Il Sacro Latte è una reliquia conservata nella Collegiata di San Lorenzo a Montevarchi ed è tradizionalmente e devozionalmente considerata come quel che resta di quel latte materno con cui Maria avrebbe allattato Gesù.
Anamnesi
La reliquia si presenta come una esile e quasi impercettibile crosta bianca sedimentatasi sul fondo e su parte delle pareti dell'ampolla in cui è contenuta. In mancanza di analisi scientifiche che ne comprovino l'autenticità come latte umano liofilizzato e la sua datazione come liquido biologico secreto nel periodo della Maria evangelica,
Il fenomeno, assolutamente naturale, date le giuste precondizioni geologiche si manifesta in presenza di corsi d'acqua, soprattutto in ambito sotterraneo, dando vita, un po' ovunque, a veri e propri "fiumi di latte" dall'Italia alla Spagna al Canada ad appunto il Medio Oriente.
Il Sacro Latte di Parigi
«Per soddisfare ad alcune persone più curiose che pie quali vanno dubitando in che modo possa essere che in Parigi ci sia pervenuto di questo glorioso Latte di Maria sempre Vergine, legghino l'infrascritta fede da me a' mesi passati di Parigi: "Transcriptum seu Copia Imperatoris Costantinopoliani de Sacrosantis Reliquiis existentibus in Sacrosanta Capella Palatii Regis Parisiis, quas concessit et donavit S. Ludovico Francorum Regi Christianissimo, quis eas redemit magna pecuniae quantitate, et consequenter collocavit in praefata Capella Parisiensi [...], De Lacte Beatae Mariae Virginis, [...]»Jacopo Sigoni, Relazione della venuta a Montevarchi del Sacrosanto Latte della gran Madre di Dio, Montevarchi, Manoscritto, 1653, cart. 40Tr. Copia [dell'inventario] delle sacre reliquie esistenti nella Santa Cappella a Parigi che l'Imperatore di Costantinopoli concesse e donò al cristianissimo re dei Francesi San Ludovico che le riscattò con gran denaro e successivamente collocò nella predetta cappella parigina
In effetti l'imperatore di Costantinopoli Baldovino II aveva donato, o meglio venduto, al re di Francia San Luigi tutta una serie di reliquie che erano poi state collocate, in gran parte, nella Sainte-Chapelle di Parigi costruita appositamente per contenerle. Baldovino infatti, nel 1238, si trovava in Francia per cercare di rastrellare fondi e aiuti militari per sostenere il suo impero latino dal tentativo di riconquista dei legittimi proprietari ossia i Bizantini che avevano perduto la città per mano dei Veneziani durante la cosiddetta IV Crociata. In quell'occasione Baldovino impegnò presso la Corona francese la Contea di Namur per 500.000 lire di Parigi e consegnò al re di Francia la reliquia nota come "Corona di Spine di Nostro Signore" che però non aveva con sé visto che l'aveva impegnata presso i Veneziani a fronte di una forte compensazione in denaro e che San Luigi riscattò portandola poi a Parigi.
Alcuni anni dopo Baldovino, sempre alla ricerca di fondi e alleati, inviò in Francia una lunga serie di supposte reliquie cristiane quali «Praedictas Sacrosantam Spineam Coronam Domini, [...] Pannos Infantiae Salvatoris, quibus fuit in Cunabulis involutus. [...] Catenam etiam sive vinculum ferreum quasi in modum annuli factum, quo creditur isdem Dominus noster fuisse ligatus. [...] Magnam Partem de Lapide Sepulchri Domini Nostri Jesu Christi. [...] Item Sacrae Lanceae, qua perforatum fuit in Cruce [...] Clamydem Coccineam quam circumdederunt milites Domino Nostro. [...] Spongiam, quam porrexerunt ei sitientii in Cruce aceto plenam» e appunto «De Lacte Beatae Mariae Virginis»«Sigoni, cit. cart. 40»Tr. Predetta Santa Corona di spine del Signore, panni dell'infanzia del Salvatore in cui fu avvolto nella culla, la catena e il collare di ferro fatto ad anello con cui si crede nostro Signore venne legato, grosso frammento della pietra del Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo, la Sacra Lancia con cui venne trafitto in croce, il mantello di porpora che i soldati cinsero a Nostro Signore, la spugna che gli passarono mentre era assetato in croce e che era piena di aceto, il latte della Beata Vergine Maria.
La supposizione che il Sacro Latte di Montevarchi altro non fosse che una porzione di quello conservato in Francia si diffuse in città grazie a ser Giuliano di Lattanzio Magiotti che nel 1543 si trovava a Parigi a studiare. Ma solo un secolo dopo, il cavaliere fiorentino Ferdinando Antinori venne incaricato di provarne la fondatezza. Scrive Antinori, il 18 agosto 1657, a Camillo Grassi priore di Montegonzi «Mi trovo a Roma dove da Parigi sono arrivato stante una buona congiuntura [...]. La prego di dire a Messer Bartolommeo Spagnoli, come io intorno alla congiunzione della verità per la Santa Reliquia del SS. Latte ho fatte infinite diligenze; e sono state necessarie molte maggiori, perché le notizie che mi dettero loro erano, che si dovesse cercare nella Santa Cappella, e nella S. Cappella del Palè non si trova niente. È ben vero che mi sono informato e per via di Mons. Illustrissimo e Reverendissimo Nunzio Piccolomini con molta fatica ho avuto campo di cercare ne' registri della Badia di S. Denis, dove sono le maggiori Reliquie e Tesoro del Regno, essendo la chiesa dedicata a S. Dionigi, il quale convertì la Francia, e quivi ho trovato che circa l'anno accennato nell'istruzione datami dal Sig. Canonico Cantucci venne un Petit-Cascet, cioè un biglietto del Re all'Abate per cavare di questo SS. Latte; quello che poi il Re se ne facesse, non apparisce nel Libro, perché l'Abate non ha da rivedere il conto al Re di quello se ne voglia fare: è ben vero, e di questo ne fo grandissimo capitale, che là è fama che di questa S. Reliquia ne sia in Toscana e questo ho sentito dire da persone di qualità e Vescovi [...]. Desidero sapere il loro sentimento, quale stando io scriverò; e facendo estrarre Copia dell'ordine del Re con l'attestazione in forma autentica [...] perché sottosopra non mi pare poca cosa, già che di codesta S. reliquia da quel tempo in qua non n'è stata cavata».Prospero Gasparo Conti, Memorie sulla esistenza e Culto della sacra reliquia che si venera nella Insigne Collegiata di Montevarchi, Montevarchi, 1787, II ed. Montevarchi, 1896 pagg. 19-20
Ma nessuno volle mai avere quella copia in originale dell'ordine del re di Francia perché il monaco benedettino Pietro di Rousseau, quello che incontrò Antinori e che all'abbazia ricopriva l'incarico di vicario per il vero abate ossia Giulio Mazzarino, rilasciò al gentiluomo fiorentino un certificato in cui dichiarava che nel Libro C del Tesoro dell'Abbazia al foglio 59, aveva trovato un'annotazione dell'ordine del re di consegnare a un suo inviato una piccola porzione del Latte e la registrazione dell'avvenuta consegna della reliquia a un suo messo in una piccola ampolla di cristallo chiusa in una custodia d'argento. Peccato però che la consegna era datata 1213 e non 1266 e che quelle "persone di qualità e Vescovi" di cui parlava Antinori erano sì Camille de Neufville de Villeroy, arcivescovo di Lione e primate di Francia, ma il cardinale che ci fosse del sacro latte in Toscana l'aveva sentito dire in Italia quando studiava teologia a Roma, e l'altro, pur essendo vescovo di Chartres già di Saint Malò, si chiamava Ferdinand de Neufville de Villeroy e quella storia l'aveva sentita raccontare solo dal fratello porporato e solo al suo ritorno in FranciaAntonio Emiliano Panzieri, La fraternita di Santa Maria del Latte, Tesi di Laurea, università degli Studi di Urbino, facoltà di Magistero, 1981, pagg. 51-52.
L'arrivo a Montevarchi
Infatti, secondo la vulgata ufficiale per secoli propagandata a Montevarchi, era stato il Re di Francia ad aver donato quella reliquia al Conte Guido Guerra V dei Conti Guidi per aver guidato le truppe guelfe nella vittoriosa Battaglia di Benevento il 26 febbraio 1266. Battaglia vittoriosa per Guido Guerra e soprattutto per il fratello del re, Carlo d' Angiò, che conquistò il Regno di Napoli e quello di Sicilia.
«Il Conte Guido della cospicua potentissima Famiglia de' Conti Guidi [...] che portò il soprannome di Werra o Guerra [...] avendo molto contribuito col suo valore e dell'invitto Squadrone de' Guelfi da lui guidati [...] fu quegli che di tanto tesoro arricchì la sua diletta Terra di Montevarchi. Si vuole che dal suddetto Carlo, o dal fratello di lui S. Lodovico Re di Francia, gli fosse proposto di domandare qual più degna ricompensa ei bramasse del suo servigio, sicuro di ottenerla. E chiesto da lui tempo a rispondere, domandasse una porzione del Sacro latte di Maria VergineIbid. pag. 12. [...] Ottenuto pertanto, quando che fosse, questo stimabile tesoro, pensò tosto il magnanimo Conte, a preferenza di tutti gli altri luoghi di sua giurisdizione arricchire il prediletto, ed ancor nascente Castello di Montevarchi, per viepiù contribuire all'ingrandimento, popolazione, e gloria del medesimo [...]. Quà la fece egli dunque trasferire colla maggior solennità, [...] diede una Schiera di Uomini, di Armi, che da Firenze a Montevarchi l'accompagnasse; ove ricevuta venne dal Clero e dal popolo uscito ad incontrarla fino ai confini di sua giurisdizione con trasporto di gioia ed apparato di festa, siccome naturalmente possiamo immaginarloIbid. pagg. 24-25».
Comunque sia, dicono le cronache, l'ampolla, appena giunta a Montevarchi, venne riposta in un calice di cristallo con piede, coperchio e ornamenti di rame dorato, e sistemata nella Chiesa di San Ludovico e a conferma di questo starebbe il fatto che, secondo quanto riporta il cronachista Jacopo Sigoni, ancora nel 1616 era visibile in San Ludovico un affresco, oggi scomparso, raffigurante un re con tanto di corona in testa che consegnava un tabernacolo ad un uomo inginocchiato e con una armatura addosso. Al di là di chi fosse rappresentato nell'affresco e perché e ammesso pure che questo affresco sia mai esistito, se quello che racconta Sigoni fosse vero, siccome San Ludovico non fu ultimata prima del 1327, non solo la leggenda di Guido Guerra sarebbe solo una favola ma anche la storiella secondo cui il conte l'avrebbe originariamente donata a San Lorenzo sarebbe da considerarsi falsa perché solo in un secondo momento la reliquia sarebbe stata traslata in quella che voleva essere la principale chiesa della città nella secolare competizione con Sant'Andrea a Cennano.
Non aveva cappelle ma molti altari addossati alle pareti che erano così brutti e maltenuti che nel 1581 il Vescovo di Fiesole Francesco Cattani da Diacceto ordinò che venissero abbattuti. Quello però che ospitava la reliquia, che era addossato sul lato destro della facciata interna, rimase anche perché era il più ricco e il più lussuoso per l'elegante forma a baldacchino e soprattutto per le terrecotte invetriate di Andrea della Robbia.
D'altra parte era sotto il patronato della potentissima e ricchissima Fraternità del Sacro Latte.
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