L'occupazione italiana della Francia meridionale si ebbe tra il 1940 e il 1943, nel corso dei primi anni della seconda guerra mondiale.

Il regio esercito italiano ebbe modo di occupare militarmente alcune parti del suolo francese. Tale occupazione avvenne in due fasi: la prima nel giugno del 1940 a seguito della capitolazione francese dopo la vittoriosa offensiva tedesca; la seconda nel novembre 1942, quando Hitler decise di occupare militarmente il suolo della Francia di Vichy (Operazione Anton).

A seguito dell'armistizio di Cassibile con gli Alleati, le truppe del Regio Esercito in suolo francese abbandonarono le zone, ponendo così termine all'occupazione italiana.

1940: le prime occupazioni

Nel corso della battaglia delle Alpi Occidentali (21-24 giugno 1940) l'Italia occupò una fascia di territorio francese (la «linea verde»), profonda circa una trentina di chilometri a partire dal confine occidentale italiano; con l'armistizio di Villa Incisa tali territori passarono sotto la giurisdizione italiana. Il bando del duce concernente gli ordinamenti amministrativi e l'organizzazione giuridica nei territori occupati del 30 luglio 1940 confermò l'annessione de facto all'Italia.. I dipartimenti francesi interessati furono quattro: la Savoia, le Alte Alpi, le Basse Alpi e le Alpi Marittime; più precisamente: nel dipartimento della Savoia furono occupati i comuni di Séez, Montvalezan, Sainte-Foy-Tarentaise; nell'alta valle dell'Isère i comuni di Bessans, Bramans, Lanslevillard; nell'alta valle della Moriana i comuni di Lanslebourg, Termignon, Sollières, Sardières, la frazione di Les Mottet-Versoye del comune di Bourg-Saint-Maurice sui fianchi del Piccolo San Bernardo ed i comuni di Aussois e di Avrieux (in tutto abitanti);. nel dipartimento delle Alte Alpi furono occupati i comuni di Monginevro e Ristolas, la frazione di Roux del comune di Abriès, i comuni di Névache e di Cervières (in totale 370 abitanti); nel dipartimento delle Basse Alpi furono occupate le frazioni di Combremond, appartenente al comune di Saint-Paul-sur-Ubaye, e Roche-Mèane, del comune di Larche (per un totale di 32 abitanti); nel dipartimento delle Alpi Marittime furono occupati i comuni di Mentone, Fontan, le frazioni di La Blanche e Doans, entrambe nel comune di Santo Stefano di Tinea, e alcune case del comune di Isola. Inoltre i comuni di Castellaro, Breglio, Saorgio, Sospello, Rimplas, Valdiblora, San Martino Lantosca, Roccabigliera e Belvedere furono parzialmente occupati (per un totale di abitanti, di cui a Mentone).ACS, A5G,b. 405, prefettura di Imperia al Ministero dell'Interno, DGPS, prot. 05807, 18 giugno 1941, Rientro della popolazione a Mentone; Panicacci, L'occupazione italiana di Mentone; per il testo integrale del bando del duce del 30 luglio 1940.

Si trattava di un'area abbastanza limitata, vasta 832 km² e con una popolazione di abitanti. Il centro urbano conquistato più importante era Mentone. Il controllo di quest'area fu mantenuto, nonostante i costi e le difficoltà logistiche di rifornimento alle truppe, per esclusive ragioni di prestigio e come unico risultato concreto dell'attacco italiano alla Francia, ormai già sconfitta dai tedeschi. In questi territori si avviò così un tentativo di italianizzazione (con l'utilizzo della toponomastica italiana, lezioni in lingua italiana, ecc.).

I rapporti tra l'Italia e la Francia di Vichy furono totalmente delegati ad un organismo di controllo delle clausole armistiziali: la Commissione Italiana d'Armistizio con la Francia (CIAF). Tale organismo, composto sia da militari che da civili, aveva la propria sede centrale a Torino, dove si insediarono la Presidenza, il Segretariato Generale e le quattro Sottocommissioni: esercito, marina, aeronautica ed affari generali. Tuttavia, alle dipendenze di ciascuna Sottocommissione operavano delle Delegazioni di controllo dislocate in territorio metropolitano francese; tali organismi furono a loro volta articolati in sezioni operative sparse nei principali centri urbani della Francia meridionale..

1942: Operazione Anton

Dopo lo sbarco alleato nei protettorati francesi di Algeria e Marocco (Operazione Torch) dell'8 novembre 1942, al quale i reparti della Francia di Vichy opposero scarsissima resistenza, Hitler ordinò l'occupazione dei territori francesi metropolitani (Operazione Anton) e della Tunisia, che fu occupata dall'Afrikakorps e dai reparti italiani in Nordafrica.

L'obiettivo primario degli italo-tedeschi era la cattura della flotta francese nel porto di Tolone e l'Operazione Lila fu messa in pratica per acquisire intatto più naviglio possibile. Il comandante navale francese, l'ammiraglio Jean de Laborde, riuscì tuttavia a negoziare una piccola tregua, necessaria per far partire le navi di nascosto: i tedeschi non poterono che guardare mentre le navi si autoaffondavano al largo e nel porto della città. Il naviglio perso ammontava a 3 corazzate, 7 incrociatori, 28 cacciatorpediniere e 20 sommergibili. Gli italiani utilizzarono i resti della flotta francese affondata come materiale da fusione.

All'Operazione Anton presero parte anche i reparti del Regio Esercito: dal 12 novembre gli italiani occuparono la Corsica e otto dipartimenti sudorientali della Francia, compreso il Principato di Monaco.. Il VII Corpo d'armata occupò la Corsica, mentre la 4ª Armata occupò le regioni meridionali francesi in un'area compresa tra il confine alpino, il fiume Rodano e la costa mediterranea, con l'esclusione delle città di Lione e Marsiglia. Passò sotto il diretto controllo italiano, quindi, una parte più consistente della Francia meridionale, compresi importanti centri urbani come Tolone, Aix-en-Provence, Grenoble, Nizza e Chambéry.

Il Regio Esercito mise a disposizione un notevole numero di uomini per quest'operazione. La 4ª Armata in Francia poteva contare su quattro divisioni di fanteria, due alpine, tre divisioni costiere ed altri reparti, per un totale di ufficiali e soldati al 31 maggio 1943. Il VII Corpo d'armata in Corsica era invece costituito da due divisioni di fanteria, una costiera e altri reparti, per un totale di ufficiali e soldati alla stessa data..

La zona italiana

La zona di occupazione italiana nel sud della Francia fu organizzata in due settori. Primo settore Il primo settore si estendeva dal lago di Ginevra sino a Bandol, seguendo il corso del Rodano; in quest'area era localizzato il Comando della 4ª Armata (presso Mentone) con a capo il generale Mario Vercellino. A difesa di queste posizioni erano impegnate le seguenti unità:

I Corpo d'armata 58ª Divisione fanteria "Legnano" (gen. Amedeo De Cia, poi gen. Giovanni Marciani, poi gen. Roberto Olmi) 2ª Divisione Celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro" (gen. Mario Badino Rossi, poi gen. Giuseppe Andreoli) 223ª Divisione costiera (gen. Amedeo De Cia) 224ª Divisione costiera (gen. Luigi Mazzini, poi gen. Mario Badino-Rossi, poi gen. Giuseppe Andreoli) I Reggimento Guardia alla Frontiera 20º Raggruppamento sciatori XXII Corpo d'armata 48ª Divisione fanteria "Taro" (gen. Gino Pedrazzoli) 10ª Divisione Motorizzata "Piave" (gen. Ugo Tabellini) 7ª Divisione fanteria "Lupi di Toscana" (gen. Gustavo Reisoli-Matthieu, poi gen. Ernesto Cappa) 18º Reggimento Bersaglieri motocorazzato (col. Manlio Alessi).

La riserva strategica a disposizione del Comando d'Armata in questo settore era rappresentata dalla 5ª Divisione alpina "Pusteria" (gen. Maurizio Lazzaro de Castiglioni).

Secondo settore Il secondo settore comprendeva i territori a cavallo del confine franco-italiano, tra Cap-d'Ail – Mentone e la Piazza Militare Marittima di La Spezia; buona parte di questi territori erano già stati annessi dall'Italia dopo l'armistizio di Villa Incisa. Erano dislocate in quest'area le seguenti unità: XV Corpo d'armata 6ª Divisione alpina "Alpi Graie" (gen. d. Mario Girotti) 105ª Divisione fanteria "Rovigo" (gen. d. Erminio Rovida) 201ª Divisione costiera (gen. b. Costantino Salvi) 102º Reggimento costiero..

Con l'inizio dell'occupazione, quasi tutte le competenze della CIAF in materia di amministrazione militare e di ordine pubblico furono trasferite al Comando della 4ª Armata. Solamente i territori compresi nella fascia occupata sin dal 1940 restarono sotto l'amministrazione della CIAF. Dal momento che il maresciallo Pétain aveva ottenuto che l'occupazione della cosiddetta "Zona Libera" fosse attuata in conformità delle disposizioni sull'occupatio bellica disposte nella Convenzione dell'Aia del 1907, lo Stato francese, anche nella zona sotto il controllo italiano, continuò ad esistere, conservando così le proprie prerogative sovrane in materia di amministrazione civile. Ciò fece sorgere tensioni tra gli uffici governativi francesi tuttora operanti sul territorio e le autorità militari italiane.

Il Principato di Monaco Il Principato di Monaco fu inserito, implicitamente o esplicitamente, in tutte le liste di rivendicazioni territoriali italiane riguardanti i territori francesi metropolitani, come territorio destinato all'annessione.. I rapporti tra le autorità monegasche e le autorità italiane seguirono a ruota gli alti e i bassi della relazione Berlino-Vichy-Roma. Il 16 novembre 1942 il console Stanislao Lepri, constatata la non adesione del ministro monegasco Émile Roblot alla proposta d'occupazione pacifica e temporanea del territorio, dichiarò alle autorità locali che il principato sarebbe stato occupato alle ore 12 del giorno stessoUSSME, N 1-11, Diari storici, b. 1099, 4ª Armata. Sulla storia del principato di Monaco durante la seconda guerra mondiale vedi .

Fine dell'occupazione L'occupazione totale della Francia acuì inoltre i motivi di contrasto fra Roma e Berlino. I tedeschi pretesero che il naviglio francese catturato a Biserta fosse utilizzato da truppe tedesche, nonostante la precedente assegnazione agli italiani, e non transigerono sul comando delle truppe in Tunisia. L'affondamento della flotta di Tolone (27 novembre 1942) portò le relazioni italo-francesi in una fase ancora più critica: «I risultati dell'autoaffondamento erano infatti disastrosi circa le speranze italiane di coinvolgere in una qualche maniera queste forze navali nel conflitto o quanto meno, come aveva suggerito Vacca Maggiolini, di servirsene impadronendosene con la forza».. All'Italia furono assegnate 78 navi francesi, in gran parte piroscafi da carico a carbone di vario tonnellaggio, 2 navi inglesi e 10 navi greche..

Con la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, le attività da parte della Resistenza francese si fecero più determinate anche nella zona di occupazione italiana, fino ad allora risparmiata da scontri violenti. I partigiani, infatti, cercarono di approfittare della confusione politica e militare seguita all'allontanamento dal governo di Mussolini per generare, con azioni militari precise e ben mirate, ulteriore scoramento e caos tra le linee italiane. Per fronteggiare questa nuova situazione, il generale Vercellino diramò il 16 agosto disposizioni severissime a tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza delle Forze Armate italiane nei territori occupati della Francia, invertendo così la linea morbida della politica di occupazione fino ad allora condotta dalle autorità militari italiane. Tali nuove disposizioni restrittive in materia di ordine pubblico, però, non fecero in tempo ad essere effettivamente attuate, a causa della fine imminente dell'occupazione italiana del territorio francese.