon ha-Paoli quale editore della raccolta presso l'accademia di Rabbi Gamaliel II a Yavne. (Ber. 28b). Tuttavia ciò non significa che le benedizioni fossero sconosciute prima di allora; infatti in altri passi la "Shemoneh 'Esreh" viene fatta risalire ai "primi saggi" (Sifre, Deut. 343), e di nuovo ai "120 anziani e tra questi un numero di profeti" (Meg. 17b). Per poter rimuovere le discrepanze tra l'assegnazione di redazione ai primi o ai secondi, il Talmud si rifà alla spiegazione che afferma che le preghiere erano cadute in disuso e che Gamaliel le avesse riprese (Meg. 18a).
Il nucleo storico in queste notizie contrastanti sembra essere il fatto indubitabile che le benedizioni datano fin dai primi giorni della "sinagoga farisaica"". Inizialmente erano risultati spontanei degli sforzi per stabilire la sinagoga farisaica in opposizione, o almeno in corrispondenza, al servizio del Tempio dei Sadducei. Ciò è evidente dal tentativo aggadico di collegare i tempi prestabiliti di preghiera con la routine sacrificale del Tempio, con la "Tefillah" mattutina e pomeridiana che ricordando le offerte costanti (Ber. 26b;. Gen. R. LXVIII), mentre per la "Tefillah" serale si faceva ricorso ad un confronto artificiale con le porzioni sacrificali consumate sull'altare durante la notte.
Rabbi Gamaliel II infine si incaricò di organizzare definitivamente il servizio pubblico e regolare le devozioni private. Istruì Simeon ha-Pakoli di revisionare le benedizioni - probabilmente nell'ordine che avevano già acquisito - e ne fece dovere per tutti recitare la preghiera tre volte al giorno.
Secondo il Talmud, Gamaliel diresse Samuel ha-Katan a scrivere un altro paragrafo contro gli informatori e gli eretici, portando così il numero totale a diciannove (Ber. IVv. 3; cfr. Grätz, "Gesch." 3ª ed., IV. 30 et seq.). Questa aggiunta è rappresentata dalla 12ª preghiera nella sequenza moderna.
Quando si recita l'Amidah Durante i normali giorni della settimana, l'Amidah viene recitata tre volte, una volta rispettivamente nei servizi liturgici della mattina, del pomeriggio e della sera, noti come Shacharit, Minchah e Arvit.
Un'opinione nel Talmud asserisce, col supporto di versetti biblici, che il concetto per ciascuno dei tre servizi fu fondato rispettivamente dai tre patriarchi.Berakhot 26b. I tempi prescritti per la recitazione dell'Amidah potrebbero quindi originarsi dal periodo dei sacrifici pubblici tamid ("eterni") che si tenevano al Tempio di Gerusalemme. Dopo la distruzione del Secondo Tempio nel 70 e.v., il Concilio di Jamnia determinò che l'Amidah avrebbe sostituito i sacrifici, applicando direttamente il dettame di Osea: "noi ti offriremo, invece di tori, i sacrifici delle nostre labbra." Per tale ragione, l'Amidah deve essere recitata durante il periodo di tempo in cui il tamid doveva essere offerto. Pertanto, poiché il servizio Maariv era inizialmente opzionale, dato che sostituisce la bruciatura delle ceneri della notte sull'altare del Tempio piuttosto che un sacrificio specifico, l'Amidah di Maariv non è ripetuta dallo chazzan (lettore), mentre invece tutte le altre Amidot sono ripetute.
Durante lo Shabbat, Rosh Chodesh e altre festività ebraiche, c'è un'Amidah Musaf ("Addizionale") per rimpiazzare gli ulteriori sacrifici comunitari di questi giorni. Nello Yom Kippur (Giorno dell'Espiazione), una quinta recitazione pubblica, la Ne'ilah, viene aggiunta per supplire ad un sacrificio speciale che veniva offerto in quel giorno al Tempio.
Struttura dell'Amidah quotidiana L'Amidah quotidiana contiene diciannove benedizioni. Ogni benedizione finisce con la chiusura "Benedetto Tu, O Signore..." e anche la benedizione di apertura finisce così. Le prime tre benedizioni in blocco sono conosciute col titolo di shevach ("lode") e servono ad ispirare il devoto e invocare la misericordia di Dio. Le tredici benedizioni centrali compongono la bakashah ("richiesta"), con sei richiesta personali, sei comunitarie e una richiesta finale che Dio accetti le preghiere. Le tre benedizioni finali, note come hoda'ah ("gratitudine"), ringraziano Dio per l'opportunità di servirLo. Shevach e hoda'ah sono standard per ogni Amidah, con alcuni cambiamenti per certe occasioni.
Le 19 benedizioni Le diciannove benedizioni sono come segue:Per il testo delle benedizioni, si veda int. al., , su mastrohora.
1. Nota come Avot ("Padri") questa preghiera offre lode a Dio, che è ricordato come il Dio dei Patriarchi:
2. Nota come Gevurot ("Potenze"), questa offre lode al Signore per la sua potenza e grandezza. La preghiera include menzione della guarigione dei malati e la resurrezione dei morti. Viene anche chiamata Tehiyyat ha-Metim = "la resurrezione dei morti":
3. Nota come Kedushat ha-Shem ("Santificazione del Nome") questa benedizione offre lode alla santità di Dio:
4. Nota come Binah ("Conoscenza"), è una supplica a Dio affinché conceda saggezza e conoscenza:
5. Nota come Teshuvah ("Penitenza", "Ritorno") questa preghiera chiede a Dio di aiutare gli ebrei a ritornare a una vita basata sulla Tōrāh e prega Dio quale Dio del pentimento. Da notare che questa è la sola benedizione il cui testo è identico in tutte le versioni ortodosse del siddur:
6. Nota come Selichah, chiede perdono di tutti i peccati e loda Dio quale Dio del perdono:
7. Nota come Geulah ("Redenzione"), loda Dio quale salvatore del popolo d'Israele:
8. Nota come Refuah ("Guarigione"), è una preghiera per la guarigione dei malati:
9. Nota come Birkat HaShanim ("Annate", lett. "Benedizione per gli anni [buoni]"), questa preghiera chiede a Dio di benedire i prodotti della terra:
10. Nota come Galuyot ("Diaspore" o "Raduno degli esiliati"), chiede a Dio di permettere il raduno degli ebrei esiliati in Terra d'Israele:
11. Nota come Birkat HaDin ("Giustizia"), questa preghiera chiede a Dio di restaurare i giusti giudici come nei tempi antichi: