Sant'Ilario (già Sant'Ilario Ligure) è un quartiere del comune di Genova, compreso nel Municipio IX Levante. Fu comune autonomo sino al 1926, quando venne aggregato alla Grande Genova.Regio Decreto Legge 14 gennaio 1926, n. 74

È situato nella Riviera di Levante, nel Golfo Paradiso, alle pendici dell'Appennino ligure. Il centro del comune a cui appartiene, Genova, si trova a più di dieci chilometri di distanza in linea d'aria. È raggiungibile attraverso una serie di ripide crêuze ed è meta di escursioni che consentono di godere di facili passeggiate immerse nella natura e di splendidi paesaggi su un panorama che si estende su tutto il golfo di Genova.

Deve in parte la sua notorietà al fatto che la sua stazione ferroviaria, oggi dismessa, è citata nella ballata Bocca di Rosa di Fabrizio De André.

Geografia fisica

Territorio Il territorio dell'ex comune di Sant'Ilario si estendeva sul versante meridionale del monte Giugo, diviso verticalmente a metà con il limitrofo quartiere di Nervi dalla cima fino al mare, dando così origine ai due toponimi di Sant'Ilario Alto (abitato collinare sparso intorno alla omonima chiesa parrocchiale) e Sant'Ilario Mare, borgo lungo la strada statale 1 Via Aurelia sito presso la ex stazione ferroviaria e la piccola marina che conclude la passeggiata a mare di Nervi. Porzione del comune si trovava pure sul retrostante monte Cordona.

Geologicamente, il territorio è compreso nel litotipo del monte Fasce (832 m) ed è costituito di calcari marnosi eocenici. In tutta la zona è possibile rinvenire un particolare fossile a forma di labirinto, il cui nome scientifico è Helminthoidea labirinthica. Si tratta di un fossile dell'eocene provocato probabilmente dallo spostamento sulle rocce di animali vermiformi.

I monti, che si presentano assai spogli, secondo quanto riferisce Plinio il Giovane nelle sue Lettere ai Romani, nell'antichità risultavano completamente coperti di boschi di querce e lecci.

La cima del monte Giugo () si raggiunge agevolmente sia dalla Serra dei Boschi, sia dalla Serra di Musanega. La parte settentrionale del monte è ricoperta da un folto castagneto che dalla cima scende fino all'alveo del torrente Nervi. In esso sorgono molte piccole stalle anticamente usate per la raccolta e l'essiccazione delle castagne o per ricovero di animali.

Il Bric Cianesi () è una semplice asperità sulla costa che porta dalla Crocetta al monte Cordona dove si alternano prati e piccole pinete. Il monte Cordona () presenta una cima erbosa che è facilmente raggiungibile dalla località Case Cordona () che si trova lungo la provinciale 67 Apparizione-Uscio.

Clima Sant'Ilario, per la collocazione geografica e la disposizione morfologica dei rilievi alle cui pendici si trova, è rinomato soprattutto per il suo clima estremamente mite nei mesi invernali. Qui di seguito riporto i valori registrati dalle stazioni meteo ARPAL ubicate a S.Ilario e sul monte Fontana Fresca dalla cui analisi si può dedurre una forte differenza termica fra zona bassa collinare e zona alta. Per la zona bassa collinare riporto i dati della stazione meteo amatoriale di via dei Tre. Per quanto riguarda la zona litoranea i dati di riferimento sono quelli della stazione amatoriale LIMET di via Murcarolo che ben rappresenta il clima molto mite della fascia costiera. La temperatura media annua varia tra 12,4° di Fontanafresca,16,4° della scuola Agraria e i 18,3° di Nervi.

STAZIONE ARPAL PRESSO SCUOLA AGRICOLTURA BERNARDO MARSANO (m.174slm) dal 2010 al 2026

STAZIONE METEO AMATORIALE VIA DEI TRE (m.88 slm) dal 2004 al 2026 (con annate mancanti)

STAZIONE ARPAL PRESSO MONTE FONTANA FRESCA (m.791slm) dal 2010 al 2026

STAZIONE METEO LIMET di via Murcarolo (m.20 slm) dal 2015 al 2026

Storia La preistoria

Sul territorio di Sant'Ilario non è stato rinvenuto nessun insediamento di epoca preistorica, né sono stati identificati siti di castellari di età ligure pre-romana. Tuttavia da alcuni scavi archeologici eseguiti negli anni ottanta del XX secolo in località Nasoni, sulle pendici del monte Cordona, a , nel territorio del comune di Bogliasco, sono stati ritrovati utensili del Paleolitico medio (circa 75 000 anni fa) e del Mesolitico (circa 8300 anni fa). Altri reperti, sempre rinvenuti in zona, sono riconducibili all'epoca imperiale romana. Il monte Cordona pertanto può certamente considerarsi località di transito, se non proprio di insediamento umano, già parecchie decine di migliaia di anni or sono.

Ulteriori ritrovamenti di manufatti di epoca preistorica riguardano alcuni attrezzi in pietra di età Mesolitica rinvenuti sul monte Bastia, sul monte Becco e monte Santa Croce. Gli insediamenti di epoca pre-romana più vicini venuti alla luce sono il castellaro di Uscio (età del Bronzo) e di Camogli (Età del ferro) situati tra i due grandi centri preromani di Tigullia (Chiavari) e di Genova. Il castellaro di Uscio, che si trovava sul monte Borgo, fu abitato per un lungo periodo.

Fino all'arrivo dei Romani le vie di comunicazione passavano all'interno (sentieri di crinale) e su questi antichi percorsi si svilupparono i primi insediamenti difensivi. La pastorizia e la caccia erano le attività principali e, dato che la via di crinale passava dal monte Fasce, proseguiva fino al monte Cordona e raggiungeva Uscio, si può pensare che nella zona di Sant'Ilario l'attività nomade-pastorale si svolgesse in insediamenti di tipo stagionale.

Sicuro indizio topografico di insediamento preromano è risultato essere in tutta la Liguria il toponimo "Castellaro-Castiglione". Sui monti la cartina C.T.I. riporta questo nome per un luogo che si trova su di una costa molto impervia sopra Mulinetti di Nervi (Costa di Nosiggia) dove sono ancora visibili rovine probabilmente risalenti ad una costruzione difensiva delle Ville di Nervi di epoca tardo-medioevale.

L'epoca romana

Durante il III secolo a.C. finisce il periodo Ligure-tribale; i Romani domano la resistenza delle tribù locali e costruiscono la prima strada a mare (219 a.C.) che trasformerà nel tempo l'assetto demografico della zona. Si assiste ad un primo sviluppo di centri abitati stabili sul litorale specie in punti di intersezione tra i percorsi antichi provenienti dall'interno e la litoranea romana; in questo senso si sviluppa Ricina (Recco) ed il ritrovamento di monete imperiali fa pensare che anche Bogliasco fosse una stationes lungo l'Aurelia.

Sant'Ilario fu inserita nella tribù Camilla con capitale a Genova; questo fatto è molto importante perché il comportamento storico delle Riviere fu spesso, in epoca romana, in contraddizione con quello Genovese. Genova fu alleata di Roma mentre le riviere si schierarono spesso con i Cartaginesi. Sant'Ilario si trovò probabilmente in una zona di confine tra le terre Genuensi e quelle delle tribù liguri dell'interno ostili ai Romani. La strada romana risaliva da Bogliasco per via Funtanin superando l'asperità della Liggia e ridiscendeva sulla costa verso Nervi.

Le vie di crinale, scendendo dal monte Giugo si intersecavano con quella romana. È proprio l'asperità della costa all'altezza della Liggia che, facendo deviare l'Aurelia così come succede per Pieve Ligure, Sant'Apollinare (Sori) e Megli (Recco), favorì la nascita di insediamenti di crinale sulla collina (forse soltanto posti di sosta e ristoro). I primi insediamenti stabili sorsero tra Bogliasco, via Funtanin, la zona della ex scuola elementare e sottostanti. Forse San Nicolò costituiva allora il limite superiore degli insediamenti.

Il primo Cristianesimo Dall'epoca romana fino al 1200 non si hanno notizie certe dell'attività umana sul territorio; tutto lascia supporre che con l'avvento del Cristianesimo vi siano state grandi trasformazioni nell'organizzazione sociale ed economica.

In particolare l'economia non fu più incentrata esclusivamente sulla pastorizia, ma venne sempre più affermandosi un'agricoltura che traeva impulso dall'attività dei monasteri di Bobbio e di Taggia. Intorno all'anno 1000 si realizza il primo grande sviluppo dell'olivicoltura che fu essenziale per la nascita dei centri di crinale come entità intermedie tra le zone a pascolo e quelle mercantili lungo la costa.

La locale chiesa risalirebbe a prima del 1198. Il primo atto certo che nomina Sant'Ilario è un atto di vendita del 1270 (Manoscritto del Beriana), indicante come testimone un certo Presbiter Iones Minister S.Ilarii e cioè un parroco di Sant'Ilario, segno che la chiesa esisteva già.

Dal Medioevo al Settecento

Lo storico genovese Agostino Giustiniani riporta che, nel XVI° secolo, Sant'Ilario insieme a Colongo contava 154 fuochi (cioè famiglie). La grande pestilenza del 1350 colpì anche Sant'Ilario e per far fronte alle esigenze di ricovero dei malati la chiesa di San Rocco fu adibita a lazzaretto. Le continue scorrerie dei saraceni che dal 1400 angustiarono gli abitanti della costa favorirono un nuovo sviluppo demografico collinare; da qui l'avvistamento delle navi saracene era più facile e la lontananza dalla costa permetteva di mettersi in salvo fuggendo nei boschi.

Alla costruzione della torre del Fieno (denominata anche come torre Groppallo, presso la passeggiata Anita Garibaldi) partecipò finanziariamente anche la collettività di Sant'Ilario attraverso la riscossione di un canone per l'uso delle comunaglie; la torre venne ultimata nel 1552. La chiesa di San Rocco era un rifugio utilizzato sia per l'avvistamento delle navi saracene che per riparo durante le incursioni con possibilità di ritirarsi nei vicini boschi. In particolare lo sviluppo di Sant'Ilario in questo periodo sarebbe testimoniato da una carta del 1435 nella quale tra Janua e Reco si legge il solo nome di Ilarius. Nel 1537 Sant'Ilario faceva parte della giurisdizione del Bisagno che qui aveva termine.

Tutto il XVI secolo fu all'insegna della difesa contro i Mori che nel 1584 saccheggiarono Sori.

Nel 1610 fu fondata la Confraternita di San Nicolò che, nello stesso anno, si recò in pellegrinaggio a Chiavari in occasione dell'apparizione della Madonna dell'Orto. Il periodo storico compreso tra il 1650 ed il 1750 fu caratterizzato da due grandi epidemie di peste. La prima si verificò tra il 1656 ed il 1657; la seconda fu la tremenda epidemia di peste portata da Marsiglia che scoppiò tra il 1720 ed il 1722. Durante questa epidemia la Repubblica di Genova curò in modo capillare la guardia delle coste affinché tutte le imbarcazioni fossero controllate e gli equipaggi posti in quarantena.

Matteo Vinzoni fu incaricato di redigere un dettagliato Atlante della Sanità in cui furono minuziosamente elencati tutti i posti di guardia instaurati per i controlli della costa. Per la popolazione di Sant'Ilario questo posto di guardia sorgeva in località Grimaldi (oggi sulla passeggiata a mare nella zona dei parchi di Nervi).

Vinzoni così descrive il posto di guardia:

Lo sviluppo delle ville, la floricoltura, gli agrumi ed un primo turismo aristocratico caratterizzano il Settecento di Sant'Ilario.

La rivoluzione francese e l'Ottocento Nel 1798 gli echi della rivoluzione francese raggiunsero anche molti paesi della Liguria dove assunsero un aspetto spiccatamente anticlericale. A Sant'Ilario alcuni rivoltosi, entrati in chiesa, asportarono diversi oggetti preziosi tra i quali il busto della reliquia del santo in argento ed alcuni ricchi lampadari; il parroco, don Stefano Corvo, fu costretto ad abbandonare la parrocchia e restò in esilio dal 1798 al giugno del 1800.

Nell'anno 1800 il monte Fasce ed il monte Cordona furono teatro di scontri armati tra le truppe assediate da Andrea Massena e gli austriaci che accerchiavano la città. In questo frangente sia la popolazione sia i soldati erano ridotti alla fame; così le truppe rastrellavano le case di Sant'Ilario alla ricerca di qualcosa da mangiare. Giunsero persino a dare la caccia agli asini ed ai muli che gli abitanti tentavano di tenere nascosti.