Un impero (dal latino imperium, "potere militare", "potere coercitivo") è convenzionalmente un'entità statale costituita da un esteso insieme di territori e/o di popoli diversi (per lingua, religione, origine, usi e costumi), a volte anche molto lontani, sottoposti ad un'unica autorità, normalmente (ma non necessariamente) rappresentata dalla persona fisica dell'imperatore. Invece, quando il popolo, la lingua e l'origine sono compatti e coesi, non si parla di impero, ma piuttosto di regno.
Pur essendo indicate come impero strutture statali anche estremamente diverse tra loro, per le sue caratteristiche, un impero presenta quasi sempre spiccate caratteristiche di multiculturalità e multietnicità, accompagnate però da una marcata distinzione tra i territori metropolitani e i territori periferici, normalmente indicati come province oppure come colonie (in entrambi i casi, spesso, con governatori, viceré o vassalli nominati dall'autorità centrale anziché eletti dal basso per amministrare le colonie per conto dell'Imperatore), e tra l'etnia dominante e i popoli assoggettati.
Un impero, inoltre, è generalmente caratterizzato da un'ideologia imperiale, cioè dall'ideologia fondante dell'architettura del sistema imperiale, spesso connotata di caratteri di egemonismo ed universalità, sulla base della quale si modellano i meccanismi di controllo politico, sociale, religioso ed economico del gruppo dominante sui gruppi dominati. Nel Medioevo simboleggiava il potere universale di Cristo sul mondo, assommando in sé l'autorità spirituale e quella politica-regale secondo la concezione storica facente capo al ghibellinismo.
Definizione
Impero è un concetto complesso con varie definizioni che ha connessioni con la storia, la politica, l'economia, il diritto, la linguistica, la logica e la mitologia.
Varie analisi e definizioni
Il concetto di sistema semantico secondo la definizione di Johan Galtung Secondo Johan Galtung, un impero è un sistema semantico (cioè un sistema di significati):
Il concetto di moltitudine per Michael Hardt, Antonio Negri e Paolo Virno Hardt e Negri, nel libro Impero, in qualche modo definiscono l'impero tramite la sua controparte: la moltitudine, necessitando di tornare ad un concetto pre-moderno per identificare le masse che si contrappongono al potere dell'impero e limitandolo lo definiscono. Per l'origine del concetto di moltitudine è interessante anche leggere Virno:
I tratti distintivi di un impero secondo l'analisi di Tiberio Graziani Tiberio GrazianiIntroduzione a Claudio Mutti, Imperium. Epifanie dell'idea di Impero, Effepi, Genova 2005, rigettando un'analisi puramente geografica o limitata ai soli rapporti interni tra i territori, scrive: Tale funzione equilibratrice consiste nel regolare i rapporti tra le nazioni e le etnie che compongono l'impero stesso, impedendo alle une di sopraffare le altre e, quindi, preservando i particolarismi e le specificità interne. Tratti distintivi dell'impero, secondo Graziani, sono quindi la funzione equilibratrice tra le sue componenti, la continuità spaziale e l'unità spirituale al suo interno.
Paradigmi imperiali
Da tempi molto antichi, fin quasi ai nostri giorni, due sono le idee di Impero, che si confrontano rivaleggiando fra loro.
Prima concezione di impero Il primo è un impero concepito sull'ideale di equilibrio interno nel rispetto della diversità. Ogni clan, gruppo, tribù e successivamente, nazione, riconosce un'unica fonte di potere sovrano, spesso attribuendole qualifiche divine o semidivine. L'unico riferimento dell'uomo inteso come appartenente alla specie umana in ogni campo del vivere e dello scibile, dal punto di vista sociale, economico, politico, religioso, militare od altro, sarebbe dunque divenuto il vertice imperiale, quale penultimo passaggio antecedente nella scala dell'autorità, alla divinità stessa.
Seconda concezione di impero A questa concezione dell'Impero, assai ambiziosa, se ne contrappone un'altra, meno pregna dal punto di vista ideale, ma assai più concreta nelle forme di realizzazione politica. La seconda concezione di Impero, infatti, intende occuparsi anch'essa di ogni aspetto della vita di una comunità, e se possibile elevare la comunità di riferimento alla sola presente, annettendo o sciogliendo al proprio interno ogni altra comunità, posta in condizione di inferiorità e sottomissione politica, economica e culturale, alla "comunità imperiale" e dal suo vertice, unica fonte di qualsiasi regola del vivere.
Nate entrambe in Oriente, la prima in Akkad, dove Naram Sin fu il primo sovrano a farsi considerare divino, la seconda in Media e in Persia, divennero nel corso dei secoli le concezioni tipiche del potere; la prima si diffuse specialmente in Oriente, la seconda in Occidente.
La contrapposizione delle due idee nell'Impero romano La contrapposizione divenne insanabile all'interno dell'Impero romano, con la fondazione dell'Impero romano d'Occidente, ove rimanevano presenti l'aristocrazia senatoria, il cui potere venne assorbito dalle élite militari barbariche, e l'idea di Impero come organismo capace di annettere e dominare tutte le popolazioni ad esso sottomesse con la forza, contrapposta all'Impero d'Oriente. All'interno di quest'ultimo l'Imperatore aveva, anche in epoca cristiana, maggior peso di qualsiasi rappresentante religioso, e trattava le popolazioni soggette o abitanti i territori vicini ai propri territori, come nel caso degli Armeni, su un piano di rispetto della diversità e dell'equilibrio.
La contrapposizione delle due idee nell'incoronazione di Carlo Magno La notte di Natale dell'800, quando Papa Leone III incoronò Carlo Magno Imperatore del Sacro Romano Impero, fornisce la cartina di tornasole delle due concezioni imperiali. Infatti, se il papa era ancora influenzato dalle idee orientali, intendeva fare di Carlo il "proprio Imperatore", capo di un impero universale ove ogni uomo riconoscesse nell'autorità imperiale sia pure "cristianizzata" e nelle mani di un esponente di un popolo "barbaro", l'unica fonte del Diritto in ogni campo della vita dell'uomo, ovunque vivesse e sotto qualunque autorità si trovasse a vivere, essendo l'imperatore superiore a qualsiasi altra corona. Carlo intendeva invece l'Impero semplicemente come una vasta area geografica unitaria, ove le genti franche, da lui dominate, avessero l'egemonia su qualsiasi altro popolo, come i Longobardi residenti in Italia e sottomessi da Carlo stesso. A conferma di ciò, fu Carlo a incoronare il proprio figlio, Ludovico il Pio, Imperatore, giacché si trattava di una semplice investitura politica che quasi nulla aveva della idealità del concetto imperiale sostenuto dal Soglio Pontificale Romano.
La prevalenza della prima idea e il declino della seconda nelle epoche successive Le due idee di Impero continuarono a confrontarsi con le epoche successive e a modificarsi con il passare di esse. Per un lunghissimo periodo sembrò che la seconda idea di Impero, sostenuta da Carlo Magno e da altri, fosse assai prevalente e vittoriosa. Vale a dire che l'imperialità consistesse nella sottomissione di popoli contigui e nel raggruppamento di molte province periferiche attorno a una sola capitale e dinastia o casata regnante, destinata al dominio di un popolo. In questo modo si formarono ad esempio i regni europei di Spagna, Francia e Inghilterra. L'idea di un impero fortemente connotato dal punto di vista religioso come unico riferimento e insieme speranza dell'umanità sembrava essere definitivamente declinata con la fine della dinastia imperiale sveva e contemporaneamente con la fine delle Crociate di Terrasanta, missione ad esso strettamente connessa.
La fusione dei due concetti nell'Impero napoleonico Ma le radici comuni del diritto e della religione divennero esplicite quando, all'epoca dell'impero napoleonico, esso si presentò come la fusione dei due concetti. Se infatti certamente l'idea imperiale napoleonica era per un verso quella della annessione alla Nazione francese, per i territori circonvicini, per la maggior parte del suolo europeo essa si esplicitò con l'arrivo, sulle baionette francesi, dei codici di legge napoleonici e della eredità politica sociale e legislativa della rivoluzione francese. Questa ideologia, ancora una volta, seppure secolarizzata dalle forme religiose originarie a quelle giuridiche, vedeva una unitarietà di regole e un'unica fonte del diritto capace nel rispetto delle diversità di tenere sotto il proprio ombrello, tutte le popolazioni del mondo entro un sistema di diritti e garanzie dal potere politico esaltante i valori rivoluzionari di libertà, uguaglianza e fraternità.
L'impero nell'accezione araldico-diplomatica Le definizioni di impero fin qui fornite sono tipicamente di tipo geopolitico, secondo un'interpretazione consueta negli ambienti storiografici e politologici nel corso del Novecento. Tuttavia il significato di "impero" nelle lingue europee è quello di territorio il cui sovrano ha il titolo di "imperatore". Inizialmente si trattava dei (pretesi) successori dell'Impero romano, che hanno il titolo araldico di imperatori. Col prosieguo dei contrasti fra cattolici e ortodossi, culminati nel Grande Scisma, si consolidarono in Europa due tradizioni imperiali, entrambe con pretese di derivazione dall'impero romano: il Sacro Romano Impero in Occidente e l'Impero bizantino (sostituito dopo la caduta dagli Zar russi); i sultani dell'impero ottomano cercarono di affermarsi come legittimi successori dei bizantini, proclamandosi Basileus, ma non trovarono riconoscimenti nell'Europa cristiana. Con Napoleone Bonaparte venne abolito il tradizionale titolo imperiale e da lì vi fu un fiorire di imperi e imperatori particolari, come l'Impero francese (e la sua restaurazione), l'Impero austriaco, l'Impero britannico e l'Impero tedesco.
Per quanto riguarda gli stati extraeuropei, in conseguenza delle esplorazioni dell'età moderna gli Europei iniziarono a riconoscere il titolo di imperatore al maggior sovrano di ogni area religiosa. Così chiamarono "imperatore": quello Ottomano (pur senza riconoscerne la discendenza da Roma), in quanto riconosciuto califfo dai sunniti; quello Persiano, in quanto vertice degli sciiti; il Gran Mogul (sebbene fosse sunnita) per l'India; quello cinese; il Negus per i cristiani monofisiti; il khan dei Mongoli fino a che non divenne vassallo dei Qing; il Tenno per il Giappone. Tali titoli imperiali potevano essere acquisiti da sovrani europei in seguito a conquiste coloniali: è il caso di Vittoria del Regno Unito che fu proclamata Imperatrice d'India (formalmente unico titolo imperiale all'interno dell'Impero britannico) e di Vittorio Emanuele III di Savoia che fu proclamato Imperatore d'Etiopia. Caso particolare fu l'Impero Centrafricano del dittatore Bokassa, già presidente, autoproclamatosi tale per motivi di prestigio nel 1976 e deposto tre anni dopo, segnando così la fine del suo effimero impero.
Struttura Le forme di governo Hardt e Negri scavano implicitamente un fossato abissale tra l'impero e la democrazia; non solo nell'impero non esiste la sovranità popolare, caratteristica essenziale della democrazia, ma non esiste nemmeno il popolo. Del resto nel linguaggio comune si parla di sudditi dell'impero, più che di cittadini. Per quanto l'idea di impero venga tradizionalmente associata ad un potere di tipo monarchico che si estende oltre i confini di una nazione, essa è invece in qualche modo compatibile con il concetto di repubblica: nell'antica Roma la transizione dalla repubblica all'impero fu abbastanza graduale; visioni di tipo imperiale sono inoltre state usate ripetutamente sia per gli USA che per l'URSS (nominalmente repubblica federale i primi, stato socialista la seconda).