Larte costantiniana si colloca nel IV secolo durante il dominio dell'imperatore Costantino, indicativamente dalla sconfitta di Massenzio (312) alla morte dell'imperatore (337). In questo periodo si assiste all'affermazione dello stile plebeo nell'arte ufficiale anche prodotta da Senato, soprattutto a partire dal fregio dell'Arco di Costantino. Ma accanto allo stile "plebeo" sopravvive la corrente espressionistica del III secolo (uso del trapano, accentuato chiaroscuro) e prende il via una corrente classicismo aulico ispirata all'arte augustea, la cosiddetta "rinascenza costantiniana".
Contesto storico
Il sistema di trasmissione del potere della tetrarchia, ideato da Diocleziano, durò appena un passaggio, nel 305, ma già un anno dopo veniva messo in crisi dalle rivendicazioni di Costantino e di Massenzio. Sconfitto il secondo nella battaglia di Ponte Milvio (312), Costantino si accordò con l'Augusto per l'Oriente Licinio nel 313, decidendo alcune linee comuni in materia politica e religiosa, tra cui una maggiore tolleranza verso i cristiani e una spartizione delle sfere di influenza. Dopo alcuni anni però le differenze tra i due sovrani si accentuarono, anche per gli atteggiamenti persecutori di Licinio verso i cristiani. Allora Costantino lo attaccò e lo sconfisse a più riprese, finché non lo fece uccidere nel 324: l'impero poteva allora dirsi riunificato e la tetrarchia dissolta in favore di una monarchia assoluta.
Costantino ebbe il merito di saper riconoscere le forze emergenti nella società e la capacità di assecondarle a suo favore, creando in prospettiva le premesse per una politica vittoriosa. Colse i sintomi delle richieste di spiritualità che da tempo agitavano la società, a differenza del rigetto delle novità della politica dioclezianea, e rivoluzionò la tradizionale posizione imperiale con l'editto di Milano, che stabiliva una tollerante neutralità religiosa dell'autorità. In particolare (ma non esclusivamente) favorì il cristianesimo, influenzato anche da sua madre Elena, ponendosi come primo sovrano protettore e seguace del nuovo dio, la cui sacralità ammantava la stessa carica imperiale. In questo senso l'imperatore presenziò al concilio di Nicea del 325 e si intromise nelle questioni dottrinali legate alle eresie per mantenere l'unità della Chiesa. Il cristianesimo così perse i suoi motivi rivoluzionari e, in parte, catartici per dedicarsi sempre più alla discussione ideologica, abbandonando al potere civile l'uomo sulla terra.
Costantino inoltre si accorse della vitalità economica e politica dell'Oriente, ormai superiore a quella dell'Occidente, e decise di costruire una nuova capitale in una zona strategica nel punto di passaggio tra Europa e Asia Minore: Costantinopoli.
Tra le questioni irrisolte ci furono quella dell'arruolamento dell'esercito, sempre più composto da barbari, e le differenze sociali tra città e campagna.
Caratteristiche Lo stile plebeo entra nell'arte ufficiale Fu un fatto rivoluzionario la comparsa di elementi così evidentemente derivati dall'arte plebea (il filone "popolare" dell'arte romana esistente sin dagli albori) in un monumento ufficiale del Senato come l'arco trionfale dedicato a Costantino, eretto tra il 312 e il 315. Lo stile plebeo prevedeva un insieme di convenzioni antinaturalistiche per semplificare la narrazione delle scene descritte: perciò le scene si allontanavano inesorabilmente dal naturalismo greco-ellenistico, ma acquistavano tutta una serie di significati simbolici e un'immediatezza di lettura che tanto era apprezzata nelle classi meno colte e raffinate.
Tra questi espedienti c'erano le proporzioni gerarchiche (che evidenziavano con dimensioni maggiori i personaggi più importanti o le parti del corpo più rilevanti - di solito la testa), la prospettiva ribaltata (che permetteva di vedere agevolmente dettagli normalmente nascosti ribaltando artificiosamente i piani prospettici - ad esempio i tre lati di una piazza proiettati su un unico piano dello sfondo), la semplificazione delle figure a alcuni tratti essenziali, la rappresentazione in contemporanea di scene avvenute in momenti diversi, l'accentuazione dell'espressività.
Per spiegare i nuovi modi dell'arte romana ufficiale nella storia degli studi di storia dell'arte si usarono vari approcci. Invasioni barbariche e cristianesimo non furono che due degli elementi innovativi della società dell'epoca e da soli non bastano a spiegare le novità: le prime non originarono innesti di modi barbarici nell'arte almeno fino al VI secolo; il secondo sviluppò un'arte che, a parte il contenuto iconografico, non differiva stilisticamente dalla produzione pagana o di altre religioni allora diffuse.
Il più antico approccio alla nuova arte ufficiale romana è quello neoclassico (fine XVIII, inizio XIX secolo), che vedeva questa evoluzione come una sorta di "decadenza" artistica, che nascondeva un implicito disinteresse verso quelle forme artistiche diverse dalla classicità greca. Poi si teorizzò un'influenza orientale (come negli affreschi della sinagoga di Doura Europos in Siria, in realtà un caso per quanto ne sappiamo ancora isolato) e si arrivò anche a supporre, facendo un errore storico, che la nuova arte ufficiale romana fosse dovuta alla partenza di tutti gli artisti più quotati da Roma per andare ad abbellire Costantinopoli (Berenson, 1952), anche se la costruzione dei monumenti della nuova capitale non ebbe inizio che nel 324. Anche la teoria del "cambio di gusto" della scuola di Vienna (inizi del XX secolo) appare ormai sorpassata, in quanto furono ben più profonde e radicali le ragioni che portarono a un cambio dei modi artistici, tra i quali spicca sicuramente l'accesso all'esercito, alle cariche pubbliche, al Senato e alla stessa carica imperiale di persone di provenienza dalle classi medie e provinciali: nelle province occidentali infatti si era diffusa la colonizzazione da parte della classe media italica, che aveva portato con sé anche le proprie tradizioni artistiche.
Bisogna anche tenere conto che gli artisti di epoca costantiniana seppero dare prova di capacità nel creare figure di saldo plasticismo come nelle teste rilavorate dei tondi adrianei dell'Arco di Costantino.
I nuovi modi dell'arte ufficiale non furono altro che la conseguenza delle vicende politiche e delle profonde trasformazioni sociali del Basso Impero, culminate con l'arrivo al potere delle classi medie che formavano le strutture dello Stato tetrarchico e dell'amministrazione costantinianaBianchi Bandinelli - Torelli, cit., p. 113..
La frontalità
Anche la rigida frontalità dell'imperatore è un elemento del nuovo stile, che si rifà alle statue di culto che guardano direttamente negli occhi i fedeli, instaurando una sorta di dialogo privilegiato e personale con la divinità. Costantino quindi, unica figura di fronte in mezzo a tante altre, è come una sorta di divinità astratta, un simbolo per il quale non è logico usare uno stile realistico. Figure imperiali frontali si erano avute anche in opere imperiali più antiche (come la colonna di Marco Aurelio o la base della colonna Antonina), ma qui più che di preferenza si può parlare ormai di norma iconografica che si perpetuerà, in ambito religioso, fino a tutto il XIV secolo (come ad esempio nella Maestà del Duomo di Siena di Duccio di Buoninsegna del 1311). La divinizzazione dell'imperatore stesso è uno degli elementi più tipici dell'epoca costantiniana (e poi teodosiana), senza la comprensione della quale non si potrebbe altrimenti spiegare il ruolo di supervisore e garante del concilio di Nicea. Questa ideologia della sacralità imperiale è qualcosa di nuovo che non appartiene alla tradizione cristiana, ma risale al mondo orientale antico: già da secoli nell'arte partica o sasanide la posizione frontale era riservata alla figura in qualche modo venerabile, sia essa la divinità, il sovrano o il defunto privatoBianchi Bandinelli-Torelli, cit., p. 114.. Gli influssi orientali comunque sono circoscritti all'iconografia e all'ispirazione, non allo stileIbidem.. Incorretto è anche collegare la frontalità tardo-antica (e poi medievale) con quella dell'arte arcaicaproposta ad esempio da Buschor, 1942., perché per gli artisti arcaici essa fu un punto di partenza per dominare l'espressione naturalistica, dettata da motivi tecnici anziché ideologici.
La rinascenza costantiniana
L'uso di modi dell'arte plebea nei monumenti ufficiali fu un fatto rivoluzionario ma piuttosto breve, legato soprattutto ai rilievi dell'Arco di Costantino e ad alcuni sarcofagi. Le nuove classi giunte al potere si affrettarono presto a imitare l'arte della classi precedentemente dominanti, esempi di cultura, potenza e lusso. Si sviluppò così un recupero ideale dei modi dell'arte augustea, detta "rinascenza classica costantiniana". Questa corrente è particolarmente evidente in opere di piccolo formato, come le gemme e i cammei, che raggiungono risultati di tale coerenza da essere state talvolta datate dagli studiosi come opere del I secolo d.C.Burns, 1948.
Nelle opere di maggiori dimensioni la corrente classicista si rivela più aulica, priva di vigore e spontaneità, in un certo senso fredda. La produzione classicista dell'epoca di Costantino era legata al solo potere centrale e all'artigianato di lusso e non essendo ormai più un'espressione della società nel suo insieme (come ai tempi dell'ellenismo), nonostante la correttezza formale, le opere sono prive di vita, con il carattere puramente ornamentale e prezioso accentuato.
L'iconografia è ripetuta senza grosse invenzioni e anche quando si riesce a imitare forme verosimilmente ellenistiche, come nei mosaici, esse vengono collocate su uno sfondo neutro, decontestualizzate come in un "collage", prive quindi di realismo.
Queste caratteristiche indicano come la rottura artistica con la tradizione ellenistica, iniziata sotto la tetrarchia, sia ormai inarrestabile e portata a pieno compimento proprio sotto Costantino.
Il rifiorire della classe dirigente (la cui supremazia affossa ulteriormente le classi medie e inferiori) segna il ritorno del lusso nelle abitazioni signorili private, come testimoniano gli scavi di Ostia (domus di Amore e Psiche, domus dei Dioscuri, domus della Fortuna Annonaria).
Scultura Arco di Costantino
In occasione del decennale della presa di potere di Costantino (316) l'imperatore tornò a Roma e il Senato lo celebrò con cerimonie pubbliche e l'erezione di un arco trionfale presso il Colosseo, tuttora esistente e tappa fondamentale per l'arte di questo periodo.
L'architettura è grandiosa, di equilibrata armonia, con un corredo scultoreo in buona parte di spoglio da monumenti anteriori (fregio spezzato e Daci prigionieri di epoca traianea, tondi adrianei, pannelli aureliani), in una sorta di commemorazione di tutti gli imperatori più amati, dopo Augusto, che concorrevano a onorare Costantino. Di nuova fabbricazione furono alcuni rilievi in vari punti dell'arco e soprattutto uno stretto fregio ricco di figure che inizia nell'angolo verso il Foro, si inserisce tra i fornici minori e i tondi adrianei e si conclude sul lato nord con le grandi composizioni dellOratio e della Liberalitas di Costantino, nel punto dove in precedenza si trovavano di solito scene di sacrificio e processioni pagane. Le scene raccontano le principali vicende della guerra contro Massenzio: la partenza da Milano, l'Assedio di Verona, la battaglia di Ponte Milvio, l'ingresso a Roma e le due già citate scene di cerimonia pubblica.