Le campagne armeno-partiche di Traiano (113-117) costituiscono la prima vera campagna militare da parte dei Romani fino al "cuore" dell'impero partico con la conquista della stessa capitale, Ctesifonte, e il raggiungimento del golfo persico.
Contesto storico
Tra la fine del I e l'inizio del II secolo, l'evoluzione politica dell'Impero romano fu caratterizzata dal prevalere di una successione imperiale non più dinastica, bensì adottiva: i singoli imperatori erano, infatti, scelti in base ai meriti individuali per succedere al trono più ambito dell'Occidente. Roma era ormai padrona dell'intero bacino del Mediterraneo. Traiano da pochi anni aveva inoltre condotto le armate romane ad occupare la stessa Dacia, a nord del Danubio, territorio ricco di miniere d'oro ed argento.
Casus belli
Nel 113, Traiano decise di procedere all'invasione del regno dei Parti. Il motivo era la necessità di ripristinare sul trono d'Armenia un re che non fosse un fantoccio nelle mani del re parto, come Partamasiri.
La verità è che Traiano progettava questa campagna da diversi anni, sulle orme del grande Alessandro e della progettata, ma mai realizzata, spedizione di Cesare di 150 anni prima. Altre ragioni atte a scatenare una nuova guerra contro i Parti, furono però sia di natura economica (per il controllo delle rotte commerciali dalla Mesopotamia), sia militare (per ottenere una migliore sicurezza delle frontiere a est).Frank A. Lepper, Trajan's Parthian war, Oxford 1948, pp. 158–204; Julien Guey, Essai sur la guerre parthique de Trajan (114–117), Bucarest 1937, pp. 19 seg.; Klaus Schippmann, Grundzüge der parthischen Geschichte, Darmstadt 1980, p. 60.
Forze in campo
Certamente le legioni romane coinvolte per intero o tramite vexillationes nel corso di questi circa quattro anni di guerra, furono quelle della Cappadocia (XII Fulminata e XVI Flavia Firma) le siriane (III Gallica, IV Scythica), della vicina Giudea (X Fretensis), Arabia (VI Ferrata) e una delle due d'Egitto (III CyrenaicaLe vessillazioni di essa che da anni erano dislocate in Arabia assieme alla VI Ferrata.).
A queste si aggiunsero numerose altre legioni provenienti soprattutto dal limes danubiano e renano: I Adiutrix, I Italica, II Traiana Fortis, VII Claudia Pia Fidelis, III Augusta, V Macedonica,. XI Claudia Pia Fidelis,. XIII Gemina, XXII Primigenia. e XXX Ulpia Victrix.J.R.Gonzales, Historia de las legiones romanas, p.726.
Il totale delle forze messe in campo dall'Impero romano potrebbe aver superato i armati; di essi, una metà fu costituita da legionari (provenienti da ben 21 legioni), la restante da ausiliari.Yann Le Bohec, L'esercito romano, p. 34 e 45.
Fasi del conflitto Tra il 113 ed il 117 Traiano affrontò questa nuova sfida militare dopo il grande successo ottenuto un decennio prima con la conquista della Dacia (101-106).
113 Durante il viaggio verso l'Oriente, mentre si trovava ad Atene, gli venne incontro un'ambasceria di Osroe I, che gli chiedeva la pace offrendo in cambio dei doni. Le intenzioni bellicose di Traiano avevano letteralmente terrorizzato il re partico, il quale aveva deciso prudentemente di negoziare la pace prima ancora dell'inizio delle ostilità: implorò quindi l'Imperatore romano di non attaccarlo, chiedendo inoltre che il governo dell'Armenia fosse affidato a Partamasiri, figlio di Pacoro II, una volta deposto Axidare, che, a suo dire, non era un re che soddisfaceva né i Romani, né i Parti. L'Imperatore, tuttavia, non solo non accettò i doni, ma non diede neppure alcuna risposta, scritta o orale che fosse, a parte l'aver affermato che l'amicizia si otteneva con i fatti, non con le parole, e che quindi una volta raggiunta la Siria avrebbe fatto tutto ciò che doveva essere compiuto. Attraversò quindi l'Asia, la Licia e le province confinanti, con l'intenzione di giungere a Seleucia di Pieria.
114 Traiano, una volta raggiunta Antiochia nel gennaio di quest'annoLa cronaca di Giovanni Malala (XI, 270-273) riferisce che Traiano entrò ad Antiochia il 7 gennaio aggiungendo che fosse un giovedì e che l'imperatore l'avesse appena riconquistata ai Parti che l'anno precedente avrebbero superato l'Eufrate. Tuttavia, il 7 gennaio 114 non era un giovedì, e inoltre la presunta conquista partica di Antiochia (dovuta a una rivolta della popolazione che avrebbe aperto le porte ai Parti chiedendo la loro protezione) è ritenuta dalla storiografia moderna una "invenzione" di Malala (o della sua fonte, il cronista Domnino), non essendo confermata da nessuna fonte. (con le monete che ne celebrarono la Profectio), radunò le legioni ed i suoi migliori generali, tra cui Lusio Quieto (a capo della cavalleria maura) e Quinto Marcio Turbone, . (allora praefectus classis Misenis). Ad Antiochia ricevette doni e messaggi di amicizia da parte del re Abgar VII di Osroene, che tuttavia evitò di incontrarlo di persona preferendo mantenersi neutrale per il momento, dato che l'esito della guerra era ancora incerto ed egli temeva ugualmente i Romani e i Parti.
Raccolta, pertanto, l'armata, marciò sull'Armenia (regno "cliente" per lungo tempo dei Romani). I satrapi e i principi della regione invasa si affrettarono a venirgli incontro riconoscendo la sua autorità e offrendogli dei doni. A Satala Traiano ricevette e ricompensò con doni Anchialo, il re degli Eniochi e dei Macheloni. Sempre in questo periodo, stando a quanto narra Eutropio, Traiano diede un re agli Albani (rendendo dunque l'Albania caucasica un regno cliente di Roma) e ricevette in alleanza i re degli Iberi, Colchi, Bosporani e Sarmati.
Il re armeno, Partamasiri, messo alle strette, aprì le trattative di pace con Roma ma nella prima lettera commise l'errore diplomatico di arrogarsi il titolo di "re", non ricevendo per questo motivo alcuna risposta dall'imperatore romano; in una seconda lettera, omettendo il suo titolo, richiese che Marco Giunio Omullo, governatore della Cappadocia, fosse inviato a lui per concludere la pace. Traiano gli inviò il figlio di Giunio, mentre egli stesso si diresse a Arsamosata, che espugnò senza combattere.
Raggiunse successivamente Elegeia in Armenia, dove ricevette Partamasiri: il principe lo salutò, si tolse il diadema dalla testa e lo pose ai suoi piedi, poi si inchinò, aspettandosi di riceverlo indietro; percependo l'ostilità dei soldati, e temendo per la sua incolumità, il re armeno considerò la possibilità di fuggire, ma trovandosi circondato, argomentò che non poteva essere costretto a parlare di fronte a tanta gente. Fu, quindi, condotto nella tenda, ma non ottenne nulla di quanto aveva desiderato. Partamasiri cominciò a parlare con grande franchezza, dichiarando tra le altre cose che non era stato né sconfitto né catturato, ma che era venuto volontariamente, ritenendo che non gli sarebbe stato fatto un torto e che avrebbe riottenuto il regno, come Tiridate lo aveva ricevuto da Nerone. Traiano rispose che l'Armenia ormai apparteneva ai Romani e sarebbe stata governata, da quel momento in poi, da un governatore romano, ma permise a Partamasiri di partire per dove desiderasse.
Licenziò il principe armeno, insieme ai suoi seguaci parti, gli diede una scorta di cavalleria per assicurarsi che non si sarebbe associato con nessun altro e che non avrebbe cominciato nessuna rivolta; comandò inoltre a tutti gli Armeni che erano con il principe di rimanere dov'erano, in quanto erano ormai divenuti suoi sudditi. Deposto Partamisiri (che, insinua Frontone, sarebbe stato fatto assassinare dall'imperatore), Traiano annesse i suoi territori all'Impero romano, facendone una nuova provincia. Per i suoi successi militari, il senato gli conferì il titolo di Optimus Princeps.
Le sue armate consolidarono la sottomissione dell'Armenia. Gaio Bruttio Presente, comandante della Legio VI Ferrata, condusse delle campagne per le montagne dell'Armenia nel corso dell'inverno 114-115, come risulta da alcuni frammenti di Arriano che riportano le difficoltà dovute alle intemperie invernali. Arriano riporta che in molti luoghi la neve era profonda oltre 16 piedi e che, poiché l'attraversamento sembrava impossibile, Bruttio riunì i nativi e ordinò loro di fargli strada, nel modo in cui essi erano abituati a viaggiare in inverno; grazie a delle rudimentali "scarpe da neve", i nativi procedevano con sicurezza sulla neve, fornendo inoltre un agevole passaggio per i Romani.Arriano, Parthica, fr. 85 Roos-Wirth (FGrH 156 F153).
Le sue armate proseguirono da settentrione fino in Media, e poi in Mesopotamia settentrionale.
115
Con l'inizio del nuovo anno di guerra, le armate romane passarono l'Eufrate dalla Siria, discesero il fiume Tigri dagli altopiani armeni e si diressero a sud contro la Partia stessa. Lasciando guarnigioni in luoghi opportuni, Traiano giunse a Edessa, dove incontrò Abgar VII, re dell'Osroene, per la prima volta. E sebbene Abgar gli avesse già in passato inviato ambasciatori con doni in numerose occasioni, non si era mai presentato di persona all'Imperatore, come del resto anche Manno, re dell'Arabia, e Sporace, re dellAnthemusias. In quest'occasione, tuttavia, temendo il suo arrivo, lo incontrò lungo la strada e, porgendogli le sue scuse, ottenne il perdono, anche grazie al fatto che il figlio, Arbandes, godeva del favore dell'Imperatore. Cassio Dione riferisce che in questo modo Abgar si amicò Traiano, conservando così il trono seppur come re cliente di Roma, intrattenendolo inoltre con un banchetto durante il quale fece esibire il figlio in una danza barbarica.
Mentre l'imperatore era in Mesopotamia, sia Manno che Manisaro gli inviarono ambasciatori per implorare la pace: essi comunicarono che Manisaro, che sembra fosse in rivolta contro Osroe, fosse pronto a ritirarsi da quelle zone dell'Armenia e della Mesopotamia che erano state occupate. Traiano rispose che non gli avrebbe creduto fino a quando non glielo avesse detto di persona e avrebbe confermato le sue offerte con i fatti. L'imperatore sospettava di Manno, poiché quest'ultimo aveva inviato reparti ausiliari a sostegno di Mebarsapes, re dell'Adiabene, che furono in ogni modo annientati dai Romani. Traiano, deciso a non attendere, diresse le sue armate contro l'Adiabene: Singara e diverse altre fortezze furono occupate da Lusio Quieto senza combattere.
Secondo Cassio Dione, in seguito alla conquista di Nisibis e Batnae, il Senato romano gli riconobbe ufficialmente il titolo di Parthicus. Secondo Cassio Dione:
Anche Dura Europos fu occupata dai Romani intorno a questo periodo (forse nel 115): un arco di trionfo eretto dalla Legio III Cyrenaica ne testimonia la temporanea conquista..
Si racconta che, al termine della campagna militare, nel corso dell'inverno, mentre l'Imperatore si trovava nella città di Antiochia, quest'ultima fu sconvolta da un terribile terremoto, tanto che lo stesso Traiano fu costretto a rifugiarsi nel Circus per diversi giorni.Aurelio Vittore, De Caesaribus, 13.11.Secondo la cronaca di Giovanni Malala, il terremoto sarebbe avvenuto domenica 13 dicembre, tuttavia in realtà il 13 dicembre 115 era un giovedì. Longden e Migliorati ritengono che il terremoto sarebbe avvenuto nei primi mesi dell'anno e che la conquista di Assiria e Mesopotamia sarebbe avvenuta nel corso della campagna del 115, mentre la maggioranza della storiografia moderna pone il terremoto nel dicembre 115 e le successive conquiste nel 116. Cfr. , e
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