La Repubblica Astese o libero comune di Asti si costituì nel 1095. Grazie al notevole sviluppo economico scaturito da una fitta rete di commerci dei suoi cittadini in tutta Europa, si rivelò una delle entità politiche ed economiche più importanti dell'Italia nord-occidentale fino alla metà del XIV secolo.
Fu protagonista delle lotte per la supremazia nel Piemonte, uscendone più di una volta vincitrice sui signori confinanti che cercarono per più di tre secoli di assoggettarla.
Roccaforte del ghibellinismo piemonteseTamagnone M., Il Piemonte nell'età comunale e le relazioni di Asti con Alba nel Medio Evo, Torino, Pietro Bestonzo, 1931, p. 11., seppe rendersi indipendente sia dal potere della Chiesa che dall'Impero per quasi tre secoli.
Le insanabili lotte intestine tra guelfi e ghibellini astigiani costrinsero infine il comune a chiedere aiuto ed intervento ai signori stranieri, che inevitabilmente (nel 1342) misero fine all'indipendenza repubblicana.
XI secolo Nascita del Comune
La città di Asti all'inizio dell'XI secolo, grazie all'intercessione del vescovo Oberto I presso l'imperatore Corrado II, ottenne particolari riconoscimenti imperiali che consentirono lo sviluppo e la formazione di una propria classe dirigente (i cives).
Questa nuova nobiltà in seguito fu in grado di opporsi alle mire egemoniche della contessa Adelaide, tesa all'espansione e al consolidamento dinastico della Marca arduinica di cui la contea di Asti faceva parte.
Con questo stratagemma il vescovo mantenne la città, seppure solo formalmente, sottomessa all'episcopato da vincoli feudali di tipo collettivo, senza incorrere negli scontri e sollevazioni che si verificarono invece nelle altre città piemontesi (per esempio Ivrea, Alba, Vercelli).
Il 28 marzo 1095 il vescovo Oddone, che alla morte della contessa Adelaide era stato nominato conte di Asti dall'imperatore Enrico IV, cedette in beneficio il castello di Annone ai consoli della città (... ad consules Astensis civitatis).Codex Astensis qui De Malabayla communiter nuncupatur, memoria di Quintino Sella, Reale Accademia dei Lincei, Roma 1887, pp. III-IV.
Gli studiosi lo interpretarono all'unanimità come l'atto di nascita del comune astigiano.Bordone R., Città e territorio nell'alto medioevo. La società astigiana dal dominio dei Franchi all'affermazione comunale, Torino, Biblioteca Storica Subalpina, 1980, p. 259.
Presenziarono all'atto due gruppi di cittadini: i consules civitatis da una parte e i funzionari del vescovo dall'altraFissore G.G., Problemi della documentazione vescovile astigiana per i secoli X-XI, Torino, Biblioteca Storica Subalpina, 71, 1973, pp. 481-482.
Secondo il Bressi, il vescovo con questo accordo tentò di ostacolare le mire espansionistiche dei conti laici confinanti, assicurandosi l'appoggio della nuova organizzazione cittadina, embrione del futuro libero comune.Vergano L., Storia di Asti, Asti, 1951, vol. I, p. 49.
La spiccata predisposizione della città di Asti per il commercio, vista la sua localizzazione strategica sui principali percorsi commerciali dell'Italia nord-orientale verso l'Europa del Nord, fece sì che la politica estera del comune coincidesse con gli interessi dei propri mercanti.
L'attività mercatale svolta in città risaliva a tempi molto antichi e si sviluppò senza interruzione fino all'XI secolo. A conferma di ciò, nel XII secolo la città ebbe la concessione imperiale di "battere moneta" quale riconoscimento ufficiale dell'importante ruolo economico svolto dalla città nell'alto Medioevo.Il documento attestante la nascita della zecca di Asti è dell'anno 1140, quando l'imperatore Corrado III concesse ad Asti il diritto di battere moneta. Il diploma di concessione è riportato nel Codex Astensis. Prima di questa concessione, Asti usufruiva di moneta imperiale coniata nella zecca di Pavia. Già in documenti del 1162 si trovano pagamenti con “libras bonorum astensis”, a testimonianza che la zecca astigiana aveva cominciato subito a battere moneta.
XII secolo La Garsia di Quarto ed i successivi contrasti con l'Episcopato Tra il 1110 ed il 1111 avvenne il primo passo espansionistico del comune di Asti: con l'intento di creare un collegamento tra la città ed il castello di Annone, avuto in concessione dal vescovo Oddone nel 1095, la milizia comunale astese occupò il territorio di Quarto d'Asti che fungeva da cuscinetto tra Annone e la città.
Essendoci a Quarto alcuni ricchi territori del capitolo della Cattedrale denominati "Garsia", il clero astese si ribellò all'invasione dell'esercito comunale appellandosi all'intervento del vescovo Landolfo con la minaccia di abbandonare la cattedrale e la città.
Il vescovo Landolfo, succeduto a Oddone, venne messo così alle strette, ma l'episcopato che aveva concesso molte libertà agli astigiani non era più potente come un tempo. Il vescovo tentò di mediare la diatriba senza giungere allo scontro armato: gli astesi avrebbero restituito la canonica dietro un compenso di cento lire.
Questa si rivelò la prima vittoria politica del comune sull'episcopato, che fu costretto a sottostare alle mire espansionistiche comunali cedendo per la prima volta il suo secolare dominatus.
Negli anni a seguire si assistette a continui contrasti tra Comune e Vescovo per il dominio dei territori del contado: da un lato Landolfo cercò di stringere vincoli vassallatici con le castellanie del contado, dall'altro il comune cercò di espandere il proprio dominio il più possibile tramite acquisti, sottomissioni ed infeudazioni.
I contrasti si acuirono a tal punto che sia Ogerio Alfieri che Guglielmo Ventura raccontarono nelle loro "cronache" di una forte contrapposizione nel primo quarto del XII secolo tra le due istituzioni ed ancora Ogerio narra di un incendio della città nel 1143 ad opera del vescovo Nazario I:
Mentre il Codex Astensis riporta la notizia dell'incendio della cittàSella Q., Codex Astensis, Roma tip. dei Lincei 1887, Volume I, pag.6, il Bosio non è dello stesso avviso visto la completa mancanza di altri documenti che testimoniano la presenza di Nazario ad Asti e la totale assenza della notizia dell'incendio nel memoriale di Guglielmo Ventura.Bosio Gaspare, Storia della Chiesa di Asti, Asti 1894, pag 203, nota 1.
Tra il 1135 ed il 1150 il Comune con l'intento di controllare le grandi vie commerciali e di comunicazione verso la Francia e verso la Liguria, ampliò i proprii dominii grazie a dedizioni volontarie da parte dei nobili del contado: così nel 1135 il marchese Ardizzone II cedeva parte di Felizzano e il castello di Calliano, i signori di Ferrere, Dusino, Valfenera e Vigliano, facevano atto di sottomissione; nel 1149, Ottone Boverio, ottavo figlio del marchese Bonifacio del Vasto, cedeva ad Asti la metà della contea di Loreto aprendo così agli astigiani l'accesso al mare in cambio dell'alleanza contro il nemico comune: il Marchesato del MonferratoAsti, occupando il corso medio del Tanaro, era la naturale rivale del Marchesato del Monferrato che tentava di assoggettarsi il maggior numero di territori piemontesi (L.Vergano, Storia di Asti, Parte II, Il trionfo del Comune, pg 12, Asti )
I rapporti con Federico Barbarossa
Nel 1154 Federico I di Svevia conosciuto anche come Federico Barbarossa, in qualità di imperatore del Sacro Romano Impero, discese in Italia per riaffermare gli antichi diritti e privilegi sui suoi dominii italiani e per ricondurre all'obbedienza quei comuni che si erano resi troppo indipendenti.
Alla testa di un piccolo esercito giunse in Italia e fu incoronato re a Monza (o a Pavia), dopodiché convocò una dieta a Roncaglia in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico IV.
A Roncaglia era presente anche il vescovo astigiano Anselmo che sostenuto anche da Guglielmo del Monferrato, mosse alcune lagnanze sul comune astigiano, reo di aver usurpato domini e potere all'episcopato astese.
Dopo aver distrutto prima Como e Lodi, nel 1155 l'imperatore distrusse Chieri e mentre gli astigiani fuggivano ad Annone, le truppe imperiali, probabilmente unite a quelle del Monferrato distrussero le mura ed abbassarono le torri della città.Vergano L., Storia di Asti Vol.2 Tip.S.Giuseppe Asti, 1953, pg. 20
La città di Asti passò tra le città fedeli dell'impero e nel gennaio 1159 Federico Barbarossa presso la corte regia di Marengo emanò un diploma a favore di Asti in cui prendeva la città sotto la sua diretta giurisdizione insediando tre podestà: Carioth, Robaldo Gardini e Pietro Cortese.
Inoltre, ai tre reggitori venivano assegnate il vescovado ed alcune terre tra cui il castello di Annone.Le terre così concesse erano : Azzano, Montemarzo, Neante, Mongardino, Bellangero, San Marzanotto, Quattordio, Mirabello, Quarto, Scurzolengo, Portacomaro, Castiglione, Caniglie, Grazzano, Barcus (?), Viale, Dusino, Migliandolo, Masio, Tigliole, Cossano, Celle, Terrabona (?), Cumignano, Antignano, Variglie, Camerano, Tasseria, Soglio, Monporcino, Sessant, Albugnano, Rivarotta (Viatosto), Montiglietto, Ercole, Melegnano, Piea, Revigliasco, Vaglierano, Piano di San Michele, Baldichieri, Corfrancisco, Casperis (?), Cerreto, Paderno. (Codex Astensis doc. n.6) La città per contro si impegnava a versare una tassa di 200 marchi d'argento annui nel giorno di San Martino. In questo modo, il Barbarossa si assicurava l'appoggio del più potente comune del Piemonte nella lotta contro i Comuni lombardi.Vergano L., Storia di Asti Vol.2 Tip.S.Giuseppe Asti, 1953, pg. 23
Nel 1168 però, l'aumento del potere della Lega lombarda, costrinse l'imperatore a far velocemente ritorno in patria. È probabile che Asti, venendo a mancare il principale protettore del marchesato del Monferrato, si sia unita alla Lega in quel periodo.Vergano L., Storia di Asti Vol.2 Tip.S.Giuseppe Asti, 1953, pg. 26 L'alleanza con gli astigiani e la fondazione della città di Alessandria, avrebbero potuto sbarrare la via piemontese per un eventuale nuova discesa dell'imperatore.
Tra il 1169 ed il 1171, Asti strinse accordi con Alba, Alessandria ed Enrico Guercio del Vasto. Il 19 giugno 1172, a Montebello, sconfisse con altre 8 città della Lega il Marchese del Monferrato. Asti fu incaricata a dettare le condizioni della resa: consegna dei paesi di Portacomaro e Felizzano, il castello di Uzzone (Trino) e la consegna di ostaggi.Il castello di Uzzone dovrebbe essere quello di Trino appartenuto al vescovo di Vercelli Uguzzone o Uguccione (Usseglio L. , I Marchesi del Monferrato in Italia e in Oriente durante i secoli XI e XII, vol 1,Alessandria 1926, pg368)
Vinto il marchese di Monferrato, Asti si rivolse verso i dominii del conte Uberto di Biandrate che confinava a nord con il comune. Unendosi alla città di Chieri, sconfisse il conte nel 1172, che fu costretto a liberare da ogni pedaggio gli astesi.
Sollecitato da Pavia e dal marchese del Monferrato, il Barbarossa ridiscese in Italia nel settembre del 1174 attraversando la valle di Susa.
Appena l'imperatore giunse alle porte della città, gli astesi si arresero ed ebbero l'immunità mediante il pagamento di una forte somma di denaro. Asti venne giudicata come traditrice dalle consorelle della Lega Lombarda, anche se è probabile che la città stava maturando già da un po' di tempo il passaggio sotto le file imperiali per paura di ritorsioni del marchese di Monferrato e del conte di Biandrate.Vergano L., Storia di Asti Vol.2 Tip.S.Giuseppe Asti, 1953, pg. 32
Federico assediò Alessandria, ma dopo alcuni mesi di lotta desistette dalla sua conquista e proprio mentre, aggregatesi le truppe di rinforzo, aveva appena ripreso la marcia verso sud, l'imperatore venne travolto a Legnano, il 29 maggio 1176, dall'esercito della Lega, incappando in una disastrosa sconfitta.