Il tempio di Diana era un tempio dell'antica Roma, situato sul colle Aventino, dedicato a Diana, dea della caccia.

Descrizione Il tempio, che si trovava sull'Aventino accanto al Tempio di Minerva, anche se non è nota la sua posizione, garantiva agli stranieri e ai plebebi il diritto d'asilo.

Fu costruito come un santuario federale dei Latini da Servio TullioLivio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.21 e 1.40., venne ricostruito da Lucio Cornificio dopo il 36 a.C., ed è noto che fosse frequentato ancora nel III secolo d.C. .

Qui veniva conservata la Lex Icilia de Aventino publicando, emanata nel 456 a.C., che assegnava dei terreni pubblici dell'Aventino alla plebe in proprietà privata perché potessero costruirvi le loro abitazioni: in questo modo nacque un quartiere plebeo compatto e unitario, centro della lotta di classe plebea nei secoli successivi. Nel 123 a.C. in questo tempio, proprio per il suo carattere sacrale che garantiva il diritto d'asilo, vi cercarono rifugio, inutilmente, Gaio Sempronio Gracco e i suoi sostenitori, durante la loro fuga da Roma.

La pianta ci è nota dalla Forma Urbis Severiana. Il suo aspetto era simile a quello di altri santuari votati ad Artemide-Diana, in particolare all'Artemision di Efeso, mentre la statua di culto arcaico assomigliava a quella trovata all'Artemision di Marsiglia, che doveva derivare pure dal modello efesino. Si trattava di un grande tempio ottastilo con due ordini di colonne lungo i lati, simile in pianta delll'Artemision di Efeso, cui si aggiungeva una larga scalinata sulla fronte, di chiara derivazione italica.

Voci correlate

Arte romana arcaica

Note

Bibliografia Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.

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