Cineasta molto celebre sia in Italia sia all'estero, in particolar modo in Francia, Giappone e Stati Uniti d'America, è soprannominato il "maestro del brivido", avendo dedicato al cinema dell'orrore e thriller quasi tutta la propria produzione ed avendo diretto alcune pellicole rimaste tra le più famose di tali generi. Fra i suoi lavori più noti la "trilogia degli animali" (composta da L'uccello dalle piume di cristallo, del 1970, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio, entrambi usciti nel 1971), il film-cardine di passaggio dal thriller all'horror Profondo rosso (1975), e la trilogia de "le tre madri" (composta da Suspiria, del 1977, Inferno, del 1980, e La terza madre, del 2007).
Fin dagli esordi Argento trasfonde nelle sue opere le proprie paure, concentrandosi sui meccanismi della suspense e del terrore, in particolare nei primi film, considerati capostipiti del giallo all'italiana.
Biografia Gioventù e primi passi Nasce a Roma, figlio di Salvatore Argento, un produttore cinematografico romano di origini siciliane, in passato funzionario dell'Unitalia, e di Elda Luxardo (1915-2013), una fotografa di moda brasiliana di origini italiane, figlia di padre pisano e madre di Martellago (Venezia) nonché sorella minore dell'altrettanto noto fotografo Elio Luxardo. Da bambino si tratteneva spesso nello studio della madre, dove sviluppò la fascinazione per le figure femminili, la cura per il dettaglio, il gusto per l'illuminazione e le lunghe sedute per il trucco, tutte componenti che caratterizzeranno il suo cinema. Il padre è stato il produttore di tutti i suoi primi film, a partire da L'uccello dalle piume di cristallo fino a Tenebre.
Dopo essersi iscritto al liceo classico, lo abbandona al secondo anno, prendendo così la decisione di trasferirsi a Parigi, dove risiede per circa un anno vivendo di espedienti e lavorando anche come lavapiatti. Rientrato in Italia, nel 1957 inizia a collaborare con L'Araldo dello Spettacolo, occupandosi di teatro, cinema e musica. È in questo periodo che matura le proprie passioni cinefile, rappresentate dal cinema espressionista, dalla Nouvelle Vague, dai film noir, horror, gialli, polizieschi, dai western all'italiana, da Alfred Hitchcock, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, ma anche dal cinema dei telefoni bianchi e dal cinema russo. Forte di queste passioni, Argento riesce a farsi assumere dal quotidiano romano Paese Sera, come critico cinematografico: con le sue recensioni si schiera nettamente a favore del cinema di genere, in particolare western, thriller, horror, fantascienza, in rottura con la critica ufficiale.
Tra il 1966 e il 1969 collabora alla stesura dei copioni di diversi film di genere, quali Cimitero senza croci; La stagione dei sensi o La legione dei dannati, ma anche di film d'autore, come Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi; la commedia satirica di denuncia Scusi, lei è favorevole o contrario? di Alberto Sordi e soprattutto C'era una volta il West, del quale scrive il soggetto con Bernardo Bertolucci e Sergio Leone.
L'esordio alla regia e i primi gialli
Secondo alcune fonti, l'esordio di Argento come regista avviene sul set di Un esercito di 5 uomini, pellicola del 1969 della quale firma la sceneggiatura, supervisionando un team subentrato dopo il primo giorno di riprese a Don Taylor, anche se poi ufficialmente la regia verrà attribuita al produttore Italo Zingarelli.pag. 189 di Dizionario del Western all'Italiana di Marco Giusti, edito da Arnoldo Mondadori Editore, Milano; I edizione Oscar varia agosto 2007.
Nel 1969 Argento fonda, insieme al padre Salvatore, una società di produzione, la "S.E.D.A. Spettacoli", con la quale avvia il suo primo progetto cinematografico da regista. Debutta ufficialmente infatti dietro la macchina da presa nello stesso anno con L'uccello dalle piume di cristallo, in cui mette insieme elementi gialli, thriller e in parte noir, scritto basandosi sul romanzo La statua che urla di Fredric Brown (che gli aveva consigliato il suo amico Bernardo Bertolucci). Il film, uscito nel febbraio 1970, nonostante una tiepida accoglienza iniziale, si trasforma in un grande successo, incassando poco più di un miliardo di lire.
Definito dal critico cinematografico Roberto Pugliese come un «sasso nello stagno» del cinema italiano dell'epoca, L'uccello dalle piume di cristallo contiene in germe diversi elementi che verranno dal regista ripresi e sviluppati nelle opere successive e che contribuiranno a delineare il suo stile: le tecniche di ripresa (lo stacco dal piano lungo al primo piano, l'uso di soggettive, primissimi piani su oggetti e occhi), l'ossessione per i dettagli, l'importanza della fotografia (tonalità di certi colori, luci, inquadrature), colonna sonora (quasi sempre allucinante) e rumori (amplificati), il ricorso al montaggio alternato, con cui si anticipa con alcuni fotogrammi la sequenza successiva, la scarsità dei dialoghi, la frammentazione delle location in città diverse e la conseguente indeterminatezza geografica dell'azione, il senso di avulsione dalla realtà che circonda i protagonisti, la presenza di sketch umoristici in stile hitchcockiano, il giallo classico, l'interesse per le psicopatologie e, infine, la descrizione dettagliata delle azioni dell'assassino, rappresentato quasi sempre in impermeabile, cappello e guanti di pelle.*Roberto Pugliese, Dario Argento, Il Castoro Cinema n. 126, Editrice Il Castoro, 1996. ISBN 88-8033-070-5
Visto il successo commerciale del primo film, Argento prosegue l'anno dopo con Il gatto a nove code. La pellicola si distingue per la suspense e il delinearsi di uno stile personale. Nel dicembre dello stesso anno esce anche 4 mosche di velluto grigio, giallo in parte horror, nel quale sperimenta tecniche innovative per suscitare tensione emotiva nel pubblico, come l'impiego di una macchina da presa proveniente dall'Università di Lipsia, la Pentazet, per riprendere la sequenza del proiettile che esce dalla pistola, , e soprattutto per l'incidente finale a 36000 fotogrammi/secondo. La pellicola in questione viene ricordata soprattutto per la sequenza "onirica" della decapitazione, ogni volta condotta un passo più avanti, secondo uno schema che ricorda il flashback di C'era una volta il West. Queste prime tre opere vengono spesso definite "trilogia degli animali", o anche "trilogia zoologica".
Guadagnatosi il soprannome di "Hitchcock italiano", Argento accetta la proposta della Rai di produrre e curare una serie TV di quattro film, della durata di circa un'ora ciascuno, intitolata La porta sul buio, trasmessa nel settembre 1973 sul Programma Nazionale. Il regista dirige, con lo pseudonimo di Sirio Bernadotte, l'episodio Il tram, ricavato da una sequenza eliminata dalla sceneggiatura originale de L'uccello dalle piume di cristallo, mentre collabora a soggetto e sceneggiatura di Testimone oculare, firmato da Roberto Pariante, ma in realtà girato dallo stesso Argento. Gli altri due episodi, Il vicino di casa e La bambola, sono diretti rispettivamente da Luigi Cozzi e Mario Foglietti. L'episodio autografo di Argento, in particolare, rivede le idee già sviluppate nei primi tre lungometraggi (inquadrature ricercate, uso di soggettive, ossessione per il dettaglio, il "particolare rivelatore", il giallo classico), con le differenze che il giallo argentiano presenta un marcato umorismo di fondo e viene risolto da un poliziotto, il tutto scandito dalla colonna sonora jazz di Giorgio Gaslini.
Una parentesi storica Nel 1973 Argento si vede costretto, per esigenze produttive, a dirigere quello che rimane l'unico episodio della sua filmografia non di genere thriller-horror, ossia Le cinque giornate, appartenente al filone storico di revival ottocentesco in voga in quel periodo e ambientato durante i giorni dell'insurrezione della cittadinanza milanese contro gli austriaci (18-22 marzo 1848). Inizialmente Dario Argento avrebbe dovuto solo scrivere e produrre il film, la cui regia avrebbe dovuto essere di Nanni Loy, ma quando quest'ultimo rinunciò, Ugo Tognazzi – inizialmente scritturato come protagonista – pose come condizione per la sua permanenza nel cast che il film venisse diretto da Dario Argento.Paura, ed. Einaudi, pag. 152 Fra gli interpreti figurano Adriano Celentano (chiamato a sostituire Tognazzi) ed Enzo Cerusico. Argento, affiancato in sede di sceneggiatura da Nanni Balestrini, realizza un film di critica sociale e politica.
Il ritorno al thriller e il debutto nell'horror
Argento realizza nel 1975 il suo film maggiormente conosciuto in Italia:Intervista a Dario Argento a cura di Gianni Monciotti inclusa nel disco 2 dell'edizione DVD CDE Eagle del 2004. Profondo rosso. La pellicola conobbe un'enorme popolarità sia per le sue qualità cinematografiche intrinseche, sia per il successo discografico della colonna sonora, composta in parte da musica progressive rock del gruppo musicale Goblin e in parte da brani jazz di Giorgio Gaslini. Profondo rosso costituisce il punto d'arrivo di un percorso di sperimentazione sul genere ed è considerato un punto di snodo nella filmografia del regista.
Nel 1977 Argento debutta definitivamente nell'horror con Suspiria, sorta di fiaba gotica moderna, ambientando la storia nella città di Friburgo, nella Foresta Nera; grazie alla sua peculiare qualità visiva e sonora, il film è spesso avvicinato all'espressionismo cinematografico.
Negli anni ottanta Argento alterna horror a thriller, iniziando con Inferno (1980). Le tematiche che in Suspiria erano state per la prima volta affrontate sono qui amplificate ed estremizzate. Molti i riferimenti al film precedente: analoghe scenografie e luci, con colori accesi e innaturali (prevalentemente blu, rosso e viola), e ancora una volta elemento importante è la colonna sonora, che include il Va, pensiero di Giuseppe Verdi e Mater Tenebrarum di Keith Emerson. Nel 1982 il regista torna con Tenebre, nel quale rimette in scena i temi a lui prediletti: traumi psichici, feticismo, deviazioni sessuali, follia, il tutto secondo il giallo classico. In seguito dirige l'horror Phenomena (1985) e il thriller Opera (1987).
Anni novanta e duemila Nel 1990 dirige, assieme a George A. Romero, l'horror Due occhi diabolici, in cui i due registi reinterpretano in chiave moderna due racconti di Edgar Allan Poe. Negli anni immediatamente successivi, Argento dirige altri due thriller: Trauma (1993) e La sindrome di Stendhal (1996). Due anni dopo, il regista si cimenta con il remake di un classico dell'horror gotico: Il fantasma dell'Opera (1998). Gli ultimi tre film vedono tutti la presenza di Asia Argento, figlia del regista, nel ruolo di protagonista.
Dopo il ritorno al thriller con Non ho sonno (2001) e Il cartaio (2004), nel 2007 Argento conclude la trilogia de "le tre madri" con La terza madre, in cui torna a lavorare con la figlia Asia. Nel 2008 si cimenta come doppiatore per il videogioco Dead Space nel quale, per il doppiaggio italiano, presta la voce al dottor Terrence Kyne. Nel 2009 Argento dirige Giallo, pellicola presentata in anteprima al Festival del Cinema di Edimburgo e distribuita direttamente in home video l'anno stesso.
Nel 2009, il regista cede i diritti di due suoi film per farne realizzare dei remake negli Stati Uniti d'America: i titoli interessati sono L'uccello dalle piume di cristallo e Suspiria.
Anni 2010-2020
Nel maggio 2010 Dario Argento annuncia durante il Fantafestival di Roma un film su Dracula in 3D distribuito dalla Paramount Pictures. Il 19 maggio 2012 il film, intitolato Dracula 3D, viene presentato in anteprima mondiale, fuori concorso, al Festival di Cannes, durante la "proiezione di mezzanotte", accolto da pessime critiche. Argento annuncia in quell'occasione l'uscita del film per il novembre 2012 nei cinema italiani, dove raccoglierà la cifra di €275'000, largamente al di sotto anche delle peggiori previsioni.