Bari (, AFI: ; Bare o Vare in dialetto barese; fino al 1931 Bari delle Puglie) è un comune italiano di abitanti, capoluogo della regione Puglia e dell'omonima città metropolitana. È la città più popolosa ad affacciarsi sull'Adriatico. Si tratta del nono comune italiano per popolazione.
La città presenta una netta divisione tra il centro storico di Bari Vecchia, sede della Basilica di San Nicola e della Cattedrale di San Sabino, e le espansioni moderne. È inoltre sede dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro e della Fiera del Levante.
Geografia fisica
Territorio La città si affaccia sul Mare Adriatico fra i comuni di Giovinazzo, a nord, e Mola di Bari, a sud per una lunghezza territoriale e comunale di circa 40 km.
Il territorio comunale è al centro di una vasta area pianeggiante e depressa, la conca di Bari. Tuttavia, nella sua porzione centrale, si spinge per alcuni chilometri nell'entroterra, fino ai centri di Capurso, Triggiano, Bitritto, Modugno e Bitonto, incontrando così i primi pendii delle Murge. La città va dai 0 ai 131 metri di altitudine sul livello del mare. Il Municipio, situato in Corso Vittorio Emanuele II, una delle principali vie cittadine, la quale in direzione est si affaccia sul Teatro Margherita, quindi sul mare, si trova a 5 metri di altitudine.
La conformazione della città viene spesso descritta come un'aquila con le ali spiegate, la cui testa è la piccola penisola sulla quale è sorto il primo nucleo urbano, Bari Vecchia; conformazione che si volle dare all'agglomerato e al territorio comunale soprattutto in epoca fascista.
Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 aggiornata al 16/01/2006 con le comunicazioni delle regioni.
Clima La città è caratterizzata da un clima mediterraneo (o, secondo la classificazione di Köppen, Csa), con inverni miti ed estati calde. Le escursioni termiche sono contenute dall'azione mitigatrice marina, infatti il capoluogo, trovandosi sulla costa del basso Adriatico, è di tanto in tanto interessato da venti a regime di brezza. Tuttavia la città nei mesi invernali può essere influenzata dalle correnti fredde di provenienza nord-orientale balcanica e nord-occidentali provenienti dagli alti monti abruzzesi, che sporadicamente determinano precipitazioni anche a carattere nevoso: da ricordare le nevicate del 1987, 1993, 1999, 2003, 2007, 2014, 2017 e 2018 in cui caddero mediamente sulla città circa di neve. Le piogge, concentrate nei mesi invernali, sono caratterizzate da un regime estremamente variabile; nei mesi estivi vi è alternanza tra ondate di caldo torrido provenienti dal nord-Africa alternate da altrettante ondate di caldo umido provenienti dalle regioni ad est del bacino del basso mediterraneo. In contrapposizione alle ondate di caldo, vi sono giorni in cui soffiano venti settentrionali di maestrale, a cui possono associarsi nuclei di bassa pressione transitori che possono dar luogo a fenomeni temporaleschi tipici della stagione estiva, bruschi cali di temperatura e mare agitato.
Il 24 luglio 2007 a Bari Palese si toccarono i 45,6 °C, la più alta temperatura mai registrata presso la stazione meteorologica dell'aeroporto cittadino. La temperatura minima assoluta risale al 3 gennaio 1993, quando si registrarono -5,9 °C. Classificazione climatica: zona C, 1185 GG
Storia
Età antica e medievale Toponimi: Barë in barese, Βαριον in greco, Barium in latino. Non sono chiare le origini di Bari, ma da quanto emerso dagli scavi nell'area della chiesa di San Pietro, nella città vecchia, sembra ipotizzabile l'esistenza di un originario insediamento dell'età del bronzo, appartenente al popolo illirico dei Peucezi; altri ipotizzano che Bari fosse stata egemonizzata da Creta. Successivamente fu conosciuta dagli antichi Greci con il nome di Barion e dai Romani Barium.
Entrata a far parte del dominio romano, nel III secolo a.C. come municipium, Barium si sviluppò in seguito alla costruzione della via Traiana. Era dotata di un poderoso castello, una zecca, un pantheon con le proprie divinità pagane e molto probabilmente di un teatro (come si ricava da un'epigrafe di un liberto rinvenuta nel succorpo della Cattedrale, ma di cui non sono emerse evidenze archeologiche).Cfr. . Datata attorno al 160-180, attesta un decreto decurionale con cui venne riconosciuto al liberto Lucio Gellio Primigenio, come merito per aver salvato da una potenziale carestia il popolo, un posto in teatro e una statua.
Dal IV secolo, fu sede episcopale (era nota come ecclesia varina, come si legge in una dedica su pavimento di un'aula della chiesa paleocristiana al di sotto dell'attuale Cattedrale) e dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente fu contesa tra i Longobardi e l'Impero romano d'Oriente (l'attuale struttura della "città vecchia" risale a quest'epoca, e si articola intorno alla corte del Catapano).
Successivamente fu in mano degli Arabi (dall'847 all'871 fu sede di un emiratoda L'emirato di Bari 847-871 di Giosuè Musca.) e quindi dei duchi longobardi di Benevento. Nell'875 tornò all'Impero romano d'Oriente che la crearono capitale del thema di Langobardia, comprendente l'Apulia e la Calabria.
Liberata, dopo sei mesi di assedio dei Saraceni, dalla flotta veneziana, nel 1002 si ribellò sotto la guida di Melo di Bari (nobile barese) al governo fiscale del catapano bizantino, riuscendo nel 1018 ad ottenere la propria autonomia.
Ultimo possedimento dell'Impero romano d'Oriente in Italia, nel 1068, la città di Bari fu assediata dai normanni, che la strapparono all'Impero romano d'Oriente nel 1071, e nel 1087 vi furono portate le spoglie di san Nicola di Myra. Tra il XII e il XIV secolo fu porto di partenza per le Crociate.
Nel 1098 nella cripta della nuova basilica di san Nicola, si riunì il concilio presieduto da papa Urbano II, al quale intervennero oltre 180 vescovi riunitisi per discutere di problemi dogmatici inerenti ai rapporti tra la Chiesa ortodossa e Chiesa Romana all'indomani del Grande Scisma.
Distrutta da Guglielmo il Malo nel 1156, tornò a rifiorire in epoca sveva, intorno al castello fatto erigere da Federico II su preesistenti fortificazioni normanne, fatto commemorato da una Stauferstele.
Un lungo periodo di decadenza caratterizzò la città sotto le dominazioni di Alduino Filangieri di Candida, Maestro della Regia Corte e Giustiziere di Bari dal 1284, e quelle angioina, aragonese e spagnola, interrotto dallo splendore sotto gli Sforza, prima coi duchi Ludovico il Moro e Beatrice d'Este, poi con le duchesse Isabella d'Aragona e Bona Sforza. Bari subì anche la dominazione veneziana, grazie alla quale si ebbe l'ampliamento del porto e un periodo molto florido, favorito anche dal commercio di prodotti dell'entroterra, molto richiesti sui mercati esteri. Nel 1556 la principessa Bona Sforza D'Aragona, dal 1518 seconda moglie del re di Polonia Sigismondo I il Vecchio, lasciò la Polonia stabilendosi a Bari di cui aveva ereditato il principato. Bona Sforza morì nel 1557.
Età contemporanea Il 24 aprile 1813, durante il regno di Gioacchino Murat, fu posta la prima pietra dell'espansione cittadina al di fuori delle mura medioevali ("borgo nuovo", o "borgo murattiano"), caratterizzato dal tracciato ortogonale delle vie. Nel 1843, durante una visita ufficiale, il re Ferdinando II delle Due Sicilie concesse a Bari il titolo di capoluogo di Puglia e un gran numero di privilegi, tra cui l'istituzione di un Tribunale, il primo in Puglia dopo quello di Trani. La popolazione crebbe rapidamente, passando dagli allora abitanti ai dell'inizio del XX secolo; in questo stesso periodo furono fondate prestigiose istituzioni pubbliche come il Teatro Piccinni, la camera di commercio, l'Acquedotto pugliese, il Teatro Petruzzelli e la casa editrice Laterza.
Durante la prima guerra mondiale, Bari ospitò la 101ª Squadriglia, dal settembre 1916 al 18 gennaio 1919. Durante il ventennio fascista fu realizzato il lungomare monumentale e fu inaugurata la Fiera del Levante, con la quale prese vita il disegno di "Bari porta d'oriente", consacrato negli anni recenti dal ruolo di "European gateway" assegnato dall'Unione europea. Nel 1925 fu fondata l'Università degli Studi, mentre nel 1934 fu realizzato l'Aeroporto di Bari-Palese, inizialmente a solo scopo militare, in seguito diventato il principale scalo nazionale e internazionale di Puglia.
Nel Secondo Dopoguerra la città si espanse ulteriormente e in modo disordinato, giungendo a sfiorare i abitanti tra gli anni 1970 e gli anni 1980, a causa dei quali la popolazione si trovò ad affrontare i fenomeni del pendolarismo e della deurbanizzazione, mentre crebbero sensibilmente il settore terziario e l'area industriale. A causa della sua posizione, Bari accolse e continua ad accogliere un notevole flusso di immigrazione dall'Est: l'8 agosto 1991 attracca nel porto la nave Vlora, carica di oltre ventimila albanesi. Nello stesso anno, nella notte tra il 26 e il 27 ottobre, il Teatro Petruzzelli andò a fuoco.
Alle porte del 2000 la città vecchia viene ristrutturata e restituita a nuova vita, mentre si avvia al termine un profondo rinnovamento infrastrutturale che coinvolge porto, aeroporto, interporto e ferrovia.
Seconda guerra mondiale
Nel corso della seconda guerra mondiale i porti di Bari, Brindisi e Taranto furono fra i più attivi e strategicamente importanti per le forze alleate, che occuparono il meridione italiano in seguito allo sbarco in Sicilia, anche per il cospicuo numero di mezzi e navi che i porti ospitarono per tutta la durata del conflitto. Le città portuali tuttavia furono teatro di disastri navali e consuetudinari scenari bellici che penalizzarono soprattutto la popolazione locale. Bari visse due pesanti catastrofi navali, tra le quali la seconda fra le più disastrose di tutta la guerra. Il 9 settembre con la difesa del porto di Bari la città si libera dall'occupazione nazista.
Il primo e più grave disastro ebbe luogo il 2 dicembre 1943, a pochi mesi dalla cacciata dei tedeschi da Bari e dalla battaglia in difesa del porto del 9 settembre. Il porto, in cui erano ormeggiate decine di navi alleate, subì un pesantissimo bombardamento aereo della Luftwaffe. Alle 19:25 una pioggia di ordigni, sganciati da 105 bombardieri Junkers Ju 88, investì le navi del porto battenti bandiera americana, inglese, polacca, norvegese e olandese e che si concentravano compatte presso il nuovo molo foraneo. L'effetto fu amplificato dal forte assembramento di mezzi: le navi affondate o distrutte furono 28 e 12 altre risultarono danneggiate. Il porto rimase chiuso per tre settimane e ritornò pienamente operativo solo nel febbraio del 1944,Orange, p. 176. Gli anglo-americani, in difficoltà nell'approvvigionare le proprie truppe, dovettero rallentare l'offensiva, consentendo ai tedeschi di attestarsi sulla linea Gustav. , pp. 275–276.
La contaminazione con l'iprite Tra le navi affondate vi era l'inglese John Harvey carica di bombe all'iprite, un gas asfissiante già usato durante il primo conflitto mondiale e presente a Bari solo per essere utilizzato in caso di necessità bellica. Fortunatamente, quando la nave esplose, il vento da terra allontanò verso il largo la nube tossica generata dalle esplosioni. Ciò comunque non impedì all'iprite di disperdersi come miscela oleosa nelle acque del porto, dove contaminò gli indumenti dei marinai, portuali e soccorritori che si erano adoperati per trarre in salvo i superstiti.
Il numero di vittime totale del raid non è mai stato accertato: il totale secondo fonti anglosassoni supererebbe i 680, ma a causa dei moltissimi civili dispersi la stima potrebbe superare il migliaio. Per la gravità delle conseguenze, il bombardamento è conosciuto come uno dei più tragici bombardamenti aerei su basi navali della seconda guerra mondiale, secondo per rilevanza solo all'attacco di Pearl Harbor, tanto da essere ricordato come "La Pearl Harbor Italiana".