Dopo questa data, con il Congresso di Vienna e con l'unificazione delle due monarchie nel Regno delle Due Sicilie, fu sovrano di tale regno dal 1816 al 1825 con il nome di Ferdinando I.

Ferdinando fu il primo sovrano della casata Borbone-Napoli ad essere nato nel regno, inoltre terzo Borbone a regnare sui regni di Napoli e Sicilia dopo il padre Carlo, che fu poi Carlo III di Spagna, nato a Madrid nel 1716, e il nonno Filippo V di Spagna, nato nella Reggia di Versailles nel 1683. Il sovrano fu detronizzato in totale per tre volte; con l'istituzione della Repubblica Napoletana, la conquista napoleonica e i moti del 1820-1821. Il regno di Ferdinando, durato oltre sessantacinque anni, durante i quali ebbe però un reggente dal 1759 al 1767 e dal 1812 al 1814, è uno dei più lunghi nella storia degli Stati preunitari italiani ed è al nono posto tra i regni più lunghi della storia. Per la sua morfologia nasale, e per la vicinanza agli ambienti e comportamenti del popolo, è passato alla storia con gli appellativi di "re nasone", "re lazzarone", "re burlone".

Biografia Gioventù

Nato a Napoli il 12 gennaio 1751, Ferdinando era il terzogenito maschio del re Carlo IV di Napoli e III di Sicilia, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, e di Maria Amalia di Sassonia; il principe apparteneva alla dinastia reale di Spagna e Francia dei Borbone, discendendo quindi direttamente da Luigi XIV di Francia, il "Re Sole", dalle case d'Asburgo, Wettin, Farnese, Este, Oldenburg, Wittelsbach e Savoia. Ferdinando aveva due fratelli maggiori, Filippo, nato nel 1747, duca di Calabria nonché erede al trono di Napoli, e Carlo Antonio, nato nel 1748, futuro sovrano di Spagna. Destinato ad una carriera ecclesiastica, l'educazione del principe fu affidata a Domenico Cattaneo della Volta, principe di SannicandroCfr. Archivo General de Simancas, Estado, legajos 5866, folio 101.

Nel 1759 Ferdinando VI di Spagna, zio del futuro re delle Sicilie, morì senza eredi e di conseguenza la corona spagnola passò al fratellastro, asceso al trono come Carlo III di Spagna; a questo punto il piccolo Ferdinando, il 6 ottobre 1759, ascese al trono come Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, all'età di otto anni. I fratelli maggiori del nuovo sovrano, Filippo e Carlo Antonio, non furono destinati alle corone italiane poiché il primo fu dichiarato affetto da imbecillità, mentre il secondo era stato destinato a sedere un giorno sul trono di Madrid. Destinato a non assumere incarichi nel governo del proprio paese, re Ferdinando ebbe quindi modo di passare una giovinezza non condizionata dal rigore educativo che invece veniva applicato agli eredi al trono .

Regno (1759 - 1799)

Reggenza (1759-1767)

Essendo re Ferdinando molto giovane venne affidato ad un Consiglio di reggenza, che doveva occuparsi della sua formazione e, insieme coi segretari di Stato, del governo del paese, in stretto rapporto con le direttive di re Carlo da Madrid, fino al raggiungimento della maggiore età del figlio. Principali esponenti di questo organismo furono Domenico Cattaneo, principe di San Nicandro, educatore di Ferdinando, e Bernardo Tanucci, i quali erano spesso in netto contrasto tra loro. Il primo era il tutore del re: sovrintendeva l'educazione e l'istruzione di Ferdinando e gli era accanto in tutte le occasioni ufficiali. Nell'educazione che impartì al monarca privilegiò l'attività fisica, anche per ovviare ad una iniziale gracile costituzione, così la caccia, la pesca e l'equitazione che divennero i suoi divertimenti preferiti, molto praticati per tutta la vita. La frequenza ossessiva con cui egli farà ricorso a queste pratiche, anteponendole a qualsiasi obbligo pubblico o privato, costituiranno una caratteristica del sovrano ed uno dei maggiori motivi di critica tra i contemporanei e gli storici.

Del tutto insufficiente fu invece l'educazione umanistica e scientifica, sia per la scarsezza delle nozioni e delle discipline affrontate, sia perché non vi ebbero molto spazio momenti di conoscenza e riflessione sulla conduzione dello Stato, sul ruolo che vi doveva ricoprire un sovrano e sulle condizioni e sulla storia del regno meridionale. L'impostazione pedagogica del principe di San Nicandro finì per forgiare negativamente l'indole di Ferdinando, che a detta del Tanucci era bonaria e facilmente malleabile; il suo carattere acquisì allora i tratti di rusticità e volgarità che si riveleranno ricorrenti e daranno spunto alla ricca aneddotica fiorita attorno allo stereotipo del "re lazzarone", come verrà soprannominato Ferdinando di Napoli. All'educazione del giovane re il Tanucci invece partecipò solo in modo marginale, ostacolato dal San Nicandro, sebbene fosse l'esponente di maggior spicco del governo napoletano ed avesse il diritto di corrispondenza con Carlo III di Spagna.

Ferdinando IV e III trascorse gli anni della minore età alternando permanenze nelle residenze reali di Portici, Caserta e Napoli nel poco lustro di una vita di corte in tono minore, dovuta alla severa politica di risparmio del Tanucci, grazie alla quale in pochi anni lo Stato riuscì a ridurre il proprio deficit. Il monarca cresceva in un provinciale clima di intrigo, gelosie e bigottismo, fomentati dalla rivalità dei suoi due autorevoli precettori. Lo zelo del Tanucci garantì tuttavia al giovane sovrano una conoscenza, anche se parziale e passiva, degli eventi maturati in quegli anni e della politica interna ed estera del governo napoletano. Fu lo stesso Tanucci nel 1765 a sollecitare a re Carlo il permesso di far partecipare il figlio quattordicenne Ferdinando ad alcune delle sedute del Consiglio di reggenza, mentre lasciò trascorrere ancora un anno prima di farlo intervenire alle più impegnative sedute del Consiglio d'azienda e dell'Ecclesiastico. Non è quindi chiara la consapevolezza che il giovane re Ferdinando di Napoli avesse relativa alle condizioni del proprio regno: il persistente immobilismo economico, l'insufficienza dei sistemi annonari, il latifondismo, il sensibile deficit della bilancia commerciale, fino alla tragica carestia del 1764.

Il 12 gennaio 1767, con il compimento del sedicesimo anno d'età, Ferdinando divenne maggiorenne e, come prescritto dal padre Carlo, acquisì pieni poteri regi; il Consiglio di reggenza cessò di esistere e venne sostituito da un Consiglio di Stato con funzioni consultive. Al governo rimasero in carica gli stessi ministri attivi durante la minore età del re; l'unico cambiamento fu il riconoscimento formale del maggiore potere del Tanucci, che nel novembre 1767 assunse la carica di primo ministro.

Politica interna e matrimonio

Il primo atto che Ferdinando siglò come sovrano fu l'espulsione dei gesuiti dal regno, avvenuta il 31 ottobre 1767; questo provvedimento, collegato ad una generale ondata emotiva antigesuitica, comune a molti paesi europei, ben si inseriva nel programma giurisdizionalista delle monarchie borboniche, sostenuto vigorosamente nel regno di Napoli dal Tanucci e coordinato dal segretario dell'Ecclesiastico Carlo de Marco. Così i due ministri, Tanucci e De Marco, riuscirono a prevalere su un'opinione pubblica non favorevole, che influenzava probabilmente anche il giovane sovrano, e ad ottenere così da quest'ultimo l'assenso regio. L'espulsione dei gesuiti, la conseguente riprovazione di Papa Clemente XIII e l'occupazione da parte delle truppe napoletane di Benevento e Pontecorvo, domini dello Stato Pontificio, nel 1768, segnarono l'inizio di un lungo periodo di crisi tra il regno napoletano e la Santa Sede.

Re Carlo di Spagna, padre di Ferdinando di Napoli, conduceva una politica estera concentrata su l'assicurarsi un'alleanza, quindi anche un matrimonio, dinastica con gli Asburgo d'Austria e così una discendenza per il regno di Napoli: il 17 febbraio 1764, l'infanta Maria Luisa di Borbone, secondogenita del monarca iberico, sposò l'arciduca Pietro Leopoldo d'Austria, futuro imperatore e secondogenito di Maria Teresa d'Austria, a Madrid. Carlo III però desiderava che il figlio re di Napoli sposasse una delle figlie dell'imperatrice austriaca: in un primo momento le trattative diplomatiche si indirizzarono verso il fidanzamento con l'arciduchessa Maria Giuseppina, quinta figlia della sovrana, e nel marzo 1767 Ferdinando firmò il patto nuziale. L'improvvisa morte della principessa austriaca, colpita da vaiolo in ottobre, non fermò l'intesa e così immediatamente la sedicenne Maria Carolina sostituiva la sorella nel ruolo di promessa sposa, dal momento che le due corti decisero di non sciogliere i vincoli matrimoniali faticosamente allacciati.

Dopo le nozze, celebrate per procura a Vienna, celebrate il 7 aprile 1768, ed un lungo viaggio di trasferimento, Maria Carolina fu ricevuta il 12 maggio da Ferdinando al confine del regno; il 22 dello stesso mese fu celebrata l'entrata pubblica della coppia reale nella capitale. Durante i primi tempi il matrimonio non sembrò alterare l'equilibrio di governo raggiunto dal Tanucci e la mediazione di Carlo III di Spagna continuò a favorire alcuni mutamenti nell'assetto politico ed economico del paese; re Ferdinando si limitava ancora ad accettare e firmare le disposizioni del primo ministro, dando prova di un interessamento solo formale alla cosa pubblica.

Negli anni successivi, durante tutto il periodo di egemonia del Tanucci (1767-1776), il sovrano partecipò in modo marginale al governo del paese e risultò soggiogato dal carattere volitivo e dalla vitalità culturale della giovane moglie, di cui nell'immediato accettò i canoni di organizzazione della vita di corte e successivamente l'orientamento politico sempre meno filo-spagnolo. Rispetto a Maria Carolina, re Ferdinando era legato a interessi più pratici; alternava ad una vita d'ozio, dedicata soprattutto alle pratiche sportive ed ai divertimenti di corte, un segreto interesse per la costruzione di opere di pubblica utilità. Grazie al suo patrocinio fu migliorato l'assetto viario del regno e si costruì una nuova fabbrica per la lavorazione della porcellana nel Palazzo Reale di Napoli, nel 1772.

Protagonista di primo piano della vita gaia e lussuosa che, al pari di altre capitali europee, si faceva a Napoli, egli mal sopportava i quotidiani impegni di governo, come le riunioni del Consiglio di Stato o di altri organismi, e spesso se ne asteneva. Si può dire quindi che fu del tutto estraneo all'attuazione dei progetti riformistici e anticurialisti che contemporaneamente il Tanucci perseguiva, forte dell'appoggio spagnolo: organizzazione laica della pubblica istruzione, diminuzione dell'enorme potere politico ed economico del clero, regolamentazione laica dei matrimoni e determinazione della motivazione delle sentenze.