Il buon soldato Sc'vèik (titolo originale: Osudy dobrého vojáka Švejka za světové války, letteralmente Le fatidiche (o fatali) avventure del buon soldato Švejk durante la guerra mondiale) è un romanzo satirico di umorismo nero, rimasto incompiuto, di Jaroslav Hašek. Ispirato al personaggio da lui creato, comparso per la prima volta nel 1912, anno della pubblicazione del libro Il bravo soldato Švejk e altre strane storie (Dobrý voják Švejk a jiné podivné historky), Hašek, negli anni seguenti, trasfuse il personaggio nell'opera Il buon soldato Sc'vèik, che rimase interrotta dalla sua morte per insufficienza cardiaca, avvenuta il 3 gennaio 1923. Il protagonista è un boemo gioviale, modesto ed ingenuo, entusiasta di servire l'Impero austro-ungarico durante la prima guerra mondiale.

Il romanzo - di cui erano previsti sei volumi - fu pubblicato in quattro tomi dal 1921 al 1923, illustrati da Josef Lada.Assieme a Josef Lada, Hašek fondò un improbabile partito dadaistico, il "Partito del progresso moderato nei limiti della legge", il cui programma prevedeva un assoluto lealismo, dal sapore beffardo, che prese qualche decina di voti alle elezioni. Hašek concluse i primi tre volumi (V zázemí, 1921; Na frontě, 1922; Slavný výprask, 1922) e iniziò il quarto (Pokračování slavného výprasku, 1923), che rimase inconcluso. I diritti d'autore del quarto furono acquistati, dopo la morte di Hašek, dal suo amico Karel Vaněk, un giornalista, che aggiunse all'opera di Hašek un quinto e sesto tomo.

Tema

Il romanzo di Hašek, l'opera ceca più tradotta al mondo (in più di 120 lingue), si colloca nell'ambito della letteratura satirica e parodistica. Un vasto numero di critici lo ha considerato uno dei primi romanzi antimilitaristi, sviluppatisi negli anni che intercorsero tra la prima e la seconda guerra mondiale, e che ebbe come autori il francese Roland Dorgelès (Les croix de bois, Le croci di legno), il tedesco Erich Maria Remarque (Im Westen nichts Neues, Niente di nuovo sul fronte occidentale), Pierre Jean Jouve (Tragique, Canti tragici), Henri Barbusse (Le feu, Il fuoco) e Georges Duhamel, che, partecipando alla guerra come medico, descrisse da vicino le sofferenze fisiche e psichiche dei soldati e Miroslav Krleža, il cui racconto La baracca contenuto nel suo libro Il dio Marte croato è stato definito da Jean-Paul Sartre come il più bel racconto di guerra del Novecento.Miroslav Krleža, Il Dio Marte Croato, Introd., Edizioni Studio Tesi, 1991

Un posto a sé tra queste opere di denuncia dell'assurdità della guerra, lo occupa Il buon soldato Sc'vèik che solo dopo la scomparsa dello scrittore ceco, morto in miseria appena quarantenne, ebbe una vasta popolarità, tanto da essere tradotto persino in giapponese e in coreano. Dall'opera di Hašek la lingua ceca ha ereditato una serie di parole ispirate a Sc'vèik come "švejkovina" (azione alla sc'vèik), "švejkovat" (fare lo sc'vèik), "švejkárna" (un'assurdità militare).

Hašek non ebbe modo di assistere al grande successo del suo romanzo che, sceneggiato nel 1927 dal regista tedesco Erwin Piscator con la collaborazione di Bertolt Brecht ed illustrato dai disegni di George Grosz, suscitò l'entusiasmo del pubblico della Germania e dell'Europa centrale proprio negli anni appena precedenti la presa del potere della dittatura nazista che represse ogni libertà d'espressione.

La produzione letteraria di Hašek comprende anche opere teatrali e racconti umoristici, solo in parte arrivati sino ai giorni nostri e non tradotti in italiano. Composti intorno al 1920 quando l'autore si trovava in Russia, ma solo la storia di Sc'vèik, dopo il 1945, tornò a interessare il pubblico europeo con nuove traduzioni e opere teatraliAd esempio l'opera in tre atti Il buon soldato Sc'vèik del musicista Guido Turchi (1961) e la commedia di Brecht Sc'vèik in zweiten Weltgrieg (Sc'vèik nella seconda guerra mondiale) del 1943..

Il romanzo di Hašek ha in comune, con la produzione letteraria antimilitarista, solo degli scorci delle devastazioni della guerra, che fanno da sfondo al racconto della marcia eroica e indefessa di Sc'vèik verso LeopoliIn Galizia l'offensiva austro-tedesca della primavera del 1915 aveva costretto i Russi ad abbandonare la Polonia meridionale trincerandosi sui fiumi San e Dnestr. Sfondata la linea del San, i tedeschi occuperanno le città di Przemyśl e di Leopoli ed entreranno a Varsavia il 5 agosto per attaccare poi con gli Austriaci la Russia Bianca., dove non arriverà mai: la morte del suo autore lo lascerà in una cittadina delle retrovie mentre infuria la battaglia sul fiume Bug.

L'antimilitarismo di Hašek, più che nella descrizione del volto tragico della guerra, si esprime in una satira feroce che attacca la società in tutte le sue istituzioni: la monarchia, l'esercito, il clero, la burocrazia dell'Impero austro-ungarico preso di mira proprio nel momento in cui la guerra, esasperandone l'aspetto cialtronesco e corrotto, ne mostra senza pietà la dissoluzione.

Trama Sc'vèik interviene nella Prima guerra mondiale

Sc'vèikSc'vèik è chiamato nel corso di tutto il romanzo semplicemente con il suo cognome. È solo all'inizio, nell'episodio in cui andrà a finire in manicomio, che si apprende anche il suo nome: Giuseppe. è un ormai un attempato e tranquillo mercante di cani, dall'indefinibile razza e della ancora più incerta provenienza, che egli affibbia ad ingenui acquirenti.

Riformato per reumatismi ed acclarata idiozia, all'indomani dell'attentato di Sarajevo, a causa suoi strampalati discorsi nella bettola "Il calice" di Praga, viene attenzionato da un agente della polizia politica in borghese, che coglie l'occasione per accusarlo di alto tradimento. Portato alla Questura centrale Sc'vèik, per far piacere ai suoi inquisitori, prima firma la confessione che lo accusa di alto tradimento e poi viene inviato alla commissione medico legale che lo pone in osservazione in manicomio.

Il soggiorno al manicomio viene molto apprezzato da Sc'vèik perché, come dice, lì ognuno può fare e dire quel che gli pare e poiché la camicia di forza impedisce ogni movimento, si è curati dagli infermieri come dei bimbi in fasce con bagni caldi e freddi e addirittura si è imboccati.

Ma Sc'vèik ha una carta che lo salva da tutte le situazioni critiche in cui si va a cacciare, quella di «idiota notorio», come egli si dichiara ad ogni piè sospinto, ragion per cui viene cacciato dal manicomio come «un simulatore debole di mente».

Restituito alla libertà, ma richiamato alle armi, vuole a tutti i costi, nonostante sia immobilizzato dai reumatismi, partecipare alla gloria delle future vittorie dell'imperialregio esercito e della «patria» austriaca tanto che il medico boemo chiamato a visitarlo lo riterrà pazzo: non così i medici austriaci della commissione di leva che giudicandolo un simulatore lo condanneranno nuovamente alla prigione.

Sotto l'occhio vigile e terrorizzato dei suoi custodi, che ben sanno dell'odio dei boemi nei confronti degli austriaci, Sc'vèik diretto alla prigione con le stampelle da invalido percorrerà le vie di Praga inneggiando all'imperatore.

Come ha osservato un critico franceseJean-Richard Bloch, nell'introduzione alla traduzione francese de Le brave soldat Chevéik (Parigi, 1932) che comprende solo la prima delle quattro parti del romanzo. Sc'vèik è «il solo militare della duplice monarchia che testimoniasse l'intento di sacrificarsi per l'Imperatore e per la sua famiglia, il solo che sembrasse credere alla guerra, alla patria, all'esercito, al governo, e a tutte le magnifiche fandonie ufficiali».

Il cappellano militare Otto Katz Viene salvato dalla prigione grazie al cappellano militare Otto Katz, sacerdote sui generis - tra l'altro di origine ebraica - ed ubriacone che lo prenderà come suo attendente, Sc'vèik si assumerà il compito precipuo di vigilare, in spirito di simpatica fratellanza di bisbocce, sul suo superiore, spesso in condizioni etiliche disastrose, e di partecipare in allegria alla sua attività pseudo religiosa come quella della messa da campo: una sorta di spettacolo comico offerto ai soldati con lo pseudo sacerdote interessato più al vino della messa che alla celebrazione del rito. Sc'vèik farà da chierichetto di fortuna:

I soldati vicini all'altare si meravigliano molto di un sacerdote che fischietti durante la messa, mentre Sc'vèik volteggia ora a destra ora a sinistra dell'altare come in una danza. I soldati tuttavia gradiscono molto la celebrazione che commentano a voce alta: come quando alla bevuta del calice ricolmo di vino: «Che garganella!» si esclama nelle file degli ufficiali e della truppa schierata.

Sc'vèik attendente del tenente Lukáš

La carriera di attendente del cappellano militare Otto Katz finisce per Sc'vèik quando il prete beone, rimasto senza un soldo, si gioca alle carte insieme a cento corone, prestito a fondo perduto di Sc'vèik, lo stesso Sc'vèik che, come vincita "in natura", diviene così l'attendente del tenente Lukáš che da allora in poi rimpiangerà amaramente quella vittoria alle carte.

Venuto a sapere del suo precedente mestiere di mercante di cani il tenente ha la pessima idea di incaricare Sc'vèik di trovare un cane di razza da tenere con sé per compagnia.

Secondo il suo solito Sc'vèik incarica un suo amico di procurargliene uno di straforo. Presto fatto: solo che il cane è del colonnello Federico Kraus che incontra il tenente che lo porta a spasso e che inspiegabilmente fa le feste al suo vero padrone.

Dopo aver subito una reprimenda per aver acquistato un cane rubato ad un suo superiore Lukáš non pensa che alla vendetta che sfuma dopo questo colloquio: «...non capite che è un terribile scandalo? Dite dunque la verità: l'avete rubato o no?» «Fo umilmente notareEra questa la formula che a norma di regolamento dell'esercito austroungarico i sottoposti dovevano usare nel rivolgersi ai loro superiori., signor tenente, che non l'ho rubato» «Non sapevate che era un cane rubato?» «Fo umilmente notare, signor tenente, che sapevo che era un cane rubato» «Sc'vèik, Gesummaria! Dio del cielo, ti sparo bestia, animale, sudiciume! Ma siete davvero un tale citrullo?» «Fo umilmente notare, signor tenente, d'essere un tale citrullo.» «Perché mi avete portato un cane rubato?...» «Per farle piacere, signor tenente» E gli occhi miti ed innocenti di Sc'vèik sorridente guardano in viso il tenente che, ormai rassegnato ad essere preda dell'idiozia di Sc'vèik, l'indomani deve subire dal colonnello derubato il trasferimento al fronte ad un battaglione di prima linea formato da soldati serbi che avevano fatto fuori i loro ufficiali, boemi, com'era appunto il tenente Lukáš.

Le disavventure di Sc'vèik sul treno

Il destino si accanisce contro Sc'vèik che si fa rubare una valigia alla stazione dove, assieme al suo tenente, deve prendere il treno per andare al fronte presso Budĕjovice. Ma non è un gran perdita perché, come riferisce al tenente in uno scompartimento occupato anche da un signore calvo intento alla lettura di un giornale, dentro la valigia rubata c'erano soltanto uno specchio e un attaccapanni presi in prestito alla padrona di casa, oggetti che Sc'vèik avrebbe senz'altro restituiti dopo la fine della guerra.

Nonostante le occhiatacce del tenente, Sc'vèik poi si lascia andare a delle considerazioni sulla calvizie che, dice, secondo alcuni dipende da disturbi psichici. A quel punto il signore calvo, che non è altri che un generale in incognito, in visita d'ispezione a sorpresa proprio al reggimento dove è stato trasferito il tenente Lukáš, balza in piedi imprecando contro Sc'vèik e si lancia in una reprimenda contro la mollezza degli ufficiali nei confronti dei loro sottoposti.