Il periodo della Francia in età moderna va dalla fine del Quattrocento alla fine del Settecento, ovvero dal Rinascimento all'inizio della Rivoluzione. Durante questa fase storica, la Francia si evolse da un regime feudale a uno Stato centralizzato - benché permanessero ancora differenze regionali - organizzato attorno a una potente monarchia assoluta che fondava il proprio potere sul diritto divino del Re e sull'esplicito appoggio alla Chiesa cattolica.

Storia La Pace di Étaples (1492) marca, per alcuni, l'inizio dell'età moderna in Francia.

Dopo la guerra dei Cento Anni (1337-1453) e il Trattato di Picquigny (1475) - la sua fine ufficiale - nel 1492-1493, Carlo VIII firmò ulteriori tre trattati con Enrico VII d'Inghilterra, Massiimiliano I d'Asburgo, e Ferdinando II di Aragona rispettivamente ad Étaples (1492), Senlis (1493) e a Barcellona (1493). Questi tre trattati sgombrarono la via alla Francia di intraprendere le lunghe Guerre d'Italia (1494-1559), che diedero inizio alla Francia moderna.

Guerre d'Italia

Nonostante il rapido recupero economico e demografico dopo la peste nera del Trecento, gli sforzi francesi furono vanificati da una serie di conflitti, come le Guerre d'Italia (1494-1559), e dal maggior potere degli Asburgo in Europa.

Ludovico Sforza, cercando un alleato contro la Repubblica di Venezia, incoraggiò Carlo VIII di Francia ad invadere l'Italia, con il pretesto della rivendicazione del trono del Regno di Napoli, all'epoca sotto controllo aragonese. Quando Ferdinando I di Napoli morì nel 1494, Carlo invase la penisola. Per diversi mesi, le armate francesi si spostarono in Italia indisturbate, poiché gli eserciti dei condottieri degli staterelli italiani non furono in grado di resistere. Il saccheggio di Napoli provocò una reazione e, contro esse, venne formata la Lega di Venezia. Le truppe italiane sconfissero quelle francesi nella battaglia di Fornovo, obbligando così Carlo VIII a tornarsene in Francia. Ludovico Sforza, avendo tradito i francesi a Fornovo, conservò il suo trono fino al 1499, quando il successore di Carlo VIII, Luigi XII di Francia, invase la Lombardia e assediò Milano.

Nel 1500 Luigi XII, avendo raggiunto un accordo con Ferdinando II di Aragona per dividere Napoli, marciò verso sud da Milano. Nel 1502, le armate francesi e aragonesi alleate presero controllo del regno meridionale, ma l'accordo durò poco e si arrivò a una nuova guerra tra Luigi e Ferdinando. Nel 1503, Luigi, essendo stato sconfitto nella Battaglia di Cerignola e nella Battaglia del Garigliano, fu obbligato ad abbandonare Napoli, che venne lasciata al controllo del viceré spagnolo Ramon de Cardona. Le armate francesi sotto il comando di Gaston de Foix inflissero agli spagnoli una travolgente sconfitta nella battaglia di Ravenna nel 1512, ma Foix venne ucciso durante la battaglia e i francesi furono costretti a lasciare l'Italia; intanto gli svizzeri invasero Milano e rimisero sul trono Massimiliano Sforza. La Lega Santa fu vittoriosa, ma si divise ben presto; nel 1513 Venezia si alleò con la Francia, accordandosi sulla spartizione della Lombardia.

Luigi comandò un'altra invasione di Milano, ma venne sconfitto nella Battaglia di Novara, alla quale seguirono una serie di vittorie per la Lega Santa, nelle quali le armate francesi, veneziane, e scozzesi vennero irrimediabilmente sconfitte. Comunque la morte di Papa Giulio II lasciò la Lega senza una leadership, e quando il successore di Luigi, Francesco I, sconfisse gli svizzeri nella Marignano nel 1515, la Lega collassò, e nei trattati di Noyon e Brussels, abbandonarono alla Francia e a Venezia l'Italia del Nord.

L'ascesa di Carlo di Spagna al trono imperiale, una posizione alla quale anche Francesco I mirava, portò al collasso le relazioni tra la Francia e gli Asburgo. Nel 1519, un'invasione spagnola nella Navarra, nominalmente feudo francese, diede il pretesto a Francesco di iniziare la guerra; così armate francesi strariparono in Italia ed iniziarono una campagna per scacciare Carlo da Napoli. I francesi, tuttavia, vennero opposti efficacemente dalle tattiche dei tercios spagnoli e subirono una serie di rovinose sconfitte alla Bicocca e sulla Sesia contro le truppe spagnole sotto il comando di Fernando d'Avalos. Con Milano minacciata, Francesco portò un'armata in Lombardia nel 1525, solo per venire battuto e catturato nella Battaglia di Pavia; imprigionato a Madrid, Francesco fu obbligato ad accettare molte concessioni sui suoi territori italiani nel "Trattato di Madrid" (1526).

L'inconcludente guerra tra Carlo e Francesco iniziò con la morte di Francesco Maria Sforza, duca di Milano. Quando il figlio di Carlo Filippo ereditò il ducato milanese, Francesco invase l'Italia, conquistando Torino, ma fallì la presa su Milano. In risposta, Carlo invase la Provenza, avanzando fino a Aix-en-Provence, ma tornò in Spagna senza attaccare la città fortificata di Avignone. La Tregua di Nizza mise fine alla guerra, lasciando Torino in mani francesi, ma senza aver fatto effettivi cambiamenti nella mappa d'Italia. Francesco, alleandosi con Solimano I dell'Impero ottomano, lanciò una invasione finale dell'Italia. Una flotta franco-ottomana conquistò la città di Nizza nell'agosto 1543. I francesi sconfissero l'esercito imperiale nella Battaglia di Ceresole nel 1544, ma non riuscirono a penetrare nella Lombardia. Carlo ed Enrico VIII d'Inghilterra procedettero per invadere la Francia meridionale, assediando Boulogne e Soissons. La mancanza di cooperazione tra gli eserciti inglesi e spagnoli, assieme alla cresciuta aggressività degli attacchi ottomani, obbligarono Carlo ad abbandonare queste conquiste, venendo restaurato di fatto lo status quo ante.

Nel 1547, Enrico II di Francia, che succedette a Francesco I al trono, dichiarò guerra contro Carlo con lo scopo di riconquistare l'Italia e di assicurare alla Francia il dominio sulle questioni europee. Un'offensiva in Lorena ebbe successo, ma il tentativo dell'invasione francese in Toscana nel 1553 fu bloccato nella Battaglia del Marciano. L'abdicazione di Carlo nel 1556 divise l'Impero Asburgico tra il figlio Filippo e il fratello Ferdinando, e lo spostamento della guerra nelle Fiandre, dove Filippo, insieme a Emanuele Filiberto di Savoia, sconfissero i francesi a San Quintino. L'entrata in guerra dell'Inghilterra dopo di quell'anno, portò alla conquista francese della città di Calais, l'ultimo possedimento inglese nella terraferma francese, e le armate francesi puntellavano i possedimenti francesi nei Paesi Bassi; ma Enrico fu costretto ad accettare la Pace di Cateau-Cambrésis, nella quale rinunciava a qualsiasi pretesa sull'Italia.

Guerre di Religione

Non appena le guerre d'Italia finirono, la Francia fu coinvolta in una crisi interna con gravi conseguenze. Nonostante la conclusione di un Concordato tra la Francia e il Papato (1516), che garantiva alla corona la nomina dei vescovi, la Francia fu profondamente colpita dai tentativi della riforma protestante di rompere l'unità cattolica. Una crescente minoranza protestante su base urbana, gli Ugonotti, affrontarono la dura repressione all'epoca di re Enrico II. Dopo la morte di Enrico II durante un torneo, il paese venne retto dalla vedova Caterina de' Medici e dai suoi figli Francesco II, Carlo IX e Enrico III. La reazione cattolica comandata dal potente Francesco I di Guisa culminò nel massacro degli Ugonotti del 1562, il primo delle guerre di religione, durante la quale eserciti inglese, tedesco e spagnolo intervennero in una o nell'altra delle fazioni rivali. Contrari alla monarchia assoluta, gli Ugonotti teorizzavano il diritto di ribellione e la legittimità del tirannicidio.

Le guerre di religione culminarono nella guerra dei tre Enrichi nella quale Enrico III assassinò Enrico di Guisa, capo della Lega cattolica, appoggiata dagli spagnoli, e a sua volta il re venne ucciso. Dopo gli assassini di Enrico di Guisa ed Enrico Valois, il conflitto terminò con l'ascesa al trono del protestante Enrico di Borbone e il suo susseguente abbandono del protestantesimo (espediente del 1592) effettiva nel 1593, la sua accettazione dalla maggior parte dell'establishment cattolico (1594) e dal Papa (1595), e la sua promulgazione del decreto di tolleranza, conosciuto come l'Editto di Nantes (1598), che garantiva libertà di culto ed equità civile.

XVII secolo

La pacificazione della Francia sotto Enrico IV fu un elemento essenziale per l'inizio dell'egemonia francese in Europa, sebbene alla sua morte avvenuta nel 1610, la reggenza di sua moglie Maria de' Medici sopportò conflitti interni con le famiglie nobili. La Francia iniziava allora la sua espansione oltremare: i francesi iniziarono a commerciare in India e Madagascar, fondarono in America settentrionale la Nuova Francia e penetrarono nella regione dei Grandi Laghi e del Mississippi, crearono piantagioni nelle Indie occidentali ed estesero i loro contatti commerciali nel Levante ed allargarono la loro marina mercantile.

Il figlio di Enrico IV Luigi XIII e il suo ministro (1624-1642) Richelieu, elaborarono una politica antitetica alla Spagna e all'imperatore germanico durante la guerra dei trent'anni (1618-1648). Dopo aver domato una rivolta degli Ugonotti spalleggiata dagli inglesi (1625-1628), la Francia intervenne direttamente (1635) nel conflitto prestando soccorso all'alleata (protestante) Svezia.

Dopo le morti del re e del cardinale, la Pace di Vestfalia (1648) assicurò l'accettazione universale della frammentazione politica e religiosa della Germania, ma la reggenza di Anna d'Austria e del suo ministro cardinale Mazzarino conobbero una crescente rivolta conosciuta come la Fronda (1648-1653) che arrivò a una guerra contro la Spagna (1653-1659). Il Trattato dei Pirenei (1659) formalizzò l'annessione alla Francia (1642) del Rossiglione dopo il collasso della effimera Repubblica Catalana.

Durante il regno di Luigi XIV (1643-1715), la Francia divenne la potenza dominante in Europa, grazie anche all'abilità diplomatica di Mazzarino (1642-1661), successore di Richelieu e alle politiche economiche di Colbert (1661-1683). Nuove guerre (la guerra di devoluzione 1667-1668 e la guerra franco-olandese 1672-1678) portarono ulteriori conquiste territori (l'Artois, le Fiandre occidentali e la contea di Borgogna, lasciata all'impero nel 1482), ma al prezzo della crescente opposizione delle potenze rivali.

La cultura francese fu egemone nell'Europa moderna. Nel primo Seicento, pittori francesi dovevano recarsi a Roma per sprovincializzarsi (Nicolas Poussin, Claude Lorrain), ma Simon Vouet portò il gusto per il barocco, riassunto nella Académie royale de peinture et de sculpture, nei dipinti di Charles Le Brun e le sculture di François Girardon. Con il Palais du Luxembourg, il Château de Maisons e Vaux-le-Vicomte, l'architettura francese venne ammirata all'estero anche prima della costruzione di Versailles o la colonnata del Louvre. Il salone della cultura parigina mise a punto gli standard del gusto a partire dagli anni Trenta, e con Pascal, Cartesio, Bayle, Corneille, Racine e Molière, la letteratura francese toccava la sua punta massima.

Messo sul trono inglese Guglielmo d'Orange nel 1688, l'alleanza antifrancese del 1689 inaugurò l'inizio di un secolo di conflitti ad intermittenza, nel quale la Gran Bretagna iniziava a giocare un ruolo importante, cercando in particolare di tenere la Francia fuori dai Paesi Bassi.

La battaglia di la Hougue (1692) fu quella decisiva nella guerra dei nove anni (1689-1697), nella quale venne affermata la supremazia della Royal Navy britannica.