La guerra lituano-sovietica o guerra lituano-bolscevica () fu un conflitto che vide contrapposte le forze militari della Lituania da una parte e i bolscevichi della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa dall'altra. Immediatamente posteriore alla resa tedesca nella prima guerra mondiale, lo scontro rientrava nella più generale offensiva sovietica lanciata verso i territori appartenenti in precedenza all'Impero russo e perduti con la firma del trattato di Brest-Litovsk, con cui Mosca era uscita dal conflitto globale. L'attacco seguì il percorso delle truppe tedesche in ritirata e perseguiva l'intenzione di instaurare delle repubbliche socialiste in Ucraina, Bielorussia, Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, in concomitanza con la rivoluzione di novembre avvenuta in Germania..
Entro la fine del dicembre 1918, le forze sovietiche raggiunsero le frontiere lituane e, senza incontrare grande resistenza, conquistarono una città dopo l'altra. Entro la fine del mese di gennaio del 1919 esse assunsero il controllo di circa due terzi della Lituania, ma a febbraio l'avanzata fu arrestata da un raccogliticcio esercito lituano composto anche da volontari tedeschi anticomunisti, i quali impedirono ai bolscevichi di catturare Kaunas, la capitale provvisoria. La RSS Lituana, istituita unilateralmente dai comunisti locali due mesi prima con il sostegno di Mosca il 16 dicembre 1918, venne unificata in data 27 febbraio 1919 alla RSS Bielorussa, dando vita alla RSS Lituano-Bielorussa o Litbel. Dal mese di aprile, le schermaglie tra lituani e bolscevichi procedettero di pari passo con le fasi della guerra polacco-sovietica.
La Polonia, dal canto suo, avanzava delle rivendicazioni territoriali sulla Lituania, in particolare sulla regione di Vilnius. Le tensioni si acuirono innescando la guerra polacco-lituana non appena i biancorossi si avvicinarono ai confini baltici mentre inseguivano i bolscevichi. A metà maggio, l'esercito lituano, allora comandato dal generale Silvestras Zukauskas, avviò un'offensiva contro i sovietici nel nord-est della Lituania; entro la metà di giugno, i lituani raggiunsero il confine lettone e insaccarono i sovietici tra laghi e colline vicino Zarasai, dove sarebbero rimasti intrappolati fino alla fine del mese di agosto del 1919. I sovietici e lituani, separati dal fiume Daugava, si impegnarono in scontri infruttuosi protrattisi per svariate settimane, fino a quando, con la battaglia di Daugavpils del gennaio 1920, i baltici ebbero la meglio. Già nel settembre del 1919 i bolscevichi avviarono offerte di negoziazione per un accordo di pace, ma i colloqui ebbero effettivamente inizio solo nel maggio 1920. In occasione della firma del trattato di Mosca del 12 luglio 1920, la Russia sovietica chiuse la contesa e riconobbe in maniera ufficiale la Repubblica di Lituania come Stato indipendente.
Contesto storico
La Lituania divenne parte dell'Impero russo dopo l'ultima partizione della Confederazione polacco-lituana nel 1795. Tale situazione politica permase fin quando, nel corso della prima guerra mondiale, la Lituania fu occupata dalla Germania imperiale e divenne parte di una circoscrizione amministrativa detta Ober Ost. Il 16 febbraio 1918, il Consiglio della Lituania dichiarò l'indipendenza sia dalla Germania sia dalla Russia. Tre settimane dopo, i bolscevichi scatenarono la guerra civile russa, la quale condusse a una pace con gli Imperi centrali e alla firma del trattato di Brest-Litovsk. In ambito territoriale, la Russia rinunciava a qualunque pretesa territoriale su Finlandia, Estonia, Lettonia, Ucraina, Lituania e Polonia. A seguito di tale evento, l'autorità tedesca continuò a esercitare la propria autorità sui Paesi baltici in maniera immutata sino alla firma dell'armistizio di Compiègne dell'11 novembre 1918, con cui si arrendeva agli Alleati.. La sconfitta della Germania garantì l'indipendenza della Lituania, che si auto-proclamò repubblica e avviò il processo di formazione di organi istituzionali nazionali, il cui primo esecutivo fu guidato da Augustinas Voldemaras.
La conclusione della prima guerra mondiale e il conseguente verificarsi di importanti eventi come la Rivoluzione di novembre tedesca e le rivolte ungheresi fecero immaginare ai bolscevichi che la prospettiva di un Europa comunista fosse possibile. Con l'intenzione di portare avanti l'ambizioso progetto della Rivoluzione mondiale ed esportare così il modello bolscevico altrove, cominciò subito a pianificarsi un piano di riconquista dei territori perduti dall'Impero russo, compresi i Paesi baltici. Questi Stati venivano percepiti alla stregua di una barriera da valicare per entrare più facilmente in contatto con l'Europa occidentale, motivo per cui si rendeva indispensabile compiere un intervento militare e assumerne quindi il controllo. Così, a soli due giorni dall'armistizio di Compiègne, il governo di Mosca rinnegò il trattato di Brest-Litovsk, nel quale aveva rinunciato a ogni rivendicazione sul Paese baltico, e si preparò a ingaggiare battaglia..
Forze in campo Governo lituano
Il primo ministro lituano (anche in senso cronologico) Augustinas Voldemaras non aveva considerato prioritaria la costituzione delle forze armate, affrettandosi a dichiararsi neutrale in vista di nuovi conflitti.. Per supplire a ogni potenziale situazione di emergenza, sperava temporaneamente di poter fare affidamento sui mercenari tedeschi incaricati di proteggere la Lituania fino alle decisioni che sarebbero emerse dalla Conferenza di Pace di Parigi.. I cittadini si costituirono in piccoli gruppi autonomi per difendersi dai teutonici in ritirata e le prime disposizioni legislative che concernevano la creazione di un'armata furono prese in considerazione soltanto il 23 novembre. Alcuni lituani che avevano fatto parte dell'esercito imperiale russo ritornarono in patria e incominciarono a prepararsi anch'essi a difendersi in vista di eventuali conflitti a Kaunas, Hrodna e Alytus. Mancavano tuttavia armi, munizioni e ufficiali con esperienza.
Alla fine di dicembre, con i bolscevichi già in controllo di una porzione del Paese, la Lituania fu lasciata in balia di se stessa. Augustinas Voldemaras, Antanas Smetona, presidente del Consiglio della Lituania e Martynas Yčas, ministro delle finanze francese, partirono alla volta della Germania per chiedere aiuti economici. Il generale Kiprijonas Kundratavičius, viceministro della difesa, suggerì di ritirarsi presso Hrodna e rifiutò di occuparsi della gestione delle operazioni belliche. Un nuovo gabinetto dei ministri fu allestito il 26 dicembre 1918 sotto la guida di Mykolas Sleževičius, il quale tre giorni dopo effettuò in quattro lingue il primo appello generale per richiamare dei volontari a unirsi all'organizzazione di un esercito lituano.. Il governo di Sleževičius adottò una politica riformista, soprattutto in termini di riforme amministrative e di incentivi all'agricoltura, lanciando il proclama «la terra a coloro che la coltivano».. La sua politica prevedeva l'espropriazione per pubblica utilità dei terreni dei grandi latifondisti al fine di redistribuirli dapprima gratuitamente ai volontari, dopodiché ai piccoli contadini in cambio del pagamento di un canone.. La mobilitazione degli ufficiali fu annunciata il 25 gennaio 1919, appello a cui circa 400 persone aderirono.
Volontari sassoni
A Berlino, Smetona e Yčas raggiunsero un accordo per un prestito di 100 milioni di marchi, la cui somma fu impiegata soprattutto per allestire un esercito. Si negoziò poi un ulteriore accordo che prevedeva la collaborazione diretta della Germania contro i russi. In effetti, l'articolo 12 dell'armistizio di Compiègne richiedeva che la Germania proteggesse la Lituania da eventuali attacchi russi,. ma la vera motivazione per cui i tedeschi accettarono riguardava la speranza di poter continuare a esercitare una grossa influenza nella regione e impedire il controllo di Mosca.. In principio, si tentò di organizzare una divisione di volontari selezionati tra i membri della decima armata tedesca in ritirata, comandata dal generale Erich von Falkenhayn. Tuttavia, i soldati erano esausti e demoralizzati dopo la guerra e intendevano tornare alla propria vita normale il prima possibile.. Il reclutamento in Germania continuò nonostante le avversità, specialmente in Sassonia; a chi avesse accettato, si prometteva una paga di 5 marchi al giorno e 30 in più per ogni mese di attività.. I primi volontari sassoni, come storiograficamente sono noti, giunsero a Kaunas all'inizio di gennaio, ma alcuni di loro furono giudicati non idonei al conflitto e rispediti indietro. Verso la fine di gennaio, si contavano volontari; l'affidabilità delle truppe fu da taluni messa in discussione per via della presenza di simpatizzanti della rivoluzione di novembre che appartenevano alla filo-sovietica Lega Spartachista. Non mancarono infatti tentativi, sia pur operati in maniera poco ponderata, di rovesciare il governo nazionale lituano. I volontari vennero disposti in vari insediamenti del Paese, ovvero Alytus, Jonava, Kėdainiai e Baisogala.
Inizialmente confluiti nella quarantaseiesima divisione di volontari sassoni, il 22 febbraio, il luogotenente-generale Walter von Eberhardt ne divenne comandante e, tra aprile e maggio, la milizia finì nella brigata di volontari della Lituania meridionale (composta da 3 reggimenti, il XVIII, il XIX e il XX), di cui una parte fu assegnata a Raseiniai. Il XVIII reggimento combatté al fianco dei lituani, il XIX fu disposto presso Kaunas, sia pur senza unirsi a nessuna operazione militare, mentre il XX fu posizionato a Hrodna prima e a Kėdainiai poi. Altri combattenti divennero il nucleo dei Bermotiani, un gruppo di volontari che già esisteva ai tempi della lotta tra Impero russo e rivoluzionari. La Baltische Landeswehr, composta da tedeschi e lettoni filo-tedeschi della Curlandia e della Livonia e guidata dal generale Rüdiger von der Goltz, organizzò un colpo di stato contro il governo nazionale e si insediò a Riga. Il 23 maggio, alla Conferenza di pace di Parigi si discusse della situazione geopolitica dei paesi baltici e fu chiesto ai tedeschi di ritirare le truppe dai non appena le forze belliche lettoni-lituane fossero state in grado di difendersi autonomamente.. Gli ultimi volontari sassoni a lasciare la Lituania partirono verso la metà di luglio..
La RSS Lituana
Fiduciosi nei progressi compiuti dai bolscevichi e con il placet di Mosca, i comunisti lituani formarono l'8 dicembre 1918 un governo rivoluzionario provvisorio guidato da Vincas Mickevičius-Kapsukas, esclusivamente gestito da membri del Partito Comunista della Lituania. Il 16 dicembre, il governo rivoluzionario proclamò in via unilaterale la costituzione della Repubblica Socialista Sovietica Lituana. Tra il 31 dicembre 1918 e il primo giorno dell'anno venturo, la guarnigione tedesca si ritirò da Vilnius e cedette la gestione della città alle autorità locali, ossia un comitato polacco, sebbene l'amministrazione lituana si fosse espressa in maniera contraria.. L'unità costituita da abitanti del posto nota come "autodifesa lituana e bielorussa" assunse il controllo e, al contempo, il governo lituano fu spostato a Kaunas, dichiarata capitale provvisoria della Lituania.. Il 5 gennaio 1919, Vilnius fu espugnata dai sovietici dopo cinque giorni di battaglia contro i plotoni paramilitari polacchi guidati dal generale Władysław Wejtko. Kapsukas e il suo governo giunsero a Vilnius da Daugavpils il 7 gennaio.. Il 27 febbraio, la RSS lituana fu rimpiazzata dalla RSS Lituano-Bielorussa, anche detta Litbel, venendo così accorpata ai territori bielorussi.