Il conte di Montecristo (Le Comte de Monte-Cristo) è un romanzo di Alexandre Dumas padre scritto in collaborazione con Auguste Maquet e pubblicato a puntate tra il 1844 e il 1846 sul Journal des débats, parzialmente ispirato alle vicende biografiche di Pierre Picaud. Apparve serializzato in feuilleton dal 28 agosto al 19 ottobre 1844 (1ª parte), dal 31 ottobre al 26 novembre 1844 (2ª parte), poi dal 20 giugno 1845 al 15 gennaio 1846 (3ª parte).
Il libro racconta come, all'inizio del regno di Luigi XVIII il giorno in cui Napoleone Bonaparte abbandona l'isola d'Elba, Edmond Dantès, un giovane marinaio di diciannove anni, sbarca a Marsiglia per sposare Mercédès, la sua fidanzata catalana. Tradito da amici, invidiosi della sua fortuna professionale e sentimentale, da essi parte una falsa denuncia anonima, nella quale è bollato come cospiratore "bonapartista". Edmond viene rinchiuso in una cella del Castello d'If, al largo di Marsiglia, con ulteriori manipolazioni delle accuse mossegli da parte dell'opportunista sostituto procuratore del re. Dopo quattordici anni, prima ridotto alla solitudine e nella più nera disperazione, e poi rigenerato e istruito in segreto da un compagno di prigionia, l'abate Faria, Dantès riesce a evadere. Egli prende possesso d'un tesoro nascosto sull'isola di Montecristo, del quale l'abate, prima di morire, gli aveva rivelato l'esistenza. Ormai ricco e potente, Dantès ritorna in Francia dopo molti viaggi e si fa passare per diversi personaggi: l'abate Busoni, Lord Wilmore e, infine, il conte di Montecristo. Attraverso queste tre identità fittizie, il protagonista consuma metodicamente la propria vendetta, ripagando i propri nemici - quelli che lo hanno accusato, fatto condannare a torto e imprigionare - con la loro stessa moneta: intromettendosi nelle loro vite, fingendosi amico per poi distruggerle dall'interno, in una sorta di contrappasso dantesco. Per converso, Dantès garantisce la felicità e la libertà a quei pochi amici che gli son restati fedeli e coloro che avevano provato a difenderlo.Edmond, Mercedes e gli altri. La fortuna italiana de Il Conte di Montecristo .
Assieme a I tre moschettieri è una delle opere più note di Dumas.
Trama
Il complotto Marsiglia, 1815: anno della Restaurazione borbonica. Edmond Dantès è un giovane marinaio della nave mercantile Pharaon che sta per essere promosso a capitano, oltre che essere in procinto di sposarsi con l'amata fidanzata Mercédès. Mosso dall'invidia, Danglars, scrivano della nave e aspirante da lungo tempo alla nomina di capitano, organizza una trappola per incastrare Edmond e strappargli, così, l'agognata promozione.
Con la complicità di Fernand Mondego (cugino di Mercédès e dichiaratamente innamorato di lei, seppur respinto) e Gaspard Caderousse (invidioso vicino di casa di Dantès), Danglars scrive una lettera anonima, dove denuncia Edmond accusandolo di essere un agente bonapartista. La missiva finisce nelle mani del sostituto procuratore del re Gérard de Villefort. Quest'ultimo, desideroso di mostrarsi degno di entrare a far parte della ricca famiglia dei marchesi di Saint-Méran (filo monarchici) per poterne sposare la figlia Renée, e allo stesso tempo proteggere il proprio padre (attivo bonapartista), manifesta una particolare inflessibilità contro Dantès (nonostante sia consapevole della sua innocenza ed estraneità alle accuse) ed emette contro di lui un ordine di arresto.
La prigionia
Edmond Dantès viene arrestato e condotto nottetempo nella prigione del Castello d'If dove, per la gravità del reato imputatogli, è condannato a trascorrere il resto della vita. Proprio quando le speranze di tornare libero svaniscono, vi fa la conoscenza di un altro prigioniero, l'abate FariaCurioso notare come la traduzione italiana di Emilio Franceschini, per molto tempo la più diffusa in Italia, abbia omesso in tutto il testo il termine "abate" associato a Faria, attribuendogli invece il laico titolo di "scienziato". Il solo abate presente nella suddetta traduzione è quello interpretato da Edmond Dantés: l'abate Busoni., che da anni sta scavando un tunnel sotterraneo, nella speranza che possa condurlo fuori dalla fortezza; ma ha sbagliato direzione raggiungendo la cella del vicino anziché l'esterno.
Edmond e Faria sviluppano rapidamente un rapporto di amicizia quasi filiale. L'abate aiuta Dantès a capire gli eventi che lo hanno condotto in prigione e lo educa in varie discipline, dall'economia alla matematica, dalle lingue straniere alla filosofia. Progressivamente la salute dell'anziano abate peggiora, fino alla paralisi e poi alla morte dopo una serie di attacchi apoplettici.
Tuttavia, prima di morire e conscio della bontà d'animo di Dantès, gli rivela l'esatta ubicazione di un tesoro nascosto nell'isola di Montecristo. Dantès vede nella morte di Faria l'unica occasione concreta per fuggire e così si sostituisce a lui all'interno del sacco in cui il vecchio era stato messo per la sepoltura. Gettato in mare (il "cimitero" del Castello d'If), Dantès riesce a liberarsi del sacco e a trarsi in salvo sull'isola di Tiboulen.
La vendetta
Finalmente libero, dopo quattordici anni di prigionia, e trovatosi in possesso di un'immensa fortuna grazie al ritrovamento del tesoro, dal valore inestimabile, indicatogli da Faria, Dantès si costruisce una nuova identità e, dopo un periodo di viaggi, torna in Francia sotto le mentite spoglie del Conte di Montecristo per perseguire la sua vendetta. Qui assume una serie di identità diverse, come quella dell'abate Busoni - con cui fa visita a Caderousse e da cui si fa raccontare i dettagli del complotto, della morte del padre, del destino dell'amata Mercédès e delle vicende degli altri congiurati - e quelle del nobile inglese Lord Wilmore e di Sindbad il marinaio, attraverso cui compie buone azioni nei confronti di coloro che gli sono sempre stati leali e stretti.
A distanza di dieci anni dal suo ritorno a Marsiglia Dantès decide di attuare concretamente il regolamento di conti. Fernand Mondego (che, divenuto conte de Morcerf grazie alla ricchezza accumulata come coscritto, era riuscito a sposare Mercédès) viene processato per aver tradito il Pascià Alì-Tebelen mentre era ufficiale in Grecia; indignati del suo comportamento, la moglie e il figlio decidono di abbandonarlo, portando Mondego al suicidio. Gérard de Villefort, colui che pur sapendo dell'innocenza di Dantès e pur avendo i mezzi per scagionarlo aveva deciso di lasciarlo in prigione per non mettere a rischio la propria posizione sociale e la propria carriera professionale e politica, viene spinto alla pazzia da una catena di avvelenamenti di cui cadono vittime i membri della sua famiglia per mano della seconda moglie, assieme alla scoperta della vera identità del conte e della pubblica rivelazione di una propria passata relazione extraconiugale culminata con un tentativo di infanticidio.
Caderousse, inizialmente perdonato da Edmond, si è lasciato corrompere dalla prospettiva di raddoppiare con un delitto la ricompensa che questi gli aveva fatto pervenire. Diventato un criminale bramoso di denaro e fuggiasco dalla giustizia, viene ucciso dal suo complice, il figlio illegittimo di Villefort che era sopravvissuto all'abbandono. Infine Danglars, divenuto il più ricco banchiere di Parigi (dopo aver abbandonato l'incarico di capitano della nave Pharaon), viene prima portato al tracollo finanziario per poi essere rapito e imprigionato, costretto a dilapidare ciò che era rimasto del suo denaro per sfamarsi. Solo a questo punto il Conte di Montecristo gli rivela la sua vera identità e, di fronte al sincero pentimento di Danglars e con i primi dubbi di aver esagerato con la propria vendetta, gli concede il perdono.
Personaggi Edmond Dantès e i suoi travestimenti
Edmond Dantès — Il protagonista del romanzo. Appena diciannovenne, è già esperto marinaio e futuro capitano della nave mercantile Pharaon, nonché promesso sposo della catalana Mercédès. Durante l'ultimo viaggio in mare ferma la nave sull'isola d'Elba per consegnare un plico al gran Maresciallo Bertrand (uomo di fiducia di Napoleone, quest'ultimo in procinto di fuggire dall'isola d'Elba per riprendere il potere in Francia, i noti "Cento giorni"), seguendo così le ultime volontà del capitano Leclère, e in cambio riceve una lettera confidenziale da consegnare a un uomo a Parigi. Nessuno conosce il contenuto della lettera, ma l'incontro con l'ufficiale di Napoleone dà l'occasione all'invidioso Danglars di denunciare Dantès come agente bonapartista, in modo da allontanarlo per lungo tempo e prendere il suo posto come capitano della nave. Edmond viene così arrestato e condotto in una prigione-fortezza (il Castello d'If), dove avrebbe dovuto trascorrere l'intera vita, ma da cui riesce a evadere. Dopo gli anni di prigionia diventa il Conte di Montecristo, nome preso da un'isola di cui è diventato proprietario dopo avervi trovato il tesoro indicato dall'abate Faria, conosciuto durante la detenzione. I quattordici lunghi anni di prigionia cambiano Dantès sia fisicamente, dandogli vigore fisico e aspetto "vampiresco", sia mentalmente, dandogli conoscenze di grande profondità e ampiezza. Tuttavia il cambiamento più grande è psicologico: da giovane idealista è diventato un uomo ossessionato dalla vendetta contro coloro che hanno provocato la sua rovina e che lui colpirà usando l'identità del Conte di Montecristo e di molti altri personaggi. signor Zaccone, conte di Montecristo — La persona in cui Edmond cambia la sua identità per compiere la vendetta è un nobile italiano, la cui ricchezza è pari solo all'aura di mistero che lo circonda in quanto il tesoro trovato ha un valore inestimabile. Secondo il passato costruito da Edmond per il suo alter ego, dietro l'identità del Conte di Montecristo si celerebbe il signor Zaccone, figlio di un ricco armatore maltese, che vive nell'agio di una ricca rendita e che ha acquistato il titolo di "conte", assieme all'isola di Montecristo, per diletto. Egli avrebbe fatto la guerra nella marina e poi si sarebbe dedicato a notevoli opere di carità, sfruttando le sue enormi ricchezze. Il Conte appare come una persona gentile ed educata, sebbene restia a dare eccessive confidenze, e dalla imperturbabile flemma anche nelle situazioni peggiori; ha immense conoscenze in ogni ambito dello scibile umano: per esempio, è un esperto chimico nonché valente medico, un eccellente combattente e spadaccino, ha viaggiato per il mondo, è amante degli agi più raffinati ed è capace di stupire con la sua eloquenza e con le sue stravaganze. Lord Wilmore — Un nobile inglese interpretato da Edmond per compiere buone azioni e atti di generosità. Questo personaggio è l'esatto opposto del Conte di Montecristo e il romanzo fa supporre che i due siano rivali, come tra l'altro asserisce Lord Wilmore stesso. Sindbad il marinaio — Il personaggio che Edmond userà per salvare la famiglia Morrel dalla bancarotta. abate Giacomo Busoni — abate siciliano, identità che usa Edmond in alcune circostanze per la presunta autorità religiosa.
I servitori del Conte Giovanni Bertuccio — Intendente e braccio destro del Conte, stimato da quest'ultimo poiché in grado di eseguire al meglio ogni ordine che riceve. Molto tempo prima di conoscere il Conte, Bertuccio aveva giurato vendetta nei confronti di Gérard de Villefort per non aver aperto alcuna indagine sull'assassinio del fratello. Segue Villefort ad Auteuil, in una casa dove era solito incontrarsi con l'amante Hermine Danglars, e lo pugnala mentre il magistrato è in giardino per seppellire una cassetta. Incuriosito dall'oggetto, Bertuccio scopre che contiene un neonato (il figlio illegittimo di Villefort appena partorito da Hermine Danglars) apparentemente morto. L'uomo riesce a rianimarlo e lo porta via con sé in Corsica dove, assieme alla cognata, lo alleva con il nome di Benedetto.