Il Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato fu l'organo monocratico posto al vertice del potere esecutivo del Regno d'Italia durante il regime fascista.

Istituito con la legge 24 dicembre 1925, n. 2263 in sostituzione della carica di Presidente del Consiglio dei ministri, ne concentrò e ampliò notevolmente le attribuzioni.

A partire dal 1932 il titolo di Capo del Governo fu spesso preceduto, negli atti ufficiali, dal titolo di Duce del fascismo. Nel 1944 la carica subì delle trasformazioni: la dizione "Capo del Governo" fu sostituita da quella storica di "Presidente del Consiglio dei Ministri" - comunque seguita dall'attributo "Primo Ministro Segretario di Stato" - e l'organo stesso venne riadattato alle esigenze istituzionali del periodo costituzionale transitorio.R.d.l. 16 maggio 1944, n. 136: "In tutti gli atti ufficiali, alla dizione «Capo del Governo» sarà sostituita quella di «Presidente del Consiglio dei Ministri», fermo restando l'attributo di «Primo Ministro Segretario di Stato»

Storia

Il cambio del titolo La crisi dello Stato liberale e l’avvento del Fascismo determinarono un radicale stravolgimento del ruolo e della struttura del governo, nel senso di un evidente rafforzamento dell'organo esecutivo e, in particolare, del suo vertice, il quale non venne più qualificato come semplice Presidente del Consiglio, ma venne inteso come un effettivo organo statale, centro di imputazione unico dell’indirizzo politico.

Il cambio di denominazione da "Presidente del Consiglio dei ministri", dalla connotazione da primus inter pares, a "Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato" fu stabilito da una delle prime leggi fascistissime, la legge 24 dicembre 1925, n. 2263, la prima in assoluto a modificare lo Statuto Albertino. La nuova denominazione rifletteva la posizione di netta preminenza del Capo del Governo rispetto a tutti gli altri membri dello stesso, a lui subordinati gerarchicamente, grazie ai maggiori poteri che la legge gli conferiva: il Capo del Governo come un vero e proprio organo costituzionale autonomo, indipendente dagli altri organi dell’esecutivo, divenuti suoi sottoposti gerarchici, con un Consiglio dei ministri ridotto a mero organo consultivo.

La legge fu presentata dalla propaganda del regime come un correttivo alle storture del sistema costituzionale determinatesi con l’introduzione del sistema parlamentare, che aveva comportato il venir meno della preminenza dell’organo di governo e l'unità e l'omogeneità della sua azione. Spesso negli atti normativi la dizione "Capo del Governo" era alternata con quella di "Duce" (Duce, Primo Ministro Segretario di Stato).

Periodo costituzionale transitorio

Dopo la destituzione di Mussolini, il titolo di Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato fu mantenuto da Pietro Badoglio fino al 3 giugno del 1944, quando entrò in vigore il decreto legge del 16 maggio che sostituì la dizione "Capo del Governo" con quella di "Presidente del Consiglio dei Ministri" della precedente tradizione liberale, in segno di cesura con l'ordinamento fascista.

Funzioni La legge 24 dicembre 1925, n. 2263, rappresenta il primo passo fondamentale che il regime fascista attua per trasformare il Regno d'Italia da monarchia parlamentare a dittatura totalitaria, modificando lo Statuto Albertino, che peraltro nemmeno prevedeva la figura del capo del governo.

La legge poneva fine al principio, proprio dello Stato parlamentare, secondo cui il governo e il suo capo rispondono verso il parlamento, della cui fiducia devono godere. Stabiliva infatti all'art. 2 che «Il capo del governo primo ministro segretario di Stato è nominato e revocato dal Re ed è responsabile verso il Re dell'indirizzo generale politico del Governo». Il capo del governo, quindi, era responsabile esclusivamente nei confronti del Re; Vittorio Emanuele III fece valere questa responsabilità una sola volta nel 1943 quando, a seguito dell'ordine del giorno Grandi, sostituì Benito Mussolini con Pietro Badoglio.

L'art. 2 della legge proseguiva stabilendo che: «I ministri segretari di Stato sono nominati e revocati dal Re, su proposta del capo del governo primo ministro. Essi sono responsabili verso il Re e verso il capo del governo di tutti gli atti e i provvedimenti dei loro Ministeri»; «I sottosegretari di Stato sono nominati e revocati dal Re, su proposta del capo del governo di concerto col ministro competente».

L'art. 3 della legge stabiliva che «Il capo del governo primo ministro dirige e coordina l'opera dei ministri, decide sulle divergenze che possono sorgere tra di essi, convoca il Consiglio dei ministri e lo presiede».

L'art. 4 della legge stabiliva che «Con regio decreto può essere affidata al capo del governo la direzione di uno o più ministeri. In tal caso con suo decreto egli può delegare al sottosegretario di Stato parte delle attribuzioni del ministro». Di tale possibilità Mussolini fece ampio uso, assumendo la titolarità dei ministeri più importanti: nella seconda metà del 1933 era titolare di ben sette dicasteri su quattordici.

L'art. 6 della legge stabiliva che «Nessun oggetto può essere messo all'ordine del giorno di una delle due Camere, senza l'adesione del capo del governo». In altri termini, veniva assicurato al capo del governo il controllo sull'ordine del giorno dei lavori parlamentari, in netto contrasto con il principio di indipendenza del potere legislativo dall'esecutivo e, quindi, di separazione dei poteri.

Il capo del governo primo ministro segretario di Stato era presidente di diritto del Gran consiglio del fascismo e del Consiglio nazionale delle corporazioni. Si trovava in seconda posizione nell'ordine delle cariche del Regno d'Italia.

Capi del Governo, Primi Ministri Segretari di Stato

Note

Bibliografia

Voci correlate Benito Mussolini Governo Mussolini Duce del fascismo

Categoria:Diritto costituzionale italiano Categoria:Istituzioni dell'Italia fascista Categoria:Istituzioni storiche d'Italia