Biografia

Studiosi come Pierre Gros nonché studi scientifici recenti patrocinati dal Centro Studi Vitruviani di Fano, forniscono elementi per ipotizzare (ma non al di là di ogni ragionevole dubbio) che Vitruvio potesse essere originario di Fanum Fortunae. L'unico edificio che possiamo attribuire direttamente a Vitruvio, di cui lui stesso si assume la paternità, è la Basilica della Colonia Iulia Fanestris, cioè della colonia fondata da Ottaviano Augusto nel sito di Fanum Fortunae. Vitruvio scrive di aver progettato e curato l'edificazione di questa basilica civile, affacciata sul foro della città: si rivela quindi particolarmente stretto il rapporto tra il celebre architetto e la Colonia Iulia Fanestris. Egli, in quanto scriba armamentarius, apparteneva allordo degli apparitores, una categoria di professionisti di varie discipline che svolgevano il ruolo di collaboratori dei magistrati nell'esercizio delle loro funzioni e percepivano uno stipendio prelevato dal aerarium. In tale veste, fu ufficiale sovrintendente delle macchine da guerra per Giulio Cesare e poi architetto-ingegnere per Ottaviano Augusto. Alla fine del loro servizio, gli apparitores avevano solitamente carriere municipali e spesso ricoprivano cariche pubbliche nelle loro comunità di origine. È quindi in qualità di magistrato locale che Vitruvio progetta e fa costruire la famosa basilica nella città di Fano, come indica il termine tecnico curavi, utilizzato nel testo del De architectura in relazione all'edificio (conlocavi curavique faciendam). Un ulteriore elemento per una possibile connessione biografica con Fano è lo studio relativo ai nomi dell'architetto. La tradizione lo indica come Marcus Vitruvius Pollio: in realtà, se si prendono in considerazione le fonti più autorevoli, solo il nomen Vitruvius è sicuramente attribuibile al nostro personaggio, del praenomen Marcus siamo tutt'altro che certi, mentre sul cognomen Pollio sono stati avanzati molti dubbi. In quanto esponente della media borghesia provinciale, nato prima del 45 a.C., cioè prima della promulgazione della Lex Iulia Municipalis, non poteva possedere i tria nomina alla nascita, ma solamente nomen e praenomen (come del resto i suoi colleghi Marco Aurelio, Publio Minidio e Gneo Cornelio, che lui nomina nel libro I, Praef. 2, De architectura). L'unica fonte che riporta il cognomen Pollio, l'Epitome di FaventinoFaventino, Epitome, Prologo., ha forse confuso il termine con la menzione della tribù di appartenenza, la Pollia appunto, sempre menzionata nelle epigrafi di solito dopo i nomi dei personaggi. Ora, l'unica città, tra quelle che si contendono i natali di Vitruvio, iscritta alla tribus Pollia, è proprio Fanum Fortunae, e ciò potrebbe suggerire che Vitruvio, autore del De architectura, fosse originario di Fanum Fortunae.

De architectura

L'importanza di Vitruvio è dovuta al suo trattato De architectura (Sull'architettura), in 10 libri, dedicato ad Augusto (che gli aveva concesso una pensione), scritto probabilmente tra il 29 e il 23 a.C. La stesura dell'opera avvenne negli stessi anni in cui Augusto aveva in mente un rinnovamento generale dell'edilizia pubblica e mirava probabilmente a ingraziarsi l'imperatore, a cui l'autore si rivolge direttamente in ciascuna delle introduzioni preposte ad ogni libro.

Il De architectura è l'unico testo latino di architettura integro e pertanto il più importante, tra i pochi giunti, in modo più o meno frammentario, fino a noi; l'influenza sulla cultura occidentale è dovuta soprattutto a questa sua unicità. Tuttavia l'influenza dell'opera di Vitruvio sui suoi contemporanei sembra sia stata molto limitata, anche perché il suo trattato fu scritto in un momento in cui l'architettura greca stava per rinnovarsi profondamente con le grandi costruzioni in laterizio e l'utilizzo di volte e cupole, di cui Vitruvio praticamente non si occupa. D'altro canto, la sua autorità in campo tecnico e architettonico è testimoniata dai riferimenti alla sua opera presenti negli autori successivi come Frontino.

Pare che il trattato non abbia esercitato alcuna influenza sull'architettura per tutto il medioevo, anche se suscitò interesse filologico, per esempio alla corte di Carlo Magno e poi, in seguito, in Petrarca, che annotò di sua mano una copia oggi conservata alla Biblioteca Bodleiana dell'Università di Oxford, e in Boccaccio, che ne possedeva una copia. Visto che altre copie sono documentate in Italia a fine Trecento, perde credito il mito della riscoperta fatta nel 1414 a Montecassino da Poggio Bracciolini che comunque deve averne rinvenuta una copia nelle sue ricerche, forse in area tedesca,Probabilmente a San Gallo: contribuendo così alla sua diffusione.

Fortuna rinascimentale

Nel XV secolo la conoscenza e l'interesse per Vitruvio crebbero sempre di più, soprattutto per merito di architetti e umanisti come Lorenzo Ghiberti, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Raffaello, Fabio Calvo, Paolo Giovio, fra Giocondo da Verona. Nel 1486 il trattato fu pubblicato a stampa per la prima volta da Sulpicio da Veroli. Nel 1521 uscì la prima edizione tradotta in italiano da Cesare Cesariano. Subito dopo apparvero varie traduzioni ed edizioni negli altri paesi europei.

Accademia vitruviana Nel 1542 circaAltri autori fanno risalire la fondazione all'inverno 1540-1541. Si veda: . fu fondata l'Accademia vitruviana della Virtù, su impulso dell'umanista senese Claudio Tolomei, sotto la protezione del cardinale Ippolito de' Medici. L'associazione intendeva contribuire al fervore teorico che animava la riflessione dei protagonisti dell'arte e dell'architettura rinascimentale: il cosiddetto "dibattito vitruviano", o "questione vitruviana", vale a dire quello sforzo conoscitivo collettivo che spingeva artisti, eruditi e appassionati alla riappropriazione dell'eredità dell'arte greco-romana e dell'architettura classico-romana, anche attraverso la lettura, l'interpretazione e il commento del trattato latino De Architectura. Fu presieduta dall'erudito Marcello Cervini, appassionato di alchimia e architettura e futuro papa con il nome di Marcello II e si avvalse del sostegno di una schiera di intellettuali e artisti del Rinascimento italiano, come il Vignola, Bernardino Maffei, Guillaume Philandrier detto il Filandro, Alessandro Manzuoli, Luca Contile, Annibal Caro, Marc'Antonio Flaminio, Francesco Maria Molza e Gaietta.

A partire dal XV secolo, il trattato è stato uno dei fondamenti teorici dell'architettura occidentale sino alla fine del XIX secolo.

Opere

Note

Voci correlate Architettura rinascimentale Città ideale Dafni

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Categoria:Teorici dell'architettura Categoria:Uomini universali