Il complesso sistema di governo della Repubblica di Venezia, durata dal 697 al 1797, fu l'esito di numerose stratificazioni successive originatesi soprattutto nei secoli XI-XIII e della successiva costante ricerca, da parte del patriziato dominante, di un equilibrio e un mutuo controllo tra i diversi organi dello Stato.
Storia La formazione del sistema costituzionale veneziano, come anticipato, fu un lungo processo che, a partire dall'originario governo del duca bizantino, nominato dall'Esarca imperiale di Ravenna, si modificò secondo una graduale evoluzione fino alla forma definitiva di una repubblica aristocratica.
In tale processo, è possibile individuare essenzialmente tre fasi: la nascita dell'istituto ducale e la successiva formazione di un governo monarchico elettivo ed il suo abortito tentativo di trasformazione in forma ereditaria: è il "periodo ducale"; la creazione di una forma comunale limitativa del potere monarchico che assume sempre più una forma aristocratica: è il "periodo comunale"; la chiusura del sistema di governo ad appannaggio della sola classe patrizia: è il "periodo aristocratico".
Periodo ducale: dall'VIII secolo al 1141 Il dominio bizantino e la conquista dell'elettività ducale La figura del Doge nasce nel 697 come governatore militare della Venetia maritima, allora provincia dell'Impero Bizantino. Inizialmente questo viene nominato dall'Esarca ravennate in nome del basileus di Costantinopoli e viene affiancato nell'amministrazione civile dagli antichi magistrati locali, i tribuni, nominati, nelle varie città, dalle assemblee degli uomini liberi.
Nel 726 i Venetici, in rivolta contro i provvedimenti iconoclasti del basileus Leone III l'Isaurico, elessero per la prima volta direttamente il proprio doge, nella persona di Orso. Alla morte di questi, però, i Bizantini riaffermarono il proprio controllo sospendendo la carica ducale e sostituendola con l'annuale magistratura dei Magistri Militum, che si successero regolarmente sino al 742, quando l'imperatore concesse all'assemblea generale, la Concio, il diritto elettivo sul Doge.
La fase monarchica L'evento avviò una fase nuova nel governo dello Stato, che, parallelamente all'indebolirsi del potere centrale, travolto nella penisola italiana dall'aggressione longobarda, rafforzò sempre più le prerogative del Doge. Tra la fine dell'VIII e la fine del X secolo il potere ducale assunse sempre più le forme di vera e propria monarchia assoluta: il Doge si dotò di una corte per l'amministrazione della giustizia, la Curia Ducis, e di un consiglio della corona, il Consilium Sapientes, affiancando contemporaneamente nel controllo del territorio propri funzionari, i gastaldi ducali, agli antichi tribuni.
In tale periodo, le famiglie patrizie presero a contendersi aspramente il trono e a cercare a turno di svincolarsi dal potere elettivo dell'assemblea, nel tentativo di trasformare in forma ereditaria l'istituto ducale. Il meccanismo prescelto, in questa lotta per il potere, è quello dell'associazione al trono del doge regnante di un doge collega, un co-Dux modellato sull'esempio dei coreggenti degli Imperatori bizantini. Il tentativo di trasformazione in forma ereditaria non fu tuttavia indolore e ne scaturiscono frequenti sollevazioni, cambi di dinastia e complessi rapporti di forza tra le grandi famiglie patrizie. Dei ventotto dogi succedutisi nei primi tre secoli della repubblica, ben quattordici finirono deposti, con relativo accecamento, taglio della barba e dei capelli per sfregio o per forzata tonsura (anche questo al modo bizantino), oppure uccisi, mentre altri quattro preferirono abdicare; degli almeno quindici coreggenti associati al trono, invece, solo sei riuscirono effettivamente a succedere al proprio collega.
Questa fase turbolenta ha un brusco punto di svolta alla metà dell'XI secolo, quando nel 1032 la Concio, dopo aver rifiutato l'elezione di Domenico Orseolo, bandisce in perpetuo la famiglia degli Orseoli dal potere, e, emanando la prima legge costituzionale dello Stato, proibisce per sempre al doge la pratica dell'associazione e gli affianca stabilmente due consiglieri ducali per sorvegliarne l'operato.
Periodo comunale: dal 1141 al 1297
Con il riaffermato potere della concio sul Doge, si apre una nuova fase politica per il ducato veneziano, che porta alla costituzione delle basi della successiva struttura statale.
L'assemblea generale inizia progressivamente ad erodere il potere del sovrano, trovando un valido alleato nel Consilium Sapientes, il consiglio personale del Doge, infatti, privato il sovrano della possibilità di trasmettere automaticamente il potere, diviene il luogo di espressione del potere delle famiglie patrizie al vertice della società.
Alla metà del XII secolo le ultime resistenze del potere ducale cedettero: venne istituito il commune Veneciarum, cioè la comunità delle famiglie cittadine al potere e, dal 1143, il Consilium prese ad essere eletto direttamente dalla Concione popolare. Questa, d'altronde, gravata da sempre maggiori responsabilità politiche, si trovò a dover creare proprie rappresentanze permanenti che potessero operare con stabilità in sua vece alla guida dello stato.
Da questo momento in poi, non soltanto il potere del Doge venne sempre più imbrigliato, ma fu progressivamente la stessa Concio popolare a perdere il controllo sugli affari dello Stato. Il gruppo aristocratico, formato dagli antichi patrizi e dai maggiorenti della città, trovandosi sempre più addentro ai meccanismi di governo, riuscì infatti progressivamente ad occupare tutte le principali posizioni di potere, procedendo poi progressivamente a limitare l'influenza degli homines novi ("uomini nuovi") negli affari dello stato, sino ad escluderli definitivamente.
Nel 1172, così, mentre il Consilium Sapientes veniva trasformato nel sovrano Maggior Consiglio, massimo organo della repubblica, l'elezione ducale venne assegnata ad un collegio ristretto di sette elettori nominati dalla Concio. Nel 1175 si elevò invece a sei il numero dei consiglieri ducali, d'ora in poi eletti in ragione di uno per ciascun sestiere della città di Venezia, creando un Minor Consiglio di stretta sorveglianza sull'operato del Doge. Infine, nel 1148, si iniziò ad imporre ai Dogi neo-eletti un giuramento di fedeltà costituzionale: la promissione ducale.
Nel 1179 l'elezione venne ulteriormente riformata, sorteggiando dai sette elettori quattro incaricati di nominare un collegio di quaranta uomini, la Quarantia, incaricati dell'effettiva scelta del nuovo Doge. Questi quaranta, esaurita la loro principale funzione, permanevano poi al governo come assemblea autonoma e tribunale supremo, entrando inoltre di diritto nel maggior Consiglio. Questo, poi, a partire dal 1197 stabilì che i membri del Minor consiglio dovessero necessariamente provenire dalle proprie file. Infine nel 1207 anche la nomina diretta dei membri del Maggior Consiglio venne sottratta alla Concio, e affidata a tre grandi elettori da questa scelti, poi elevati a sette nel 1230.
Nel 1229 venne creato inoltre creato il nuovo organismo del Consiglio dei Pregadi, un'assemblea ristretta per la trattazione delle questioni più delicate e urgenti, formata di uomini "pregati" di assistere il Doge nell'amministrazione dello stato. Per non rischiare però di assegnare troppo potere ai Pregadi, nel 1260 il Maggior consiglio stabilì di riservare a sé l'ultima parola su tutti gli affari di Slstato, definendo le decisioni dei Pregadi come sempre appellabili.
Nel 1268 viene definitivamente riformato il meccanismo di elezione ducale con un complesso succedersi di votazioni e ballottaggi a sorte anticipanti la scelta dei quarantuno elettori finali. Viene poi creata la magistratura dei Correttori o Promissori Ducali, addetti alla stesura e all'aggiornamento della formula di giuramento del Doge. Allo stesso tempo, per compensare una tassa sulle granaglie che aveva provocato tumulti in città, venne creata la figura del Cancellier Grande, supremo capo della burocrazia palatina, seconda in onore solo al Doge e di esclusivo appannaggio della classe dei cittadini.
Nel 1279 il senato, diventato sempre più il centro dell'amministrazione pubblica, viene ampliato con la creazione di una zonta, mentre la forma aristocratica del governo è rafforzata con l'esclusione dall'eleggibilità in maggior Consiglio degli uomini di nascita illegittima. Il processo è ormai maturo per una chiusura del corpo politico ad una sola classe di "nobili".
Periodo repubblicano: dal 1297 al 1797
Ovvia conseguenza del nuovo assetto politico comunale fu l'aumento della componente aristocratica, cioè di coloro che avevano una maggior quantità di tempo da investire in politica, all'interno degli organismi assembleari ristretti. Lo status quo di un potere popolare diretto, ma discontinuo, affiancato da un potere aristocratico più continuativo, si incrinò intorno al 1286, quando ben due tentativi, respinti, di precludere l'accesso al Maggior Consiglio alle famiglie popolari, segnarono l'apertura delle ostilità tra le due fazioni. La composizione dei due partiti popolare e aristocratico non era tuttavia netta: tra i primi, infatti, militavano anche numerose famiglie patrizie che cercando di far leva sul potere ancora forte dei ceti meno elevati, speravano di sbalzare dal potere i gruppo rivali.
Respinta ancora nel 1296, ma a fatica, la proposta di Serrata del Maggior Consiglio venne infine approvata su pressione del doge Pietro Gradenigo il 28 febbraio 1296 More Veneto. Sebbene la riforma inizialmente non escludesse l'accesso al Maggior Consiglio dei nuovi, ma si limitasse a cooptarne di diritto tutti i vecchi membri, assegnando le nuove nomine alla Quarantia, il terremoto politico provocò i tentativi insurrezionali della fazione popolare, concretizzatesi nelle congiure di Marin Bocconio (1300) e del Tiepolo (1310). Entrambe brutalmente represse: la forma aristocratica dello stato era oramai una realtà. Effetto materiale di tali tentativi fu la nascita del Consiglio dei Dieci, speciale organo di governo e tribunale incaricato di scovare e reprimere tutte le minacce contro l'ordinamento dello stato.
Le successive leggi del 1307 e del 1316 raggiunsero lo scopo finale di consentire l'accesso solo ai discendenti di coloro che già avessero seduto nel consiglio: in pratica, ai soli aristocratici. Il 19 luglio 1315 venne quindi ordinata la creazione di un Libro d'Oro in cui iscrivere i nomi degli appartenenti alla classe dei Nobiles Homines. Parallelamente un Libro d'Argento costituiva l'altro ceto sociale privilegiato dei Cittadini de intra et de extra ("cittadini dentro e fuori"), cui vennero esclusivamente assegnati i ruoli minori di governo. Nel 1319, la stretta finale si limitò a verificare con cura il possesso dei requisiti di nobiltà di tutti gli iscritti al Libro d'Oro e l'automatismo nell'accesso al consiglio per tutti i patrizi maggiorenni.
Nel 1380 venne creato un ulteriore organismo politico: il Collegio dei Savi incaricato di preparare gli ordini del giorno da trattare in Senato e Maggior Consiglio e di seguire da vicino l'operato delle amministrazioni pubbliche: in pratica una sorta di consiglio di ministri.
Sopravvissuta a sé stessa come assemblea acclamante al momento della presentazione del nuovo Doge, l'ormai inutile Concio venne abolita anche formalmente solo nel 1423. Il suo ricordo sopravvisse solo nella frase rituale, ma ormai svuotata di significato, pronunciata al popolo durante l'apparizione del nuovo sovrano:
Nel 1462 il nuovo assetto dello stato venne sancito dalla sostituzione del termine commune Veneciarum con quello di Serenissima Signoria, indicante anche il supremo organo rappresentativo della sovranità, composto dal Doge, dal Minor Consiglio e dai tre capi della Quarantia, incaricato di presiedere tutti i consigli dello Stato.