Fu l'ottavo presidente degli Stati Uniti d'America, in precedenza l'ottavo vicepresidente e, ancor prima, il decimo segretario di Stato. Fu il primo presidente nato dopo l'Indipendenza e la costituzione degli Stati Uniti e l'unico non di madrelingua inglese: la sua lingua materna era l'olandese e imparò l'inglese a scuola.

Biografia e educazione

Martin Van Buren nacque il 5 dicembre 1782 a Kinderhook, New York. Suo padre, Abraham Van Buren, era un discendente di Cornelis Maessen, originario di Buurmalsen, nei Paesi Bassi, che era emigrato nella Nuova Olanda nel 1631 e aveva acquistato un appezzamento di terra sull'isola di Manhattan. Van Buren fu il primo presidente nato dopo la Dichiarazione di Indipendenza e l'ultimo nato prima della ratifica britannica dei termini del Trattato di Parigi del 1783 che pose fine alla Guerra d'indipendenza americana. Di conseguenza, fu l'ultimo presidente a nascere (ma non l'ultimo a servire) come suddito britannico "jus soli" per nascita in una delle Tredici Colonie. Abraham Van Buren era stato un patriota durante la Rivoluzione americana, e in seguito si unì al Partito Democratico-Repubblicano.

Van Buren ricevette un'istruzione di base presso la scuola del villaggio e studiò per breve tempo il latino alla Kinderhook Academy e al Washington Seminary di Claverack. Era di origini interamente olandesi e crebbe parlando principalmente olandese, ma imparò l'inglese mentre frequentava la scuola ed è stato l'unico presidente degli Stati Uniti la cui prima lingua non era l'inglese.

Al suo ritorno a Kinderhook nel 1803, Van Buren aprì uno studio legale in società con il suo fratellastro, James Van Alen, e raggiunse una sicurezza finanziaria tale da potersi concentrare maggiormente sulla politica. Van Buren era attivo in politica dall'età di 18 anni, se non prima. Nel 1801, partecipò a una convention del Partito Democratico-Repubblicano a Troy, New York, dove lavorò con successo per assicurare a John Peter Van Ness la nomina del partito in un'elezione speciale per il seggio del 6º distretto congressuale. Al suo ritorno a Kinderhook, Van Buren ruppe con la fazione di Burr, diventando un alleato sia di DeWitt Clinton che di Daniel D. Tompkins. Dopo che la fazione guidata da Clinton e Tompkins dominò le elezioni del 1807, Van Buren fu nominato Surrogate della contea di Columbia, New York.

Reggenza di Albany Dopo che Tompkins fu eletto vicepresidente alle elezioni presidenziali del 1816, Clinton sconfisse il candidato preferito di Van Buren, Peter Buell Porter, alle elezioni governative di New York del 1817. Clinton esercitò la sua influenza per favorire la costruzione del Canale Erie, un ambizioso progetto concepito per collegare il Lago Erie all'Oceano Atlantico. Sebbene molti degli alleati di Van Buren lo esortassero a bloccare il progetto di legge di Clinton sul canale, Van Buren riteneva che il canale avrebbe giovato allo stato.

La presidenza

Van Buren divenne presidente degli Stati Uniti insediandosi il 4 marzo 1837, vincendo le elezioni con 170 voti dei "grandi elettori" contro i 73 del candidato conservatore William Henry Harrison (che avrebbe vinto le elezioni successive). La maggioranza dei voti popolari fu però molto meno ampia: 765.483 voti per Van Buren contro 739.795 per Harrison.World Book Encyclopedia, Vol. 19, pag. 216. Il suo vicepresidente, il senatore del Kentucky Richard Mentor Johnson, fu eletto dal Senato, unico caso nella storia degli Stati Uniti, perché nessun candidato aveva ottenuto i voti sufficienti.

Van Buren era contrario all'interferenza politica nella vita economica e sosteneva che il miglior governo è quello che meno governa. Nel maggio del 1837, a soli due mesi dall'insediamento, iniziò una grave crisi finanziaria: diverse banche di New York e Filadelfia fallirono, numerose industrie chiusero i battenti e la disoccupazione aumentò considerevolmente. Fu la prima grande depressione della storia degli Stati Uniti.

Il Presidente Van Buren non si riteneva responsabile degli effetti di questa crisi sui cittadini: era preoccupato solo del fatto che i fondi federali depositati presso le banche fossero in pericolo. Propose quindi la creazione di un dipartimento del Tesoro indipendente, non vincolato alle leggi federali. Il Congresso approvò la sua istituzione il 4 luglio 1840: il presidente definì la legge "una seconda Dichiarazione d'Indipendenza". Il dipartimento fu abolito nel 1846 sotto la presidenza di James Knox Polk.

In politica estera, Van Buren dovette affrontare la questione riguardante il Texas, che aveva dichiarato l'indipendenza dal Messico nel 1836 e chiedeva di poter entrare negli Stati Uniti: ignorò la richiesta per non provocare una nuova polemica fra schiavisti e abolizionisti e per non indispettire il Messico.Il Texas fu poi annesso all'Unione il 29 dicembre 1845. In séguito alla dichiarazione di indipendenza del Texas il Messico sospese le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e nel 1846 iniziò la guerra tra Stati Uniti e Messico, che terminò nel 1848 con la vittoria americana.

Il caso Amistad Altro caso scottante per l'amministrazione Van Buren fu quello dell'Amistad, protrattosi dal 26 agosto 1839 al 9 marzo 1841: una nave negriera battente bandiera spagnola, lAmistad, di due proprietari di schiavi, José Ruiz e Pedro Montez, vide un ammutinamento da parte di un gruppo di schiavi neri mende guidati da Sengbeh Pieh, più tardi noto come Joseph Cinque, i quali presero il controllo della nave uccidendo i membri dell'equipaggio. Gli schiavi cercarono di imporre a Ruiz e Montez, scampati alla strage, di far ritorno in Africa, ma i due fecero vela verso le coste degli Stati Uniti, dove la nave venne abbordata da una fregata militare, la USS Washington: il capitano del vascello fece arrestare gli schiavi, che vennero rinchiusi nel carcere di New Haven, nel Connecticut.

Messi sotto processo, essi vennero dapprima condannati per ammutinamento, ma ciò suscitò malumore di parte dell'opinione pubblica, di sentimenti abolizionisti, arrivando alla creazione di un comitato per sostenere gli schiavi, per cui si riaprì il procedimento giudiziario e agli schiavi fu riconosciuto lo status di uomini liberi, in quanto acquistati illegalmente, e di conseguenza vennero assolti. La sentenza scatenò le proteste diplomatiche della Spagna, la cui regina Isabella II chiedeva la restituzione degli schiavi come merce in base al trattato di Pinckney del 1795 firmato tra i due Paesi. Van Buren, che cercava di mantenere buone relazioni con la monarchia spagnola e timoroso che la sentenza potesse costargli il voto degli Stati del Sud, in maggioranza schiavisti, alle successive elezioni, rinviò il caso di fronte alla Corte Suprema il 23 febbraio 1841.

Tuttavia anche stavolta gli imputati, difesi dall'ex-presidente americano John Quincy Adams, riuscirono a far valere le proprie ragioni (malgrado la corte fosse composta da giudici che erano proprietari di schiavi o simpatizzanti per il Sud) e vennero così definitivamente assolti il 9 marzo 1841. L'amministrazione Van Buren però non volle accollarsi le spese di trasporto per gli ex-schiavi in Africa, così un gruppo di abolizionisti raccolse i fondi necessari per noleggiare una nave che li portasse in patria, cosa che avvenne in novembre. Per molti anni, fino al 1864, la Spagna avrebbe chiesto un indennizzo al governo statunitense per la perdita subita.

Ultimi anni

Pur ricandidatosi alle elezioni di novembre, Van Buren non fu rieletto, mentre al suo posto divenne presidente il vecchio rivale William Henry Harrison. Scaduto il suo mandato il 4 marzo 1841, continuò comunque l'attività politica, schierandosi a favore dell'abolizione della schiavitù.

Nel 1844 era tra gli aspiranti alla candidatura alla presidenza per il partito democratico, ma a causa della sua ostilità all'annessione texana gli fu preferito James Knox Polk. In seguito partecipò alle elezioni presidenziali del 1848, come candidato del nuovo Free Soil Party, sottraendo voti al candidato democratico Lewis Cass e favorendo la vittoria del whig Zachary Taylor, eroe della guerra contro il Messico.

Dopo le elezioni del 1848, Van Buren rientrò nei democratici, malgrado la posizione del suo partito contraria all'abolizione dello schiavismo. Quando, nel 1860, sembrò possibile la vittoria di Abraham Lincoln, noto abolizionista, Van Buren dapprima lo osteggiò, ma poi, in netta opposizione alla politica del presidente uscente James Buchanan, votò a favore del candidato repubblicano.

Negli anni successivi al termine della presidenza, Van Buren ebbe modo di soggiornare in Europa: in particolare, nell’estate del 1854 si soffermò in Italia trattenendosi presso la Villa Falangola di Sorrento, dove iniziò a scrivere il 21 giugno la propria autobiografia.

Van Buren morì il 24 luglio 1862, nella sua città natale, quasi ottantenne: il suo corpo venne sepolto presso il Kinderhook Cemetery di Kinderhook.

Vita privata Martin Van Buren si sposò il 21 febbraio 1807 con Hannah Van Buren, sua cugina di primo grado e amica d'infanzia. La coppia ebbe quattro figli: Abraham Van Buren (1807-1873), John Van Buren (1810-1866), Martin "Matt" Van Buren Jr. (1812-1855) e Smith Thompson Van Buren (1817-1876). Hannah contrasse la tubercolosi e morì nel 1819, a soli 35 anni, ben diciotto anni prima che il marito diventasse presidente degli Stati Uniti. Di conseguenza, durante la sua presidenza il ruolo di first lady fu ricoperto da sua nuora Angelica Van Buren, moglie del suo primo figlio Abraham.

Note

Voci correlate Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1848

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Governatori di New York

Categoria:Senatori statunitensi eletti dallo stato di New York Categoria:Segretari di Stato degli Stati Uniti d'America Categoria:Proprietari di schiavi statunitensi Categoria:Presidenti degli Stati Uniti d'America Categoria:Olandesi-americani Categoria:Vicepresidenti degli Stati Uniti d'America