La disfunzione sessuale post-SSRI (Post-SSRI Sexual Dysfunction, PSSD), conosciuta anche come Sindrome Post-SSRI, è una patologia iatrogena (dovuta ad un farmaco) causata dai farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina (come gli antidepressivi SSRI, SNRI ed alcuni triciclici) caratterizzata da disfunzioni sessuali, cognitive ed emotive che insorgono durante l'assunzione del farmaco o meno comunemente alla sua sospensione e che persistono per un tempo indefinito (mesi, anni o irreversibilmente) dopo la sospensione del trattamento.

Benché i primi report di farmacovigilanza risalgano al 1991, solo negli ultimi anni un crescente numero di evidenze scientifiche ne ha portato al riconoscimento da parte della comunità medica e delle autorità sanitarie. È considerata una patologia con impatto invalidante per la quale mancano trattamenti definitivi approvati né sono state definite con certezza eziologia, frequenza e fattori di rischio.

Sintomi Nonostante il nome, questa condizione non riguarda solo sintomi legati alla sfera sessuale ma spesso si associa a deficit cognitivi e a una riduzione della capacità di provare piacere ed emozioni in generale, di cui i disturbi sulla sessualità sono solo i riflessi più evidenti di una difficoltà emotiva più ampia. Tali sintomi possono manifestarsi durante l'assunzione e persistere dopo l'interruzione, oppure peggiorare o comparire con la sospensione del trattamento.

I sintomi più comuni, che possono variare per intensità e presentarsi insieme o separatamente, includono:

Riduzione o perdita del desiderio sessuale: può diminuire o scomparire il piacere legato alla sessualità, le fantasie erotiche, il desiderio di rapporti sessuali o il bisogno di soddisfare le necessità fisiche legate alla sessualità, come la masturbazione. Ipoestesia genitale: riduzione o perdita della sensibilità al tatto e alla temperatura nelle aree genitali, come pene, vagina e capezzoli. Perdita o riduzione dei riflessi nervosi nell'area genitale, come il riflesso cremasterico e bulbocavernoso. Ottundimento emotivo: diminuzione della capacità di provare emozioni (anedonia), sensazioni edoniche e di legame emotivo (compreso il desiderio di intimità di coppia); apatia, mancanza di motivazione e perdita di interesse per attività prima gratificanti. Sensazione costante di "distacco" e alienazione. Disfunzione erettile e ridotta lubrificazione vaginale: per gli uomini, difficoltà a mantenere un'erezione sia per via psicogena (pensieri erotici) sia che per stimolazione fisica, con riduzione delle erezioni spontanee notturne e mattutine (la cui presenza è spesso usata come indicatore per distinguere una disfunzione sessuale di origine psicogena da una patologica). Per le donne, riduzione della lubrificazione e della congestione genitale; Anedonia orgasmica: riduzione o assenza del piacere legato all'orgasmo, anche se i riflessi muscolari sono conservati. Difficoltà nel raggiungere l’orgasmo (anorgasmia) o eiaculazione precoce, sindrome da eccitazione sessuale persistente nelle donne (PGAD). Riduzione della portata e della potenza eiaculatoria. Deficit cognitivi: deficit attentivi, sensazione di confusione nebbia mentale (mental fog), difficoltà di apprendimento e memoria, diminuita capacità creativa; riduzione dell'attività onirica, compresi i sogni erotici;

La durata dei sintomi è variabile, con casi riportati che vanno da alcuni mesi fino a decenni. Questo disturbo ha un notevole impatto negativo sulla qualità della vita dei soggetti colpiti, che riescono generalmente a distinguere questi sintomi da quelli simili ma causati da altre condizioni depressive o psichiatriche di base.

Prevalenza e fattori di rischio

Prevalenza A causa della mancanza di studi prospettici e su larga scala volti ad indagare in maniera sistematica la frequenza delle disfunzioni sessuali persistenti a seguito di un trattamento con un farmaco inibitore della ricaptazione della serotonina, non esistono dati definitivi sulla prevalenza della sindrome ne sui fattori che contribuiscono al suo sviluppo. Si presume che la prevalenza reale sia sottostimata a causa della mancanza di criteri diagnostici precisi, dello scarso riconoscimento da parte di specialisti ed autorità sanitarie, della sovrapposizione dei sintomi con quelli di altre patologie psichiatriche che potrebbero orientare verso una interpretazione psicodinamica dei sintomi nonché della difficoltà dei pazienti a parlarne a causa dello stigma legato alle disfunzioni sessuali. Per questo stati pubblicati inviti per studi epidemiologici post-marketing.

Benché la maggior parte delle persone sembrino ritrovare la loro normale funzione sessuale dopo l'interruzione di un trattamento a base di SSRI\SNRI, alcuni studi indicano che una significativa parte di assuntori potrebbe sperimentare, almeno in forma lieve, una qualche forma di disfunzione persistente.

In uno studio del 1999 ad un gruppo di pazienti in cura per depressione con un SSRI che stavano sperimentando qualche genere di disfunzione sessuale dovuto al farmaco è stato chiesto di passare all'antidepressivo "amineptina", noto per avere una bassissima incidenza di effetti collaterali sulla sfera sessuale. Dopo 6 mesi, il 55% di questi pazienti aveva ancora qualche tipo di disfunzione sessuale, mentre nei pazienti depressi trattati da subito con amineptina e non esposti ad un SSRI la percentuale di disfunzioni sessuali era solo del 4%.

In 3 ampi studi vs. placebo effettuati secondo il metodo del doppio cieco, con lo scopo di evidenziare gli effetti benefici degli SSRI nel trattamento dell'eiaculazione precoce, è stato rilevato che l'effetto ritardante sull'eiaculazione persisteva nel tempo (per oltre 6 mesi) dopo l'interruzione del farmaco su un'ampia percentuale dei pazienti (oltre il 60%), segno che il farmaco potrebbe aver indotto cambiamenti persistenti nella funzionalità sessuale.

Uno studio di Tanrikut et al. del 2010, che aveva lo scopo di indagare gli effetti della paroxetina sullo sperma, ha valutato anche la funzione sessuale prima, durante e dopo il trattamento di cinque settimane. È stato rivelato che dopo 4 settimane dalla sospensione del farmaco i punteggi del Brief Sexual Function Inventory for Urology (BSFI), un questionario standardizzato per valutare la funzionalità erettile ed eiaculatoria, non erano tornati ai livelli pretrattamento ed il 9% dei pazienti trattati lamentava ora una disfunzione non trascurabile.

Nel 2019 è stato pubblicato il primo studio volto ad indagare specificatamente la prevalenza di disfunzioni sessuali persistenti in pazienti adulti precedentemente trattati con SSRI. I risultati indicano che il 52,6% dei soggetti esaminati (attraverso questionari standardizzati) lamentano disfunzioni sessuali significative di cui non soffrivano prima del trattamento con il farmaco. I ricercatori sottolineano che alcuni fattori confondenti quali il campione limitato e il design sperimentale potrebbero aver fortemente influenzato il risultato, che rappresenta perciò un primo tentativo di stima su cui basare successive ricerche; tuttavia evidenziano che il 23,6% dei soggetti riportano Ipoestesia persistente ai genitale e ai capezzoli, un sintomo caratteristico che non è stato associato ad altre patologie dei soggetti esaminati.

Nel 2020 è stato pubblicato uno studio retrospettivo su un ampio campione di pazienti trattati con un SSRI seguiti tra il 2009 e il 2019 in una clinica urologica. Il 4% dei pazienti maschi ha soddisfatto i criteri per la PSSD, avendo mostrato sintomi di disfunzione sessuale per più di 6 mesi dopo l'interruzione di un SSRI.

In uno studio retrospettivo condotto nel 2021 su 135 soggetti con PSSD, è emerso che la maggior parte erano giovani maschi eterosessuali sottoposti ad un trattamento con dosi medio-alte di un SSRI. Di questi, 118 hanno sviluppato le disfunzioni durante il trattamento mentre 17 le hanno sviluppate solo in corrispondenza della sospensione.

Nel 2024 è stato pubblicato uno studio retrospettivo svolto su circa 2000 giovani precedentemente trattati con vari farmaci, tra cui un SSRI e\o terapie ormonali, il quale ha rilevato che il 13,2% di quelli che avevano assunto un SSRI erano affetti da Ipoestesia Genitale Persistente (PPTGH, uno dei sintomi caratteristici della PSSD) contro lo 0,9% di quelli trattati con altri farmaci ormonali e\o antidepressivi.

Disfunzioni in corso di trattamento Accade molto comunemente che chi assume antidepressivi SSRI (e anche SNRI) lamenti effetti collaterali sulla sfera sessuale che si configurano in disfunzione erettile nell'uomo e difficoltà nella lubrificazione nella donna, incapacità di raggiungere l'orgasmo, calo della libido e del piacere legato alla sessualità e più raramente diminuzione della sensibilità genitale.

La percentuale di persone che sperimenta questo tipo di effetti collaterali varia molto in base agli studi: i primi ne stimavano una prevalenza attorno all'8-14% (ma ciò si è rivelato un dato sottostimato perché i pazienti non erano propensi a riportare spontaneamente tali effetti e i medici evitavano di chiederlo a causa dello stigma sociale legato alle disfunzioni sessuali) mentre le attuali indagini post-marketing portano tale percentuale al 70%. Alcuni studi arrivano ad una prevalenza del 100%.

Uno studio del 2009 condotto da un team di ricercatori dell'università di Oxford ha trovato che gli SSRI causano nella maggior parte dei pazienti trattati ottundimento emotivo, espresso come apatia e una minore capacità di provare empatia ed emozioni positive in genere. A causa di ciò alcuni pazienti hanno sviluppato ideazioni suicidarie ed uno è arrivato ad azioni di autolesionismo nella speranza di provare "emozioni". In questo studio è risultato che i pazienti erano in grado di distinguere tra i deficit emozionali causati dal trattamento e quelli dovuti alla loro patologia depressiva. In un altro studio pubblicato nel 2014 si è evidenziato come gli SSRI (ed anche i TCA anche se in misura minore) abbiano un impatto negativo significativo sui sentimenti di "amore" e "attaccamento" verso la partner, in particolare negli uomini. In altri studi si è misurata la sensibilità tattile della cute genitale mediante delle stimolazioni elettriche e si è visto che questa era significativamente diminuita durante la somministrazione di SSRI e ciò non era spiegabile con cause psicologiche.

La diminuzione della pulsione, la disfunzione erettile e il diminuito interesse per le attività piacevoli e quotidiane sono un sintomo tipico anche di diverse patologie ansioso-depressive specie di grado severo; tuttavia la perdita della libido e dei riflessi automatici, la difficoltà a raggiungere l'orgasmo, l'anestesia genitale, l'ottundimento emotivo sembrano invece essere speciale caratteristica dei farmaci serotoninergici.

Fattori di rischio I fattori di rischio per lo sviluppo della disfunzione sessuale post-SSRI (PSSD) non sono ancora stati definiti con certezza. Allo stato attuale non è noto, ad esempio, se la probabilità di insorgenza sia correlata al tipo di molecola utilizzata, al dosaggio o alla durata complessiva della terapia. La letteratura medica documenta infatti casi di PSSD comparsi sia dopo trattamenti prolungati, sia a seguito di assunzioni limitate a poche settimane.

Sulla base dei casi clinici e della letteratura scientifica, sono state formulate diverse ipotesi su potenziali elementi di suscettibilità individuale che potrebbero favorire lo sviluppo della sindrome:

Età di esposizione: l'assunzione di SSRI in età evolutiva o giovanile costituisce un fattore di rischio per la sfera riproduttiva. L'esposizione precoce a questi farmaci è stata associata a interferenze sullo sviluppo puberale e sui parametri ormonali, nonché ad alterazioni del comportamento sessuale in età adulta (tra cui una persistente riduzione del desiderio sessuale e della frequenza della masturbazione rispetto a soggetti non esposti).